Arte e fotografia: IL ritratto



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16.12.2017
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ARTE E FOTOGRAFIA: IL RITRATTO

Lavoro interdisciplinare Arte e Scienze
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Quest’anno i ragazzi di terza media hanno realizzato un grande lavoro riguardante la tematica dell’autoritratto.
Dopo aver osservato e studiato numerosi esempi di opere d’arte del 1900, caratterizzate dalla libertà totale dell’artista nell’utilizzare tecniche, strumenti, intenti comunicativi, i ragazzi hanno provato a realizzare il proprio autoritratto con la tecnica e la modalità espressiva che preferivano. Si son messi in gioco e si sono sforzati nell’utilizzare un mezzo comunicativo originale che più rispondesse, per loro, alla domanda: “Come faccio a raccontare me stesso in modo efficace?”
Ognuno ha scelto supporti, strumenti, tecniche differenti e hanno raccontato uno o più aspetti del loro io esclusivamente attraverso l’immagine artistica.
Hanno poi trascritto a parole il procedimento scelto ed il messaggio che il loro ritratto cela e rivela, per aiutare l’osservatore nel leggere e comprendere la loro opera.

Successivamente hanno potuto conoscere alcuni fotografi che hanno realizzato meravigliosi ritratti attraverso l’utilizzo della macchina fotografica. I ragazzi hanno compreso come, quando si scatta una fotografia, nulla si deve lasciare al caso. L’inquadratura, quanta parte del soggetto deve entrare nell’obiettivo, la luce, i colori, il punto di vista... tutto è importante e deve essere valutato attentamente per comunicare un messaggio preciso.


Ponendo attenzione a tutti questi aspetti i ragazzi sono stati implicati in due successivi progetti.
Hanno innanzi tutto svolto un laboratorio fotografico con la professoressa di Scienze che ha spiegato loro come funziona la macchina fotografica e che, per l’occasione, ha invitato dei fotografi professionisti; con loro i ragazzi hanno osservato il lavoro del fotografo tedesco Thomas Ruff. Prendendo spunto dalle foto di Ruff i fotografi hanno realizzato una serie di foto-ritratti ai ragazzi della classe.
Il secondo progetto è stato quello di creare durante le ore di Educazione Artistica un proprio ritratto fotografico usando una modalità familiare: il selfie.

Il selfie è una “tecnica” fotografica diffusa, non richiede particolari abilità, si realizza velocemente e non è una pratica che ha validità artistica. I ragazzi hanno provato ad utilizzarla creando immagini con uno scopo comunicativo preciso. Hanno dovuto rifletterci, chiedersi cosa volevano trasmettere con la loro fotografia e come potevano veicolare il messaggio, scegliendo pose, colori, inquadrature... anche gli effetti che lo smartphone dispone sono stati sfruttati con uno intento mirato. Il lavoro ha creato l’occasione per osservare come uno strumento comunicativo spesso utilizzato dalla massa senza particolare criterio, a volte anche istintivamente, può invece assumere importanza e conferire valore artistico ad un elaborato, quando viene sfruttato con ragionevolezza, creatività e senso critico.


c:\users\ale\desktop\foto ritratti\20170608_170832.jpg Vlad Salerno

AUTORITRATTO A MOSAICO
La mia opera si ispira all’avanguardia del cubismo e sfutta la tecnica del mosaico.

Per eseguire il lavoro mi sono servito di alcuni materiali come la china ecoline, l’acqua, dei cd ritagliati in piccoli frammenti di varie forme geometriche.

Il mio viso e il mio mezzo busto sono ricoperti di pezzettini luccicanti di cd... ognuno di questi pezzi simboleggia una delle mie passioni... inoltre la luce che colpisce i pezzetti di plastica si riflette e muta colore, simboleggiando la diversità di tutte le cose che mi circondano e che sono importanti nella mia vita.

