Antonio Lazzarini Barnabei



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04.01.2018
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Antonio Lazzarini Barnabei

TK

Due parole prima di cominciare



Questa storia non è una storia del tutto originale .

Come apparirà evidente a chi abbia letto “ Carrie “ di Stephen King si tratta quasi di uno spin-off oppure di un sequel , per usare termini cinematografici .

L'idea di base nasce proprio dalla domanda “ cosa potrebbe succedere alla fine di “ Carrie “ dopo che il massacro sia stato compiuto dalla carnefice/vittima telecinetica e la burocrazia sia riuscita a insabbiare il tutto ? ”.

E' quindi una discendenza diretta ed una conseguenza del mio amore per il romanzo di King e sarebbe stupido far finta di niente .

Poiché al momento questo lavoro non ha scopi di lucro ma è scritto solo per il mio piacere e per quello eventuale del lettore la faccenda mi pare possa concludersi con questo riconoscimento esplicito e dovuto .

Se esisterà mai un'eventualità di pubblicazione commerciale o comunque di benefici economici nei riguardi del sottoscritto prenderò in considerazione gli aspetti giuridici .

Un'altra precisazione mi è d'obbligo : in questa storia si parla dei popoli israeliano e palestinese , tra gli altri , e voglio precisare che non è stata mia intenzione dare in questa sede giudizi morali o politici , tanto meno storici

Se questo fosse un saggio o un romanzo storico mi sarei documentato molto più in profondità e avrei sicuramente affrontato una questione tanto importante e tragica con altra precisione e altro rispetto alle persone che la vivono .

Questa è invece una storia di avventura e i cattivi di questa storia sono come il lupo cattivo delle favole : esistono in natura i lupi e di sicuro il “ lupo cattivo “ ne assume le caratteristiche naturali ma sarebbe stupidamente assurdo considerare il “ lupo cattivo “ come una rappresentazione veritiera dell'animale .

Le storie , le azioni e i comportamenti dei personaggi di questa storia non vogliono rappresentare quindi in alcun modo i popoli o le nazioni che esistono nella realtà.

Come all'inizio di molti film chiudo ricordando che nomi , luoghi e tutto quello che si legge in queste pagine non hanno alcuna attinenza con la realtà e sono solo frutto di fantasia .

“ E avere fede nelle stelle non lo so

se mi conviene , il vero volto delle

cose è al buio che si vede bene “


Marnero , Il Sopravvissuto

“Fate


Up against your will

Through the thick and thin

He will wait until

You give yourself to him”


Echo & The Bunnymen - The killing moon

A


Il 451 scivola spedito lungo la Palmiro Togliatti sulla corsia preferenziale .

Si sta belli stretti .

Italia osserva un po gli sfasciacarrozze alla sua sinistra , un po i passeggeri .

Ci sono parecchi studenti anche se non tanti come i vecchi e gli extracomunitari : le sembrano ridicoli vestiti come per andare in palestra e con le braghe basse a mostrare le mutande .

Quasi tutti hanno qualche ferraglia in faccia e , nonostante sia ormai molto comune , si ritrova ancora una volta disgustata .

L'autobus sferza di colpo e Italia va a sbattere contro un africano alto almeno tre volte lei : sta per scusarsi ma quello non se ne è nemmeno accorto , ha ancora gli occhi di sonno .

La sua , di ragazzina , si è piazzata nello snodo centrale del bus doppio e armeggia con uno di quei cosi che vanno tanto di moda , gli smarfon o come si chiamano .

Anche lei ha la ferraglia in viso , un puntino di metallo sotto il labbro .

Italia pensa che un autobus è un ottimo posto per osservare le leggi fisiche del mondo : la forza centrifuga che ti tira ad ogni curva , la forza d'inerzia , la gravità .

Se fosse un'insegnante porterebbe i suoi studenti su un autobus ad imparare le forze invisibili che ci circondano .

I ragazzini di quando andava lei a scuola erano molto diversi : tutto era diverso e in qualche modo tutto uguale .

Piedi scalzi e denti storti , alieni ai miracoli della scienza moderna .

