Arne Quinze



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03.06.2018
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Introduzione alla mostra di Arne Quinze „ChaosLife“ di Petra Schaefer

La Galleria, Venezia 31. agosto 2012
Gentili Signori,

cara Dorothea,

Maestro Arne Quinze,

è per me un piacere poter introdurre la mostra “Chaos Life”, la prima mostra personale dell’artista Arne Quinze a Venezia.


Arne Quinze è noto per le sue costruzioni lignee monumentali, che negli ultimi anni hanno ravvivato con forme amorfe di color rosso fuoco i centri città e i parchi in tutt’Europa – Bruxelles, Parigi, Monaco di Baviera, Milano – oltre che a New York e Shanghai.

Qui, a sensibilizzare gli spettatori, sono le sue opere tridimensionali: sculture di piccole dimensioni esposte in vetrina, che possiamo ammirare oggi in questa squisita rassegna.

E' avvicinandoci alle opere, di cui possiamo riconoscere tre tipologie: „Bidonville“, „Chaos Life“ e „Chaos Box“, che riusciamo ad apprenderne la complessa struttura. E’ la vicinanza fisica che ci rende possibile di conoscerne l’interno, la sostanza di queste opere che così attentamente, così saggiamente sono state costruite da Arne Quinze. Una vera delizia per gli occhi, quindi, la contemplazione degli elementi lignei che, impregnati di lacca rossa, ci rivelano una logica che con un primo, fuggitivo sguardo non siamo in grado di percepire. Quello che inizialmente sembrerebbe un oggetto casuale, velocemente gettato, si rivela un opera costruita con una minuziosa tecnica, che necessita attenzione anche nel minimo dettaglio.

Quinze supera con maestria il contrasto tra „scomposizione e composizione della forma“ 1, contrasto dichiarato caratteristico per l’arte informale. Quinze, infatti, costruisce – a partire da piccoli elementi di legno che formano prima una superficie piana, poi un corpo tridimensionale – magnifiche creazioni che, nonostante siano diverse tra di loro, sono sempre riconoscibili nell’appartenenza all’Oeuvre di Arne Quinze.


Arne Quinze è un astro nascente. Oggi, quarantenne, è un artista affermato che sta lavorando su più progetti in contemporanea livello internazionale. Quinze vive e lavora nella sua patria, il Belgio, dove a Sint-Martens-Latem, una cittadina nei presso di Gent, mantiene una fiorente bottega con vari collaboratori ed assistenti. Quinze, che negli anni ottanta iniziò come graffitista, è un autodidatta. Ha infatti frequentato per pochi mesi l’Accademia di Belle Arti di Bruxelles, spinto, sembra, dal desiderio di trovare una propria ed autonoma via d’espressione artistica. Dopo aver sperimentato negli anni con i più diversi materiali quali plastica, fibra di vetro e gomma, il legno è diventato la sua materia preferita, anche se, recentemente, privilegia l’acciaio. A partire dal 2004 Quinze realizza istallazioni che interagiscono con lo spazio pubblico quale riflessione delle strutture socioculturali. Voglio brevemente citare solo alcuni esempi, come i celebri lavori del 2008 „The Sequence“ per il parlamento Fiammingo e „The Traveller“ per Louis Vuitton a Monaco di Baviera; e il lavoro „My Home My House My Stilthouse“ del 2011 presso il Museo Lousiana di Humlebeak in Danimarca.

Ogni opera è risultato di un’attenta riflessione „Nessuno dei miei lavori è casuale” afferma infatti Quinze. “Ancora prima della sua esecuzione ogni opera ha una lunga storia. Tutto deve prima maturare nella mia mente”. Innumerevoli schizzi e disegni sono la base di un lavoro, che, anche se progettata solamente quale struttura effimera come „Cornerstones“ del 2009 per Monaco di Baviera, deve risultare resistente agli elementi quali vento, fuoco, acqua e neve.



Nell’attuale mostra „My secret garden“ presso la Kunsthalle Rotterdam Arne Quinze presenta il suo primo grande progetto Indoor. L’allestimento, che ha visto impegnato l’artista per due settimane, fu un happening pubblico: i visitatori potevano seguire la creazione dell’istallazione lignea dal vivo oppure attraverso un video-acceleratore online. In contemporanea Quinze ha presentato l’istallazione permanente „Rock Strangers“, composta da sculture d’acciaio rosso, in occasione della Beaufort04 ad Ostende nell’ambito della mostra „Cities like open air museums“ presso la Galleria Veneziana alla costa belga. Evidente il collegamento con la mostra „Chaos Life“ che apriamo oggi a Venezia in contemporanea con l’inaugurazione della Biennale Internazionale di Architettura presentando opere di Arne Quinze che si collocano all’interno del tema formulato dal curatore David Chipperfield „Common Ground“: interazione sociale, comunicazione e vita cittadina sono i grandi temi comuni di architetti, urbanisti e artisti paesaggisti.
Nel contesto dell’urbanistica si collocano le opere della serie „Bidonville“ che si dedicano al tema della qualità contemporanea della vita e della situazione abitativa. Studi architettonici, quindi, attraverso una minuta costruzione di scatolette affiancate da bastoncini di diverse misure e altezze che, senza spazi intermedi, formano un’affascinante silhouette che, grazie ad una densa verniciatura, dispone di una superficie omogenea. La cornice irregolare, che ricorda uno steccato, è un riminiscenza alle favelas brasiliane. Questi insediamenti informali ai margini delle metropoli vengono sempre più emarginati e possono, oramai, estendersi solo in altezza. Con „Bidonville“, tradotto baraccopoli, Quinze sperimenta “la trasparenza della convivenza tra uomini”. Completamente diversa l’intenzione della serie “Chaos”, icona di questa mostra intitolata “Chaos Life”: si tratta, infatti, di autoritratti dell’artista Arne Quinze. Irritante, a prima vista, la molteplicità di elementi che rivela, man mano, un preciso disegno di strati attentamente costruiti. Un autoritratto quindi? “E quello che mi passa per la testa” afferma Arne Quinze.2 Infiniti concetti, ispirazioni, idee che riempiono le vetrine rivelando così il pensiero dell’artista. Il colore rosso è un simbolo per la vita e il sangue da artista, che scorre nelle sue vene; la „box“, la vetrina, rappresenta l’isolamento dell’artista quando, come in trance, la sua anima si fonde con le sue opere. Interrompe questo isolamento la serie „Chaos Life“ dove, con l’introduzione di uno specchio, lo spettatore diventa co-protagonista dell’opera. Nasce un doppio ritratto, un ritratto artista/spettatore che rende lo spettatore partecipe alla vita artistica di Arne Quinze. L’allestimento di Dorothea van der Koelen crea un atmosfera magnifica che, sopratutto quando la sala è completamente vuota, custodisce un clima contemplativo. Ma quando la finestra è spalancata verso la calle si apre un dialogo con il mondo esterno: specchiandosi, le facciate e le persone che passano il ponte che porta verso il teatro si crea, infatti, un riflesso del tessuto urbano. Allora la mostra „Chaos Life“ diventa parte attiva del progetto espositivo della Biennale Architettura “Common Ground” e Arne Quinze dialoga, anche priva di un’istallazione pubblica, con la città di Venezia.


1 Rolf Wedewer: Die Malerei des Informel. Weltverlust und Ich-Behauptung. Deutscher Kunstverlag, München/Berlin 2007, S. 15f.


2 Cit. Chaos, Pressetext, Homepage Arne Quinze, abgerufen am 26.8.2012 http://www.arnequinze.com/root/Chaos.html




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