Antincendio C. I. 9 D. M. 10/03/1998



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Antincendio

C.I.9

D.M. 10/03/1998

D.M. 10/03/1998
Decreto Ministeriale 10 marzo 1998 - Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro.

(in Suppl. ordinario n. 64 alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 07 aprile 1998).

Preambolo

Articolo 1

Oggetto - Campo di applicazione.

Articolo 2

Valutazione dei rischi di incendio.

Articolo 3

Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio.

Articolo 4

Controllo e manutenzione degli impianti

e delle attrezzature antincendio.

Articolo 5

Gestione dell'emergenza in caso di incendio.

Articolo 6

Designazione degli addetti al servizio antincendio.

Articolo 7

Formazione degli addetti alla prevenzione incendi,

lotta antincendio e gestione dell'emergenza.

Articolo 8

Disposizioni transitorie e finali.

Articolo 9

Entrata in vigore
Allegato I

Allegato II

Allegato III - Omissis

Allegato IV - Omissis

Allegato V - Omissis

Allegato VI

Allegato VII

Allegato VII

Allegato IX

Allegato X

Allegato XI - Omissis
Preambolo

Il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale:

Visto il Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547;

Vista la Legge 26 luglio 1965, n. 966;

Visto il Decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577;

Visto il Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626;

Visto il Decreto Legislativo 19 marzo 1996, n. 242;

Vista la Legge 30 novembre 1996, n. 609;

In attuazione di quanto disposto dall'art. 13 del citato Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626;

Decreta
Art. 1. Oggetto - Campo di applicazione


1. Il presente decreto stabilisce, in attuazione al disposto dell'art. 13, comma 1, del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, i criteri per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro ed indica le misure di prevenzione e di protezione antincendio da adottare, al fine di ridurre l'insorgenza di un incendio e di limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi.

2. Il presente decreto si applica alle attività che si svolgono nei luoghi di lavoro come definiti dall'art. 30, comma 1, lettera a), del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato dal Decreto Legislativo 19 marzo 1996, n. 242, di seguito denominato Decreto Legislativo n. 626/1994.

3. Per le attività che si svolgono nei cantieri temporanei o mobili di cui al Decreto Legislativo 19 settembre 1996, n. 494, e per le attività industriali di cui all'art. 1 del Decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175 e successive modifiche, soggette all'obbligo della dichiarazione ovvero della notifica, ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano limitatamente alle prescrizioni di cui agli articoli 6 e 7.
Art. 2. Valutazione dei rischi di incendio
1. La valutazione dei rischi di incendio e le conseguenti misure di prevenzione e protezione, costituiscono parte specifica del documento di cui all'art. 4, comma 2, del Decreto Legislativo n. 626/1994.

2. Nel documento di cui al comma 1 sono altresì riportati i nominativi dei lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e di gestione delle emergenze, o quello del datore di lavoro, nei casi di cui all'art. 10, comma 1, del Decreto Legislativo n. 626/1994.

3. La valutazione dei rischi di incendio può essere effettuata in conformità ai criteri di cui all'allegato I.

4. Nel documento di valutazione dei rischi il datore di lavoro valuta il livello di rischio di incendio del luogo di lavoro e, se del caso, di singole parti del luogo medesimo, classificando tale livello in una delle seguenti categorie, in conformità ai criteri di cui all'allegato I:

a) livello di rischio elevato;

b) livello di rischio medio;

c) livello di rischio basso.
Art. 3. Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio
1. All'esito della valutazione dei rischi di incendio, il datore di lavoro adotta le misure finalizzate a:

a) ridurre la probabilità di insorgenza di un incendio secondo i criteri di cui all'allegato II;

b) realizzare le vie e le uscite di emergenza previste dall'art. 13 del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, di seguito denominato Decreto del Presidente della Repubblica n. 547/1955, così come modificato dall'art. 33 del Decreto Legislativo n. 626/ 1994, per garantire l'esodo delle persone in sicurezza in caso di incendio, in conformità ai requisiti di cui all'allegato III;

c) realizzare le misure per una rapida segnalazione dell'incendio al fine di garantire l'attivazione dei sistemi di allarme e delle procedure di intervento, in conformità ai criteri di cui all'allegato IV;

d) assicurare l'estinzione di un incendio in conformità ai criteri di cui all'allegato V;

e) garantire l'efficienza dei sistemi di protezione antincendio secondo i criteri di cui all'allegato VI;

f) fornire ai lavoratori una adeguata informazione e formazione sui rischi di incendio secondo i criteri di cui all'allegato VII.

2. Per le attività soggette al controllo da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco ai sensi dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, le disposizioni del presente articolo si applicano limitatamente al comma 1, lettere a), e) ed f).