Burro di arachidi e diarrea nonostante la guerra sia finita ormai da anni e la teoria è che è cominciata l'età dell'oro .

La Thomas Jefferson High School in un sobborgo di Jacksonville , in Florida , vecchi muri scrostati e il campo da baseball spelacchiato .

Quasi tutti neri e uno sparuto gruppetto di italiani , la seconda generazione di gente capitata per sbaglio in quell'intruglio infuocato di paludi .

Solo decenni dopo sarebbe cominciata l'invasione dei cubani che fuggivano da Castro .

Baracche di legno marcio nella parte povera della città , tra gli spari degli ubriachi e la puzza delle fogne all'aperto .

E corse a perdifiato e imprecazioni in un dialetto che li ha seguiti come un cagnolino nel nuovo mondo e lenzuola ad asciugare e vecchi che bevono da buste di cartone .

Persa nella nostalgia non si accorge di nulla se non quando tutto è già accaduto : l'autobus frena di colpo e lei si ritrova scagliata , insieme a parecchi altri passeggeri , tre o quattro metri avanti .

Quasi immediatamente parte il concerto dei clacson delle macchine dietro .

Incrocia lo sguardo del conducente e ci legge dentro una specie di shock : non sembra lo sguardo di chi ha appena fatto qualcosa ma l'incredulità di uno che viene salvato all'ultimo momento dal fato .

Si gira immediatamente a guardare Ilaria , la sua ragazzina , e la vede in piedi esattamente dove si trovava prima : guarda davanti a se , nel vuoto , ed è forse sollievo quella luce negli occhi ?

Non mi sono accorta di niente , pensa Italia : questo non vuol dire niente , sei vecchia e parecchio fuori allenamento ed eri persa in un sogno ad occhi aperti .

L'autobus riparte e lei sbircia in strada una donna vestita di nero , araba sicuramente , che stringe a se un bambino di sei o sette anni .

E' successo qualcosa ? Bastano veramente due sguardi a fare una prova ?

L'autobus arriva al capolinea : scendono tutti , compresa Ilaria che va a scuola , ma lei rimane nei paraggi : ha un mezzo sospetto che l'autista spillerà tutta la storia al primo collega che incontra .


Quando ti succede qualcosa di eccezionale , se è davvero successo qualcosa , hai bisogno di raccontarlo alla prima faccia amica che incontri : è un bisogno fisico , come se dovessi urinare .

Si avvicina alla piccola costruzione che ospita gli autisti , poco più di una roulotte col bagno , e aguzza le orecchie

Una voce da dentro nel momento in cui si apre la porticina e l'autista entra mentre si passa una mano sulla faccia .

“ Buongiorno “ augura una voce senza volto .

L'autista parla come se qualcuno avesse premuto il tasto di scorrimento veloce .

“ CiaochecestaMarneri ? “ tutto di un fiato .

“ No , siamo solo io e Roberto “ dice l'anonimo e Italia indovina una punta di curiosità latente .

“ Oh Robbè , ciao , non sai che m'è successo “ approccia l'autista mentre si chiude la porta alle spalle .

Italia si avvicina alla finestrella socchiusa .

“ Che è t'è successo Santarè ? Sei bianco come un cencio . “ dice quello che si chiama Roberto .

Le voci arrivano attutite dall'interno .

Italia fa finta di cercare qualcosa nella borsa .

“ Un regazzino , me s'è parato davanti , quasi lo metto sotto , nun puoi capì Robbè “ dice Santarelli con una voce alta e stridula , sempre a cento all'ora .

“ Eh “ fa l'altro con tono paternalistico “ che non ce lo so ? C'è capitato a tutti , na vorta o l'altra “ .

Italia se lo immagina grasso e di mezza età , stravaccato su una seggiola .

“ Ma che sai ? Famme dì “ protesta Santarelli sempre più concitato “ Il fatto è che io manco l'avevo visto sto cazzo de regazzino , me ne so' accorto solo all'ultimo . Nun l'ho premuto io il freno , Robbè . Quando ho abbassato il piede er pedale già stava giù e s'eravamo fermati . Hai capito , Robbè ? Stava giù . “

Rumore di passi nervosi .

Roberto non dice nulla .

