Art. 67 Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie (1)



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Art. 67

Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie (1)
I. Sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore: 
1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso; 
2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento; 
3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti; 
4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti. 

II. Sono altresì revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento. 

III. Non sono soggetti all'azione revocatoria: 
a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso;
b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca; 
c) le vendite ed i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione, conclusi a giusto prezzo ed aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado ovvero immobili ad uso non abitativo destinati a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente, purché alla data di dichiarazione di fallimento tale attività sia effettivamente esercitata ovvero siano stati compiuti investimenti per darvi inizio (1); 
d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria; un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall'art. 28, lettere a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; il professionista è indipendente quando non è legato all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio; in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 del codice civile e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo; il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore; (2) 
e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, nonché dell’accordo omologato ai sensi dell’articolo 182-bis, nonche' gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all'articolo 161; (3) 
f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito; 
g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure concorsuali e di concordato preventivo. 

IV. Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

________________ 

(1) La legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha convertito, con modificazioni, il d.l. 22 giugno 2012, n. 83, dopo le parole «entro il terzo grado» ha aggiunto le parole «ovvero immobili ad uso non abitativo destinati a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente, purché alla data di dichiarazione di fallimento tale attività sia effettivamente esercitata ovvero siano stati compiuti investimenti per darvi inizio». La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata. 


(2) Lettera sostituita dall'art. 33 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata. 
(3) L'art. 33 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha aggiunto alla fine del periodo le parole «, nonche' gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all'articolo 161;». La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata. 

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pagamenti relativi a rapporti di durata a prestazioni corrispettive - Revocatoria - Ammissibilità - Fondamento - Corrispettivo di una prestazione ricevuta dal "solvens" ovvero rapporto in corso alla data del pagamento - Irrilevanza
Qualsiasi pagamento, ancorché relativo a rapporti di durata a prestazioni corrispettive, è soggetto a revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall. (nel testo anteriore al d.l. n. 35 del 2005, conv. nella l. n. 80 del 2005), in considerazione della natura cosiddetta indennitaria di detta azione, per la quale il pregiudizio che la giustifica è in "re ipsa" e consiste nella lesione della "par condicio creditorum", onde è irrilevante che il pagamento oggetto di revoca costituisca il corrispettivo di una prestazione ricevuta dal "solvens", ovvero il fatto che il rapporto sia ancora in corso alla data del pagamento. (massima ufficiale)Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2016, n. 17044.

Fallimento - Azione revocatola fallimentare - Esenzione per i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro - Esclusione per i pagamenti eseguiti a favore dei somministratori di manodopera - Contratto di somministrazione di lavoro
L'esenzione da revocatoria di cui all'articolo 67, comma 3, lett. f), non si applica alle imprese di somministrazione, in quanto la ratio di tale norma tende a favorire la continuazione dell'attività d'impresa e a tutelare gli interessi dei lavoratori e dei collaboratori. Il diritto di credito fatto valere da tali imprese, infatti, non deriva da un rapporto di lavoro sottostante, bensì da un contratto di somministrazione, del tutto estraneo al rapporto intercorrente tra somministratore e lavoratore o tra quest'ultimo e l'utilizzatore - fallito -, ne consegue che tale diritto è qualificabile come diritto di credito commerciale che vede i lavoratori assunti e retribuiti direttamente dal somministratore. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 30 Giugno 2016.

Procedimento civile – Revocatoria fallimentare (art. 67 l.fall) – Sentenza costitutiva o dichiarativa – Provvisoria esecutività della sentenza di primo grado ex art. 282 c.p.c. – Insussistenza
Gli effetti esecutivi della sentenza di condanna rispetto a quelli della pronuncia costitutiva si producono solo con il passaggio in giudicato della decisione in forza del principio enunciato dalle S.U. n. 4059/2010 secondo cui l’art. 283 c.p.c. esclude che le sentenze di accertamento o costitutive e quelle di condanna possano dispiegare i loro effetti immediatamente ossia prima del loro passaggio in giudicato, in quanto alle stesse non si applica il procedimento disciplinato dal terzo libro del codice di procedura civile. (Raffaela Mensorio) (Produzione riservata) Appello Napoli, 23 Giugno 2016.

