Appunti riguardo l’ “Apollo di Gaza”



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Appunti riguardo l’ “Apollo di Gaza”

Il Giovedì 17 Aprile 2014, presso il Nuovo Circolo degli Scacchi a Palazzo Rondinini, per il ciclo “Conversazioni in biblioteca” si è affrontato il tema del ritrovamento del cosiddetto “Apollo di Gaza”. La ricostruzione di tutti gli eventi riguardo la scoperta è stata seguita da un'attenta analisi del bronzo che ne ha stabilito la possibile datazione e la vera natura del soggetto rappresentato.
La relazione è stata accolta col massimo interesse, tanto da sfociare, pochi giorni dopo, in un incontro a cena col dr. Ravenna, consigliere del Ministro per i Beni Culturali.
Il Martedì 14 Ottobre 2014, presso la Casa dell'Aviatore di Viale dell'Università, per il gruppo Accademia del Lions Club di Roma si è svolta la Conferenza: “L'Apollo di Gaza tra archeologia e politica estera”.
La presentazione ha riscosso notevole successo di pubblico, tanto che le domande si sono protratte fino al termine della cena che ha seguito la conferenza.
Mercoledì 4 Febbraio 2015, presso la sala conferenze del Club UNESCO di Roma, si è tenuta la conferenza “L'Apollo di Gaza tra archeologia e politica estera”. La sala era gremita. La conferenza è stata preceduta da un'introduzione che ha illustrato la scarsa professionalità e le inesattezza delle notizie pubblicate dalla stampa italiana riguardo le vicende del ritrovamento.
Nota inviata dal Presidente del Club Unesco:
Caro Edoardo,
volevo ringraziarti ancora, in modo immenso e pieno di gratitudine, per la splendida lezione che ci ha dato ieri. Veramente grazie, anche da parte di tutti i soci e di tutte le persone presenti. Sono rimasti entusiasti di te.
Un abbraccio e grazie veramente, Carla.

Domenica 19 Luglio 2015, presso la manifestazione “Lungo il Tevere - un fiume di cultura” per l'Associazione Culturale La Vela d'Oro, viene tenuta la conferenza: “Tra Archeologia e Politica Estera: la vera storia dell'Apollo di Gaza”. La presentazione ha ottenuto notevole successo di pubblico e le domande sono andate oltre l'orario previsto.
Seguono alcuni appunti preparati per le conferenze.

