Angiarsi addosso



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L'Era Contemporanea

L'era contemporanea comincia all'inizio del XIX° secolo e prosegue sino ai giorni nostri, ed è caratterizzata da un certo numero di eventi importanti che, a diversi livelli, avranno una notevole incidenza sull'evoluzione delle abitudini alimentari. Prima fra tutti la rivoluzione industriale che provoca l'esodo rurale e la formidabile espansione dell'urbanizzazione. Ma anche il trionfo dell'economia di mercato rispetto all'economia di sussistenza, così come il fenomenale sviluppo dei trasporti e del commercio internazionale.

L'industrializzazione dell'alimentazione è notevole. Le produzioni di derrate tradizionali (farine, oli, marmellate, burro, formaggio…) che un tempo erano realizzate artigianalmente sono ormai gestite all'interno di fabbriche di grandi dimensioni. Ma la scoperta di procedimenti di conservazione (l'appertizzazione e in seguite il surgelamento) consentono di condizionare un gran numero di alimenti freschi sotto forma di conserve o di surgelati (frutta, verdura, carne, pesce…)

L'evoluzione dei costumi e della società è caratterizzata dal degrado della funzione della padrona di casa, e l'emancipazione femminile agevola lo sviluppo dell'industria del «pronto in tavola» (piatti pronti, ristorazione collettiva…).

Lo sviluppo dei trasporti e del commercio mondiale non solo consente di generalizzare il consumo di prodotti esotici (arance, pompelmi, banane, arachidi, cacao, caffè, tè...) ma anche di destagionalizzare la produzione di prodotti freschi (fragole e lamponi a Natale, mele e uva in primavera...)

Tuttavia il fenomeno più caratteristico di questo periodo si esprime soprattutto in questi ultimi cinquant'anni a un ritmo straordinario, si tratta della globalizzazione di abitudini alimentari destrutturate di tipo nord americano delle quali il fast food (ristorazione veloce) è uno dei fiori all'occhiello. Grazie a Dio la maggior parte dei paesi continua a mantenere un certo attaccamento alle proprie abitudini alimentari tradizionali. Si tratta in particolare dei paesi latini nei quali la tradizione in questo settore resiste ancora. In questi paesi si assiste addirittura a una sorta di rinnovamento del culto delle tradizioni culinarie e gastronomiche.

Ma queste resistenze localizzate non saranno mai sufficienti a rallentare l'ineluttabile standardizzazione mondiale (globalizzazione) delle abitudini alimentari di tipo nordamericano che contaminano insidiosamente tutte le culture.

Sappiamo però che queste abitudini alimentari dannose, sviluppandosi, portano con sé, come accadde nel paese d'origine (gli Stati Uniti) uno straordinario aumento dell'obesità, del diabete e delle malattie cardiovascolari, tre dei maggiori flagelli metabolici con i quali l'umanità si trova ora a doversi confrontare.


Per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 1997 denuncia questa situazione con fermezza indicandola come una vera e propria pandemia.
Nella prima parte di questo lavoro cercheremo di analizzare i trattamenti alimentari da adottare secondo il funzionamento fisiologico e metabolico del cliente in condizioni fisiologiche secondo gli idealtipi prepos, mentre nella seconda parte faremo un excursus sui disturbi alimentari partendo dalla bibliografia ufficiale e poi proporre un nuovo metodo per trattare questi soggetti come conselor relazionale.

 

CAPITOLO I



Par. 1-1

Simboli e significati del cibo

L'aspetto fisico è diventato determinante per l'impatto sociale. Oggi, l'abito fa il monaco.
Ci hanno insegnato che non è vero, che le apparenze spesso ingannano, che l'apparire e l'essere non vanno di pari passo. Ma al contempo ci hanno insegnato che un brutto apparire chiude tanti cancelli quanti ne apre un buon apparire.
E allora dov'è il confine?
Il confine è l'ego.
Se la società soddisfa i nostri bisogni, dobbiamo ricercarne altri.
Maslow ha teorizzato che i bisogni dell'individuo fossero riconducibili a 5 classi fondamentali: 
1- fisiologici (il mangiare, il bere e il dormire)
2- di sicurezza (protezione, ruolo nel contesto famigliare);
3- di appartenenza (ad un gruppo);
4- di stima (ruolo all'interno del gruppo);
5- bisogno di realizzarsi (creare, sperimentare, capire).

E' una piramide secondo cui non possono essere ricercati i bisogni al gradino superiore senza che prima non siano soddisfatti quelli al livello inferiore.
In poche parole, non possiamo pensare ad una soddisfazione lavorativa se siamo stanchi ed affamati.

La nostra società provvede a non farci mancare i bisogni primari, per cui ognuno di noi può iniziare a scalare la piramide.
Sembriamo fermi al quarto gradino, al bisogno di stima, al bisogno di realizzarsi all'interno di un gruppo.
Come si fa a realizzarsi all'interno di un gruppo?
Si cerca di piacere a più persone possibile, si cercano sguardi di approvazione, si cerca un iniziale impatto superficiale che ci metta al centro dei buoni pensieri.
E così apparire diviene fondamentale.