“ Ahò , te sto a dì la verità , Robbè . Io non lo so com'è possibile ma io non l'ho premuto . Non ho frenato io , Robbè , me devi crede “ la voce ansima come il respiro di un grosso cane .
Evidentemente si è accorto che la solidarietà autobusesca del collega si è tramutata in scetticismo .

“ Senti Santarè … senti Augusto “ il tale Roberto parla staccando le parole “ Sta cosa t'ha un pò scombussolato , è normale , c'hai avuto no shock , io lo so come so ste cose . Mo se ne annamo ar bar e ti prendi qualcosa di forte e vedrai che stai meglio “ .

Italia ha sentito abbastanza : si allontana a passo lento tra gli autobus e l'asfalto , una vecchia gobba con una borsa nera più grande di lei .

Si dirige verso il bar anche lei , ha tutta la mattina prima che Ilaria esca di scuola .

Deve programmare bene tutto : questo è il momento che attende da più di vent'anni .

Forse da tutta la sua lunga vita .

La pioggia di settembre cade leggera sulle macchine della Tuscolana , sulla gente che cammina a passo svelto e si infila in metropolitana .

La pioggia cade leggera sulle rovine immobili .

La pioggia cade leggera su Roma e Roma va avanti , ignara di tutto .

Oggi è il 29 Settembre 2014 .

B

Se qualcuno chiedesse a Ilaria di cosa parla da mezz'ora il professore lei non saprebbe cosa rispondere : non sente una parola del professore e non sente nemmeno i vestiti bagnati attaccati alla pelle .



Si è fatta il tragitto fino a scuola sotto la pioggia dimenticandosi di avere l'ombrello nello zaino .

Si porta le mani alle tempie : le è scoppiato un mal di testa terribile che si aggiunge al mal di stomaco che le fa compagnia da sabato .

La sua compagna di banco , una ragazza bruttina che si chiama Laura , le sussurra se si sente bene .

“ Si , è solo un po di mal di testa “ risponde Ilaria con una stizza che non capisce .

La compagna riprende a prendere appunti .

Ho premuto io il pedale .

Non , non è possibile ,

Non l'ho premuto io .

L'ho premuto io .

No .


Nella sua mente questi due pensieri giocano a racchettoni da almeno un'ora e lei non riesce a pensare ad altro .

La scena le ripassa in testa per l'ennesima volta come proiettata al cinema .

Stava giocando alle colonnine sullo Smartphone , più che altro per evitare di pensare al mal di stomaco , sull'autobus che la portava a scuola .

Aveva sentito un grido che veniva dalla strada ( ma lo aveva sentito con le orecchie ? ) e aveva visto ( ma non con gli occhi , con gli occhi guardava le colonnine colorate sullo schermo ) un bambino che attraversava davanti all'autobus .

Aveva guardato verso l'autista e un pensiero le era balenato in testa come da una radio ( ma che chiedesse il divorzio allora , se non le va mai bene niente , non è mai contenta ) e poi non c'era stato più tempo .

Premi il freno aveva pensato e nella sua testa aveva visto il pedale che si abbassava : aveva sentito una resistenza enorme e qualcosa nella sua testa ( FLETTITI ) si era mosso .

L'autobus aveva inchiodato .

A quel punto si era resa conto che il suo cuore batteva ad una velocità pazzesca e la testa aveva cominciato a battere di dolore insieme al cuore .

Era stata lei , sicuro , l'autista non si era reso conto di niente , bastava guardare quella faccia pallida nel finestrino retrovisore .

No , è impossibile .

Ci deve essere un'altra spiegazione .

Hai allucinato tutto .

Hai cominciato una scuola nuova dove non conosci nessuno e hai avuto il primo ciclo due giorni fa : sei sotto un grosso stress e ti sei immaginata tutto .

Avrebbe potuto restarsene a casa se avesse voluto ma aveva preferito andarsene a scuola .

Si immaginava lei e suo padre al tavolo della cucina a parlare delle sue prime mestruazioni : lui avrebbe evitato di sentirsi stupido con le solite frasi fatte ( ormai sei una donna eccetera eccetera ) e sarebbero rimasti in silenzio a non guardarsi .

