Arcidiocesi di milano



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Arcidiocesi di Milano


Domenica dell’Incarnazione o della Divina maternità della Beata sempre Vergine Maria

Rallegrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore

Is 62, 10-63,3b; Salmo71; Fil 4,4-9; Lc 1,26-38

Duomo di Milano, 21 dicembre 2014



Omelia di S.E.R. Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano




  1. L’iniziativa di Dio ha il volto della Grazia

L’angelo Gabriele entra nella vita di Maria non per sua iniziativa, ma perché «mandato da Dio» (Vangelo, Lc 1,26). Dio è colui che per primo prende l’iniziativa, stabilisce con gli uomini una solida alleanza, la cui pienezza è la venuta nella carne del Suo eterno Figlio, nato per opera dello Spirito, in vista della redenzione del genere umano.

È Dio che “riempie di Grazia” la Vergine perché, attraverso di lei, Gesù, la Grazia in persona, possa rendersi presente in mezzo agli uomini. L’iniziativa di Dio mostra che Egli il Signore della storia.

«Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”» (Vangelo, Lc 1,35). Nella persona stessa della Vergine, nel suo corpo di giovane donna, Maria è chiamata a fare esperienza di come lo Spirito feconda la sua carne. Quella dello Spirito è una potenza invisibile e santificatrice. La potenza del bell’amore che dà la vita senza violenza. È un prodigio umanamente impossibile che diventa reale, perché «nulla è impossibile a Dio» (Vangelo, Lc 1,37).

Per cercare di comprendere un poco il grande mistero dell’incarnazione, della divina maternità della Vergine Maria, che questa Sesta Domenica di Avvento celebra, pensiamo alla nascita di un bambino – questo è il “fatto” che celebreremo a Natale – e alla potenza di novità che il suo venire al mondo introduce nella vita di tutti. Anche se desiderata, anche se è stata preparata, anche se attesa con tutto il cuore, quando avviene, la sua nascita supera tutte le nostre aspettative.

Il dono di un nuovo uomo è un vertice di bellezza tale da sembrare impossibile, eppure è reale. La bellezza ci sorprende sempre perché possiede sempre il carattere di “impossibile fatto realtà”. «Nulla è impossibile a Dio» (Vangelo, Lc 1,37). I cristiani lo chiamiamo “Grazia”. Gesù è la Grazia.


  1. Dialogo tra libertà di Dio e libertà dell’uomo

Ma la Grazia non sarebbe veramente tale senza la libertà di Colui che la dona e di colui che la riceve. Lo vediamo nel racconto di Luca. Presenta un dialogo serrato in cui si alternano, in tre fasi, la proposta dell’Angelo (saluto, Lc 1,28; annuncio, Lc 1, 30-33; risposta/spiegazione, Lc 1, 35-37) e la risposta di Maria (turbamento, Lc 1,29; domanda, Lc 1,34; assenso, Lc 1,38a).

Lo scambio tra Gabriele e la Vergine mostra chiaramente che la vita è vocazione. Attraverso ciò che accade – realtà: situazioni, circostanze e rapporti – la libertà di Dio chiama la libertà dell’uomo, che risponde. La libertà della creatura essendo una libertà finita ha sempre il carattere della risposta. Se Dio, che è Dio, viene tra noi, allora noi gli dobbiamo una risposta.

È fondamentale, per prepararci al Natale, comprendere qual è la mossa originale della libertà di fronte al Figlio di Dio che viene al nostro incontro. Possiamo identificarla nella virtù dell’ “ascolto”. È il tratto essenziale di un “cuore povero”: sa ascoltare, sa, per prima cosa, ricevere. Non è anzitutto l’indigenza a fare dell’uomo un “povero” nel senso evangelico del termine, ma la sua disponibilità ad ascoltare, a ricevere, a lasciarsi fare… Una tale disponibilità deve essere costantemente educata. I beni, le sicurezze della vita tendono a censurare questo nostro bisogno di lasciarci fare, ad illuderci che tutto sommato ce la caviamo, che non è così importante aspettare e ricevere da un Altro il nostro compimento. E così le nostre ricchezze ci rendono “sordi”, incapaci di ascolto.

Il racconto evangelico dell’Annunciazione, invece, ci mette davanti agli occhi il cuore povero di Maria. Il suo fiat finale, che conclude il dialogo con l’Angelo, consegue a un ascolto profondo, un ascolto di chi si lascia fecondare. Una povertà la Sua che non è per nulla passiva sottomissione, ma adesione personale e convinta.




  1. L’amore non teme il sacrificio

La risposta dell’uomo, non è mai scontata, né facile. È sempre “drammatica”, perché sempre implica il gioco della libertà che deve accettare un’inevitabile rottura della misura puramente umana. Dobbiamo ammetterlo: l’annuncio dell’Angelo – una vergine diventerà madre, restando vergine – è il capovolgimento di un dato “naturale” sicuro. È un annuncio che implica una radicale conversione del pensiero e dell’azione.

La liturgia ambrosiana ci propone oggi come Lettura un passaggio singolare del profeta Isaia: «“Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio”? “Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me”» (Lettura, Is 63, 2-3). La liturgia romana lo colloca nella Settimana Santa: la contemplazione del Crocifisso che, in solitudine, va incontro alla sofferenza e alla morte. Perché? Perché “amare fino alla fine” significa amare fino a “dare la vita”. L’amore di Dio per noi non teme il sacrificio.

Quella di Natale non è una festa sentimentale, una parentesi per dimenticare la fatica, il dolore e la morte. È la festa della Misericordia di Dio che si fa carne e assume fino in fondo l’umana condizione. Il suo abbraccio tiene dentro tutto, perfino il nostro peccato, e tutto penetra della sua forza salvifica per redimerlo.

Nella sua incarnazione il Figlio dell’uomo ci ha mostrato la strada di una vita veramente umana: condividere gratuitamente la vita degli uomini attraverso il dono di sé. Infatti, come il Concilio Vaticano II ha insegnato l’uomo non può «ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé» (Gaudium et spes 24). Questa verità dell’essere uomo risplende anzitutto sul volto del Figlio incarnato e offre a ciascuno di noi indicazioni di cammino, criterio di giudizio e di azione per il nostro vivere personale e comunitario e, così, diventa principio dinamico dell’umana convivenza nella società civile.




  1. Il porta frutto

Il sacrificio del Figlio di Dio incarnato che domanderà non poca dolorosa partecipazione alla Madre è condizione che porta alla gioia. «Fratelli, siate sempre lieti nel Signore... La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!» (Epistola, Fil 4,4-5). Così è anche per noi.

Nel Natale il Signore è presente e vivo. Possiamo vivere tendenzialmente liberi da ogni angustia, perché certi di poter contare su di Lui. Da qui il dono della pace: «E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù» (Epistola, Fil 4,4-7). Non come astratta utopia ma come personale e quotidiano umanesimo nuovo. «Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Epistola, Fil 4,8).

In questi ultimi giorni che ci separano dal Natale accogliamo l’invito dell’Apostolo, infiammato dall’amore di Cristo per l’uomo. Per tutto l’uomo e per tutti gli uomini a cominciare dai più poveri e bisognosi.

Di questo sguardo che sa valorizzare, incoraggiare e sostenere ogni spunto di bene, di verità e di giustizia abbiamo tutti un estremo bisogno. Ci aiuti Maria, Vergine e Madre. Amen.








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