Purtroppo siamo entrati in un circolo vizioso.
L'apparire dovrebbe servire solamente a catturare l'attenzione, che poi dovrebbe rivolgersi ad una sostanza, ad un bisogno superiore. E invece no. Oggi è apparire per apparire e basta. Apparire per apparire sempre di più, sempre meglio.

E' comodo perché richiede meno sforzo concettuale, ma è anche altamente discriminante.
Il desiderio di apparire belli è naturale, si tratta in realtà di un vero e proprio bisogno; purtroppo la società contemporanea ha stereotipato questo bisogno, elevandolo agli eccessi e impedendoci di realizzarlo appieno e conseguentemente di poterci elevare al bisogno di autorealizzazione.

Per questo le pubblicità utilizzano più immagini che non pensieri. Non ci fanno riflettere, perché sanno che non è ciò di cui abbiamo bisogno.

In questa società,basata sull’apparenza, diventa fondamentale avere un aspetto fisico gradevole e conforme ai canoni dettati dalla pubblicità e dal mondo della moda così la ricerca della bellezza ha raggiunto limiti altissimi fino ad essere per alcuni una ragione di vita e quindi oggi come mai, si assiste ad un proliferare di diete più o meno efficaci, palestre più o meno esotiche e stranezze di tutti i tipi.

Essere a dieta oggi è comunissimo ma purtroppo si è perso il vero significato di essa. La parola dieta deriva dal greco “diaita” che significa vita, stile di vita o modo di vivere e non regime punitivo di privazioni.

La dieta, o meglio un regime alimentare equilibrato è basato sul rispetto delle necessità nutrizionali e sui bisogni fisiologici dell’organismo.

Di solito ci disponiamo a consumare un pasto perché è il momento prestabilito per mangiare, ma in realtà si innesca un meccanismo fisiologico a livello cerebrale. Il cervello infatti risponde a due tipi di segnali: uno a breve termine ed uno a lungo termine.

I recettori localizzati nel fegato e nel cervello rivelano i segnali a breve termine, determinati dalla disponibilità di sostanze nutritive presenti nel circolo sanguigno.

I segnali a lungo termine sono una prerogativa dei tessuti adiposi che custodiscono la riserva di sostanze nutritive a lungo termine. Se questa riserva è colma (cioè le cellule adipose contengono trigliceridi in abbondanza) è secreto un ormone peptidico che ha un effetto inibitorio sui meccanismi cerebrali che regolano la fame. Un alto livello ematico di questo ormone rende il cervello meno sensibile ai segnali a lungo termine, le cellule adipose riducono la secrezione di questo ormone ed i meccanismi cerebrali responsabili della condotta alimentare riacquistano una sensibilità ai segnali a breve termine della fame, predominante rispetto a quelli della sazietà. In pratica ci sentiamo affamati e mangiamo in misura maggiore.

Le condizioni maggiori capaci di stimolare la fame sono l’ipoglicemia (cioè una caduta dei livelli ematici di glucosio) e la lipoprivazione (cioè un impoverimento lipidico delle cellule).

I segnali che danno inizio al consumo di un pasto sono diversi rispetto a quelli che lo sospendono; ma questi due tipi di segnali interagiscono tra loro. Se i segnali della fame sono flebili, sarà sufficiente un segnale della sazietà altrettanto flebile per interrompere il pasto. Viceversa, se i segnali della fame sono intensi, soltanto un segnale della sazietà piuttosto energico potrà metterli a tacere.

I segnali della sazietà (cioè i segnali che concludono un pasto) provengono da due fonti principali. I segnali della sazietà a breve termine derivano dalle conseguenze immediate dell’ingestione di un particolare alimento. Nella ricerca di tali segnali, seguiremo il tragitto percorso dal cibo ingerito: prima dell’ingestione sono coinvolti gli occhi e il naso; poi la bocca; poi lo stomaco, il duodeno e il fegato. Ognuna di queste strutture può, potenzialmente, inviare un messaggio al cervello, informandolo che è stato ingerito del cibo e dei suoi progressi lungo la strada dell’assorbimento.

I segnali di sazietà a lungo termine provengono dal tessuto adiposo, che contiene la riserva nutritiva a lungo termine. Questi segnali non stabiliscono l’inizio e la fine di un particolare pasto ma, nel lungo periodo, controllano l’assunzione di calorie, modulando la sensibilità dei meccanismi cerebrali coinvolti nella fame.

Tra tutti i fattori interessati al senso di sazietà daremo un breve cenno solo a quelli cefalici e gastrici.

I fattori cefalici fanno riferimento ai diversi gruppi di recettori localizzati nel capo: gli occhi, il naso, la lingua e la gola. Le informazioni relative all’aspetto, all’odore, al sapore, alla consistenza e alla temperatura del cibo, determinano degli effetti riflessi sulla sua assunzione, ma la maggior parte delle risposte che ne consegue è imputabile all’apprendimento. Il semplice atto del mangiare non produce una sazietà durevole. Senza dubbio, la funzione più importante svolta dai fattori cefalici nel processo di sazietà è quella di consentire l’esperienza del gusto e dell’odore di un cibo, cioè di stimoli che permettono all’animale di apprendere informazioni sul relativo apporto calorico dei diversi alimenti. L’animale, quindi, acquisisce la competenza di regolare la quantità consumata, in base alla stima del valore energetico di ciò che sta mangiando.