Ho deciso di completare l’opera con uno sfondo mosso ed indefinito dipinto ad acqua ed ecoline per mostrare quanto, nella vita, tutto spesso è incomprensibile e nessuno è capace di vedere la realtà per ciò che è veramente.


VLAD SALERNO

c:\users\ale\desktop\foto ritratti\20170608_170927.jpg Cerri Margherita
AUTORITRATTO MANGA
Ho dipinto il mio quadro sfruttando le tecniche espressionista, surrealista e del fumetto.

Nel mio dipinto ho cercato di mostrare i momenti in cui disegno... ho lasciato del bianco sulla tela per mostrare i miei momenti di vuoto. I colori che ho usato e il modo in cui li ho messi hanno un significato: prima ho messo i colori primi sul foglio, poi li ho mescolati... questo significa che quando disegno può succedere di tutto sul foglio.

Un’altra cosa che si può notare è la rappresentazione di mia sorella con un mondo al posto della testa... questo comunica la mia passione per i viaggi. Dietro il mondo si vede un castello che rappresenta il mio amore per tutti i luoghi medievali.

La rappresentazione di mia sorella ricorda la mia infantilità. La rappresentazione del pegaso sta a significare il mio amore per il mondo fantasy.


MARGHERITA CERRI
c:\users\ale\desktop\foto ritratti\20170608_171025.jpg Elena Fragiacomo e Gaia Giannuzzi

SHAKE-UP
Ho scelto di rappresentarmi riprendendo lo stile dadaista (poiché ogni volta lo scenario cambia, ed è dunque affidato al caso) attraverso sei cubi pre-fatti che ho successivamente rivestito di foto, adesivi e scritte. Colui che osserva l’opera può girarli e ruotarli a suo piacimento e ogni volta ottiene un’immagine diversa. Ecco, io credo di essere così, ho molte personalità e appaio differente ad ogni persona. Sono difficile da comprendere, ma col tempo, cercando di ottenere la mia fiducia e studiando con attenzione la mia anima (in questo caso i cubi), e non limitandosi al solo aspetto esteriore, si scopre la vera Gaia.

Una persona però si chiede: se non vuole essere giudicata dall’aspetto esteriore, perché scegliere di rappresentarsi con cubi ricoperti di foto? Questo perché non sono semplici foto. Sono i migliori momenti della mia vita immortalati su pezzi di carta, accompagnati da frasi aventi ognuna un significato profondo. Il titolo dell’opera è Shake-Up perché tradotto vuol dire “scuotere” e “cambiamento”. Non avrei potuto trovare un titolo migliore, perché il mio autoritratto è esattamente così, la mia persona che cambia ogni volta che viene scossa.

GAIA GIANNUZZI
IO ELENA
Quest’opera è un ritratto di me stessa e vuole ispirarsi alle avanguardie del 1900, in particolare al futurismo e al cubismo analitico.

Ho utilizzato la tecnica del collage per raccontare il cubismo analitico, concentrando l’attenzione sull’immagine.

Per cerare i contorni del viso ho utilizzato del filo di ferro che, secondo me, è simbolico dell’arte futurista.

Ho usato la tecnica del cubismo perché mostra varie parti dell’immagine e quindi anche parti nascoste del mio carattere, e più pezzetti ci sono più si scopre qualcosa di me.

In secondo luogo mi sono servita della tecnica del futurismo per raccontare dei continui cambiamenti nei miei pensieri.
ELEEMA FRAGIACOMO

c:\users\ale\desktop\foto ritratti\20170608_170844.jpg Giuliano Mattioli

FRAMMENTI DELL’ANIMA


L’autoritratto che ho scelto di realizzare si ispira ai principi cubisti delle opere di Picasso. Con questa tecnica ho provato ad esprimere la profonda semplicità dell’animo umano. Con delle forme geometriche di grandi dimensioni ho infatti realizzato il soggetto, il mio io, mentre con figure di misure minori ho rappresentato lo sfondo, cioè il mondo esterno. Il mondo esterno infatti è complesso ed influenza profondamente la prospettiva che abbiamo di noi stessi e i nostri sentimenti.

