Appunti del seminario



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07.01.2018
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Appunti del seminario
UNA COMUNITA’ CHE ACCOGLIE: SPAZI, TEMPI E STRUMENTI DELL’ INTEGRAZIONE CULTURALE
Vimercate, 5 aprile 2003
Intervento della Professoressa ZANNI

Le scuole all’interno del Progetto Stars hanno fatto un percorso che è quello di preparazione di un modello base del Protocollo d’accoglienza. Esso è stato condiviso con i presidi e i referenti durante la riunione fatta il 28/2/2003 presso l’ITIS di Vimercate. Il modello base è costruito su delle procedure che sono state condivise, ma ogni scuola è libera di procedere al proprio interno con materiali, argomentazioni e con strumenti diversi. La cosa importante è che gli strumenti generali siano il punto di riferimento di tutta la nostra attività. Quando due anni fa è partito il Progetto STARS avevo detto che era necessario integrarsi con il territorio, ma soprattutto dialogare e dare noi stessi delle indicazioni perché fino ad allora eravamo stati abituati ad essere solo i destinatari. Ora siamo cresciuti anche all’interno del territorio e siamo arrivati alla stesura di queste linee-guida per l’elaborazione del protocollo d’accoglienza. Non deve esistere tuttavia solo un protocollo d’accoglienza scolastico, ma anche un protocollo d’accoglienza territoriale. Il Circondario a cui noi facciamo riferimento è il numero 10 ed è composto da 21 scuole e dal Centro Territoriale Permanente di Arcore.




Intervento della Signora Marisa Vergani. Presidente CdA ASC Offertasociale

L’incontro di oggi è un altro piccolo tassello che viene ad aggiungersi ad un insieme di iniziative che stanno coinvolgendo il territorio e in particolare i comuni e le scuole e tutto quanto si muove intorno ad essi. Io qui rappresento Offertasociale che è l’azienda che abbiamo costituito come comuni del Vimercatese e del Trezzese (in tutto sono 29!) a partire da quest’anno, ma già con un accordo di convenzione con Vimercate come comune capofila, per gestire in maniera unitaria e condivisa tutto quello che il territorio richiede. Infatti si è visto che da una parte le azioni delega rallentano gli interventi e dall’altra non c’è nessun comune che riesca da solo affrontare tutta una serie di tematiche che sono spesso anche onerose e difficili.

La Regione Lombardia ci ha dato la possibilità di portare avanti in maniera unitaria e condivisa una serie di progetti, iniziative ed interventi. Senza il suo appoggio, i comuni più piccoli non sarebbero mai stati in grado di usufruire di molte valide opportunità che vengono offerte dalle agenzie presenti sul territorio.All’interno di Offertasociale non vi sono delle discussioni ideologiche o di parte, ma c’è l’assunzione di una responsabilità di tutti quanti di fronte ai problemi e quindi una scelta condivisa sul come affrontarli. Per quanto riguarda le politiche di accoglienza e di integrazione degli immigrati, siamo partiti nel ‘97/ ’98 con Extra.Com, il primo progetto che ha coinvolto il territorio. e le scuole nella mediazione culturale. Esso si è sviluppato sul territorio con iniziative legate ad altri progetti es: SIMSALABIM che si rivolge alle mamme con bambini piccoli .

Extra.Com era inizialmente rivolto ai giovani, in particolare a quelli facenti capo a Spazio Giovani di Vimercate e Burago, poi è cresciuto e ha coinvolto le scuole. Nel frattempo erano partiti i primi tentativi di costituire, all’interno dei comuni, una convenzione (grazie anche a Stefano Redaelli) per mettere insieme le esigenze di territori molto diversi.(189.000 abitanti in tutto!)

Abbiamo ottenuto finanziamenti come massimo dalla Regione e con essi e stato attivato il primo STARS di 7 (poi diventati 8!) sportelli sul territorio. Si tenga presente che ogni sportello raggruppa 3 o 4 comuni. Attualmente siamo giunti alla seconda edizione di Stars e Offertasociale ha ottenuto per esso il massimo dei finanziamenti possibili.