Gran parte delle persone associa la sensazione di fame ai “morsi della fame” che si avvertono nello stomaco, e la sensazione di sazietà all’impressione di pienezza gastrica. Ciononostante, lo stomaco non è necessario per provare la sensazione di fame. Lo stomaco probabilmente, contiene dei chemorecettori capaci di rilevare la presenza di sostanze nutritive; degli studi infatti, indicano che gli animali riescono a stimare il volume degli alimenti presente all’interno dello stomaco.

Oltre questi meccanismi puramente fisiologici il cibo ha anche una valenza emotiva Esistono, infatti, dei cibi che ci accompagnano durante la nostra vita ed ai quali diamo significati emotivi. Il dolce preferito di quando eravamo bambini, la pietanza preparata da una figura importante, la merenda che condividevamo con un nostro amico. Il cibo ci accompagna in tantissime situazioni emotive della nostra vita e contiene dei significati importanti su cui noi costruiamo parte della nostra storia. Mentre però gli affetti, gli amici, le situazioni della nostra vita cambiano, si evolvono, mutano, il cibo rimane sempre uguale e grazie al legame mnemonico ed affettivo creato nel nostro passato, rimane un buon metodo per rievocare le sensazioni piacevoli che erano legate ad esso.

Così, mentre i ricordi o le persone possono essere fonte di emozioni negative, di frustrazioni, il cibo è in grado di offrire un’apparente conforto, disinteressato e assolutamente privo di frustrazioni, almeno nell’immediato.

Ecco dunque come l’assunzione di cibo assume significati totalmente opposti ai bisogni nutrizionali, ma serve per colmare necessità prettamente emotive e diventa un’esperienza emozionale e simbolica.

Mangiamo dunque per modulare i nostri stati emotivi spiacevoli per tentare di placarli, colmarli, modificarli, attraverso sensazioni piacevoli derivanti dal cibo; si parla infatti di comfort food, cibo confortevole, che rassicura.

Se si è imparato a modulare le emozioni attraverso l’assunzione di cibo, perché in un certo momento della vita questa soluzione si è mostrata efficace, utile e decisiva per rispondere ad un bisogno fondamentale, quello di non essere soli, di non soffrire, di stare meglio.

Si parla infatti, di una differenza tra fame e appetito: con fame si intende la necessità fisiologica di assunzione di sostanze nutritive indetta dai meccanismi descritti in precedenza, invece l’appetito è lo stimolo accentuato a raggiungere il proprio appagamento attraverso l’assunzione di particolari alimenti, la cui scelta si rifà ad abitudini e precedenti esperienze, prediligendo anche odori e sapori lega a ricordi ed emozioni piacevoli.

Si evince, quindi che la fame è naturale mentre l’appetito è soggettivo, la prima rappresenta un’esigenza il secondo una scelta.

Il cibo, fonte di conforto, diventa anche fonte di colpa devastante, di inadeguatezza, di disgusto e si caratterizza di quegli aspetti negativi che si tenta di rifuggire, creando così un circolo vizioso che imprigiona nei suoi meccanismi di ricompensa- insoddisfazione- emozioni negative-ricerca di nuova ricompensa.

In quest'ottica, l'uso di tecniche di tipo cognitivo (agire sui pensieri che provocano emozioni negative) e comportamentale (azioni atte a intervenire direttamente sull'assunzione di cibo e sull'emotività negativa), possono risultare molto efficaci per impedire l'innescarsi dell'abbuffata e delle conseguenti emozioni negative che ne derivano.

Per non entrare nel labirinto dei problemi alimentari è necessario aver un rapporto di confidenza con il cibo. Nelle ricerche dell’intuitive eating si definisce confidenza il rapporto sano con il cibo intendendo quella capacità di riconoscimento gustativo e di sazietà soggettiva ma anche di complessità oggettiva dell’alimento; in questa visione è possibile mangiare ciò che si desidera quando si è affamati perché si mangia solo per ragioni fisiche piuttosto che emotive basandosi sui segnali interni di fame e sazietà per stabilire quanto e quando mangiare.

Il rapporto di confidenza si altera precocemente sia per disposizioni personologiche che per rinforzi genitoriali, infatti spesso nei primi anni, già durante lo svezzamento si può creare una diffidenza verso il cibo basata su un imbroglio alimentare che ingenera degli equivoci collegati alla dimensione personologica, ad esempio la mamma che seduce il bambino con qualche dolcetto per ottenere ciò che vuole (“se fai il buono ti do una caramella”) o ancora più semplicemente dar da mangiare cose non volute camuffandole o spacciandole per altre più gradite; l’instaurarsi della diffidenza può creare un disturbo chiamato ortoressia (eccessivo salutismo)

Anche la malfidenza si crea facilmente con una semplice manipolazione nel processo di mediazione affettiva che il cibo ha rappresentato e che si manifesta con un’eccessiva preoccupazione per l’alimentazione del bambino o con messaggi tipo “se non mangi la mamma, piange” o costringere il bambino a mangiare distraendolo con giochi o altro; la malfidenza porta ad utilizzare il cibo come ricatto nei confronti degli altri fino all’estremo dell’anoressia.

