Anno c domenica di Quaresima– Lc. 13, – Conversione e responsabilità



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03.04.2019
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ANNO C 3 Domenica di Quaresima– Lc.13, 1 – 9

Conversione e responsabilità

Non a caso il Vangelo di questa settimana sembra tratto dalla prima pagina di un quotidiano: Gesù commenta due fatti di sangue del tutto paragonabili a quelli di cui abbonda la nostra cronaca. E’ una tentazione antica quella di interpretare incidenti, malattie e disgrazie come castighi di Dio a coloro che ne sono colpiti..”Cosa ho fatto di male per meritarmi questo!», «Che croce mi ha mandato Dio!»: quante volte ho sentito pronunciare queste lamentazioni, queste imprecazioni verso Dio. Se Dio è buono, perché non (mi) evita il male? Nessuno ha il diritto di pensare che le persone, le famiglie, i popoli che sono colpiti dalla sofferenza più, degli altri, siano colpevoli più degli altri davanti a Dio. Anzi potrebbe essere il contrario. Pensiamo al terzo mondo, ai colpiti dallo Tzunami, ai terremoti vari, alle guerre civili. Ogni disgrazia e calamità, ogni fatto di morte di cui veniamo a conoscenza, devono essere anzi un appello alla solidarietà con tutte le vittime dei mali del mondo e un grande invito e a non essere indifferenti e non fidarci delle false sicurezze della salute, giovinezza, benessere.

Volere o no, la nostra condizione nel mondo è sempre precaria, provvisoria, come del resto è la nostra vita. per quanto campiamo nessuno può eliminare dolori, sofferenza e morte.

Non è da furbi far finta di niente, fare stupidi scongiuri, non pensarci o illuderci di poterli evitare tutti. Meglio essere realisti e guardare in faccia le cose come stanno, se non vogliamo rischiare di sprecare e rovinare completamente la nostra vita.

Gesù da una parte vuole sfatare il pregiudizio che lega la sventura terrena a colpe personali o collettive, dall’altra dichiara che la vera disgrazia è l’impenitenza, il rifiuto della conversione.

E’ in questa prospettiva che Gesù oggi ci parla quasi come una minaccia:”Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Intanto non dice morirete, ma perirete, perché perire indica finire del tutto. I fatti della vita, compresa la morte, sono un linguaggio di Dio che bisogna saper interpretare, un provvidenziale avvertimento a rinnovare l’esistenza in questo tempo che è il tempo della pazienza divina. “anno di attesa” è l’intera vita dell’uomo prima del giudizio.

Dio ce la dà come il nostro tempo di conversione. Ma non intende dire: c’è sempre tempo per convertirsi; vuol ricordare invece: ogni giorno dell’anno è tempo di conversione.

Sappiamo ormai che conversione vuol dire tante cose:”Cambiare vita, vincere il male, diventare migliori”, ma oggi vorrei presentarvi un aspetto particolare di conversione:



1 lettura. L’urgenza della conversione in vista dell’approssimarsi del giudizio di Dio che i segni dei tempi continuamente ci richiamano è la nostra risposta all’esperienza di un Dio che viene per farci uscire dall’Egitto dei nostri mali e dei nostri peccati, che viene ad aiutarci a ritrovare la nostra identità di uomini.

Egli sente il grido del suo popolo e manda Mosè a “liberarlo dalla mano dell’Egitto e farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso



Un popolo liberato è un popolo in conversione. Una conversione continua. Come al popolo d’Israele non fu sufficiente passare il Mar Rosso, cibarsi della manna e dissetarsi all’acqua della roccia per essere fedele a Dio (insorsero infatti contro di lui e furono castigati), così al nuovo popolo di Dio, a noi, non basta essere battezzati e aver partecipato alla mensa del corpo e sangue di Cristo per entrare nel Regno della promessa

Il dovere della responsabilità” che è il messaggio della parabola del fico sterile nel Vangelo.

Tra i tanti valori che il progresso e la culture europea sta distruggendo c’è anche quello della responsabilità, verso tutti e specialmente verso Dio. Si ha tanta paura oggi delle responsabilità!

Oggi tanto predicata ai quattro venti.

E proprio grazie a questa libertà positiva pensiamo a quante cose belle, buone e vantaggiose una persona nella vita può fare, pensare e volere. E questa è una bella responsabilità positiva che porta con se gloria, fama, successo, guadagno, come avviene tutti i giorni.

Però ogni libertà ha un altro aspetto: non sarebbe giusto ed onesto dire che la nostra libertà produce solo cose buone. Dobbiamo sentirci anche responsabili quando invece commettiamo il male.

Avere il coraggio di dire: “Sono stato io”. E questo è difficile ammetterlo, perché tutti tendiamo a scusarci sempre. Forse, a pensarci bene, siamo tutti un po’ responsabili dei mali che oggi vediamo nel mondo! Guerre, fame nel mondo, ecologia rovinata, malessere diffuso per la politica e per l’economia sbagliata, benessere che non porta felicità.

Però, e qui parlo a noi cristiani, mentre ci siamo perfezionati nelle responsabilità civili, sociali tra di noi, abbiamo quasi dimenticato che siamo anche responsabili verso l’altro che si chiama Dio, cioè che abbiamo dei doveri anche verso Dio. Per questo mancano sacerdoti, religiosi e meno si sposano, e nascono pochi figli:: perché hanno paura delle responsabilità.

Dio è il senso del nostro essere qui, non ne abbiamo nessun altro. La nostra libertà è per Lui ed è a Lui che deve giungere, altrimenti ci distruggiamo, anneghiamo nel nulla.

Dio è infatti il termine della nostra libertà totale e con Lui non possiamo fare come tra di noi:”Io rispetto te e tu rispetti me”, con Dio è diverso, non siamo uguali,

Lui è più grande di noi, e la nostra risposta a Lui deve essere appassionata e piena.

Purtroppo il motivo di questa dimenticanza è perché nascondiamo in noi anche la paura di Dio, il timore di incontrarci con Lui. Per questo chiediamo a Dio:”Perché non fai questo o quello? Dove eri ad Auschwitz? Dove sei quando capitano guerre, disastri, delitti, eventi drammatici della nostra storia?” Proprio come se Lui fosse responsabile di tutte queste cose!

E’ temerario quando parliamo così: non siamo neppure capaci di essere giusti con i nostri simili, anzi ci macchiamo di atroci ingiustizie, e poi osiamo giudicare Dio?

Dimentichiamo che Dio non ha la nostra statura, che sarà Lui a giudicare noi e la storia, mentre Lui è infinito, Lui sa e noi non sappiamo.

Ecco la vera conversione che ci chiede Dio:”Riconoscere con profonda umiltà che Dio è Dio, è il Signore di tutto e di tutti, e tutti abbiamo delle grosse responsabilità personali e sociali verso di Lui, anche se le nascondiamo sotto la sabbia come lo struzzo!”

Forse ci sentiamo anche noi tra i peccatori, tra quelli che sono immersi nel peccato, e un sentimento di vergogna o paura ci assale, sollecitato anche dalla decisa affermazione di Gesù: "Se non vi convertirete perirete tutti". Eppure Gesù non vuole scoraggiarci, bensì spingerci a cambiare, a vivere da uomini, a corrispondere all'amore di Dio, che ci aspetta, adeguando il suo passo al nostro, perdonando le nostre cadute e i nostri insuccessi.



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