All’interno del piano di zona è stato costituito un tavolo di lavoro “Nuove Povertà”. A questo tavolo di lavoro partecipano esperienze del volontariato, i sindacati, ecc.. Vi è un forte impegno delle amministrazioni comunali rivoltosoprattutto al problema della casa. E’ prevista l’assegnazione di 50000 euro alle associazioni di volontariato per costituire un fondo di locazione a tutela delle politiche abitative. Questi fondi saranno assegnati a persone che non potranno concorrere alle graduatorie comunali per l’assegnazione di un alloggio. Più precisamente verranno assegnati 5000 euro a famiglia o a persona - come massimo - per intervenire nel caso di affitto oneroso. L’associazione si assumerà però l’impegno di seguire le persone immigrate sia nel processo di integrazione e socializzazione all’interno della comunità sia nella restituzione alle amministrazioni comunali di tale somma appena ciò sarà loro possibile.




Intervento della Professoressa Maria Zanni

Vorrei accennare brevemente a quello che è stato il percorso storico che ha caratterizzato il lavoro di questo gruppo territoriale. Tutto è partito da un convegno fatto il 13/5/2000, sostenuto dal Distretto Scolastico e voluto da un gruppo di insegnanti, perché cominciavano ad arrivare nel vimercatese molti ragazzi immigrati. A questo convegno si è discusso delle varie esperienze. Hanno parlato le associazioni di volontariato e abbiamo avuto delle indicazioni generali sui dati che caratterizzavano il fenomeno immigratorio nel nostro territorio. Il Comune di Vimercate ha finanziato il progetto che ha dato l’avvio a un corso aperto a tutti i docenti del territorio ed è stata fatta una pubblicazione in cui sono state raccolte sia le iniziative del convegno sia l’iniziativa del corso d’aggiornamento. In maniera trasversale è uscito il ruolo dei mediatori culturali. E’ infatti stato fatto un corso di formazione anche per loro! Volevamo creare delle risorse territoriali e quindi abbiamo fattoistituito un corso per le mamme e per gli studenti. L’idea era quella di creare uno scambio di informazioni tra i mediatori ed i docenti perché fino a quel momento i mediatori e i docenti avevano lavorato solo in maniera parallela. Il 5 aprile 2001 abbiamo proposto un gruppo territoriale e vi hanno aderito 30 persone. Da allora abbiamo sempre lavorato insieme. Abbiamo creato un sito (www.brianzaest.it) e abbiamo steso il modello base del protocollo. Abbiamo frequentato anche il corso organizzato dalla provincia a Concorezzo, incentrato sulle tematiche legate all’immigrazione, e abbiamo conosciuto il Professor Bettinelli che oggi è qui e ci parlerà del binomio scuola/territorio.



Intervento del Professor Bettinelli

Il titolo del mio intervento è “Accoglienza e integrazione fra scuola e territorio”.

Per affrontare questo discorso dobbiamo tenere presenti 3 punti:


  1. Consapevolezze che dobbiamo avere riguardo all’integrazione dei minori stranieri e in generale dei cittadini immigrati

  2. Linee d’azione per una politica sociale sul territorio adeguata ed efficace a carattere integrativo.

  3. Gli ambiti e i punti di attenzione per la progettazione e la realizzazione di interventi integrativi fra scuola e territorio.

Spesso quando si pone l’attenzione sull’integrazione, sull’accoglienza, sulla presenza degli immigrati stranieri tra noi si passa quasi subito ad un discorso di interventi, di azioni, di iniziative da realizzare e si mette un po’ in secondo piano quello che invece è l’elemento conoscitivo della situazione.

Gli insegnanti vogliono la “ricetta” per insegnare l’italiano ai bambini stranieri, ma ciò è molto limitante perché rischia di enfatizzare aspetti che poi, sulla base dell’esperienza, possiamo dire che non siano così importanti. Per quanto riguarda le consapevolezze che dobbiamo avere, occcorre che in sostanza si esca da una visione riduttiva da un lato e puramente compensativa dall’altro del rapporto scuola/extrascuola. Che cosa si intende con i termini “riduttiva” e “compensativa”? La riduttività si ha quando noi, di fronte alla presenza di alunni stranieri e dei loro genitori, siamo convinti che il nostro compito sia quello di insegnar loro solo l’italiano. Si viene così ad interpretare il bisogno principale di questi alunni come una carenza dell’Italiano come L2. Non si pensa invece che i bambini ed i ragazzi che immigrano hanno una storia precedente. Sono persone che spesso hanno competenza scolastiche a volte anche superiori rispetto ai compagni (vedi i bambini cinesi, spesso bravissimi in matematica). Sono persone infatti che hanno delle competenze ma che, per qualche tempo, non hanno le parole per comunicarle e noi non possiamo coglierle. Per un certo lasso di tempo è quindi riduttivo pensare che il problema sia solo la lingua italiana, anche perché in realtà la gente che emigra lo fa per stare meglio, per sfuggire alla guerra, per trovare lavoro ecc, e quindi gli obiettivi di un progetto migratorio sono obiettivi molto complessi e l’apprendimento di una lingua seconda è funzionale al raggiungimento di questi obiettivi. A che cosa serve imparare una lingua seconda se poi nel territorio queste persone vivono separatamente dagli italiani, esclusi, visti male ecc.?