Invece la pseudoconfidenza è la ricerca di un sapore appagante di cui si crede di avere la certezza del ricordo. Si è continuamente alla ricerca di un sapore indefinito generando una pulsione a ripetere attività piacevoli collegate a ricordi intensi ma imprecisi. Spesso questi sapori sono collegati a momenti e/o persone care e per quanto si faccia nessun alimento avrà il sapore che si ricerca; questa condizione è spesso alla base dell’obesità e del disturbo di bulimia.

Par. 1-2


Dieta equilibrata

La dietetica studia gli effetti degli alimenti sull’organismo considerando la composizione chimica dei cibi e tutte le trasformazioni che questi subiscono nell’organismo stesso; effetti condizionati dalla distribuzione e combinazione degli alimenti, della loro preparazione, dalla composizione e dal ritmo dei singoli pasti, dalle modalità di ingestione e presentazione dei cibi.

Sembra che l’organismo umano non sia in grado di utilizzare, nel caso di voluminosi pasti spaziati nel tempo, tutti gli aminoacidi assorbiti. Infatti, gli aminoacidi entrati in circolo seguono le vie metaboliche loro proprie, mentre quelli in eccesso, sono indirizzati verso altre funzioni più generiche, quali ad esempio la produzione di energia, o vengono trasformati in lipidi che si depositano nel tessuto adiposo. Se l’assunzione del cibo si effettua in più pasti giornalieri, si favorisce l’immissione delle proteine nei cicli metabolici loro propri perché non si eccede la capacità dell’organismo di smaltire l’apporto proteico del grosso pasto. Oltre al questi importanti effetti si possono valutare anche altri aspetti come il fatto che mangiare a pasto significa alternare periodi di digiuno a periodi di replezione; questo dovrebbe avvenire senza esasperazione perché lunghi digiuni influenzano negativamente l’efficienza fisica e intellettuale.

Esistono sufficienti ragioni per ritenere che la ripartizione dei consumi alimentari giornalieri in due o tre pasti non sia la ripartizione ideale, ma d’altra parte è necessario ricordare che la dieta perfetta, cioè una dieta standard ideale e adatta a tutti, non esiste ma esiste la dieta adatta ad una singola persona tenendo conto, oltre alle esigenze fisiologiche, anche dell’adattabilità individuale, dei gusti e della scelta dei cibi da un punto di vista qualitativo e quantitativo.

L’alimentazione equilibrata dovrebbe essere così suddivida:

COLAZIONE = 20 – 25 % delle calorie totali giornaliere

SPUNTINO = 10% “ “ “ “

PRANZO = 30% “ “ “ “

SPUNTINO = 10% “ “ “ “

CENA = 25% “ “ “ “

Ogni giorno i principi nutritivi devono essere presenti nella seguente percentuale:


  1. glucidi: 55 – 60 % di cui 80 % rappresentato dai complessi (pane, pasta, riso, ecc.)

  2. lipidi: 25 – 30 % per 2/3 monoinsaturi e polinsaturi. Gli acidi grassi essenziali (acido linoleico e linolenico rapporto 10 .1) devono essere pari al 2 -6 % di tutta l’energia giornaliera. Il colesterolo nei cibi non deve superare i 300 mg/gr.

  3. Proteine: 10 – 12 % per metà di origine animale e m età di origine vegetale, pari a 1 – 1,5 gr/Kg/giorno per gli adolescenti, 0,9 gr/Kg/giorno per gli adulti. Il consumo di uova e pesce, ricchi di acidi grassi monoinsaturi, deve essere di almeno 3 volte alla settimana, quello di latte e derivati, cereali e legumi giornaliero.

  4. Fibra alimentare: 35 gr

  5. Sali minerali e vitamine: i fabbisogni sono garantiti dal consumo quotidiano di frutta, verdura, legumi, prodotti animali. Si ricorda che l’assorbimento del ferro è favorito dalla vitamina C e da alcuni aminoacidi: lisina, cistina, istidina, contenuti in merluzzo, legumi, arachidi, tuorlo d’uovo e vitamina B6 (pane integrale, noci).

  6. Acqua: bere almeno un litro al giorno, ma poco durante i pasti

  7. Alcool: massimo 35 gr di etanolo (es: 2/5 di litro di vino + 1 bicchierino di liquore a 40°); comunque la dose massima per l’uomo ½ litro di vino al giorno a 12°, per la donna 1/3 di litro.

  8. Sale da cucina: massimo 5 gr al giorno.

Il modello alimentare che più si avvicina alle raccomandazioni dell’OMS è la dieta mediterranea, ultimamente diventata patrimonio dell’umanità.

Questa è una dieta parca, frugale in cui alcuni alimenti caratteristici dell’area mediterranea occupano un posto primario nel pieno rispetto delle esigenze fisiologiche, rispondendo adeguatamente sia alla richiesta energetica sia a quella in nutrienti.

Tali alimenti sono: cereali, legumi, ortaggi, frutta, olio di oliva e prodotti della pesca.

Le caratteristiche essenziali sono da un lato lo scarso apporto in lipidi, di cui 2/3 rappresentati da grassi aggiunti e dall’altro il considerevole consumo di verdura e frutta fresca, utile a fornire grandi quantità di micronutrienti antiossidanti che conferisce almeno il 50% della quantità totale di fibra.

Le caratteristiche della dieta mediterranea possono essere così sintetizzate:

Prevalenza dell’uso di alimenti vegetali (pane, pasta, legumi, frutta, ortaggi, olio di oliva)

alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi(olio di oliva)

abbondante introito di fibre insolubili prevalenti nei cereali e solubili contenute in frutta e legumi

consumo ridotto di carni e prodotti lattiero – caseari

discreto consumo di pesce.

Par. 1-3

Secondo prepos

Nella visione prepos non esiste una alimentazione idonea a tutti ma essa deve essere modificata ed adattata ai sette idealtipi sempre rispettando le necessità nutrizionali fisiologiche dei clienti.

Ogni personalità ha delle caratteristiche endocrine, neurologiche e metaboliche diverse determinanti delle funzionalità fisiologiche peculiari che devono essere rispettate e delle predisposizioni patologiche che vanno prevenute con un’alimentazione appropriata e personale.

Per individuare a quale idealtipo alimentare il cliente appartiene ho elaborato un questionario. (appendice n. 1) Per testare la validità di questo mezzo il questionario è stato somministrato a circa 50 donne con un’età compresa tra i 17 e i 40 anni di cui alcune con regressi problemi alimentari.

In base a tale questionario ho concluso che non sempre l’idealtipo costituzionale corrisponde a quello alimentare, anzi spesso si differenziano, tanto che, sovrapponendo i due grafi (quello di artigianato educativo e quello alimentare) si creano delle relazioni di opposizioni nei tre livelli (altri, mondo, sé) da spiegare la motivazione di tale differenziazione; in altri termini è possibile evidenziare in quale rapporto la cliente si pone verso il cibo: confidenza, malfidenza, diffidenza o pseudoconfidenza.

Le letture dei due grafi sono state poi discusse con la cliente per verificare le conclusione tratte e sono stati confermati vecchi problemi alimentari, problemi alimentari non risolti e si sono evidenziati anche i possibili problemi futuri.

Sulla base del questionario alimentare abbiamo individuato i sette idealtipi e proposto degli approcci alimentari personali integrati da rimedi fitoterapici che possano migliorare le prestazioni fisiologiche dell’organismo.

AVARO


Il soggetto con personalità “avaro” è inconfondibile: si presenta sempre ben vestito, molto curato nella persona, rigido e controllato nei movimenti, a volte leggermente incurvato, normolineo. Si siede composto e va subito al “sodo”, lui non ha tempo da perdere. Essenziale, logico e conciso nel parlare.

Ai più sembra una persona sicura di sé, abituata al successo, molto invidiabile.

Ma in realtà com’è?

Prepos dà un’interpretazione profonda del soggetto avaro. Quello che appare come grande sicurezza in realtà nasconde paura; una grande paura del dolore.

Probabilmente la percezione di un forte dolore ha innescato meccanismi di difesa tali da renderlo rigido e impermeabile all’esterno. La sua sicurezza è improntata all’egoismo, all’organizzazione assoluta che gli permette di controllare e difendersi dall’esterno; il dubbio e l’indecisione non sono tollerate.

Tutto ciò lo porta ad avere una muscolatura volontaria e involontaria sempre contratta e di conseguenza un respiro corto per il blocco del diaframma.

Nell’avaro nulla entra e nulla esce, le emozioni non arrivano al corpo ma solo alla testa, tutto deve essere razionalizzato.

L’avaro ha una crasi endocrina caratterizzata da iposurrenalismo cortico-midollare con conseguente scarsa resistenza allo stress, iperparatiroidismo con calcemia nella norma ma un ipoparatiroidismo funzionale con l’ipotiroidismo funzionale determina un metabolismo lento anabolico, anaerobio con carenza di catalizzatori liberatori di energia (ATP)

Altre caratteristiche sono la vagotonia che crea disturbi gastrointestinali peggiorati da stipsi cronica, spesso insorta in epoca neonatale quando nella fase anale ha imparato il controllo degli sfinteri e a trattenere dentro di sé.

L’avaro obeso è un cliente abituale perché sa l’importanza dell’alimentazione per avere una buona salute e a volte va dal nutrizionista solo per farsi organizzare un piano alimentare idoneo alle sue esigenze. Diciamo pure che non è un cliente molto gradito ai professionisti in quanto si presenta saccente e come un gran conoscitore di calorie e diete.

Nell’avaro il canale dominante è quello visivo, tutto ciò che è appetitoso e invitante scatena un incontrollabile voglia di mangiarlo.