Art. 4. Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio
1. Gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio sono effettuati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione nazionali o europei o, in assenza di dette norme di buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall'installatore.
Art. 5. Gestione dell'emergenza in caso di incendio
1. All'esito della valutazione dei rischi d'incendio, il datore di lavoro adotta le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformità ai criteri di cui all'allegato VIII.

2. Ad eccezione delle aziende di cui all'art. 3, comma 2, del presente decreto, per i luoghi di lavoro ove sono occupati meno di 10 dipendenti, il datore di lavoro non è tenuto alla redazione del piano di emergenza, ferma restando l'adozione delle necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio.


Art. 6. Designazione degli addetti al servizio antincendio
1. All'esito della valutazione dei rischi d'incendio e sulla base del piano di emergenza, qualora previsto, il datore di lavoro designa uno o più lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, ai sensi dell'art. 4, comma 5, lettera a), del Decreto Legislativo n. 626/1994, o se stesso nei casi previsti dall'art. 10 del decreto suddetto.

2. I lavoratori designati devono frequentare il corso di formazione di cui al successivo art. 7.

3. I lavoratori designati ai sensi del comma 1, nei luoghi di lavoro ove si svolgono le attività riportate nell'allegato X, devono conseguire l'attestato di idoneità tecnica di cui all'art. 3 della Legge 28 novembre 1996, n. 609.

4. Fermo restando l'obbligo di cui al comma precedente, qualora il datore di lavoro, su base volontaria, ritenga necessario che l'idoneità tecnica del personale di cui al comma 1 sia comprovata da apposita attestazione, la stessa dovrà essere acquisita secondo le procedure di cui all'art. 3 della Legge 28 novembre 1996, n. 609.


Art. 7. Formazione degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell'emergenza
1. I datori di lavoro assicurano la formazione dei lavoratori addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell'emergenza secondo quanto previsto nell'allegato IX.

Art. 8. Disposizioni transitorie e finali


1. Fatte salve le disposizioni dell'art. 31 del Decreto Legislativo n. 626/1994, i luoghi di lavoro costruiti od utilizzati anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, con esclusione di quelli di cui all'art. 1, comma 3, e art. 3, comma 2, del presente decreto, devono essere adeguati alle prescrizioni relative alle vie di uscita da utilizzare in caso di emergenza, di cui all'art. 3, comma 1, lettera b), entro 2 anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. Sono fatti salvi i corsi di formazione degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, ultimati entro la data di entrata in vigore del presente decreto.


Art. 9. Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Allegato I
LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO NEI LUOGHI DI LAVORO

1.1 - Generalità.

Nel presente allegato sono stabiliti i criteri generali per procedere alla valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro L'applicazione dei criteri ivi riportati non preclude l'utilizzo di altre metodologie di consolidata validità.


1.2 - Definizioni.

Ai fini del presente decreto si definisce:



  • Pericolo di incendio: proprietà o qualità intrinseca di determinati materiali o attrezzature, oppure di metodologie e pratiche di lavoro o di utilizzo di un ambiente di lavoro, che presentano il potenziale di causare un incendio;

  • Rischio di incendio: probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di accadimento di un incendio e che si verifichino conseguenze dell'incendio sulle persone presenti;

  • Valutazione dei rischi di incendio: procedimento di valutazione dei rischi di incendio in un luogo di lavoro, derivante dalle circostanze del verificarsi di un pericolo di incendio.


1.3 - Obiettivi della valutazione dei rischi di incendio.

La valutazione dei rischi di incendio deve consentire al datore di lavoro di prendere i provvedimenti che sono effettivamente necessari per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e delle altre persone presenti nel luogo di lavoro. Questi provvedimenti comprendono:



  • la prevenzione dei rischi;

  • l'informazione dei lavoratori e delle altre persone presenti;

  • la formazione dei lavoratori;

  • le misure tecnico-organizzative destinate a porre in atto i provvedimenti necessari;

  • la prevenzione dei rischi costituisce uno degli obiettivi primari della valutazione dei rischi. Nei casi in cui non è possibile eliminare i rischi, essi devono essere diminuiti nella misura del possibile e devono essere tenuti sotto controllo i rischi residui, tenendo conto delle misure generali di tutela di cui all'art. 3 del Decreto Legislativo n. 626.

La valutazione del rischio di incendio tiene conto:

  1. del tipo di attività;

  2. dei materiali immagazzinati e manipolati;

  3. delle attrezzature presenti nel luogo di lavoro compresi gli arredi;

  4. delle caratteristiche costruttive del luogo di lavoro compresi i materiali di rivestimento;

  5. delle dimensioni e dell'articolazione del luogo di lavoro;

  6. del numero di persone presenti, siano esse lavoratori dipendenti che altre persone, e della loro prontezza ad allontanarsi in caso di emergenza.


1.4 - Criteri per procedere alla valutazione dei rischi di incendio.