L’altro aspetto di cui dobbiamo renderci conto è che occorre superare una visione puramente compensativa. Se la scuola non ha le risorse per insegnare l’italiano come lingua 2, si contatteranno i comuni e le associazion. Questa è la visione compensativa del problema. La scuola ha poche risorse allora va a chiedere a enti presenti sul territorio di subentrare per risolvere le carenze all’interno del sistema scolastico. Alcune scuole per esempio non sono in grado di dar vita ad una progettualità flessibile di istituto che usi almeno le risorse disponibili. Per esempio il contratto di lavoro per le insegnanti di scuola elementare consente di concentrare delle ore di insegnamento in 26 ore settimanali per alcune settimane e poi ridursi progressivamente a seconda del contratto. Tali ore possono essere utilizzate nella scuola elementare quando arriva un bambino straniero ed è necessario un intervento iniziale più massiccio sfruttando le ore di compresenza. E’ possibile quindi realizzare un progetto di prima accoglienza sfruttando queste ore disponibili.

Il rapporto scuola /territorio non può essere basato su delle rigidità reciproche: da una parte la scuola demanda tutto al territorio e dall’altra il territorio chiede alla scuola di di effettuare il tempo pieno per non dover creare centri giovanili o luoghi di incontro extrascolastici.

Riduttivismo e approccio compensativo sono dunque la pars destruens nel processo di integrazione. Passiamo ora alla pars construens. Essa consiste nel vedere qual è il fine del lavoro fatto con i bambini stranieri e con i loro genitori.

(Il relatore, rivolgendosi al pubblico in sala, pone la seguente domanda) Qual è in sostanza il fine dell’azione scolastica e del territorio verso gli immigrati? (seguono numerosi interventi in risposta a tale sollecitazione)


  • Integrazione, apprendimento e raggiungimento di obiettivi educativi

  • Condivisione, farsi carico del prossimo in difficoltà

  • Conoscenza reciproca, comprendersi anche senza condividere

  • Mettersi in relazione

  • Ridurre la diversità

  • Accettare la diversità salvaguardando però i diritti universali dell’individuo ( non accettando per esempio l’infibulazione femminile)

Quando si parla di integrazione si vede che da un lato c’è l’accettazione senza condivisione e dall’altro c’è la riduzione delle differenze. Allora ci si chiede quale sia il modo migliore perché sullo stesso territorio possano convivere individui appartenenti a lingue, religioni e culture diverse senza che si creino conflittualità.

Una risposta possibile può essere con lassimilazione.Cerchiamo cioè di creare una base il più possibile comune. E’ meglio che gli immigrati si assimilino il più possibile alla cultura del Paese che li ospita

Un altro versante è quello del multiculturalismo. Creiamo solo le regole per una convivenza pacifica.

Possiamo dire che vi sono elementi integrativi all’interno della poitica sociale solo quando tutti coloro che vivono nello stesso territorio hanno pari opportunità di realizzazione personale, economica, culturale, ecc. In questo senso quando parliamo di integrazione, dobbiamo tener conto che essa è:



  • Multidimensionale

  • Un processo retto da una progettualità intenzionale e non casuale.

  • Un processo a due vie

Per quanto concerne l’integrazione scolastica è opportuno andare a vedere attraverso una statistica quale sia il tasso di successo e di insuccesso scolastico: ritardi, promozioni, ripetenze. Se si scopre che un certo settore della popolazione - nel nostro caso gli studenti immigrati- ha un tasso di ripetenza distante dalla media del resto della popolazione, significa che non vi sono pari opportunità.

Lo stesso discorso può essere fatto a proposito dell’integrazione sociale. Ci si può chiedere per esempio: dove abitano gli stranieri? Le loro abitazioni sono le stesse della media della popolazione o abitano in tuguri? Di certo possiamo dire che né l’integrazione economica né quella politica sono di competenza della scuola.

La scuola non esaurisce l’aspetto dell’integrazione culturale ma per l’integrazione sociale essa può fare molto. Per integrazione culturale si intende conoscenza da parte degli immigrati della lingua e della cultura italiana, ma anche valorizzazione e dignità della lingua e della cultura d’appartenenza.

Tutte queste dimensioni per l’integrazione sono tra loro collegate. Se la situazione economica di una famiglia è pesante (vive in un tugurio, i genitori non ricevono uno stipendio dignitoso) è necessario attivare delle politiche sociali perché in quel caso non è possibile risolvere tutto a scuola.

L’integrazione è un processo retto da una progettualità intenzionale. Essa si realizza se si attivano dispositivi per favorirla. Se un bambino immigrato arriva a scuola e lo si lascia a se stesso secondo il principio darwiniano del “nuota o affoga”, di sicuro questo minore non riuscirà ad integrarsi basandosi solo sulle sue forze. L’integrazione passa attraverso fasi diverse. Ci sarà la fase di prima accoglienza, ma a questa seguirà una fase più specifica nella quale si controllerà il livello di integrazione raggiunto. Spesso la scuola accoglie il bambino straniero più o meno bene a seconda del punto di vista relazionale, scolastico ecc. In un secondo momento, però dopo la prima fase di alfabetizzazione, si deve affrontare un problema assai più complesso: l’insegnamento-apprendimento della lingua dello studio. Essa è una lingua astratta, decontestualizzata, nella quale si usano le parole per spiegare le parole. E’ una struttura più complessa anche sintatticamente, è anche un lessico specifico delle varie discipline. In essa parole uguali possono avere significato diverso. Individuare nel testo ciò che è essenziale e ciò che non lo è diventa difficoltoso. Ci vogliono da 4 a 7 anni per imparare a farlo. Quindi l’integrazione scolastica passa attraverso fasi molto articolate, ma anche attraverso fasi di evoluzione personale che devono fare i conti con le aspettative della famiglia. Queste ultime non sempre sono concordanti con quelle della scuola.

La famiglia può anche temere di perdere il figlio perché questi rischia di italianizzarsi troppo. L’integrazione è un processo a due vie. Non sono solo gli immigrati che si devono integrare ma sono anche gli autoctoni che devono favorire il loro processo di integrazione. Quando un immigrato arriva in Italia si trova a dover scegliere tra due possibilità. Da una parte vuole mantenere i legami e le appartenenze e dall’altra può voler instaurare relazioni consistenti con gli autoctoni. Di fatto esistono vari percorsi possibili.

Se vogliono mantenere rapporti con il gruppo maggioritario (gli italiani) e allo stesso tempo desiderano mantenere le proprie caratteristiche, essi iniziano un percorsodi acculturazione e di INTEGRAZIONE. Mantengono la propria religione, la propria lingua, gli usi e i costumi del proprio paese ma, al tempo stesso fanno propri anche tutti quelli del paese ospitante.

C’è però chi decide di mantenere i legami con le proprie appartenenze e di non instaurare invece relazioni con gli autoctoni. Si parlerà in questo caso di SEPARAZIONE. A questo riguardo si deve aggiungere che spesso i genitori non tengono conto delle esigenze dei propri figli, i quali potrebbe non riuscire a vivere questa separazione senza traumi. Il progetto migratorio infatti non deve essere solamente parentale – familiare, occorre tener presenti anche le esigenze dei figli.

C’è poi il processo di ASSIMILAZIONE. Esso si attua quando si vuole dimenticare la propria provenienza. Si può parlare anche di mimetismo e ciò si osserva soprattutto nei bambini che si vergognano di esprimere la propria appartenenza perché capiscono che attorno a loro non c’è rispetto nei confronti della propria cultura. Assumono perciò una posizione mimetica che non permette loro di costruire un’ identità. Il vergognarsi di una parte di sé consistente come quella dell’appartenenza, dell’origine familiare ecc., non permette loro di costruire un edificio identitario valido che faccia fronte alle avversità della vita. A questo proposito la scuola ha un ruolo determinante. Essa non deve permettere che l’alunno si possa mai vergognare della propria appartenenza e al tempo stesso ogni istituzione scolastica non deve neppure interpretare l’identità dei singoli solo appiattita sull’appartenenza del ruolo originario.

