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Droga e massoneria occulta



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Droga e massoneria occulta
Nel giro di poco tempo, le piste tracciate dai due magistrati, portano alla scoperta, sempre nella stessa provincia, nei pressi di Alcamo, di una raffineria di eroina, la più grande che fosse mai stata scoperta in Europa. Fra i responsabili dell’«azienda», uno dei capi della “famiglia” mafiosa locale – che sarà ucciso dai Corleonesi perché sospettato di passare ad uno 007 notizie sulla strategia stragista del 1992 – e un personaggio coinvolto nell’inchiesta milanese sulla “Duomo Connection”, oscuro intreccio di mafia, affari e politica, nel quale facevano capolino esponenti deviati della massoneria.

L’anno dopo, i nomi di due soggetti ritenuti responsabili della “Strage di Pizzolungo” e di altri pericolosi boss figureranno negli elenchi di una loggia massonica “coperta” trapanese, la “Iside 2” della quale facevano parte anche imprenditori e commercianti, un consigliere regionale della DC, il viceprefetto e il vicequestore dell’epoca, funzionari della Provincia e del Comune, un prelato della chiesa ortodossa, don Agostino Coppola, nipote del più noto Frank “Tre dita” – attivo anche in Lazio e “conoscente” di un alto magistrato della Cassazione iscritto alla P2 e per questo radiato dall’ordine giudiziario – e il principe Gianfranco Alliata di Montereale, piduista, vicino ad ambienti dell’estrema destra ed indicato come uno dei mandanti della “Strage di Portella della Ginestra” del primo maggio 1947.

Gli affiliati non erano noti agli appartenenti alle logge “ufficiali”, ma avevano contatti con un’analoga loggia di Palermo che faceva capo a Giuseppe Mandalari, notoriamente commercialista di Totò Riina, nonché sostenitore di esponenti del centrodestra alle elezioni politiche del 1994. Nel conseguente processo per associazione segreta si è avuto il primo accertamento giudiziario dell’inserimento nella massoneria deviata di esponenti di spicco di Cosa Nostra.
Menti eccelse” dietro le stragi
Nel processo “Borsellino ter”, in cui si è peraltro fatto riferimento a “menti eccelse” che in via D’Amelio operarono dietro le quinte, è invece emerso che l’esplosivo usato nel fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone era dello stesso tipo di quello della “Strage di Pizzolungo” per la quale, tra gli altri, sono stati condannati all’ergastolo come mandanti Totò Riina e Vincenzo Virga, capomafia di Trapani. Quest’ultimo, qualche mese fa è stato anche condannato in appello per tentata estorsione – ai danni del presidente di una società sportiva della città – assieme a Marcello Dall’Utri, all’epoca dei fatti responsabile di “Publitalia”: Virga esecutore, Dell’Utri mandante.

Imputati per la “Strage di Pizzolungo” erano anche dei mafiosi di Alcamo, poi usciti di scena. In seguito, Giovanni Brusca, il boss corleonese che aveva azionato il telecomando della “Strage di Capaci”, confesserà di aver contattato Giuseppe Madonia, “numero due” di Cosa Nostra, «per attivare i suoi canali al fine di aggiustare il processo per la “Strage di Pizzolungo”». Quali i “canali”? Molto probabilmente quelli della massoneria che riaffiorano di tanto in tanto – e non soltanto in Sicilia – rivelando una certa continuità d’azione. D’altra parte è risaputo che Madonia, per pilotare appalti, operava in tandem con Angelo Siino, “ministro dei lavori pubblici” di Totò Riina ed affiliato alla loggia “Orion” di Palermo.

L’ennesimo caso di collusioni inquietanti risale alla primavera scorsa a Mazara del Vallo, sempre nel Trapanese: tra i nove arrestati per associazione mafiosa, operatori economici e funzionari e impiegati comunali – qualcuno dei quali legato in passato alla “Iside 2” – che avrebbero stretto un patto con la massoneria per l’accaparramento di appalti. Per attuare un certo progetto – si legge nell’ordinanza – il gruppo aveva tentato «di intervenire presso la Corte dei Conti, motivando tale scelta con la circostanza che, presso la struttura della magistratura contabile, prestava servizio un loro “fratello”».



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