Architettura gotica 1200 – 1300



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ARCHITETTURA GOTICA 1200 – 1300
L’aggettivo gotico nel Rinascimento equivaleva a barbaro, barbarico, tedesco. Fra i primi ad usarlo in tal senso ci furono Raffaello e Rabelais. L’architettura gotica non ha nulla di barbarico e nemmeno di tedesco dato che i primi esempi sorsero nell’Ile de France, verso la metà del sec. XII. La costruzione della cattedrale di Parigi ha inizio nel 1163.

Il gotico muove da concezioni estetiche diverse dal romanico e da diverse esperienze spirituali che operano una necessaria evoluzione dei mezzi pratici. L’architettura gotica è frutto di una nuova sensibilità, questo modo di costruire si ribella ad ogni senso di misura in una linea di espansione verso q.cosa di indeterminato e di infinito, una specie di corsa verso l’illimitato: i pilastri sembrano fasci di tendini in tensione, archi rampanti con ritmo quasi ossessivo nelle due direttrici: orizzontale e verticale.

A tutt’altra esigenza spirituale risponde la chiara solennità della chiesa romanica, nella quale lo spazio, ritmato lentamente, ha pilastri massicci, sembra premuto da pareti gravi, quasi oppresso dalla bassa copertura a volta, nelle chiese romaniche, come nella basilica paleocristiana, prevale l’andamento orizzontale, in quella gotica lo slancio verticale.

Le strutture romaniche assumono aspetti massicci, perché in esse prevalgono i valori volumetrici e di massa.

Le strutture gotiche si riducono sostanzialmente ad un tessuto di linee scattanti, energetiche, veloci e quindi danno vita ad una complessiva vibrazione lineare in senso verticale.

CHIESA GOTICA : divisione spaziale in 3 o 5 navate, transetto poco sporgente. Attorno al presbiterio sviluppa un deambulatorio continuo sul quale s’affacciano cappelle disposte radicalmente. La facciata mostra spesso 2 torri angolari che accentuano il dinamismo verticale dell’insieme. Lo slancio ascensionale è accentuato dai profili acuti dei pinnacoli e delle guglie.

GOTICO IN ITALIA: assai diverso appare l’aspetto del gotico italiano, dopo che fu importato in Italia centrale dagli ordini monastici dei Benedettini.

Un radicato senso plastico induce gli architetti nostrani a prediligere tuttavia i massicci pilastri, la compattezza cortine murarie perimetrali.

In Italia gli aspetti dell’architettura gotica variano da regione a regione sia per l’origine di tradizioni locali sia per il diverso temperamento dei maestri, sia per le varie influenze di determinate forze artistiche straniere . Ex S. Maria Novella

Nel XII secolo si effettua un accentuato distacco che dà vita ad un movimento artistico nel quale si è voluto riconoscere la prima manifestazione del Rinascimento mentre appartiene spiritualmente ed esteticamente ad una visione sempre medievale : quello del gotico italiano


NICOLA PISANO : scultore (Pulpito del Battistero di Pisa), è un tipico interprete del gotico italiano che è molto diverso da quello degli altri paesi. Infatti in Italia non viene mai meno quel sostrato classico che deriva dalla tradizione greco-romana e che coincide coll’affermarsi di un nuovo senso di spiritualità e di umanità per effetto del movimento francescano.


PITTURA 1200

Cimabue, Duccio di Boninsegna e Cavallini si mostrano per certi lati ancora devoti alla tradizione bizantino-romana anche se la loro attività si protrae fino ai primi lustri del sec. XIV. Ma in alcuni di essi una maggiore incisività o inquietudine della linea preannuncia già il gotico.



Cimabue e Cavallini non si svincolano dalle premesse stilistiche tradizionali, ma avvertono sollecitazioni ed un rinnovamento radicale del linguaggio figurativo e vengono a trovarsi in una posizione intermedia, orientati verso il plasticismo e l’espressività che trionferanno nella pittura di Giotto. Nell’arte bizantina i valori plastici venivano negati, annullando lo spazio con in fondi aurei, nella seconda età d’oro dell’arte bizantina, i personaggi non erano più presentati in posizioni rigidamente frontali, ma venivano ambientati in uno spazio che si andava arricchendo d’allusioni naturalistiche (rocce, alberi, ecc), lo stesso fondo si scioglieva in un dilagare di blu abbagliante e tendeva a diventare spazio, anziché parete fulgente dietro le figure. Insieme con la realtà vista nelle sue apparenze sensibili, gli artisti tornavano ad osservare l’uomo come essere capace di azioni fisiche e spirituali e non di sola estatica contemplazione.

DUCCIO DI BONINSEGNA


Opere: Maestà del Duomo di Siena – Madonna Rucellai

Per comprendere bene l’atteggiamento stilistico di Duccio teniamo presente che egli nacque a Siena, città aperta agli influssi gotici, per quegli assidui scambi di cultura che avvenivano all’ombra dell’abbazia benedettina di San Galgano. I monaci portavano dalla Francia oggetti di oreficeria, libri sacri miniati che erano il prodotto del gotico più genuino. Duccio che pur s’alimenta alla fonte dell’arte bizantina, è portato a ad assecondare le tendenze gotiche per questo usa una linea fluente che talvolta appare ine…. Negli orli aurei delle vesti; per questo allunga le immagini e le rende meno corpose di quelle di Cimabue. Rimangono bizantine le striature auree delle vesti e soprattutto la meccanica regolarità della composizione nella Maestà, nella quale i personaggi si assiepano senza lasciare intervalli di spazio. Figure fuori dal tempo e dallo spazio  arte bizantina

Luci multicolori, stesso fondo roccioso usato da Giotto. Arte con un’altra potenza narrativa e sa trasmettere l’emozione dell’evento.