In un avaro evoluto si può impostare un piano alimentare ben strutturato suddiviso in pasti ben definiti leggermente spostato verso un aumento del contenuto proteico per velocizzare il metabolismo, preferendo alimenti che aiutano la diuresi per combattere la ritenzione idrica e arricchita in parte da alimenti integrali per migliorare la funzionalità intestinale. (appendice n. 2a)

Oltre all’alimentazione si possono consigliare rimedi fitoterapici che possano aiutarlo nei problemi intestinali come rabarbaro associato al finocchio, l’arancio amaro che alzando la temperatura corporea migliora il metabolismo ma senza coinvolgere il sistema endocrino e tisane drenanti che lo aiutano a migliorare l’idrofilia. Altro consiglio è quello di sostituire lo zucchero bianco con dolcificanti alternativi quali fruttosio o stelvia regia che non entrano nel metabolismo pancreatico ed insulinico.

RUMINANTE

Il soggetto ruminante si presenta sempre con un gran rumore. È pieno di energia, di potenza sempre attivato e sempre pronto a fare.

In genere è una persona con una buona massa muscolare, torace ampio, stretto ai fianchi a volte pletorico. Come l’avaro anche il ruminante non ha tempo da perdere ma solo perché egli preferisce agire piuttosto che teorizzare.

Presenta una grande potenza anche fisica, è comunque una persona con grandi capacità ma sicuramente poco controllato non solo caratterialmente ma anche fisicamente presentando dei movimenti non controllati.

Questo soggetto ha un punto di forza nel sistema cardiocircolatorio e un punto debole nella vescia biliare dovuto ad un fortissimo senso di giustizia che lo porta ad accumulare rabbia. La rabbia, infatti, è l’emozione che sorregge il ruminante; è l’emozione che si crea quando un ostacolo si frappone tra l’io e l’appagamento di un bisogno rappresentato dall’attaccamento alla madre. Questa situazione provoca un caricarsi di energia per superare l’ostacolo e avere più energia a disposizione per raggiungere lo scopo. Se l’ostacolo rimane e il bisogno è frustrato la carica si trasforma in rabbia.

La crasi endocrina del ruminante è di iperpituarismo anteriore, iposurrenalismo corticale e un medio ipotiroidismo. Questo quadro funzionale determina una forte resistenza allo stress, mentre, metabolicamente è caratterizzato da un anabolismo dominate di tipo aerobio con grande disponibilità di ossigeno per cui la glicolisi aerobica produce una grande quantità di ATP disponibile per i processi energetici cellulari. Come si può notare gli stessi meccanismi fisiologici contribuiscono a fornire energia ad un soggetto propenso al fare.

Presenta inoltre un eretismo cardio circolatorio con una dominanza nella funzione respiratoria, oltre ad un dispancreatismo con tendenza all’iperglicemia che spesso si manifesta dopo forti stress.

In genere il ruminante presenta poco tessuto adiposo ma buona massa muscolare, come conferma l’impedenziometria, e quindi ha poca ritenzione idrica. Nonostante beva poco ha un alveo abbastanza regolare tendente al diarroico specie dopo attacchi di rabbia dovuti ad un eccesso di bile.

Al soggetto ruminante è inutile preparare un’alimentazione basata sul gusto, sulla variabilità dei cibi o su pasti che richiedano una preparazione elaborata, ha invece bisogno di cibi pratici, veloci da cucinare e da reperire: non ha tempo da perdere in cucina. Spesso il ruminante per vari motivi non cucina ma preferisce un bel panino magari al bar, in questi casi è bene mantenere il panino ma indicare quale. Una cosa essenziale in questo soggetto è fare una profonda educazione alimentare insegnando l’importanza del tempo dedicato al cibo, della masticazione e indurlo a fermarsi un attimo ad assaporare ciò che sta mangiando; spesso nei ruminanti basta solo correggere le cattive abitudini alimentari per ottenere dei grandi risultati essendo dotati naturalmente di un fisico asciutto, tonico e muscoloso.

Lo stile alimentare da scegliere in questo caso è un’alimentazione equilibrata, semplice nella preparazione e gestione con un buon apporto di verdure e frutta alimenti che il ruminante tende a mangiare poco. È bene inserire nella sua alimentazione, una volta ogni due settimane, una buona frittura panata/pastellata che faccia da leggero stimolo al fegato inducendolo ad un migliore funzionamento L’alimentazione deve quindi mirare alla fluidificazione del sangue (appendice n. 3) con scarso apporto di proteine e un basso contenuto di zuccheri. (appendice n. 2b)

Secondo me è molto importante in questi soggetti consigliare fitoterapici per il drenaggio epatico come il classico tarassaco e la fumaria per il drenaggio biliare associati ad un diuretico che permetta l’eliminazione delle scorie tipo una gramigna o ancora meglio una linfa di betulla

DELIRANTE

Il delirante è un altro idealtipo che si riconosce immediatamente. Esso si presenta come una persona dal portamento estremamente elegante: in genere alto, con le spalle appese, poco muscoloso ma elastico incarna la figura dell’elfo delle favole.

