Arthur machen a d I a p h o r a e d I z I o n I


– Genesi ed eredità de Il Grande Dio Pan



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2 – Genesi ed eredità de Il Grande Dio Pan

Arthur Machen pubblicò una prima versione della no-

vella sulla rivista The Whirlwind nel 1890, ispirato pro-

babilmente dall’ultima opera della poetessa Elizabeth 

Barrett Browning, A Musical Instrument (1862), nella 

quale il primo verso di ciascuna strofa si chiude con le 

parole: «[…] il grande dio Pan». In seguito, revisionò e 

allungò il testo per darlo alle stampe nella sua versione 

definitiva del 1894, assieme al racconto La luce interiore 

(The Inmost Light). L’opera vide la luce all’interno del-

la famigerata collana Keynotes Series della casa editri-

ce The Bodley Head di John Lane (dalla quale sarebbe 

nata molti anni più tardi Penguin Books), che contri-

buì a definire il decadentismo inglese durante l’ultimo 

decennio dell’Ottocento.

In seguito all’arresto di Oscar Wilde nel 1895, gli uf-

fici londinesi di The Bodley Head in Vigo Street ven-

nero assaliti da una folla con numerosi lanci di pietre. 




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Quest’isteria generale spiega forse la preoccupazione di 

Machen di prendere le distanze dal decadentismo, del 

quale, scrive lui stesso nella prefazione a una ristampa 

de Il Grande Dio Pan del 1916, non riteneva neppure 

di far parte.

Il libro scandalizzò la stampa, che lo additò ritenen-

dolo orribile e degenerato a causa dello stile decadente 

e dei riferimenti sessuali, pur guadagnandosi la reputa-

zione di classico della letteratura dell’orrore e divenen-

do l’esempio per eccellenza del romanzo gotico tardo 

ottocentesco.

La storia narrata da Machen era, all’epoca, una del-

le tante basate sulla figura del dio greco Pan, elevato a 

simbolo del potere della natura e del paganesimo. Il po-

tente fascino esercitato ne Il Grande Dio Pan da Helen 

su uomini e donne, unito alla repulsione sperimentata 

al tempo stesso da coloro che la incontrano, rivela mol-

to sulla natura ambivalente dell’atteggiamento di fine 

Ottocento verso la Grecia classica. Nel bel mezzo del 

mondo industrializzato, materialista e razionale della 

società tardo-vittoriana, segnato dal progresso scienti-

fico, dall’avvento dell’elettricità e dall’Esposizione uni-

versale di Londra, si sviluppano un latente desiderio di 

spiritualità e un interesse segreto per l’occulto, come si 

evince analizzando il personaggio di Clarke. 

Il Grande Dio Pan ebbe una profonda influenza sulla 

cerchia di autori che orbitavano attorno allo scrittore 

americano H.P. Lovecraft. La descrizione di una mo-

struosa entità semiumana ispirò la trama del racconto 

L’orrore di Dunwich (The Dunwich Horror, 1929) del so-

litario di Providence, nel quale il romanzo di Machen 

viene persino esplicitamente menzionato. Il raccon-

to è un vero e proprio omaggio allo scrittore gallese e 




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ai suoi scritti, tanto che il nome stesso della cittadina, 

Dunwich, potrebbe trarre origine da Il Terrore (The 

Terror, 1917) di Machen.

Altri autori sono stati in seguito ispirati da Il Grande 

Dio Pan: Clark Ashton Smith con il racconto Vampi-

ro (The nameless Offspring, 1932), che descrive la mo-

struosa commistione di umano e sovrannaturale, e Pe-

ter Straub con il romanzo La casa dei fantasmi (Ghost 

Story, 1979). Lo stesso Stephen King, nella postfazio-

ne alla sua antologia Al crepuscolo (Just After Sunset, 

2008), rivela che il racconto lungo N. in essa contenuto 

è stato fortemente influenzato dall’opera di Machen, la 

quale si rivela una delle migliori storie dell’orrore mai 

scritte, forse la migliore in lingua inglese. Anche Revi-

val (Revival, 2014) è stato di certo influenzato dall’opera 

di Machen. Nel romanzo I diari della falena (The Moth 

Diaries, 2002) dell’autrice statunitense Rachel Klein, Il 

Grande Dio Pan viene letto dalla protagonista durante 

lo svolgersi della storia.

Allo stesso modo di due grandi maestri del sovran-

naturale che lo hanno preceduto, Edgar Allan Poe e 

M.R. James, Machen non impressiona il lettore facendo 

ricorso a scene violente o apparizioni mostruose, bensì 

dà vita alla sua oscura magia insinuando un senso di 

terrore strisciante e di crescente suspense.

Proprio come ne Il ritratto di Dorian Gray (The pi-

cture of Dorian Gray, 1890) di Oscar Wilde, l’opera di 

Machen allude a un male segreto e innominato in ag-

guato al di sotto della superficie luccicante della bel-

lezza esteriore. Tuttavia, Il Grande Dio Pan parla delle 

angosce vittoriane circa la libertà sessuale della donna, 

piuttosto che della decadenza degli esteti: la bellezza 

non è mai descritta nel dettaglio, a interessare l’autore 




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è invece l’effetto che la sensualità e la bellezza hanno 

sull’anima altrui. La potente capacità di Machen di di-

sturbare il lettore non risiede in ciò che descrive, ma in 

ciò a cui accenna e nei ripetuti improvvisi salti tempo-

rali e spaziali.

Eppure, al di là dei trucchi narrativi, giace un più 

profondo enigma esistenziale che Machen indivi-

dua nel paesaggio del Gwent, dove ha inizio la storia. 

Nell’autobiografia Far Off Things del 1922 lo scrittore 

gallese descrive il villaggio natio di Caerleon e la cam-

pagna circostante, colmando intere pagine di descri-

zioni evocative dei luoghi della sua giovinezza e ricor-

dando in più occasioni quanto sia stato forte l’impatto 

della storia del Galles sulla sua personalità. Una terra 

impregnata di antichità e di leggenda, in cui forti sono 

l’eredità celtica e quella romana. Per Machen il Gwent 

non rappresentava soltanto il ricordo dei dolci sogni 

d’infanzia, ma anche una sorta di portale trascenden-

tale in cui il tempo e lo spazio potevano collassare e an-

nullarsi, un mezzo grazie al quale comprendere la vera 

natura dell’universo, al di là del velo ingannatore della 

quotidianità, proprio come spiega il dottor Raymond 

nel lungo monologo del primo capitolo de Il Grande 

Dio Pan.

Nelle opere di Machen si ritrova in più occasioni 

il concetto platonico di una realtà interiore ed eterna 

contrapposta a quella esteriore e transitoria. Questo è 

il motivo per cui Il Grande Dio Pan riesce ancora oggi, 

nonostante la prosa macchinosa, a farsi strada nel cuo-

re dei lettori e a risvegliare il sospetto che la realtà che 

ci circonda possa essere soltanto percepita, e mai cono-

sciuta fino in fondo.

Matteo Zapparelli Olivetti





IL GRANDE DIO PAN


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