Poteva benissimo sopportare un po di mal di stomaco e da un certo punto di vista si era sentita orgogliosa : aveva comprato gli assorbenti più di un anno prima e aveva fatto anche alcune prove .

Era fluito parecchio sangue ma sapeva che era normale la prima volta : si era molto informata ed era sicura di saperne molto più di suo padre .

( l'hai premuto tu )

Ilaria si porta di nuovo le mani alla testa : il dolore è sempre più insopportabile , pulsa come un cavallo al galoppo .

Il professore , che si chiama Enrico Prà , nota per la prima volta quella ragazzina in seconda fila con la faccia così bianca .

Interrompe il suo discorso su Saffo e i mille altri pensieri che nel frattempo gli girano in testa mentre la bocca va in automatico : insegna latino e greco antico ormai da sette anni .

Come si chiama ? See , e chi lo sapeva , dopo appena dieci giorni di scuola è impossibile .

“ Ehi , ti senti bene ? “ si avvicina un po “ Come ti chiami ? “ .

“ Ilaria Del Frate , professore . Ho solo un po di mal di testa . “

Ilaria si sente addosso tutti gli sguardi della classe : ti odio brutto schifoso pelato , fattiicazzituoi , pensa .

“ Forse dovresti andare in bagno a rinfrescarti un attimo “ riprende il professore con tono scettico “ O vuoi che chiami l'infermiera ? “

Vaffanculo , urla Ilaria nella sua testa . Ti odio , a te e anche a tutti questi stronzi che mi fissano .

“ No , davvero , non è niente “ Una nausea prepotente le sta salendo in gola e la testa è un masso ardente di dolore . Si alza su due gambe che sembrano due spaghetti mosci .

“ Allora , io vado in ba.. “ comincia e poi vede tutto nero .

Quando tocca per terra è già incosciente : almeno non ho vomitato , è stato il suo ultimo pensiero .

Il Professor Prà ha un bel daffare per governare la classe nella mezz'ora seguente .

“ Non è niente , è solo svenuta , qualcuno vada a chiamare l'infermiera per favore “ Forse si droga ? pensa : ma non mi sembra proprio il tipo e poi capita a tutti di svenire , anche a te è capitato un paio di volte . Pressione bassa . “ State seduti ragazzi , per favore . Adesso si riprende , Non è successo nulla “ . La ragazza sanguina da un taglio sul sopracciglio : perlomeno non ha beccato lo spigolo di un banco o di una seggiola .

Una ventina di minuti dopo la situazione è più tranquilla : l'infermiera ha messo un cerotto sulla ferita della ragazzina che nel frattempo ha ripreso conoscenza .

Gli hanno dato un po di acqua e zucchero e si è deciso che l'infermiera l'avrebbe accompagnata al pronto soccorso con la sua automobile , per fare qualche controllo .

“ Mi raccomando , Ilaria “ la congeda il professor Prà che si chiede che cazzo volesse dire quel “ mi raccomando “ e perché l'abbia pronunciato .

Per forza poi i ragazzi ti trattano come uno scemo , se dici scemenze .

La sua ora di lezione è finita e si va a prendere un caffè ; mentre fuma una sigaretta sta già raccontando tutta la storia alla professoressa Mariotti di matematica .

C


Italia si guarda intorno nervosa nella speranza , ormai piuttosto debole , di vederla sbucare dal portone di ferro assieme agli altri studenti .

Non c'è .

E' il suo primo pensiero .

L'hanno presa . Erano sull'autobus e l'hanno presa .

Questo è il suo secondo .

Continua a scrutare il flusso degli studenti ma ormai sono tutti usciti .

Hai pensato a tutto ma a questo non ci hai pensato . Eh ?

Anni e anni e adesso che fai ?

Se l'hanno presa a quest'ora è già cibo per vermi .

Stai calma , non andare nel panico .

Possono essere successe un sacco di cose che tu non sai : forse sono andati a fare una visita oppure è dovuta andare a casa prima per qualsiasi motivo .

Considera se convenga provare a chiedere a qualcuno dei ragazzini ( sono la nonna di Ilaria , la sto cercando ma non la vedo . Sapete aiutarmi ? ) ma non la convince .

