Ariosto/Tasso IL Fine dell’opera



Scaricare 20.61 Kb.
04.01.2018
Dimensione del file20.61 Kb.

Ariosto/Tasso

Il Fine dell’opera:

1. celebrare la religione e la maestà Chiesa, per farsi il perfetto poeta cristiano che canta gli ideali della Controriforma.

2. celebrare il potere regale assoluto e la civiltà della corte

3. realizzare il perfetto poema epico in ossequio all’autorità aristotelica

Questa celebrazione si concreta in immagini scenografiche fastose e maestose, per esempio nelle parate militari dell’esercito, nell’eloquenza di Goffredo, in certe cerimonie liturgiche

4. assolvere a una finalità scopertamente didascalica e pedagogica: da qui il ricorso ai soavi licor con cui cospargere gli orli del vaso per la medicina.


Due sono le spinte direttrici per la composizione dell’opera:

  1. il costante riferimento ad Aristotele e allo spirito controriformistico

  2. il costante riferimento antitetico all’opera di Ariosto




    1. riprendendo Aristotele, Tasso cerca nella poesia il verisimile, vale a dire ciò che sarebbe potuto avvenire: non il vero della storiografia. Certamente la materia va tratta dalla storia1, ma l’autore deve riservarsi un margine di finzione, di evasione – anche nostalgica e idealizzata e permeata di virtù ed eroismo - dal reale. Per questo motivo è meglio scegliere un argomento storico non troppo vicino nel tempo, perché ciò impedirebbe l’intervento del poeta, ma nemmeno troppo lontano, perché ciò annoierebbe il lettore.

    2. L’estetica controriformistica assegnava alla poesia compiti morali. Tasso, riprendendo Orazio, pensa però che essa vada sempre accompagnata anche dal diletto: cerca dunque di mescolare l’utile dell’astratta e arida materia religiosa e morale, con il dolce, cioè il godimento.

    3. Tale diletto si realizza attraverso il limitato ricorso al meraviglioso. Ma deve trattarsi di un meraviglioso cristiano, dunque riferito ad interventi di Dio, angeli, etc …che fanno parte della fede. Si parla dunque di magismo fantastico.

    4. Stile sublime, connotato da parole peregrine, cioè lontane dall’uso comune. Tendenza dunque al sublime eroico.

    5. Aristotele imposta il problema dell’unità e molteplicità dell’opera. La regola vuole l’unità d’azione, ma il diletto è certamente associato alla varietà, per cui Tasso cede al compromesso di creare un poema vario, ma in una struttura rigorosamente unitaria, secondo il modello della chiusura epica. Discorde concordia.

Per sostenere la legittimità dell’intreccio di unità e varietà, Tasso paragona il poema alla struttura della creazione divina: che è un mirabile esempio di varietà, pur essendo fortemente unitaria.

    1. Struttura chiusa

  1. Ariosto compromette il verisimile, con i suoi riferimenti a maghi, cavalli volanti, armi fatate, etc …


fantastico

b. Ariosto opta per uno stile medio

c. Ariosto compromette il principio di unità dell’opera a causa della molteplicità degli intrecci. Si oppone alla struttura aperta del romanzo dell’Orlando Furioso, che sembra poter continuare all’infinito.
d.Struttura aperta


Differenze tra Liberata e Conquistata.


  • I 20 canti diventano 24, con un più stretto richiamo all’Iliade.

  • Alcuni personaggi, come Rinaldo, cambiano nome (per esempio in Riccardo)

  • Soppressi alcuni episodi, pure molto apprezzati

  • Episodi nuovi


Effetto importante è ridimensionare l’importanza del “meraviglioso” stringendo il racconto alle testimonianze storiche, mentre si radicalizza la contrapposizione tra le parti: il valore e la moralità dei crociati si oppongono alla iniquità dei pagani puniti dal cielo.
Zatti, dando un’interpretazione psicanalitica dell’opera, legge lo scontro tra pagani e cristiani come uno scontro all’interno della civiltà europea tra due concezioni opposte: da una parte la visione umanistico-rinascimentale laica, materialista e edonista, dall’altra quella religiosa controriformistica religiosa e repressiva; la prima impersonata dai pagani, la seconda dai cristiani.
Lanfranco Caretti parla per Tasso di BIFRONTISMO SPIRITUALE , intendendo la presenza in lui delle contraddizioni che sono di un’intera epoca. Così convivono lo slancio delle passioni e il senso del dovere, l’adesione razionale ai valori della Controriforma e l’inconscio richiamo alla visione laica e rinascimentale ;

la lacerazione tra l’ispirazione post-tridentina e l’attaccamento persistente a valori inconciliabili con quell’ispirazione; tra spinta unitaria e centrifuga; tra valenza positiva e negativa della corte; tra la voluttà dei sensi e l’amore inteso come sofferenza; l’ esaltazione della guerra come manifestazione dell’eroismo e l’idea di essa come strage.



Manierismo

È difficile individuare con chiarezza i confini che dividono manierismo e barocco.

Manierismo deriva da maniera (dal francese antico, per indicare il modo in cui una persona si comporta in società2) ed è termine usato nel Cinquecento da Vasari semplicemente per designare lo stile di un artista; nel corso del secolo però la parola acquisì valenza negativa e venne a indicare uno stile troppo studiato e artificioso. Nel ‘900 con la nascita delle avanguardie artistiche si ebbe una rivalutazione del manierismo. In campo artistico si tratta dello stile che caratterizza la modalità prevalente nell’arte italiana dal terzo decennio del ‘500 alla fine del secolo, anche se aspetti manieristici sono già nelle opere di Raffaello e Michelangelo.

Il manierismo resta interno alla tradizione classicista, alterandone però i tratti ed esasperandoli fino all’eccesso e alla bizzarria. Esprime una situazione di sbandamento e incertezza, lontano da armonia e grazia rinascimentali, anche legata a una situazione di sbandamento e incertezza.



1 E infatti la verisimiglianza è fondata sull’esattezza della documentazione storica, geografica e culturale, desunta dal poeta attraverso minuziose ricerche

2 Cfr. ancora oggi l’espressione buone maniere






©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale