Anche se Dio non può essere in alcun modo definito, tuttavia, attraverso la rivelazione di Gesù abbiamo conosciuto che



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DIO CI AMA
Anche se Dio non può essere in alcun modo definito, tuttavia, attraverso la rivelazione di Gesù abbiamo conosciuto che "Dio è amore" (1 Gv 4:16). Questa proclamazione ci fa comprendere il cuore di Dio, tutto il suo incondizionato amore di Padre. Così, anche se l'affermazione non definisce Dio, almeno lo caratterizza: Dio è un Padre buono e misericordioso, che ci ama fino a perdonarci. Dice Agostino che il peccato contro Dio, per sé non è perdonabile. Pertanto, chi pecca dovrebbe rimanere in eterno senza Dio, coperto di vergogna e immerso nella disperazione. L'offesa a Dio Creatore e infinitamente buono ha in sé qualcosa d'infinito; come potrebbe mai l'uomo colmare il vuoto prodotto ? Invece Dio si è rivelato misericordioso e in Gesù ce lo ha dimostrato: ci ha amati fino a perdonarci, sacrificando per noi il Figlio. "Dio amore" esprime il suo carattere, il suo stile, il suo modo di trattare le sue creature. L'amore di Dio lo deduciamo non solo dalle sue parole, ma anche da quel che egli ha fatto, cominciando dalla creazione stessa dell'uomo a sua immagine. Noi somigliamo a Dio perché sia-mo persone, abbiamo l'intelligenza, la volontà, la memoria, ma soprattutto perché siamo simili al Figlio. Dall’eternità Dio ha pensato il Figlio e la sua incarnazione, perciò quando il Padre ha creato l'uomo, già aveva in sé il Figlio come prototipo. Tuttavia, l’immagine di Dio nell'uomo redento ha una dimensione ancora più profonda in quanto per mezzo di Gesù siamo addirittura divinizzati, perché Dio ci ha chiamati a condividere la sua stessa vita.

Continuando con la redenzione ci rendiamo conto che Dio ci ha riempiti dei suoi doni. "Tutto è vostro", dice S. Paolo. Dio ha fatto tutto per la nostra gioia. E' la definizione migliore dell'amore: operare per la gioia dell'altro. Questo amore Dio Padre lo ha rivelato in modo quasi drammatico nel Figlio, che ha dato per tutti noi, per la nostra gioia. Ha permesso che fosse giudicato, condannato e ucciso dagli uomini. Ha sacrificato il Figlio per salvare dei ribelli, alienati da lui. Dio non ha cessato di amare l'uomo neppure dopo il peccato. Egli insegue ancora l'uomo, come il pastore cerca la pecora smarrita.

I motivi per cui Gesù ha donato la sua vita per noi sono essenzialmente due: quello di salvarci e quello di dimostrarci l'amore del Padre. Il Figlio di Dio muore per assicurarci il prezzo della nostra salvezza. Se avessimo sacrificato la nostra vita, ciò non sarebbe minimamente bastato per compensare l'offesa fatta a Dio col nostro peccato. Così, Dio stesso, nonostante la sua dignità infinita, ha assunto in sé la nostra carne, sacrificandola per noi tutti. Che amore è mai questo ? Dio avrebbe potuto redimerci in tanti altri modi, invece ha scelto il sacrificio del Figlio. Sarebbe bastato che Gesù avesse versato solo una goccia del suo sangue, invece è stato vilipeso e umiliato, giudicato e condannato da uomini pecca-tori per salvarci. Gesù ha fatto suoi i desideri e le intenzioni del Padre, amandoci nella totalità: “Nessu-no ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15:13).

Dio si aspetta che il suo amore per noi sia riconosciuto; quando rimaniamo indifferenti, gli facciamo un grande torto e gli arrechiamo un grande dolore, perché egli è un Padre tenerissimo. Egli vuole sem-pre il meglio per noi, anche quando soffriamo, anche quando portiamo la croce. Le difficoltà della vita colpiscono la nostra sensibilità, per cui senza una grande fede corriamo il rischio di ritrovarci con questa verità fondamentale offuscata. Dio ci tiene che riconosciamo, anche nel dolore, il suo amore di Padre, come ha fatto Gesù. Questo possiamo farlo assumendo l’atteggiamento proprio di figli amati e obbedienti. Gesù ci dà la misura del nostro amore: "Se mi amate, osservate i miei comandamenti" (Gv 14:15), cioè, la sua Parola e quello che egli si aspetta da noi. L'amore che dobbiamo esprimere è la nostra fiducia e il nostro abbandono in Dio, nostro tutto. Pensiamo forse che Dio possa farci del male o possa toglierci la gioia a cui aspiriamo ? Il Dio della gioia si è fatto uomo proprio per sollevarci dal nostro lutto e donarci una gioia piena (Gv 15:11). Il Manzoni diceva che Dio non toglie mai la gioia ai suoi figli se non per darne loro una più piena e duratura. Addirittura Dio ha in serbo per noi una eredità eterna, fino a farci diventare eredi insieme al Figlio. Anche se l'eredità ci verrà consegnata alla fine, tuttavia già ora la stiamo accumulando; sono tutti i beni della salvezza.

Tutto questo deve impegnarci nel voler crescere e purificare il nostro amore. Per questo dobbiamo dimenticare sempre più noi stessi per aprirci all'amore tenero e forte del Padre. Lui, pur essendo Dio, si è dimenticato per amore nostro; e anche noi dobbiamo imparare a dimenticarci per amore suo. Quindi cerchiamo di non prenderci troppo sul serio, mentre dobbiamo prendere lui sul serio, perché egli regni nella nostra vita con tutto il suo amore e la sua potenza.



Se lui è con noi la croce che dobbiamo portare non deve spaventarci. Unendoci a Gesù e alla sua croce, tutto diventa salvezza e gloria. Se la croce è stata necessaria per il Figlio (Lc 24:26), perché non dovrebbe essere necessaria anche per noi ? Quel che più piace a Dio non è tanto la croce in quanto sofferenza, ma l'amore che riusciamo ad esprimere per suo mezzo. Dio vuole che gli apriamo il cuore, che lo accogliamo nella nostra vita, che crediamo al suo amore, che aspiriamo ad una profonda intimità con lui per sperimentare la rivelazione che egli ci farà di se stesso (Gv 14:21). Dio non lo trovi fuori di te, ma dentro di te. Dio abita nel cuore dell'uomo, che si apre al suo amore. "Ora così dice il Signore che ti ha creato...lo ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni...tu sei degno di stima e io ti amo...Non temere perché io sono con te" (Is 43:1-6). "Ti amo di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà" (Ger 31:3).

Se non permettiamo a Dio di invadere la nostra vita con il suo amore, non saremo trasformati, perché quello che ci cambia, ci libera e ci guarisce non è tanto il nostro amore per lui, ma il suo amore per noi. Pertanto, dobbiamo crederci e accoglierlo.



Ti suggerisco un esercizio da fare, molto utile. Trova un angolino tranquillo e raccogliti davanti al Signore. Ripeti semplicemente: “Dio è un Padre buono, che mi ama!” Dopo aver ripetuto molte volte questa affermazione col cuore, comincerai a sperimentare qualcosa dentro di te: un movimento inte-riore, una tenerezza, una commozione. E' l'amore di Dio che ti pervade, anche a livello emotivo, che diventa esperienza. Ci vuole poco a provare! Quando avrai fatto questo esercizio, la tua fede da realtà razionale diventerà anche esperienza del cuore, con effetti molto forti, che si radicheranno in te.

In passato forse, ci è stato presentato un Dio legalista, duro, giudice, quasi impigliato nelle sue leggi. Ma questo non è il Dio di Gesù. Dio non ci ha creati e spediti sulla terra in mezzo a difficoltà di ogni genere per poi giudicarci e punirci, ma, al contrario, ci ha creati per conoscerlo, sperimentare il suo amore, fino a vivere solo per lui. E' difficile amare Dio se non sperimentiamo il suo amore; ed è ancora più difficile sperimentare il suo amore se non gli apriamo il cuore.



E' necessario correggere e rimuovere da noi le immagini distorte di Dio, che abbiamo costruito sin dalla nostra infanzia. Sono immagini negative di Dio, frutto della nostra immaginazione e magari di un insegnamento troppo umano e poco evangelico. Spesso si intendeva ridurre il nostro rapporto alla sottomissione e all'obbedienza presentando un Dio crucciato e lì lì per punire. Dio è certamente giusto e "non ci si può prendere gioco di Dio" (Gal 6:7), però se cerchiamo di essere in lui, scopriremo che è infinitamente buono, misericordioso e pieno di compassione per le sue creature. Una volta scoperto il Dio di Gesù, conosciamo il Dio vero. Non dobbiamo rimanere con un dio falso, frutto solo della nostra immaginazione o di una presentazione falsata del Dio vero.

Dobbiamo rimuovere anche i modelli d'amore negativi: ad esempio, quelli del padre o della madre, se si sono mostrati con noi freddi, distaccati e magari molto severi e intransigenti. Quando la psiche, e in modo particolare l’affettività, crescono in un tale contesto, si tende a trasferire in Dio questi modelli, così da pensare che Dio non possa essere diverso da quel padre o da quella madre. Tuttavia, se acco-gliamo in noi la giusta immagine di Dio che Gesù ci offre, possiamo, col suo aiuto, uscire da noi stessi e dalle nostre esperienze distorte e ricostruire in noi l’immagine genuina di Dio. Anche se ti senti pec-catore, e magari una frana, hai la certezza che lui ti ama e che non ti abbandonerà mai. La tua dignità non sta tanto in quel che tu sperimenti e pensi di te stesso, ma nel fatto che Dio ti ama. Dice il Signore: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io, invece, non ti dimenticherò mai" (Is 49:15). "Anche se i monti si spostassero e i cieli crollassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia" (Is 54:10).

Anche tra i cristiani spesso si dubita dell'amore di Dio e lo si considera lontano, mentre sappiamo, per tanti versi, come egli sia vicino: si è fatto l'Emmanuele, il Dio con noi. Perché lo si considera lontano ? Principalmente per tre motivi:



1 ) Perché nel mondo c'è troppo male. Da gente vacillante e senza fede si sente ripetere: Se Dio ci fosse non ci sarebbe tanto male nel mondo. Dal male che è nel mondo si deduce che Dio non esiste. Ma se Dio non c’è come fa il mondo ad essere ? Come facciamo noi stessi ad esistere ? Solo chi ha fede può dare una risposta adeguata a certe obiezioni. Chi crede che Dio si è rivelato sa che Dio non solo è il Creatore e il Conservatore di tutto il creato, ma che è un Dio buono, che si oppone totalmente a qualsiasi forma di male, perché è bontà infinita. Non è l'uomo a reggere il mondo e se stesso, ma Dio, che fece dal nulla tutte le cose. Il male del mondo è dovuto a satana e all'uomo peccatore, refrattario alla santità di Dio. Il quale non ha creato il male e la morte, che vengono da altra parte. Chi crede sa che Dio è amore e ci vuole bene. Anche se non comprendo la presenza del male nel mondo, devo, però, ancorarmi ad un punto fermo, che è la bontà e alla santità di Dio. Con Paolo dobbiamo ripetere: “Noi sappiamo che tutto collabora al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8:28), anche il dolore, la disgrazia, la morte. Abbiamo un esempio emblematico di come Dio trasformi la sconfitta in vittoria, la morte in vita eterna e gloriosa. Basta guardare a Gesù. Dio stesso, diventato uomo, si è sottoposto a tutte le miserie che possono accadere all'uomo: la povertà, l'odio dei nemici, il giudizio degli uomini e la loro condanna, la morte tra umiliazioni e tormenti inauditi. Gesù però confidava nel Padre, anche quando i suoi nemici sghignazzavano ai piedi della croce. Quando tutto sembrava concluso e la sconfitta di Gesù evidente, il Padre, che aveva in mano la situazione, porta il Figlio dalla distruzione e dalla sconfitta alla gloria della risurrezione, proclamandolo Signore di tutto e di tutti. Gesù è l'uomo nuovo e modello di tutti coloro che entrano nell'economia della salvezza, che il Padre ci offre in Gesù. La passione dell’umanità sta nella passione del Figlio. Anche noi siamo chiamati, uniti a Gesù, a portare la nostra croce, nella fiduciosa attesa della risurrezione. Se Dio ha permesso tutto il male che è toccato al Figlio e se permette tutto il male che tocca a noi, è perché vuole che impariamo a fidarci di lui, impariamo a purificare il nostro amore e a riposare sereni nella sua onnipotenza, diventando uomini e donne nuovi. La sofferenza che è nel tempo, ha uno sbocco eterno di gloria e di pienezza (1 Pt 1:6‑9). Del resto "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla" (1 Cor 10:13).

