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Un fenomeno transnazionale



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Un fenomeno transnazionale
Un obiettivo, questo, che non riguarda solo la mafia calabrese ma tutte le grandi organizzazioni criminali italiane e straniere – alle quali è legata da rapporti di collaborazione – che hanno sempre le radici nelle aree geografiche d’origine ma sono ormai presenti in tutti i continenti: un comune denominatore che consente di definire il fenomeno mafioso complessivamente considerato, non più internazionale ma transnazionale: «internazionale – rileva infatti la Commissione parlamentare antimafia – è un gruppo criminale che non opera unicamente nel territorio del proprio Stato ma svolge la sua attività anche all’estero con opportune ramificazioni; transnazionale è invece la cooperazione sinergica, che gruppi criminali di diversa nazionalità instaurano per ottimizzare lo sfruttamento di determinate opportunità di mercato illecito: questa integrazione funzionale non solo supporta il traffico ma potenzia le capacità operative dei singoli gruppi interagenti».

La ndrangheta in particolare – si legge nel rapporto presentato ai primi di agosto dal Sisde, il servizio segreto civile italiano – è «ramificata» in Germania, Olanda, Francia e Belgio, nei Balcani e nell’Est europeo, dove coglie «le opportunità di penetrazione del tessuto socio-economico» e mantiene «i suoi consolidati rapporti con le organizzazioni sudamericane e turche per l’approvvigionamento, rispettivamente, di cocaina ed eroina, nonché i contatti con sodalizi stranieri, specie albanesi e nordafricani, che gestiscono piazze di spaccio nel Nord Italia». La stessa ed altre fonti, in varie occasioni, hanno però parlato anche di consistenti presenze in Spagna, Inghilterra, Canada e soprattutto in Australia, dove qualche decennio fa furono addirittura uccisi un candidato al parlamento che aveva scatenato una campagna stampa contro la criminalità organizzata calabrese e il vice comandante della polizia federale di Canberra che indagava su terreni acquistati da soggetti della Locride con denaro proveniente da alcuni sequestri di persona attuati in Lombardia.

Il Bundesnachtendienst, il servizio segreto tedesco (Bnd), in un suo rapporto pubblicato dal quotidiano Berliner Zeitung – ma soltanto all’indomani della strage di Duisburg e privo di riferimento alla data di elaborazione – conferma che la ndrangheta ha investito «in misura considerevole soprattutto nell’ex Ddr (Repubblica Democratica Tedesca, ndr) i proventi delle attività criminali» e critica il nostro Paese per avere svolto in maniera insufficiente l’azione di contrasto.



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