Se da un lato il percorso di integrazione ha a che fare con la decisioni più o meno consapevoli degli immigrati, che possono optare per scegliere un modello piuttosto che un altro, dall’altro però gli immigrati devono fare i conti con le scelte degli autoctoni. Se dall’altra parte non c’è niente che favorisca l’integrazione, si può infatti arrivare alla SEPARAZIONE: ci si vergogna delle appaertenenze e nello stesso tempo non si trova negli autoctoni una disponibilità ad accogliere gli immigrati.

La via che viene dal paese può essere una via basata su indicazioni legislative e normative e da questo punto di vista possiamo dire che finora la politica sociale del nostro paese sia di tipo fortemente integrativo e interculturale.

Non c’è però solo la normativa, ma ci sono anche i comportamenti concreti degli italiani, dei servizi scolastici, sociali e dei servizi in generale. L’integrazione è il risultato di tutte queste variabili che non è detto che si incontrino sempre. Occorre però avere la consapevolezza che se per noi l’integrazione è un obiettivo importante, potrebbe non esserlo per l’immigrato o viceversa.

La scuola gioca un ruolo importante in tutto ciò. Essa favorisce l’integrazione scolastica, ma anche sociale attraverso iniziative spesso rivolte anche ai genitori degli studenti immigrati.

C’è poi un altro punto fondamentale da tener presente quando si parla di integrazione ed è l’integrazione vista come aspetto personale. Essa consiste nell’aiutare i bambini ed i ragazzi stranieri a costruire la propria identità personale attraverso l’esperienza della scuola.. L’identità si costruisce attraverso la relazione con gli altri. Il fatto è che i minori stranieri hanno a che fare con le aspettative dei genitori e con appartenenze originarie diverse. Il primo passaggio è quello di non permettere mai che si instaurino meccanismi di vergogna rispetto alle appartenenze. Per farlo occorre dare visibilità a queste ultime, con la consapevolezza che le appartenenze debbano essere superate. L’identità della persona infatti non deve mai essere appiattita sull’appartenenza.

Occorre avere una prospettiva integrata perché vi sia integrazione. Si deve tenere conto di vari aspetti. In primo luogo si deve prestare attenzione alla differenziazione: di fronte a bisogni specifici bisogna dare risposte specifiche. Perciò se l’alunno straniero non sa parlare italiano, gli verrà insegnata questa lingua oppure se si considera l’integrazione sociale un obiettivo strategico, bisognerà creare momenti integrativi meticci, eterogenei (oratorio, centri ricreativi ecc.) Su tale argomento c’è un interressante testo di qualche anno fa che si intitola “Alunni a scuola e stranieri in città”. Occorrono quindi risposte differenziate. Alcune competono alla scuola, altre al territorio, altre ancora a una progettualità comune ma integrata fra le varie agenzie. L’importante è che vi sia una conoscenza reciproca tra le varie agenzie che si occupano degli studenti stranieri presenti sul territorio (oratorio, ufficio stranieri,ecc.). Gli enti locali possono agire su settori che non sono prettamente scolastici, ad esempio: il sostegno all’inserimento scolastico doposcuola, moduli di preparazione prima dell’inizio della scuola, moduli di rinforzo, orientamento e percorsi di formazione e di istruzione. Queste risorse devono essere integrate con le risorse del territorio, soprattutto l’orientamento perché per esempio nella scuola superiore vi è spesso il rischio di vedere ragazzi che vengono rinviati da una scuola ad un’altra.

Un altro aspetto è l’aggregazione extra-scolastica. E’ importante costituire spazi meticci.

Anche il supporto all’integrazione culturale e sociale dei genitori degli alunni stranieri e degli adulti stranieri in generale è molto importante. Sarebbe auspicabile per esempio chegli stranieri fossero presenti anche durante le varie manifestazioni che normalmente vengono svolte in occasione delle varie sagre di paese per dare visibilità alla loro cultura. Spesso vengono anche attivati corsi di alfabetizzazione per le donne che per esempio al mattino accompagnano i propri figli a scuola.

Ci sono in alcuni casi anche occasioni di incontro tra cittadini italiani ed immigrati, servizi di mediazione culturale, formazione per educatori ed insegnanti su modelli educativi, sui processi di integrazione, sulle azioni di supporto scolastico. Queste ultime vengono realizzate non solo dalle istituzioni scolastiche, ma anche dalle amministrazioni comunali, provinciali e regionali per esempio per la preparazione degli operatori dei servizi sanitari, educativi e scolastici.