Azienda - Cessione - Responsabilità del cessionario per debiti futuri - Debito derivante dalla sopravvenuta inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda
La Prima sezione civile della corte di cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite un intervento chiarificatore sulla questione se la cessione dell'azienda comporti comunque per il cessionario l'accollo dei debiti anche futuri di cui risultino i presupposti e, in particolare, dei debiti che nasceranno dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.

Nell'ordinanza di rimessione si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente, «l'art. 58 del d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, nel prevedere il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la mera aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga all'art. 2560 c.c., su cui prevale in virtù del principio di specialità» (Cass., sez. III, 26 agosto 2014, n. 18258, m. 632303) e comporta perciò il trasferimento anche dei debiti per sanzioni irrogate dopo la cessione per fatti commessi in precedenza (Cass., sez. IL 29 ottobre 2010, n. 22199, m. 614833).

Sennonché, se è indiscutibile che l'art. 58 legge bancaria prevede la liberazione del cedente alla scadenza del termine di tre mesi (Cass., sez. I, 3 maggio 2010, n. 10653, m. 613303), questa deroga non esclude affatto che quello previsto dall'art. 2560 c.c. sia un accollo cumulativo con trasferimento dei debiti al cessionario. E se nel caso della cessione bancaria è la legge a prevedere che ne consegua il trasferimento di tutte le situazioni soggettive attive e passive, non si vede perché un analogo effetto traslativo non debba aversi anche per le cessioni delle altre aziende commerciali, almeno quando sia l'atto di cessione a includere espressamente, come nel caso in esame, «tutte le situazioni attive e passive quali risultanti dalle scritture contabili regolarmente tenute». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8090.

Azione revocatoria delle rimesse bancarie - Consistenza - Durevolezza - Significato
Ai fini dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., la riduzione consistente e durevole dell’esposizione debitoria della società fallita verso la banca nel semestre antecedente la dichiarazione di fallimento va accertata con riguardo: a) all’entità iniziale, finale e massima dell’esposizione debitoria suddetta; b) alla differenza fra l’ammontare massimo e quello esistente alla data del fallimento delle pretese creditorie della banca nel periodo considerato; c) all’entità delle rimesse bancarie effettuate nel suddetto periodo di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18 Aprile 2016.

Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Accertamento di eventuali affidamenti – Mancato deposito contratto conto anticipi – Inesistenza prova affidamento e cessione credito

Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione consistente e durevole – Applicazione al caso concreto – Criteri per la individuazione delle singole rimesse revocabili

Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Applicazione del tetto massimo revocabile di cui all’art. 70 L.F. – Sussistenza
Il mancato raggiungimento della prova sia della cessione che della sua efficacia nei confronti del debitore ai sensi dell’art. 1264 c.c. comporta che i pagamenti eseguiti da parte dei terzi sul conto della fallita costituiscono in tutto e per tutto atti estintivi eseguiti in favore della società fallita. Peraltro la preesistenza delle obbligazioni dei terzi rispetto ai singoli versamenti non consente di qualificare questi ultimi come adempimento del terzo agli obblighi del correntista verso la banca né come adempimento di obblighi di garanzia (cfr. sul punto Cass. Sent. n. 7074/2005). (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)

Appare idoneo il criterio indicato dalla procedura, ripreso dalla prima giurisprudenza di merito che ha applicato la nuova normativa, sulla base del quale si considera consistente ogni rimessa che supera il 10% dell’importo massimo revocabile ex art. 70 L.F. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)



Per quanto riguarda l’elemento della durevolezza dell’effetto solutorio può invece applicarsi, nel caso di specie, il diverso dato temporale utilizzato dal CTU il quale ha ipotizzato la durevolezza analizzando l’efficacia solutoria in un arco temporale di quattro giorni. Si tratta infatti di una metodologia certamente congrua in considerazione di quanto già evidenziato sulla natura movimentata del conto in questione e dunque del fatto che si tratta di rapporto all’interno del quale la stabilità del rientro va valutata nel breve – ma non brevissimo – periodo. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
 Tribunale Latina, 05 Aprile 2016.

Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 01 Aprile 2016.

