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Il crollo del “Muro di Berlino”



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21.06.2019
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Il crollo del “Muro di Berlino”
Un altro esempio significativo risale all’89: crolla il “Muro di Berlino” e la parola d’ordine dei capi della ndrangheta agli “ambasciatori” stanziati in Germania ed in altri Paesi dell’Est è di comprare di tutto, immobili ed aziende in special modo. Ma l’organizzazione, rispetto ad altre presenti nello scenario del momento, è poco nota all’estero e, se qualche anno prima il presidente Pertini considerava “impronunciabile” in Italia il suo nome, figuriamoci le difficoltà fonetiche incontrate nel linguaggio teutonico.

Le autorità tedesche percepiscono comunque i segni preoccupanti dell’infiltrazione strisciante della criminalità italiana e lanciano l’allarme in ambito CEE. Nel vertice di Dublino del maggio dell’anno dopo – dichiarerà al Corriere della Sera (9.4.91) Claire Sterling, del Washington Post, che ne aveva seguito i lavori – viene infatti affrontato «il problema della possibilità che la mafia siciliana, sfruttando la prossima apertura del mercato unico, possa stabilire forme di connivenza con i gruppi terroristici addestrati in Occidente ed in particolare in Germania occidentale e con gli ex agenti di sicurezza dell’Est che ormai sono disoccupati: mezzo milione di uomini che conoscono tutti i canali del contrabbando, che per anni hanno fatto il mercato nero e sanno chi sono i corrotti e chi può essere corrotto. Ci sono indicazioni che la Stasi (Servizio segreto dell’ex Repubblica Democratica Tedesca, n.d.r.) stanno vendendo enormi quantità di armi e tecnologia a gruppi criminali, terroristici e alla mafia».




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