Il punto di forza del delirante è il sistema nervoso centrale e periferico, quindi è una persona molto concentrata sui suoi pensieri sempre attiva mentalmente con difficoltà a rilassarsi. Fisicamente ha poca massa muscolare ma sfrutta l’energia elastica dei tendini che le dona quel tocco di eleganza.

È un creativo con una punta di superbia, una persona dai pensieri liberi che va fiero della sua libertà ed originalità. Per agganciare questo soggetto non bisogna mai accoglierlo in modo professionale e convenzionale ma cercare di confonderlo per stuzzicare la sua curiosità, infatti, il problema nel delirante è quello di tenerlo agganciato alla realtà, con i piedi per terra tanto da fargli abbracciare la regola alimentare come stile di vita.

La crasi endocrina è di un ipopituarismo anteriore con iperpituarismo posteriore che conduce ad ipertiroidismo e iposurrenalismo corticale. L’ipoparatiroidismo porta il delirante ad avere dei problemi nella regolazione della calcemia che unito all’ipogonadismo fa delle donne dei soggetti predisposti all’osteoporosi.

A livello metabolico presentano un catabolismo di tipo anaerobio con un deficit assimilativo dovuto ad una scarsa prestazione degli organi viscerali dell’apparato digerente, però spesso ha problemi gastrici dovuti alla forte tensione che sostiene questo soggetto.

È logico che in questo soggetto non valgano le scelte alimentari dell’avaro o del ruminante, infatti, avendo una sovrapposizione del controllo visivo e cinestesico, è necessario creare uno stile alimentare basato non solo sull’equilibrio dei nutrienti ma anche sulla creatività e sulla preparazione dei pasti. In questo caso è possibile sfruttare la curiosità e l’intuito del delirante proponendo una alimentazione molto variata con alimenti particolari, poco comuni, inserendo nuove ricette anche esotiche. Le linee guida da seguire sono quelle di aumentare l’apporto dei carboidrati e di tutti gli alimenti sedativi (appendice n. 4) da concentrare nel pasto serale così da garantire una notte di sonno tranquillo. È buona norma ridurre i latticini ed aumentare l’apporto di vitamine ed oligoelementi. In presenza di gastriti è bene seguire un’alimentazione specifica studiata proprio per aiutare la mucosa gastrica a tornare normale. (vedi appendice n. 2c)

In genere il delirante non va mai dal nutrizionista per dimagrire in quanto essendo dotato di un ipertiroidismo naturale e una scarsa assimilazione ha difficoltà ad aumentare di peso ma in momenti particolari necessitano di aiuto (ad esempio in gravidanza, allattamento, climaterio, ecc)in quanto la loro crasi endocrina manifesta tutta la sua debolezza. In realtà è proprio il delirante colui che può avere maggior benefici dall’alimentazione in quanto si possono prevenire tutti i suoi problemi futuri.

Per migliorare le prestazioni alimentari si devono associare fermenti lattici di nuova generazione a fitoterapici quali melissa, tiglio e biancospino che rilassano la muscolatura liscia dei visceri oltre a periodi di integrazione vitaminica e di minerali.

SBALLONE


Lo sballone è l’idealtipo più simpatico ma il più volubile ed instabile. Ha una muscolatura armoniosa ma non riesce mai a stare fermo ha una necessita di movimento, una fame di vita e per questo non riesce mai ad arrivare fino in fondo. È il cliente più difficile da tenere perché ha bisogno di vedere risultati immediati altrimenti smette di seguire le indicazioni.

La sua crasi endocrina è un mix tra delirante, ruminante e apatico per cui ha tensione nervosa localizzata allo stomaco, debolezza pancreatica e un eutiroidismo funzionale associato a problemi di assimilazione intestinale.

Importante nell’impostare l’alimentazione dello sballone è la variabilità dei cibi ma tenendo presente la necessità di avere risultati veloci. Questo cliente si annoia facilmente per ciò le ricette devono essere particolari e contenere alimenti che facciano snob, così è buona norma sostituire ad esempio lo zucchero con il fruttosio, utilizzare cibi come kamut, farro, miglio, ecc.

Questo è l’unico caso in cui è necessario usare ricette elaborate ed abbandonare quelle semplici tradizionali.

Come aiutare questo soggetto? Innanzi tutto insegnando a mangiare assaporando i cibi e gustando le vivande oltre che utilizzare prodotti di ottima qualità, utilizzare associazioni alimentari che aiutino la diuresi (appendice n. 5) permettendo l’eliminazione di tossine. (vedi appendice n. 2d )

APATICO


L’apatico è un soggetto estremamente lento nelle azioni, nei movimenti e nei pensieri. È quello che si definisce personalità evitante. Se l’apatico ha lavorato su di sé diventa molto rassicurante e portatore di quiete tanto da permettergli di seguire uno stile di vita diverso senza soffrirne troppo.

In genere è il soggetto che si trova più frequentemente negli studi di nutrizionisti e dietologi perché tende all’obesità sia per propria crasi endocrina che per stile di vita. Infatti, egli tende ad utilizzare il corpo e tutte le sue risorse in modo molto economico, la sua filosofia di vita è “ottenere con il minimo dispendio”. La pigrizia è la sua compagna di vita.