Fallimento - Concordato preventivo - Consecuzione tra le procedure - Manifestazione di un'unica crisi d'impresa - Natura unitaria della procedura anche in presenza di iato temporale - Computo dei termini per l'azione revocatoria
Ove al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, il susseguirsi delle due procedure darà luogo ad una procedura unitaria il cui inizio deve essere individuato nella prima, dalla quale decoreranno i termini per l'esercizio dell'azione revocatoria anche nell'ipotesi in cui tra concordato e fallimento vi sia uno iato temporale, in quanto costituiscono entrambi manifestazione di un'unica situazione di crisi dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016.

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens – Necessità di identificare le rimesse durevoli e consistenti – Sussistenza

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Consistenza – Durevolezza – Significato


L’identificazione delle rimesse durevoli e consistenti è accertamento tuttora necessario al fine di identificare le rimesse revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., avendo l’art. 70 co. 3 l.f. introdotto unicamente il limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f., il requisito della consistenza va accertato tenendo in considerazione diversi parametri, senza poter identificare un limite percentuale preciso, ma considerando il valore della rimessa rapportato al rientro complessivo nel periodo sospetto, tenendo conto dell’ammontare del debito nel momento in cui la singola rimessa è stata effettuata, l’entità massima dell’esposizione debitoria del conto corrente, l’entità media dei movimenti in entrata e in uscita dal conto. La durevolezza va intesa invece come relazione che sussiste tra un accredito e i successivi addebiti, definendosi durevole una rimessa che non sia stata seguita, in un lasso di tempo breve, da movimenti in uscita dal conto tali da portare la rimessa al di sotto del limite di consistenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 23 Marzo 2016.



Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Ipoteca legale ai sensi dell'art. 77 d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602 - Revocabilità - Esclusione
L'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602 sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta, non è riconducibile all'ipoteca legale prevista dall'art. 2817 c.c., né è ad essa assimilabile, mancando un preesistente atto negoziale il cui adempimento il legislatore abbia inteso garantire; essa, peraltro, neppure può accostarsi all'ipoteca giudiziale, prevista dall'art. 2818 c.c. con lo scopo di rafforzare l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria ed avente titolo in un provvedimento del giudice, in quanto quella in esame si fonda su di un provvedimento amministrativo; ne deriva che, non rientrando nel disposto dell'art. 67, comma 1, n. 4 legge fall., l'ipoteca in questione non è suscettibile di revocatoria fallimentare, limitata a quelle volontarie e giudiziali (Cass. 3 aprile 2014 n. 7868; Cass. 5 marzo 2012, n. 3397; Cass. 1 marzo 2012, n. 3232). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016, n. 4464.

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Assoggettabilità del pagamento eseguito con assegno postdatato – Irrilevanza della data di consegna del titolo 

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Assoggettabilità del pagamento eseguito con assegno postdatato – Esclusione a titolo di “pagamento nei termini d’uso” ex art.67, 3° comma, lett.c), L.F. – Non sussiste 

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Obbligazione restitutoria conseguente alla revocazione del pagamento – Natura di debito di valuta 
Con riguardo all’assegno bancario, il “pagamento” contemplato dall’art.67, 2° comma, Legge Fallimentare dev’essere riferito alla data dell’effettivo incasso, trattandosi del momento in cui si verifica l’estinzione dell’obbligazione, mentre la consegna del titolo rileva come mera promessa di pagamento. L’effetto solutorio-liberatorio si realizza solo con l’incasso della somma portata nel titolo stesso. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

Con riferimento all’art.67,3° comma, lett.c), Legge Fallimentare, il concetto di “termini d’uso” fa riferimento alle condizioni di tempo e di modo dei pagamenti normalmente in uso tra i contraenti ed in concreto pattuiti tra le parti, sempre che siano mezzi fisiologici e usuali di pagamento, mentre non possono divenire “termini d’uso” prassi patologiche e forme anormali di pagamento, non concordate dalle parti all’inizio del rapporto negoziale. In particolare, i pagamenti effettuati con rilevante ritardo rispetto alle condizioni convenute dalle parti, in forme diverse da quelle pattuite, oltre che in condizioni peculiari, sono tali da non poter essere considerate d’uso: deve dunque essere esclusa l’operatività della causa di esonero prevista dall’art. 67, comma 3, lett. a), Legge Fallimentare.