I minori stranieri sono spesso “Come un pesce fuor d’acqua” (è questo il titolo di un interessante testo sull’immigrazione di qualche anno fa). Essi devono affrontare una sfida. Le sfide sono opportunità per migliorare, ma possono anche costituire situazioni di rischio. Spesso i minori stranieri devono affrontare la sfida di vivere in due culture diverse – la scuola e la casa- senza aver scelta perché i genitori hanno deciso di portarli in Italia. Ci sono bambini che si rifiutano persino di parlare o che imparano a parlare ma poi dimenticano la propria lingua e non riescono più a tenere i legami con i parenti e gli amici rimasti nel paese di origine. Reggere lo sconforto per la separazione è molto difficile per questi bambini: è per loro una sfida !

I bambini riescono a superarla se vi sono attorno a loro dei meccanismi di protezione: Essi vengono dati dal contesto e soprattutto dalla scuola.



Intervento dell’ins. Mina Bacchetti - Centro Risorse Educazione Interculturale di Monza

I CREI sono opportunità territoriali nate alcune anni fa. Sono quasi tutte a Milano ma ve ne sono alcune anche in provincia (Monza, Rho) e offrono al territorio un servizio di raccolta delle esperienze più significative fatte dalle scuole. Purtroppo molto spesso accade che il materiale, per l’accoglienza dei bambini stranieri e non, prodotto dalle varie istituzioni scolastiche, non venga opportunamente divulgato. Invece gli insegnanti hanno l’opportunità di segnalare al Crei le proprie esperienze che poi verranno raccolte negli archivi del centro.

Abbiamo infatti una bibliografia di circa 1280 testi che sono quanto di più recente vi è per quanto riguarda l’intercultura:


  • Libri Centro COME, Ismu e tutto ciò che le case editrici producono

  • Giochi (memory, tombole ecc)

C’è un accordo con il Comune di Monza grazie al quale vengono promossi corsi d’aggiornamento per insegnanti e operatori. Proponiamo alle scuole il metoto dell’apprendimento cooperativo, uno spazio di dialogo, un laboratorio di italiano. Ci sono relazioni con i servizi sociali e le agenzie presenti sul territorio (oratorio, volantariato, ecc.) Il Comune di Monza individua dei mediatori culturali e linguistici da affiancare a quei bambini che parlano lingue lontanissime dalla nostra. I mediatori affiancano gli insegnanti per una ventina di ore e offrono la propria consulenza anche alle famiglie di questi alunni.
(La relatrice parla poi in veste di insegnante di scuola elementare e comunica l’esperienza fatta per l’accoglienza di un bambino straniero che per molto tempo si è rifiutato di parlare. E’ stato così creato un percorso sulla fiaba per aiutarlo a costruire una propria identità e a sbloccare questo mutismo preoccupante.) Raccontare una fiaba che parla di un viaggio fatto dal protagonista potrebbe costituire un messaggio importante per gli alunni stranieri. Il viaggio verrebbe letto come un’esperienza positiva, un cambiamento. In queste fiabe il bambino immigrato può trovare se stesso facilmente, identificandosi con il protagonista.

(Vengono mostrati dei lucidi di disegni fatti dai bambini per illustrare la “favola dei tre fagioli”).



C’era una volta una famiglia che viveva in un paese lontano. Era molto povera perciò il figlio più grande decise di intraprendere un viaggio per andare a cercar fortuna. Si mise tre fagioli in tasca e partì. (I fagioli sono ciò che uno porta con sé, le sue tradizioni ,ciò a cui si è legati!) Il giovane arrivò in una fattoria e chiese ospitalità perla notte, ma il fattore non fu d’accordo(difficoltà che si incontrano quando si arriva in un nuovo paese!) Durante la notte la gallina del fattore mangiò i tre fagioli e il giovane chiese che gli venisse data la gallina. Il ragazzo si recò poi in un’altra fattoria e qui, durante la notet, un maiale, mangiò la gallina. Il ragazzo chiese allora al fattore che gli venisse dato il maiale. Il giorno seguente il giovane arrivò in una nuova fattoria, ma durante la notte un cavallo imbizzarrito uccise il maiale con una zoccolata. Il ragazzo chiese questa volta che gli venisse dato il cavallo. In quel periodo scoppiò una grande guerra e il giovane partì con il suo cavallo e andò acombattere. Poiché compì gesta valorose, il re gli diede delle monete d’oro. Finalmente egli potè così far ritorno a casa.