La valutazione dei rischi di incendio si articola nelle seguenti fasi:



  1. individuazione di ogni pericolo di incendio (p.e. sostanze facilmente combustibili e infiammabili, sorgenti di innesco, situazioni che possono determinare la facile propagazione dell'incendio);

  2. individuazione dei lavoratori e di altre persone presenti nel luogo di lavoro esposte a rischi di incendio;

  3. eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio;

  4. valutazione del rischio residuo di incendio;

  5. verifica della adeguatezza delle misure di sicurezza esistenti ovvero individuazione di eventuali ulteriori provvedimenti e misure necessarie ad eliminare o ridurre i rischi residui di incendio.


1.4.1 - Identificazione dei pericoli di incendio.

1.4.1.1 - Materiali combustibili e/o infiammabili.

I materiali combustibili se sono in quantità limitata, correttamente manipolati e depositati in sicurezza, possono non costituire oggetto di particolare valutazione.

Alcuni materiali presenti nei luoghi di lavoro costituiscono pericolo potenziale poichè essi sono facilmente combustibili od infiammabili o possono facilitare il rapido sviluppo di un incendio. A titolo esemplificativo essi sono:


  • vernici e solventi infiammabili;

  • adesivi infiammabili;

  • gas infiammabili;

  • grandi quantitativi di carta e materiali di imballaggio;

  • materiali plastici, in particolare sotto forma di schiuma;

  • grandi quantità di manufatti infiammabili;

  • prodotti chimici che possono essere da soli infiammabili o che possono reagire con altre sostanze provocando un incendio;

  • prodotti derivati dalla lavorazione del petrolio;

  • vaste superfici di pareti o solai rivestite con materiali facilmente combustibili.


1.4.1.2 - Sorgenti di innesco.

Nei luoghi di lavoro possono essere presenti anche sorgenti di innesco e fonti di calore che costituiscono cause potenziali di incendio o che possono favorire la propagazione di un incendio. Tali fonti, in alcuni casi, possono essere di immediata identificazione mentre, in altri casi, possono essere conseguenza di difetti meccanici od elettrici. A titolo esemplificativo si citano:



  • presenza di fiamme o scintille dovute a processi di lavoro, quali taglio, affilatura, saldatura;

  • presenza di sorgenti di calore causate da attriti;

  • presenza di macchine ed apparecchiature in cui si produce calore non installate e utilizzate secondo le norme di buona tecnica;

  • uso di fiamme libere;

  • presenza di attrezzature elettriche non installate e utilizzate secondo le norme di buona tecnica.


1.4.2 - Identificazione dei lavoratori e di altre persone presenti esposti a rischi di incendio.

Nelle situazioni in cui si verifica che nessuna persona sia particolarmente esposta a rischio, in particolare per i piccoli luoghi di lavoro, occorre solamente seguire i criteri generali finalizzati a garantire per chiunque una adeguata sicurezza antincendio. Occorre tuttavia considerare attentamente i casi in cui una o più persone siano esposte a rischi particolari in caso di incendio, a causa della loro specifica funzione o per il tipo di attività nel luogo di lavoro. A titolo di esempio si possono citare i casi in cui:



  • siano previste aree di riposo;

  • sia presente pubblico occasionale in numero tale da determinare situazione di affollamento;

  • siano presenti persone la cui mobilità, udito o vista sia limitata;

  • siano presenti persone che non hanno familiarità con i luoghi e con le relative vie di esodo;

  • siano presenti lavoratori in aree a rischio specifico di incendio;

  • siano presenti persone che possono essere incapaci di reagire prontamente in caso di incendio o possono essere particolarmente ignare del pericolo causato da un incendio, poichè lavorano in aree isolate e le relative vie di esodo sono lunghe e di non facile praticabilità.


1.4.3 - Eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio.

Per ciascun pericolo di incendio identificato, è necessario valutare se esso possa essere:



  • eliminato;

  • ridotto;

  • sostituito con alternative più sicure;

  • separato o protetto dalle altre parti del luogo di lavoro, tenendo presente il livello globale di rischio per la vita delle persone e le esigenze per la corretta conduzione dell'attività.

  • Occorre stabilire se tali provvedimenti, qualora non siano adempimenti di legge, debbano essere realizzati immediatamente o possano far parte di un programma da realizzare nel tempo.


1.4.3.1 - Criteri per ridurre i pericoli causati da materiali e sostanze infiammabili e/o combustibili.