Dunque, si considerano avvenuti nei “termini d’uso” e sono esenti da revocatoria i pagamenti effettuati regolarmente alla loro scadenza in relazione alla prassi commerciale tra le parti, mentre non possono beneficiare dell’esenzione i pagamenti effettuati con notevole ritardo rispetto alle condizioni originariamente pattuite. [Nella fattispecie, il giudice ha rilevato che i pagamenti, effettuati con assegni postdatati, non rappresentavano mezzi fisiologici e usuali di pagamento]. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

In tema di azione revocatoria fallimentare, la conseguente obbligazione restitutoria, a contenuto pecuniario, in capo all’accipiens soccombente ha natura di debito di valuta e non di valore, poiché l’atto posto in essere dal fallito è originariamente valido, sopravvenendo la sua inefficacia, a prescindere dall’originaria consapevolezza dei soggetti, solo in esito alla sentenza di accoglimento della domanda, che ha natura costitutiva, avendo ad oggetto l’esercizio di un diritto potestativo e non di un diritto di credito; ne consegue che anche gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Marzo 2016.



Piano attestato - Revocatoria - Esenzione - Requisiti - Inattendibilità del piano ed elementi di valutazione
La valutazione della inattendibilità del piano attestato, ai fini della revocabilità degli atti posti in essere in esecuzione dello stesso, deve essere accertata in modo rigoroso sulla base di elementi noti in data anteriore e non successiva alla sua esecuzione. La sanzione dell'inapplicabilità dell'esenzione dalla revocatoria può, infatti, essere irrogata solo a seguito dell'accertamento di una completa ed evidente (sia pure in ragione di dati in possesso dei solo creditore) inattendibilità del piano dovuta a contraddizioni interne ovvero a presupposti che per ciò che normalmente può accadere non possono trovare oggettiva concretizzazione. La semplice constatazione che le previsioni imprenditoriali del piano sono caratterizzate da visioni ottimistiche, ma non palesemente fuori da una logica imprenditoriale assennata, non può portare alla negazione del beneficio dell'esenzione dall'azione revocatoria, poiché, altrimenti, si finirebbe per imporre solo l'attestazione di piani più che prudenti e mai ambiziosi (come talvolta è auspicabile che siano) e per di più valutati sotto l'influenza di conoscenze acquisibili solo ex post. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 22 Febbraio 2016.

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Distinzione tra conto scoperto e conto passivo – Irrilevanza

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Consistenza – Durevolezza – Significato


La nuova formulazione dell’art. 67 co. 3 lett. b) l. fall., nel fare riferimento ad un rientro operato dal correntista sul proprio conto tale da ridurne l’esposizione debitoria nei confronti della banca, prescinde dalla distinzione tra atti e pagamenti, ed attribuisce rilievo solo alla situazione di debito del correntista che, a seguito del rientro, sia stata ridotta, denotando quindi il superamento della tradizionale distinzione – ai fini della qualificazione di una rimessa come revocabile o meno – tra conto scoperto e conto passivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Il duplice riferimento dell’art. 67 co. 3 lett. b) l. fall. alla durevolezza ed alla consistenza può anche essere inteso come riferimento ad una riduzione dell’esposizione che permanga durevole, cioè che sia di importo e di durata tale da attestare come il rientro non sia fisiologico alla vita di un conto attivo per la vita della società, ossia caratterizzato da continue movimentazioni, ma sia divenuto di fatto funzionale a soddisfare il credito della banca che si riduca stabilmente con rientri consistenti anche se non necessariamente definitivi, non potendo, invece, operare la previsione nella differente ipotesi, ad es., di un conto corrente congelato. La verifica in ordine alla consistenza e durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria del correntista deve essere condotta caso per caso, e non secondo criteri percentuali fissi, e rapportata all’andamento del conto nel periodo semestrale di osservazione, secondo un criterio non circoscritto all’esame delle singole rimesse, ma al loro andamento complessivo, tenuto anche conto dell’importo medio di esse rapportato, ad es., all’importo medio dell’esposizione debitoria del correntista. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)Tribunale Catania, 20 Febbraio 2016.





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