Non vuole correre nessun rischio .

Si incammina verso la fermata dell'autobus : si sarebbe appostata sotto casa sua , era il meglio che potesse fare considerate le circostanze .

Si rende conto dopo una decina di minuti di laborioso marciapiede di tenere inconsciamente incrociate indice e anulare della mano destra .

Le persone che non credono in qualche religione incrociano le dita : è una cosa stupida ma non c'è molto altro da fare contro forze che non puoi controllare .

Durante il viaggio in autobus , che le pare interminabile , ricorda tutti gli anni della sua discreta sorveglianza : immagini le balenano davanti agli occhi , Ilaria appena nata , a tre anni nella piscinetta gonfiabile , in chiesa al funerale della madre con gli occhi rossi di lacrime , con lo zaino mentre esce da scuola da sola .

Ma soprattutto un'immagine le è rimasta impressa : un passeggino ai limiti di un picnic e quattro pigne che volteggiano insicure sopra la testa di un neonato .

Nessuno si era accorto di niente , giocavano tutti a carte . Ma lei le aveva viste quelle pigne che fluttuavano sopra il passeggino di una bambina , esattamente come le api di plastica che aveva sopra la culla .

Finalmente arriva a casa di Ilaria , un condominio in Via dei Platani , e vede il furgone del padre parcheggiato al solito posto .

Dopo cinque minuti l'uomo esce : ha il volto preoccupato ma non disperato , non l'espressione di qualcuno che ha perso una figlia e non sa dove sia .

Si è sentita male . Ma certo , era logico , che scema che era stata a non pensarci .

Sa benissimo che soprattutto le prime volte si sta male : la testa ti scoppia e il cuore si mette a galoppare disperato .

E' stata male e suo padre è andata a prenderla a scuola .

Che stupida .

Forse sono troppo vecchia per tutto questo : forse ormai è troppo tardi per me .

E se non tu , chi ?

Vecchia o non vecchia sei l'unica speranza per quella ragazzina e per tutti quelli come voi .

Il furgone del padre se n'è andato .

Forza , vecchia . Agisci . Smettila di commiserarti . Va a suonare quel campanello .

E piano piano quella vecchina piegata in due dalla scoliosi si avvicina al portone e si incammina verso l'ascensore .

D


Ilaria poggia la testa sul sedile della Panda dell'infermiera e chiude gli occhi .

Il mal di testa dissolto come una bolla di sapone .

Anche il mal di stomaco si affievolisce .

L'infermiera le sorride e le chiede come si sente .

“ Molto meglio , grazie “ .

Di fatto pensa che sia inutile andare al pronto soccorso ma questo non lo dice : è felice di sottrarsi alle domande e agli sguardi dei compagni di scuola .

Cazzo , nemmeno un mese di scuola e già ha dato motivo alle sue compagne di spettegolare su di lei .

I maschi si sarebbero scordati tutto per nel giro di qualche ora ma le femmine c'avrebbero ricamato per giorni : quella è anoressica non vedi quanto è magra , quella si crede chissà chi non parla con nessuno , quella non si sa vestire e nemmeno truccare , quella la mattina si fuma le canne l'ho vista io .

E via cosi' .

Odia sentirsi al centro di quel tipo di attenzioni .

A volte si spaventa di quanto la solitudine sia un'oasi di serenità che desidera con troppa frequenza .

E' in giro la sera e sogna il momento in cui sarà nel letto sotto il piumone .

E' a fare compere e non vede l'ora di tornare a casa a rifugiarsi nel divano , la televisione accesa ed una scatola di biscotti .

Torna a casa e incrocia le dita sperando che suo padre abbia deciso di uscire con gli amici e che la casa sia solo per lei .

“ Sei mai svenuta prima ? “ le chiede l'infermiera .

“ No , non mi è mai successo “ l'intimità della macchina la spinge a dire la verità “ ma ho avuto le prime mestruazioni questo fine settimana e in più con la scuola nuova e il resto … immagino si sia trattato dello stress . “

In più mi immagino le cose , pensa .