I criteri possono comportare l'adozione di una o più delle seguenti misure:



  • rimozione o significativa riduzione dei materiali facilmente combustibili ed altamente infiammabili ad un quantitativo richiesto per la normale conduzione dell'attività;

  • sostituzione dei materiali pericolosi con altri meno pericolosi;

  • immagazzinamento dei materiali infiammabili in locali realizzati con strutture resistenti al fuoco, e, dove praticabile, conservazione della scorta per l'uso giornaliero in contenitori appositi;

  • rimozione o sostituzione dei materiali di rivestimento che favoriscono la propagazione dell'incendio;

  • riparazione dei rivestimenti degli arredi imbottiti in modo da evitare l'innesco diretto dell'imbottitura;

  • miglioramento del controllo del luogo di lavoro e provvedimenti per l'eliminazione dei rifiuti e degli scarti.


1.4.3.2 - Misure per ridurre i pericoli causati da sorgenti di calore.

Le misure possono comportare l'adozione di uno o più dei seguenti provvedimenti:



  • sostituzione delle sorgenti di calore con altre più sicure;

  • controllo dell'utilizzo dei generatori di calore secondo le istruzioni dei costruttori;

  • schermaggio delle sorgenti di calore valutate pericolose tramite elementi resistenti al fuoco;

  • installazione e mantenimento in efficienza dei dispositivi di protezione;

  • controllo della conformità degli impianti elettrici alle normative tecniche vigenti;

  • controllo relativo alla corretta manutenzione di apparecchiature elettriche e meccaniche;

  • riparazione o sostituzione delle apparecchiature danneggiate;

  • pulizia e riparazione dei condotti di ventilazione e canne fumarie;

  • adozione, dove appropriato, di un sistema di permessi di lavoro da effettuarsi a fiamma libera nei confronti di addetti alla manutenzione ed appaltatori;

  • identificazione delle aree dove è proibito fumare e regolamentazione sul fumo nelle altre aree;

  • divieto dell'uso di fiamme libere nelle aree ad alto rischio.


1.4.4 - Classificazione del livello di rischio di incendio.

Sulla base della valutazione dei rischi è possibile classificare il livello di rischio di incendio dell'intero luogo di lavoro o di ogni parte di esso: tale livello può essere basso, medio o elevato.



  1. Luoghi di lavoro a rischio di incendio basso.

Si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilità e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilità di sviluppo di princìpi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata.

  1. Luoghi di lavoro a rischio di incendio medio.

Si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata. Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio medio.

  1. Luoghi di lavoro a rischio di incendio elevato.

Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui:

  • per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilità di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilità di propagazione delle fiamme, ovvero non è possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio. Tali luoghi comprendono:

  • aree dove i processi lavorativi comportano l'utilizzo di sostanze altamente infiammabili (p.e. impianti di verniciatura), o di fiamme libere, o la produzione di notevole calore in presenza di materiali combustibili;

  • aree dove c'è deposito o manipolazione di sostanze chimiche che possono, in determinate circostanze, produrre reazioni esotermiche, emanare gas o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze combustibili;

  • aree dove vengono depositate o manipolate sostanze esplosive o altamente infiammabili;

  • aree dove c'è una notevole quantità di materiali combustibili che sono facilmente incendiabili;

  • edifici interamente realizzati con strutture in legno.

Al fine di classificare un luogo di lavoro o una parte di esso come avente rischio di incendio elevato occorre inoltre tenere presente che:

  1. molti luoghi di lavoro si classificano della stessa categoria di rischio in ogni parte. Ma una qualunque area a rischio elevato può elevare il livello di rischio dell'intero luogo di lavoro, salvo che l'area interessata sia separata dal resto del luogo attraverso elementi separanti resistenti al fuoco;

  2. una categoria di rischio elevata può essere ridotta se il processo di lavoro è gestito accuratamente e le vie di esodo sono protette contro l'incendio;

  3. nei luoghi di lavoro grandi o complessi, è possibile ridurre il livello di rischio attraverso misure di protezione attiva di tipo automatico quali impianti automatici di spegnimento, impianti automatici di rivelazione incendi o impianti di estrazione fumi.

Vanno inoltre classificati come luoghi a rischio di incendio elevato quei locali ove, indipendentemente dalla presenza di sostanze infiammabili e dalla facilità di propagazione delle fiamme, l'affollamento degli ambienti, lo stato dei luoghi o le limitazioni motorie delle persone presenti, rendono difficoltosa l'evacuazione in caso di incendio. Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio elevato.
1.4.5 - Adeguatezza delle misure di sicurezza.

Nelle attività soggette al controllo obbligatorio da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco, che hanno attuato le misure previste dalla vigente normativa, in particolare per quanto attiene il comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali, compartimentazioni, vie di esodo, mezzi di spegnimento, sistemi di rivelazione ed allarme, impianti tecnologici, è da ritenere che le misure attuate in conformità alle vigenti disposizioni siano adeguate. Per le restanti attività, fermo restando l'obbligo di osservare le normative vigenti ad esse applicabili, ciò potrà invece essere stabilito seguendo i criteri relativi alle misure di prevenzione e protezione riportati nel presente allegato.




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