Per questo disegno ho utilizzato le matite colorate su un foglio rigido; anche con materiali semplici come le matite è possibile creare un’opera complessa che ha la capacità di trasmettere varie emozioni.


GIULIANO MATTIOLI
c:\users\ale\desktop\foto ritratti\20170608_170747.jpg Federica Milletti

L’ESSENZIALE INVISIBILE AGLI OCCHI


Ho scelto di ricreare l’immagine del mio volto su di un foglio bianco A4 secondo lo stile fumettistico.

Successivamente ho ritagliato in strisce il disegno e le ho incollate, tramite delle linguette, su un altro foglio in ordine sparso.

Così facendo ho voluto trasmettere all’osservatore il messaggio che nessuno è uguale a come lo vedono gli altri; fatto che mi porta personalmente a mettermi costantemente in discussione, spesso non più per piacere a me stessa ma per piacere agli altri.

In questo modo la rappresentazione comunica a ciascuno qualcosa di diverso, piacevole o non, ma che rimarrà sempre e comunque la mia immagine, anche se disordinata.

Sul secondo foglio ho incollato delle immagini che mi rappresentano per ciò che sono veramente, ciò che nessuno potrà mai cambiare. Qui ho voluto rappresentare proprio come l’essenziale sia invisibile agli occhi e come, comunque gli altri ci vedano dall’esterno, non ci conosceranno mai veramente se non trovano il coraggio di andare oltre le apparenze.

FEDERICA MILLETTI



Commento lavoro Fotografia Scienze
Il 14 Dicembre, abbiamo avuto una lezione alternativa che riguardava la fotografia, argomento che avevamo già trattato teoricamente in arte, con la camera oscura.

A spiegarci la nascita e le varie fasi della fotografia, sono stati due fotografi professionisti, i quali hanno spiegato molto accuratamente i differenti processi che caratterizzano la macchina fotografica e la fotografia.

Successivamente ci hanno fotografati come soleva fare un grande fotografo degli anni ’80 Thomas Ruff,: prendere solamente il volto serio con uno sfondo colorato.

In conclusione abbiamo realizzato, come spiegatoci dalla professoressa, la camera oscura.

E’ stata una lezione molto accattivante e diversa dalle solite poiché abbiamo avuto modo di verificare o semplicemente concretizzare ciò detto durante la spiegazione.

Tommaso Meucci



Mercoledì 14 Dicembre abbiamo partecipato alla realizzazione della camera oscura con l’aiuto della professoressa di scienze e di due esperti.
E’ stata un' esperienza molto bella e divertente, ma, come può succedere, alcuni hanno avuto delle difficoltà nella realizzazione dell’esperimento, anche se alla fine tutto si è risolto.
Spero di poter ripetere questa esperienza perché aver provato a realizzare qualcosa che si è studiato, è stato molto interessante e stimolante.

Frontoni Virginia

Il 14 Dicembre sono venuti dei fotografi per spiegarci la camera oscura e come funzionano le vecchie macchine fotografiche (Reflex). Abbiamo anche costruito una camera oscura: con una scatola colorata di nero all’interno, un cartoncino nero e carta da lucido. Abbiamo notato che l’immagine la vedevamo al contrario come nell’occhio sulla retina.

E’ stato molto interessante lo rifarei con piacere, è anche un modo per imparare divertente e originale.

Margherita Cerri


Mi è piaciuto molto ed è incredibile pensare come dietro una macchina fotografica ci sia un grosso processo e una grande storia. E’ stata una bella idea e sarà di grande aiuto a chi vorrà portarlo all'esame, vorrei ringraziare la prof e le persone che sono venuto che usato tanto tempo per noi.

Edoardo Falsini


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