Architettura moderna vs architettura attuale (Secondo Moneo in “L’altra Modernità”) Differenze esistenti tra l’Architettura Contemporanea



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02.12.2017
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ARCHITETTURA MODERNA VS ARCHITETTURA ATTUALE

(Secondo Moneo in “L’altra Modernità”)

Differenze esistenti tra l’Architettura Contemporanea (cioè quella che pubblicano oggi le riviste e che maggiormente suscita il nostro interesse) e quell’altra che alcuni anni fa si chiamava “moderna” (a cui ci si riferiva come paradigma di progresso).

Moneo identifica 7 concetti basilari:

  1. SPAZIO. La nozione di spazio ha perduto la sua condizione sostanziale e non è più il punto di partenza del progetto. Lo spazio non è più all’origine dell’azione progettuale così come Bruno Zevi illustra chiaramente in “Saper vedere l’architettura” citando Wright e Le Corbusier. In termini fenomenologici e sensoriali lo spazio è ovviamente ancora presente nell’architettura attuale, ma il progetto non è più elaborato (come p.e. nel Guggenheim di Wright) partendo dallo spazio. Di conseguenza la pianta che era lo strumento metodologico principale del controllo dello spazio dell’Architettura Moderna ha perso il suo ruolo cardine per essere sostituita da altri strumenti di rappresentazione (vedi punto 7).

  2. LINGUAGGIO E MATERIALI. Si può affermare che nell’architettura contemporanea i materiali sono l’alternativa al linguaggio nell’architettura classica e moderna. Dal secolo XV al XX l’architettura è stata dominata dagli ordini con tutta la loro grammatica. Tutti gli elementi e le figure del codice linguistico sono riferibili agli ordini. Successivamente l’Architettura Moderna escluse gli ordini dal proprio linguaggio concentrandosi sulla ricerca di altre forme espressive. De Stijl, Le Corbusier con le Modulor, hanno sviluppato questa ricerca fino all’estremismo dei Five Architects, Eisenman e Meier principalmente. L’architettura attuale non si pone l’obiettivo della ricerca di un linguaggio universale e condiviso (International Style?). La scoperta dei valori espressivi dei materiali (vetri, calcestruzzi, lamiere, lapidei, plastiche) ha sostituito la ricerca del linguaggio. L’esplorazione delle possibilità offerte dai materiali è l’alternativa all’invenzione del linguaggio. Vedi in particolare le sperimentazioni di Herzog e De Meuron.

  3. OGGETTUALITA’. Nel corso della storia, l’Architettura ha prodotto oggetti. L’Architettura Moderna vede ciò che si costruisce con un’autonomia che consente di parlare degli edifici come enti con vita propria. Alla condizione di oggetto corrispondono congruenza e logica interna che consentono di riportare nel progetto un’operazione di assemblaggio simile a quella presente nella costruzione. Questo rimanda all’idea di composizione in architettura ovvero di un’architettura composta, un collage di oggetti distinti. Al contrario nell’architettura attuale l’idea di oggetto è andata sfumando fino a trasformare l’edificio, ovvero ciò che si costruisce, in paesaggio, in un continuum che sfuma nel contesto. Vi è un incosciente desiderio panteistico oppure si tratta di concomitanza con l’importanza che oggi ha assunto l’ecologia, ovvero considerare l’architettura come parte di un ecosistema (vedi p.e. Zaha Hadid )?

  4. FORMA E FUNZIONE. Il rapporto funzione-forma è un assioma di base dell’Architettura Moderna. E del resto, la relazione tra forma e funzione, ovvero la consapevolezza di una certa continuità tra forma e uso, è sempre stata presente nella storia dell’architettura. La pianta è lo strumento che permette di stabilire e controllare le relazioni tra funzione/i e forma/e. Al contrario l’architettura contemporanea dubita della specificità dell’edificio e cerca edifici generici, capaci di accettare qualsiasi destinazione d’uso. Pertanto la forma non dipende più dalla funzione. L’architettura produce attualmente forme nelle quali si possono svolgere diverse e molteplici funzioni: le Archistar hanno progettato gigantesche icone architettoniche capaci di accogliere nella loro astratta disponibilità qualsiasi tipo di programma.

  5. LUOGO. L’architettura contemporanea sembra indifferente nei riguardi del luogo, concetto che ha avuto un profondo significato per gli architetti moderni soprattutto quelli di seconda generazione (vedi Genius Loci). Il luogo era considerato in connessione con ciò che si era costruito attorno ad esso ed era testimonianza della continuità del mondo in cui viviamo. L’architettura contemporanea, in virtù dell’indipendenza e della libertà di espressione individuale, non è condizionata dal luogo e può costruire dovunque senza condizionamenti, nello specifico, all’interno del centro storico senza prenderlo in considerazione (Vedi il Beauburg di Piano e Rogers o la Kunsthaus di Cook a Graz). La stessa indifferenza spiega l’invasione della cultura architettonica occidentale in Cina e in altri Paesi di storia e culture.

  6. RAZIONALITA’. Il concetto di “razionalità” ha cessato di essere l’elemento chiave presente nella storia dell’architettura e particolarmente in quella Moderna; questa era infatti conosciuta come “architettura razionalista”. La razionalità dell’architettura moderna assegnava anche un ruolo primario alla struttura sia nella presenza che nell’”assenza”. Oggi, la solvibilità di qualsiasi difficoltà strutturale multidimensionale (possibilità di configurazione, calcolo e costruzione) ne ha eliminato il suo valore condizionante sul progetto di architettura. Il paradosso è: “una struttura ben ordinata non mi interessa granché e se l’architetto vuole che alcuni pilastri spariscano cercherò di trovare il modo di accontentarlo” (Cecil Balmond, ing. capo degli ARUP).

  7. RAPPRESENTAZIONE. Le nuove tecniche di rappresentazione vanno oltre il disegno e permettono di accedere a geometrie prima inaccessibili. Così queste non solo vengono prese in considerazione dall’architettura ma divengono strumento d’esibizione e di stupore di straordinarietà virtuosistica progettuale. Ne consegue che l’architettura attuale tende a identificarsi più con quello che può rappresentare piuttosto che con quello che può costruire. Ne deriva la gara alla bigness, al distacco fra superfici e volumi interni ed esterni, alle forme complesse autoreferenziali.


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