“ Le tue prime mestruazioni ? “ L'infermiera è sorpresa “ Non è un po tardi ? “

“ Beh , si , tutte le mie amiche le hanno già da un pezzo “ dice con un sorrisetto di scusa e abbassando gli occhi .

Si era sentita un bel po strana e , tanto per cambiare , sola e diversa , per questa storia : non arrivavano mai e Giorgia le aveva da prima di compiere tredici anni .

Eppure non si era confidata nemmeno con la nonna , figuriamoci con papà .

Si era informata su Internet e telefonando ad un servizio gratuito dell'ospedale .

“ Inusuale , si “ dice l'infermiera “ ma niente di male in fondo . Meglio tardi che mai .”

Si , meglio tardi che mai , conclude Ilaria .

“ Comunque facciamo solo una TAC e poi te ne vai a casa .”

Telefona a suo padre dall'ospedale : è più gentile possibile al telefono ma lui le fa venire i nervi e suppone che si senta nonostante i suoi sforzi .

Suo padre ripete come un disco rotto almeno dieci volte la stessa domanda .

“ Ma come stai ? Come ti senti ? “con un'angoscia ridicola che la fa arrabbiare .

E lei a ripetere diecimila volte “ Bene , papà , è stato solo uno svenimento “ .

Alla fine le esce un “ bene , papà ! “ pieno di frustrazione , uno sbuffo rabbioso .

Lui cambia subito tono ( non mi picchiare Buana ) , la rassicura che arriva subito e attacca.

Ilaria si sente una stronza : suo padre la fa incattivire senza che sappia bene il perché e odia quando lui se ne accorge e prende quel tono da cane bastonato .

La fa sentire come una sadica che si diverte a torturare un bambino .

Lo aspetta all'orribile bar dell'ospedale insieme all'infermiera.

“ La TAC è negativa Signor Del Frate “ cinguetta l'infermiera e sbatte le palpebre come una gatta in calore : la sua professionalità si è evaporata non appena lo ha visto entrare .

Ilaria sa che suo padre è bono , come le fanno notare ogni volta le sue compagne , ma sa anche che le donne impazziscono soprattutto per il suo sguardo da cucciolone , quegli occhi marroni da bambino spaurito .

Esattamente quello sguardo che la fa incazzare tutte le volte .

Alla fine riescono a mollare l'infermiera che ormai sbava e si avviano verso casa sul Jumpy rosso .

Dopo un paio di tentativi suo padre mette della musica : un gruppo che canta in inglese con dei chitarroni cacofonici .

E cresci papà , pensa Ilaria , ma non dice nulla .

Da qualche parte della sua mente ci sono ancora due pensieri che giocano a racchettoni ( l'hai premuto/non l'hai premuto ) .

La politica del silenzio le va benissimo .

A casa deve combattere un'altra battaglia per convincerlo a tornarsene al lavoro : vado a riposarmi , si , sono un po stanca , no , mi sento bene , si , qualsiasi cosa ti chiamo sul telefonino , siii , mi sento bene papà ed avanti cosi' per un tempo interminabile .

Adesso è finalmente sola in casa , uno dei suoi più grandi piaceri , e dopo mangiato guarda un reality di ragazze americane giovanissime che rimangono incinta .

Adesso puoi rimanere incinta anche tu , si sorprende a pensare .

E di chi ? domanda una voce sarcastica nella sua testa .

Non ce l'ha il ragazzo e i suoi contatti con il sesso maschile sono stati quasi inesistenti : quelle poche volte che qualcuno ci ha provato con lei , un'espressione schifosa , lei si è chiusa a riccio , come una rocca inespugnabile .

Li guardi con gli occhi calmi e indifferenti e non sanno più cosa fare .

Niente sarcasmo , niente rabbia , niente risatine stupide .

Basta guardarli con occhi da pesce e non sanno più che fare , se non dirti alle spalle che sei una stronza .

Ilaria si mette più comoda sul divano .

Sta pensando di accendere il computer per controllare Facebook quando squilla il campanello .

E chi è adesso ?

Forse Giorgia : l'avrà saputo da qualcuno della mia classe ed è passata a trovarmi .




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