PIETRO CAVALLINI (Roma 1240-1330)


Lavorò a Roma, nel Regno di Napoli (vi si trasferì a causa della rarefazione di commissioni a Roma per il trasferimento della sede papale ad Avignone) e forse in Umbria. Purtroppo nulla è sopravvissuti alla prima attività del pittore (incendio 1823 di San Paolo fuori le Mura)

Spettava al Cavallini il compito di rimuovere il formulario bizantino ormai stanco e logoro. L’iconografia è sempre bizantina ma più semplice e più agile Egli è una figura centrale nel quadro dell’attività artistica romana del 2° duecento e dei primi anni del 300. Per conferire alle figure saldezza plastica ricorre al chiaroscuro e crea attorno ad esse l’illusione prospettica degli stalli (sedie). Mantiene il fondo aureo ma concepisce immagini forti di disegno e le immette in paesaggi concreti. Le figure ricevono energico risalto dal chiaroscuro cioè dalle ombreggiature che si posano sui volti, s’addentrano nei gorghi delle pieghe delle vesti e contrastano con le parti investite dalla luce. Così il senso del volume è ottenuto grazie al contrasto luminoso. Le novità gotiche lasciano indifferente il Cavallini il quale trae alimento dalla civiltà figurativa romana, dall’arte bizantina e dalle conquiste di Cimabue. Ritrovò certi sostanziali elementi della pittura antica come il rilievo modo medievale d’intendere l’arte classica.



Opere: Affreschi Chiesa Santa Cecilia in Trastevere (Giudizio Universale con il Redentore circondato dagli Angeli e due gruppi di Apostoli), San Paolo fuori le Mura (Atti degli Apostoli e Scene tratte dall’Antico Testamento), S. Giorgio in Velabro (affreschi absidali), S. Maria in Aracoeli (Frammento della Cappella Savelli e lunetta della tomba del Cardinal Matteo d’Acquasparta solenne impostazione delle figure classicheggianti), S. Maria in Trastevere (6 episodi a mosaico con la Vita della Vergine e Madonna tra SS. Pietro e Paolo – tutte queste decorazioni si basano sull’ordine e sulla semplicità monumentale della composizione, la costruzione dell’ambientazione abbandona i modelli bizantina e si trasforma in qualcosa di reale con architetture e spazi vissuti, la tecnica del mosaico rende ad adeguarsi a quella dell’affresco con l’uso di tessere minute Cavallini mira ad ottenere la stessa fluidità della pennellata), Palazzo dei Priori di Perugia (affreschi della Sala dei Notari), S. Domenico Maggiore (affreschi della Cappella Brancaccio 1308, Storie dei SS Andrea e Giovanni, Il Martirio di San Giovanni Evangelista e una Crocifissione), S. Maria Donnaregina (decorazione della navata, dell’arco trionfale e della Cappella Loffredo 1317).

CIMABUE (Firenze 1240 – 1302) Cenni di Pepe il suo vero nome

Il soprannome Cimabue allude probabilmente all’orgoglio eccessivo di Cenni di Pepo.

La pittura di Cimabue conclude l’epoca ell’egemonia dell’arte bizantina. In effetti egli resta fedele ai canoni della tradizione bizantina ma portandola alla sua massima capacità espressiva e svolgendo un’innovativa ricerca sulle forme e sul colore  indicando così a Giotto la strada. Egli introduce delle novità fondamentali nell’arte trecentesca. Nell’arte di Cimabue è indubbia la sopravvivenza di residui bizantini non solo nei fondi aurei e nelle vesti, ma anche nel tipo fisico di certe figure. La tendenza a rappresentare la realtà e quindi la profondità spaziale lo porta a dar vigore plastico alle immagini, vigore che egli consegue ricorrendo al chiaroscuro cioè alle ombreggiature e al gioco prospettico degli oggetti. La linea di Cimabue serve come contorno e come nesso per isolare nello spazio il volume dei corpi ottenuto col chiaroscuro. Cimabue è il primo pittore italiano che cerca di creare una tridimensionalità nei suoi quadri La cronologia degli affreschi eseguiti ad Assisi non è stabilita. L’importanza di questa grande scuola dal 1280 al 1300 è immensa. Cimabue iniziò le decorazioni in nuovo stile derivato dall’arte bizantina ma dotato di una potente inflessione “occidentale”. L’ampiezza della CROCIFISSIONE, la sua folla abilmente raggruppata, il turbinio solenne degli angeli. Tutti gli artisti del 1300 hanno subito l’influenza di Cimabue, fra di loro ci fu Duccio, l’iniziatore della pittura senese.

Opere : Chiesa di San Domenico (Crocifisso tempera su tavola il Cristo ancora pietrificato nella tensione) – Basilica di Assisi (decora il transetto insieme a Duccio di Boninsegna e Giotto, Crocifissione, 4 Evangelisti) – S. Maria degli Angeli ad Assisi ( San Francesco , il primo che si stacchi dai modelli tardo-bizantini) – Chiesa di S. Croce a Firenze (Crocifisso con un corpo mosso da una nuova sensibilità) - Uffizi (Madonna di S. Trinita) – Cattedrale di Pisa (San Giovanni a mosaico)



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