Anisn – news 09 del 23/05/06


IL PUNTO DI VISTA DI UN INSEGNANTE DI LICEO



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IL PUNTO DI VISTA DI UN INSEGNANTE DI LICEO

Ho deciso di partecipare al Forum di Pozzuoli soprattutto perché molto incuriosito dalle anticipazioni del programma, oltre che, ovviamente, per ragioni "di ufficio", ossia per assicurare la presenza della sezione di Pisa in un'occasione di così grande importanza per l'Associazione.

Il timore di una delusione, normale compagno di viaggio di coloro che, come me in questa circostanza, si spostano per vedere e ascoltare, ma non organizzano e quindi non conoscono dall'interno la realtà dell'iniziativa, è stato ben presto dissipato dalla fitta teoria degli interventi programmati in un fine settimana di rara intensità.
A parte i contributi teorici, nei quali è normale trovare ragioni di accordo e dissenso, quelle che maggiormente hanno attratto il mio interesse sono state le comunicazioni costruite sulle concrete esperienze svolte dai docenti con i ragazzi, nelle classi, non di rado in collaborazione con altri colleghi.

Si tratta di lavori che - anche scontando la mia forte estraneità nei confronti del mondo della scuola primaria – e secondaria di primo grado evidenziano secondo me una grande creatività.



Devo dire che le capacità delle maestre e dei maestri di affrontare temi scientifici anche complessi senza mai perdere il contatto con la materialità dei fenomeni naturali, lascia sorpreso e, non di rado, anche un po' invidioso un insegnante della scuola superiore (di un liceo) come me, abituato al predominio del libro di testo e comunque della "parola" sui fenomeni che la parola intenderebbe descrivere, modellizzare, interpretare. Si potrebbe pensare che la differenza di cui sto parlando fosse in fondo fisiologica, nel senso che, col crescere dell'età, tende a prevalere un insegnamento fondato sempre più sui processi di astrazione e deduzione. In piccolo questa tendenza trova una qualche verifica proprio nei licei, nel passaggio dal biennio al triennio. Non posso sottrarmi tuttavia all'impressione che dietro questo modello evolutivo si nasconda anche la giustificazione, sia pure in buona fede, di una realtà altrimenti indifendibile, e cioè di un insegnamento delle scienze sperimentali sempre più sganciato da un contatto concreto con i fenomeni, più raccontato, definitorio, informativo… dove il laboratorio, inteso sia nel senso più stretto sia in uno più generale, è troppo spesso il grande assente (per tante ragioni diverse che l'Associazione dovrebbe tornare ad esplorare), del quale si è perso spesso perfino il senso.
Soprattutto negli ultimi anni della mia vita professionale mi sono sorpreso così a registrare negli studenti uno stato che potrei definire di "inedia fenomenologica", ossia di carenza grave di rapporto con la realtà dei fenomeni naturali, con una particolare accentuazione in campo biologico. Questa inedia, non affrontata per tempo, porta inevitabilmente a una condizione di "anoressia" attiva, cioè di attivo rifiuto -a un certo punto di non ritorno- di eventuali proposte didattiche metodologicamente più corrette.
L'attenzione a quest’aspetto cruciale della condizione dell'insegnamento delle scienze sperimentali in un liceo è stata fortemente accresciuta in me dall’organizzazione nel mio istituto di gruppi di lavoro di studenti guidati da tutor nel quadro delle manifestazioni nazionali della Settimana della cultura scientifica e tecnologica. I gruppi si costituiscono spontaneamente su temi di tutte le scienze sperimentali (oltre che di matematica), in genere extracurricolari anche se collegabili con qualche sforzo di ulteriore ricerca didattica ai curricoli ordinari. Nei gruppi si sviluppa un vero e proprio lavoro di ricerca, in cui la riflessione di carattere generale è costantemente agganciata a un insieme di fenomeni naturali che sono posti di volta in volta al centro del tema su cui il gruppo decide di lavorare. Il grado e la qualità della risposta degli studenti, ma anche dei docenti, a questo tipo di esperienza, aggiuntiva rispetto al normale lavoro scolastico, sono stati mediamente molto soddisfacenti, non di rado entusiasmanti. Ripeto che il carattere distintivo dei percorsi elaborati è stato sempre quello di una intenzionale integrazione fra esperienza reale dei fenomeni naturali e modellizzazione. Accade così che i ragazzi sollecitino i docenti di scienze e di fisica a ogni inizio d'anno perché non tardino (come purtroppo a volte succede) a proporre i nuovi argomenti e a formare i gruppi di lavoro. Evidentemente siamo riusciti a rispondere parzialmente, ma in tempo, a quel penoso e inconsapevole stato di inedia. Mangiare crea appetito. Anche se non all'interno del normale curricolo.
Potrei continuare ad illustrare altri aspetti importanti, a mio parere, di un'esperienza di questo tipo, peraltro molto diffusa anche in altre scuole di molte altre città italiane.

Non mi sembra questa l'occasione giusta. Ho voluto però ricordarla perché le relazioni ascoltate durante il Forum hanno suscitato in me lo stesso tipo di reazioni (un vero e proprio piacere intellettuale ed emotivo, complesso e indivisibile), evidentemente perché in entrambe si celano gli stessi suggerimenti circa la migliore direzione per le nostre azioni future in questo campo.


In chiusura di queste poche righe, che potrebbero essere viste come una "recensione" di un "lettore" del Forum, mi sembra utile accennare all’intenzione maturata all'interno del direttivo della sezione pisana di replicare il modello di Arco Felice in terra di Toscana. Sembra quasi superfluo sottolineare, ma non è vero, che iniziative di questo genere hanno la funzione preziosa di chiamare a raccolta una ricchezza di risorse intellettuali e professionali diffuse e a volte poco percepibili, di creare massa critica e nuove e fertili relazioni, di rendere visibile e appetibile sia il lavoro e la creatività dei colleghi sia l'Associazione sia lo "mette in scena" e costruisce attraverso il dialogo con quel lavoro linee di azione politica più efficaci.


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1 Sull’argomento si può vedere: L. Costa,



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