 Il ragazzo parte povero ma si arricchisce in esperienze. Il viaggio è stato per lui un’esperienza positiva, un’occasione di crescita. Grazie a questa fiaba il bambino che per molto tempo si era rifiutato di parlare, è riuscito a raccontare la sua esperienza di migrazione.



Intervento del Professor Luigi Grandi. Dirigente SMS Vimercate

Sono rimasto molto colpito dagli interventi dei relatori, i quali ci hanno offerto nuovi spunti di riflessione e nuovi strumenti.

Mi ha fatto piacere sentire che il problema dell’accoglienza non si esaurisce nell’insegnamento dell’italiano come lingua2 allo studente immigrato, bensì nel riconoscerlo e aiutarlo a crescere con quelle attenzioni e quelle cure di cui si è parlato durante questo nostro incontro.

Oggi nel nostro territorio non ci sentiamo più soli rispetto a questo problema. Il CREI è stato sempre un supporto molto valido per noi. Il Progetto STARS facilita moltissimo l’integrazione sociale e offre una serie di servizi esterni che hanno una ricaduta immediata ed efficace anche all’interno dell’ambito scolastico. Rivolgerci allo sportello STARS ci ha facilitato la comunicazione e l’avvio di una serie di procedure che hanno consentito di regolarizzare l’inserimento e di avere una costante consulenza rispetto ad ogni piccolo problema che comportasse la conoscenza delle normative del nostro paese ma anche di quelle del paese di provenienza dell’alunno.

Anche il Comune di Vimercate è per noi una risorsa fondamentale perché ci dà l’occasione di avere il supporto di un mediatore a scuola oltre ai finanziamenti per consentire di pagare anche delle attività aggiuntive per gli stranieri. La Caritas spesso accompagna la famiglia in difficoltà.

Anche il COI (Centro Orientamento Immigrati) ci ha dato spesso delle risorse. Non sono pochi inoltre i referenti presenti nelle scuole. C’è poi il Distretto con il Signor Crippa che tiene le fila delle varie iniziative per facilitare i vari momenti di incontro. Ringrazio anche la Professoressa Zanni e il Circondario10.



Intervento della Professoressa Zanni

All’interno dello STARS è stato creato uno spazio di documentazione non solo in rete, ma anche uno spazio più fisico, un luogo di ritrovo e di incontro.E’ una sorta di laboratorio di idee dei docenti e di proposte di incontro con i mediatori. Si vorrebbe creare una rete di mediatori territoriali e soprattutto un legame continuo tra mediatori, docenti e organizzatori esterni. E’ necessario per questo che i nostri incontri continuino anche per consolidare un legame tra i vari ordini di scuola.


Intervento di Stefano Redaelli – Coordinatore Progetto STARS

Il progetto STARS lavora sui 29 comuni dei due distretti di Vimercate e Trezzo. Ciò che è stato fatto, oltre alla formazione e all’aggiornamento di mediatori culturali, è stata la costituzione di una banca dati a disposizione di tutti gli enti locali, dei mediatori e anche in ambito ospedaliero (Pronto Soccorso, reparto di pediatria). Sono stati attivati inoltre degli sportelli di orientamento al servizio territoriale rivolti ai cittadini stranieri. Ci sono 8 sportelli in 29 comuni. La rete degli sportelli costituisce un osservatorio privilegiato perché ha il vantaggio di essere sistematico: tutte le settimane c’è uno sportello aperto che raccoglie molte informazioni.. Lo sportello non è un servizio in sé, ma è un servizio di accompagnamento al sistema dei servizi locali. Esso orienta ai servizi pubblici, ma più in generale, al sistema dei servizi territoriali di volontariato. Gli sportelli riguardano i temi del permesso di soggiorno,della sanatoria, dell’accesso alla casa e in parte il tema del lavoro. Uno sportello si trova presso il CTP di Arcore e si interessa in particolar modo del riconoscimento dei titoli di studio e dell’orientamento, dell’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo. Lo STARS continua a collaborare con la scuola ed è stato creato un centro di documentazione e aggiornamento professionale. Queste iniziative non sono destinate ai lavoratori della scuola ma a tutti gli operatori presenti sul territorio.









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