Apollo di Gaza”
Kouros: scultura greca arcaica, rappresentante un giovane uomo in piedi nell'atto di compiere un passo in avanti.
La prima comparsa di queste figure in pietra sembra coincidere con la riapertura, intorno al 672 a.C, dei contatti commerciali, con l'Egitto a seguito della conquista dell'Assiria da parte del regno del Nilo.
Quegli scultori greci che erano venuti in contatto con la statuaria egizia, iniziarono a produrre sculture in pietra di grandi dimensioni.
Al contrario di quelle egizie, queste sculture non avevano un ruolo specificatamente religioso: loro funzione era quella di marcare le tombe e rappresentare donatori, divinità od atleti.
Ricordiamo che il primo attributo della scultura egizia era il superamento dell'apparenza visibile e l'affermazione della realtà ideale, non registrare il mutabile, ma fissare l'immutabile.
Per capire meglio questo atteggiamento di fronte all'opera d'arte, ci viene in soccorso il moderno dibattito tra l'astratto ed il figurativo. Nel suo manifesto, Kandinsky sottolinea come l'arte debba manifestare l'intuizione dell'universo al di là dell'esperienza, superare il mondo dei sensi per interpretare pienamente quelle forze invisibili che sono le uniche veramente reali.
In quest'ottica, l'arte dell'antico Egitto si volgeva non all'apparenza, sempre cangiante, deperibile e mortale, quanto alla realtà, immutabile, perfetta ed eterna: affermazione di una realtà ideale e non rappresentazione degli aspetti visibili del mondo. Tutto ciò che è mutante, deperibile, episodico ed effimero viene perciò eliminato dall'immagine.
Per questo la scultura dell'antico Egitto, come d'altronde la pittura, tendeva alla conservazione. I modelli erano stati codificati già durante i periodi delle prime dinastie quando la forma geometrica veniva vista come principio ideale.
Una volta trovata la formula giusta, non vi era più motivo di cambiarla: ciò spiega perché, fattezze del viso a parte, la scultura egizia sia rimasta sempre identica a se stessa.
L'artigiano non è dunque libero di riprodurre la realtà quale la vedono i suoi occhi. Lo scopo di queste opere era o celebrativo, oppure sostitutivo, nel senso di far rivivere magicamente la persona rappresentata.
In Egitto, la teoria del bello puntava al monumentale, al fine di tradurre l'illimitato, l'incommensurabile, la grandezza e la maestà degli dei e del Faraone.
Seguendo i prototipi egiziani, le prime sculture greche erano rappresentazioni cubiche di figure in piedi, ancora concepite per una presentazione frontale: mostravano spalle larghe, fianchi stretti, braccia attaccate al corpo, pugni solitamente chiusi, ginocchia rigide ed il piede sinistro leggermente avanzato. Lievi asimmetrie animano però questa stilizzazione geometrica e consentono già di intravvedere una tendenza verso il raggiungimento della verità organica delle forme.
Col passare del tempo, l'arte greca si affranca dalla soggezione verso l'Oriente. Inizia la stagione della grande statuaria, mirante a tradurre l'idea della vita, del movimento e dell'espressione.
La figura umana si libera gradualmente da preoccupazioni di carattere architettonico e si affaccia l'idea del movimento. Le gambe e le braccia iniziano a distaccarsi dal corpo senza che lo scultore si preoccupi della fragilità dell'opera. Si delinea sempre più chiaramente la fisionomia delle membra e della muscolatura.
Vediamo comparire la presenza di una vita fatta per sentire e per agire, che si manifesta nell'ingrandimento degli occhi, delle orecchie e, in seguito, nell'accentuazione di un sorriso. Ci troviamo alla presenza del volume reale di un corpo che sia annuncia con tutta la sua muscolatura pronto ad agire.
In questo spirito di ricerca, tipicamente greco, assistiamo ai primi tentativi di interpretare particolari elementi anatomici, mentre la semplificazione geometrica delle linee lascia percepire la struttura del corpo. Sono ambizioni di un'arte che ha preso coscienza della sua padronanza tecnica e che cerca di tradurre l'idea della vita, del movimento e dell'espressione.
Questo spiega la preferenza data alla statuaria in bronzo, a partire dal V sec. a.C.
Padroneggiate durante il corso del VI sec. a.C. le tecniche di fusione, anch'esse importate dall'Oriente, si svilupperà un'imponente statuaria in bronzo. Questo materiale, al contrario della pietra, rifletteva la luce piuttosto che assorbirla e consentiva una maggior plasticità, indispensabile nell'elaborazione delle forme e nella ricerca dell'armonia.
Elemento tipicamente greco, oltre a questa ricerca d'armonia ed elaborazione delle forme, è l'indipendenza della statua dall'architettura e l'affermazione della personalità dello scultore, o del personaggio rappresentato. Altra caratteristica del tutto ellenica è quel senso di misura e di ragionevolezza, del voler portare ogni cosa alla scala e alle proporzioni umane.
Durante il periodo arcaico compare l'alfabeto e vengono fissati i due grandi ordini architettonici: il dorico e lo ionico. Il mondo greco, che nel frattempo andava espandendosi attraverso un vasto movimento di colonizzazione, entra in una fase di grande fermento intellettuale e politico che sboccerà in una feconda attività di pensiero filosofico, diretta a spiegare razionalmente i fenomeni della natura. I Legislatori, dal canto loro, lotteranno per un più giusto equilibrio delle Istituzioni. L'uomo diventa il metro di ogni cosa.

Nel 594, Solone pone un freno alle ambizioni smisurate dell'aristocrazia. Le sue riforme ristabiliscono ordine e armonia nella comunità di Atene e danno un senso di misura all'agire politico. Dopo la tirannia dei Pisistratidi, si assiste il tentativo democratico di Clistene (510 a.C.). In un clima di riforma politica e morale, viene sottolineata l'importanza dell'uguaglianza di fronte alle leggi.


Questo eccezionale sviluppo di attività creativa coinvolgerà anche l'arte e la poesia. Pindaro ed Eschilo lasciano scritti che ci mettono in guardia dai pericoli insiti in tutti gli eccessi. L'arte si umanizza e diventa ancor più chiaro come sia l'uomo ad esser il centro di ogni cosa.
Agli albori del V sec. a.C. incombe sul mondo greco la minaccia Persiana. Molti scultori, che avevano le loro botteghe nei centri costieri dall'Asia Minore, decidono di trasferirsi nelle maggiori città greche.
Chioma maschile: il trattamento ornamentale dei capelli era privilegio aristocratico che si conserverà oltre la fine del VI sec. a.C.
Sorriso arcaico e occhio a mandorla: traducono un senso di apertura alla vita, accompagnato all'impazienza di esprimersi e di agire. Uniscono l'umano al divino.




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