Anisn – news 09 del 23/05/06



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Sezione Sassari :

  • Mauro Solinas, docente della scuola secondaria di secondo grado e Angela Fadda, Marcello Lubino, Fabio Tavera, specializzandi SSIS in un percorso per i docenti della scuola primaria e secondaria di primo grado “Le piante a portata di mano”


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Un forum per le riflessioni ed i commenti dei partecipanti: la parola a Paola Bortolon

Di Paola Bortolon


LA TEORIA GUIDA LA PRATICA E LA PRATICA CONCRETIZZA E INCREMENTA LA TEORIA
Dopo i due giorni di intenso lavoro a Napoli sento la necessità di fare un bilancio, di mettere per iscritto le mie impressioni sull’esperienza; sono impressioni “a caldo”, che tradotte in parole mi permetteranno, tra qualche giorno, di andare a rivisitare questo forum per implementare le osservazioni, riguardandole da nuovi punti di vista.

Se comunicare significa mettere in comune esperienze, informazioni, idee, condividere o negoziare posizioni, a Napoli si è proprio comunicato e nel farlo si è manifestato la disponibilità ad aprirsi agli altri, per mettersi in gioco, per capire se quanto si era fatto poteva costituire un punto di partenza per lavorare insieme, per accrescersi, anche esponendosi a critiche, a correzioni, a proposte. A caldo mi sembra che così sia stato. Ho percepito attenzione, ascolto comprendente, dialogo costruttivo e grande professionalità, che è il file rouge che accomuna questi colleghi.

Discorsi chiari, proposte operative, percorsi didattici frutto di grande lavoro, di costante analisi, di continui feedback e di continue implementazioni.

Le idee e i riferimenti epistemologici e pedagogici hanno guidato le azioni, che si sono tradotte nel fare scienze e non solo nel parlare di scienze, di cose vaghe, astratte, fumose.

Se vedo capisco, se ascolto comprendo, se analizzo e interiorizzo mi accresco e ciò è stato quello che tutti abbiamo cercato di fare.

Non ho mai avuto la percezione che i colleghi si volessero porre come depositari di verità, come esperti di qualcosa, ma come professionisti dell’insegnamento, di un insegnamento che è sempre scaturito dalle esigenze, dai bisogni e dalle potenzialità di un contesto reale, un insegnamento che si è curvato sulla situazione in continua evoluzione, come è quella delle classi con le quali si è chiamati ad operare.

In ogni comunicazione vi è sempre un aspetto di contenuto (il cosa) e un aspetto di relazione (il come). Comunicando ci riveliamo agli altri, riveliamo non solo qualche cosa ma anche noi stessi e, attraverso gli altri, costruiamo e decostruiamo la nostra identità personale, troviamo elementi che ci spingono a proseguire o messaggi che ci portano a chiuderci in noi stessi.

La relazione così sostiene o frena la comunicazione, può favorire la realizzazione di un clima positivo che permette di trovare nuova forza ed energia per continuare un’azione intrapresa.

A Napoli la dimensione relazionale ha sostenuto e accresciuto quella cognitiva, ha permesso di superare la stanchezza, i dubbi, le perplessità, ha favorito il confronto e la costruzione di una comunità di buone pratiche, convinti che un’esperienza non è giusta o sbagliata, bella o brutta in assoluto. Essa costituisce una proposta che ciascuno modellerà a suo modo, sulla base della situazione e del proprio essere insegnante; assumerà valore se ad essa sapremo dare valore, riuscendo anche a cogliere ciò che potrebbe o dovrebbe essere modificato, ri - progettato, implementato.

Apertura e empatia, uniti ad amore per la disciplina e ad interesse per i ragazzi sono gli elementi che dovrebbero caratterizzare ogni docente e aiutarlo a superare gli ostacoli e le difficoltà.


Riprendendo le parole di Vincenzo Terreni: “ ..le critiche sono finalizzate ad una crescita complessiva della classe docente…”, avanzo alcune riflessioni (personali), che non sono e non vogliono essere critiche, ma domande che potrebbero portare ad un confronto e ad una discussione.
Nelle valide ed esaustive presentazioni di percorsi formativi si sono descritti i risultati raggiunti da una classe nella sua globalità, risultati complessivi che sono il frutto di una sapiente riunione di risultati parziali e personali di singoli individui, bambini o adolescenti che siano. Quanto di quella globalità è pienamente acquisito da tutti? È sufficiente ritenere che la somma di risultati sia il risultato raggiunto da ogni alunno? Quanti si sono appropriati o avvicinati a quella somma finale? Avere raggiunto solo una parte di quella somma è accettabile? In altre parole, le energie che il docente ha profuso nel suo lavoro hanno consentito a tutti di raggiungere l’eccellenza, intesa come il traguardo massimo che ciascuno dovrebbe raggiungere in base alle sue potenzialità?
Se attraverso delle prove di tipo scientifico voglio misurare i processi di pensiero (Chiara Castelletti Croce), e tra questi il comprendere e l’interpretare, è sufficiente il ricorso ad una batteria di test? Si possono misurare il comprendere e l’interpretare? Posso valutare con una logica nomotetica queste azioni? Vi è uno standard di riferimento per il comprendere e l’interpretare?
Diciamo ai nostri allievi che l’errore è una tappa fondamentale per la crescita; riconoscere gli errori è il primo passo per poterli superare.

Come il pensiero scientifico si è evoluto dagli errori, così ritengo che la nostra professionalità si costruisca dagli errori. Come la storia dell’evoluzione del pensiero scientifico, il più delle volte, non parla di errori, di esperimenti falliti, di percorsi fatturali inconcludenti, così nella narrazione e documentazione delle nostre esperienze non siamo portati a rivelare gli errori, le proposte poco proficue, le attività che non hanno consentito il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Non vi sono resoconti sul disagio, sulla sofferenza, su ciò che non ha portato a nulla, forse per il timore di vederci assimilati agli errori o per la paura di un giudizio negativo che dal comportamento si trasferisce alla persona.

Se è utile condividere esperienze positive, è utile anche confrontarsi su esperienze negative, per riuscire ad interpretarle da più ottiche e ricercarne insieme le cause e le strategie risolutive.
Concludo questa mia disquisizione con un’ultima domanda: “Gli scarsi risultati in campo scientifico dei nostri allievi sono solo o principalmente ascrivibile a un cattivo insegnamento scientifico? O vi sono altri fattori da considerare? Quali sono i livelli di alfabetizzazione non scientifica dei nostri studenti?” Con queste parole non voglio cercare di trasferire colpe e responsabilità ad altri, ma ritengo che ogni situazione vada analizzata con un approccio olistico, per individuare fattori e relazioni di cui ognuno, dentro e fuori la scuola, deve farsi carico.

Un saluto e un grazie di cuore a tutti




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Un forum per le riflessioni ed i commenti dei partecipanti: la parola ad Enrico Pappalettere

Di Enrico Pappalettere






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