Anpi duisburg – testo pubblicato



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La posizione dell’Italia
In Italia, la posizione ufficiale non è diversa. «Con l’invio dei killer in Germania – ha sostenuto Marco Minniti, viceministro all’Interno con delega per le polizie e il servizio segreto civile – le cosche calabresi hanno infranto un tabù: quello di presentare all’estero il volto della mafia imprenditrice. Sia chiaro però che già nel 2001, con l’Operazione “Lukas”, i carabinieri del Ros compilarono con la collaborazione della Bka tedesca una mappa degli investimenti calabresi in Germania. E in quella mappa c’era anche il “Ristorante da Bruno” che è stato teatro della strage. Ma poi l’inchiesta non andò avanti perché mentre in Italia la legislazione sulla confisca è chiarissima, l’ordinamento legislativo tedesco ha impedito il prosieguo di indagini efficaci e preventive: è mancata una cornice normativa europea. Il fatto è che l’Europa, fino a quando ha incassato investimenti “puliti” delle mafie italiane si è illusa che, al denaro che non ha odore, non debba necessariamente seguire una crisi di sicurezza pubblica, come accade oggi nella Ruhr e come può accadere presto in tutti gli altri Paesi in cui da tempo affluiscono i capitali delle nostre mafie».

Ma come si concilia la posizione assunta dal cancelliere Kohl nel ’90 a Dublino con l’inerzia legislativa delle istituzioni tedesche a partire dal 2001, anno al quale risale l’inchiesta “Lukas”? Su questo punto i princìpi e le regole della diplomazia impongono la più assoluta riservatezza. Gli analisti dicono però che tutto è chiaro. Jurgen Roth, mafiologo berlinese, è stato tra i primi a far presente che «le ultime notizie valide del Bundeskriminalmat, la polizia criminale tedesca, risalgono agli inizi del 2000. Poi è arrivato il governo di Silvio Berlusconi ed è stato molto difficile collaborare nel settore della lotta alla criminalità». Lo stesso giorno la stampa riportava il citato rapporto del Bnd secondo il quale in Italia alcuni clan calabresi sarebbero riusciti a piazzare «in modo sistematico i propri informatori in quasi tutti i settori della vita pubblica, della politica, della giustizia e dell’esecutivo fino ai massimi livelli dell’amministrazione».




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