2) Dio rimane in silenzio. Dio vive nella sua realtà divina, è il totalmente altro. Appena scadrà la nostra vita nel tempo lo raggiungeremo; per ora però nessuno può vederlo e restare vivo (Es 33:20). Il fatto che Dio taccia è diventato un luogo comune. In realtà egli ha un suo modo di comunicare con noi, però si tratta di conoscerlo. Dio ha già parlato per mezzo del Figlio. Gesù diceva: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Mc 13:31); la sua parola è risuonata sulla terra. Dio non ha altro da dirci, perché per mezzo del Figlio ci ha detto tutto. Si tratta di ascoltare e fare nostro tutto quello che già ci ha detto. Dio si aspetta che ci mettiamo in ascolto della parola che già ci ha detto, che la imprimiamo nel nostro cuore e nella nostra vita.

Egli ci parla anche attraverso le ispirazioni che suscita dentro di noi. Ci parla anche attraverso la Chiesa, che è non solo la custode della sua Parola, ma ne è anche l'interprete, per guidare gli uomini alla salvezza. Pretendere che Dio ci parli ancora ‑ dice S.Giovanni della Croce ‑ è un peccato, perché egli ci ha già detto tutto nel Figlio. La nostra è solo la curiosità di chi non vive la parola, ma va alla ricerca di cose straordinarie; per questo tanti vanno alla ricerca di visionari e di parolai. Il silenzio di Dio significa che dobbiamo realizzare nel modo migliore quello che lui già ci ha detto.



3) Dio ci lascia nella sofferenza. La sofferenza serve per provare la consistenza della nostra fede. Come l'oro si prova e si purifica col fuoco, così la nostra fede cresce e si purifica con la sofferenza. Ac-cettare la sofferenza è un modo unico per imparare ad amare veramente, perché la sofferenza è la pale-stra dell'amore vero, dell’amore gratuito. Essa ci sprona continuamente a maturare il nostro amore. Dobbiamo amare anche se costa; il resto non conta. L'amore vero, dunque, si purifica e cresce nella sofferenza e va oltre. Quando invece l'amore è solo emotività, infatuazione o comunque superficialità, ad un certo punto fa marcia indietro. Dio permette la sofferenza perché vuole che cresciamo nell'amore vero, affinché diventiamo degni di lui.

Di molte sofferenze non siamo responsabili, ce le ritroviamo addosso in qualche modo, ma di molte altre siamo stati noi la causa, per imprudenza, per disobbedienza o noncuranza. Distinguiamo, allora, il dolore di cui non siamo responsabili e il dolore che ci siamo procurato da soli. Con il primo, l'amore e la pazienza ci faranno certamente crescere, del secondo non dovremmo neppure lamentarci, per essere stati noi la causa, tuttavia il nostro Dio trasformerà anche queste circostanze in una benedizione.

Per chiudere vorrei ricordare che anche Dio ha sofferto e soffre per causa nostra, per il suo amore tradito dal nostro peccato e dalle storture del nostro comportamento. Dio è per sua natura felice e pieno d'amore, però il suo amore gratuito soffre, insidiato com’è dal nostro peccato. Anche tra gli uomini tanto dolore è causato principalmente dall'amore aggredito dal non amore. L'amore vero crea e dà vita, il non amore distrugge e porta desolazione e morte. Quando Dio amore non è accolto, non è accettato, è rifiutato, disobbedito e bestemmiato, soffre. Chiunque ama veramente è destinato a sof-frire, perché attorniato dal peccato.

Il dolore di Dio ci è stato manifestato con evidenza nella passione e morte di Gesù. Nel Figlio crocifisso il Padre è nell'angoscia e lo Spirito angustiato. I genitori soprattutto sanno cos’è un figlio che soffre. Dio soffre perché ci ama. Questo dovrebbe aiutarci a capire che la parte di dolore che ci è riservata non va separata dalla nostra capacità di amare.





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