La sua crasi endocrina è molto simile a quella dell’avaro ma con una maggior obesità data da un ipoipofisarismo da carenza di SH e di ACTH e da iperinsulinismo che creano un processo anabolico anaerobio con carenza di catalizzatori liberatori di energia e conseguente ritenzione idrica.

Tendenzialmente soffrono anche di stipsi dovuta sia a movimenti peristaltici lenti sia ad un ipotiroidismo funzionale che rallenta il processo di assorbimento sia ad un’attività fisica in genere completamente assente.

Cosa inventarsi per un apatico? Consigliare attività fisica è la cosa più importante, ma sapendo che per lui andare in palestra o a correre è un sacrificio immane sarebbe bene trovare insieme piccole cose da mettere in pratica tipo non usare l’ascensore, usare la macchina solo quando è strettamente necessario, fare pesi con le buste della spesa, ecc.

Sicuramente un apatico mangia troppo e male consumando poco, quindi l’alimentazione deve avere una grammatura ben definita e facile da seguire per cui niente grammi ma usare come misure bicchieri, cucchiai, numeri, ecc. , niente piatti elaborati ma cucine molto semplici. Lo schema alimentare deve essere rigido e senza spazio a libertà personali, inoltre andrebbero aumentate le fibre quindi alimenti integrali molta frutta e verdura, andrebbe aumentato l’apporto proteico con carne e soprattutto pesce alimenti in genere non graditi agli apatici che preferiscono di gran lunga i carboidrati. (appendice n. 2e)

A tali soggetti è bene consigliare trattamenti prolungati nel tempo con fermenti lattici probiotici (quasi a vita) e tisane molto diuretiche che aiutino nella ritenzione idrica e nella cellulite. Si può consigliare di bere almeno un litro di tisana al giorno in sostituzione dell’acqua (se le condizioni fisiche lo permettono) ad esempio così composta: malva come antiinfiammatorio delle membrane cellulari, rusco ed ippocastano corteccia per rinforzare le pareti dei vasi sanguigni e linfatici, gramigna come diuretico e mirtillo come drenante circolatorio.

INVISIBILE

L’invisibile è il soggetto che si identifica già dal suo modo di entrare nello studio, quasi si vergognasse e chieda scusa di trovarsi lì. In genere è un soggetto alto, poco muscoloso ma non elegante come il delirante anzi a volte sembra goffo avendo le spalle ricurve, chiuse e la schiena rigida. La respirazione di tale soggetto è corta con il diaframma bloccato che rende difficile l’ossigenazione dei tessuti.

La crasi endocrina dell’invisibile è una mescolanza tra quella dell’apatico e del delirante per cui avrà manifestazioni e sintomatologia simile all’uno e all’altro.

L’invisibile in genere, ha una certa ritenzione idrica anche se non ai livelli dell’apatico per un cattivo funzionamento del sistema linfatico mentre del delirante ha il catabolismo di tipo anaerobio con poca produzione di energia.

Spesso l’invisibile come il delirante ha problemi allo stomaco dovuti alla tensione nervosa accumulata.

L’alveo è alterno passando dalla stipsi alla diarrea secondo l’emozioni vissute.

Da un punto di vista alimentare è necessario prima aumentare il metabolismo basale e il drenaggio linfatico con un’alimentazione ricca di alimenti contenenti iodio quali fragole, pesce, uovo sodo, ecc. associati a cibi molto diuretici tipo finocchi, (appendice n. 2f)

Lo schema da seguire può essere anche quello della dieta mediterranea ma non molto spinta in quanto se il soggetto non riuscisse a seguirla ne uscirebbe sconfitto, demoralizzato e abbasserebbe molto la sua autostima.

A volte può essere molto utile associare dei supporti che lavorino sul metabolismo tipo l’arancio amaro che riesce a rendere il metabolismo più veloce senza interferire sul sistema ormonale, ma nella maggior parte delle volte non è necessario aggiungere nulla in quanto con la sola alimentazione si riesce ad ottenere degli ottimi risultati.

ADESIVO

L’adesivo si presenta in genere come una persona tendenzialmente rotonda con il diametro antero posteriore più sviluppato rispetto a quello vertice.



Questo idealtipo rappresenta il “buonaccione”, il pacioccone, colui che ha raggiunto la quiete come regola di vita, tranquillo ma non lento .

Ha una respirazione toracica con una sviluppata iperlordosi.

La donna adesiva si riconosce fisicamente in quanto spesso ha un seno molto sviluppato come segno di quell’amore e affetto che evoca a differenza dell’uomo che sviluppa più la pancia.

Con l’adesivo è necessario lavorare molto sulla sua voglia di mangiare quasi di fagocitare il cibo per riempire un vuoto affettivo che si porta dietro dall’infanzia, per questo bisogna impostare un piano ben regolato non solo come nutrienti ma anche come numero di pasti senza dimenticare qualche spuntino dolce durante il giorno. (appendice n.2g)

All’adesivo è necessario anche regolarizzare l’alveo con fermenti lattici e drenare molto per migliorare la sua forte ritenzione idrica sempre associata a cellulite.



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