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30.11.2017
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Istituto Magistrale “M. Immacolata”

San Giovanni Rotondo FG

La linea nell’arte

Appunti integrativi del libro di testo




a cura del prof. Andrea D’Agostino

Aspetti generali

In geometria la linea è definita come un’entità che ha solo una dimensione: a lunghezza. Essa è costituita dalla successione delle posizioni occupate da un punto.

Nella comunicazione visiva, la linea è la traccia che lascia uno strumento grafico (matita, penna, pennarello, pennello, ecc.) su una superficie e può avere, oltre alla dimensione della lunghezza anche quella del suo diverso spessore (dipende dallo strumento usato)..

La linea è un segno grafico e può avere moltissime varianti


1. Linea retta,

1.1 La linea retta può essere

Verticale, orizzontale e obliqua
2. Linea curva,

2.1 La linea curva può avere un andamento

Circolare, spirale, sinuoso, avvolgente
3. Linea spezzata.

3.1 La linea spezzata può essere composta di segmenti di linee rette e di linee miste, rette e curve


La linea può essere tracciata con segno continuo o tratteggiato

Se racchiude o definisce il contorno di una forma è continua o chiusa, se non lo racchiude è aperta.



Significati espressivi della linea
Vasilij Kandinskij nel suo libro “Punto, linea, superficie”: “La linea geometrica è un'entità invisibile. E' la traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. Nasce dal movimento, e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il

salto dallo statico al dinamico. La linea è, quindi, la massima antitesi dell'elemento pittorico originario - il punto. La linea può essere precisamente definita come elemento secondario.” Ha studiato anche gli aspetti espressivi della linea, cercando di darne una classificazione.


  • Le linee orizzontali, trasmettono una sensazione di piattezza, calma e tranquillità;

  • le linee verticali, al contrario trasmettono una sensazione di slancio, movimento scattante;

  • Le linee oblique, in posizione intermedia tra quelle orizzontali e quelle vericali, trasmettono una sensazione di tensione ed instabilità;

  • Le linee spezzate, con andamento a zig-zag, comunicano una sensazione di dinamismo e movimento scattante e nervoso;

  • Le linee curve-ondulate, ad andamento continuo esprimono un senso di movimento, morbidezza e dolcezza;

  • Le linee miste, dall’andamento e dallo spessore variabile, trasmettono complessi significati di movimento e di tensione


La linea nell’arte
Tra i movimenti e linguaggi:
L’arte nell’antica Grecia

Quando parliamo di arte nella Grecia antica ci riferiamo a tutte le manifestazioni artistiche sviluppatesi dal 1000 a.C circa sino alle sue evoluzioni in età romana. Le tappe di questo cammino sono convenzionalmente suddivise:



  • Periodo di Formazione o Geometrico dal XII all’ VIII secolo;

  • Periodo Arcaico dal VII al VI secolo a.C.;

  • Periodo Classico o Età dell’Oro dal 490 a.C. al 338 a.C.;

  • Periodo Ellenistico dal 323 a.C. al 31 a.C.

Caratteristica dell’arte greca è l’interesse per la figura dell’uomo che viene idealizzata per esprimere l’idea della divinità e della perfezione. L’arte greca celebra concetti astratti come la bellezza, la razionalità attraverso l’elaborazione di regole geometriche (canoni e ordini) che stabiliscono le proporzioni ideali sia dell’uomo che dell’ambiente urbano.


In architettura il monumento più importante è sicuramente il tempio. Costituito essenzialmente da una parte chiusa, la cella, da un ingesso il pronao e dallo spazio esterno, il peristilio (spazio tra le colonne che circondano il tempio ed il tempio stesso), può avere diverse tipologie ma in tutti prevalgono le linee rette sia nelle planimetrie che nei prospetti. I principali ordini architettonici utilizzati erano il dorico, jonico e corinzio.

Tipologie dei templi greci

Nella scultura le statue del periodo arcaico erano caratterizzate dalla presenza di linee verticali ed orizzontali nella rappresentazione del kouros (giovane uomo nudo) e della kòre (giovane donna vestita con tunica e mantello). Esempio emblematico sono le statue di Klèobi e Bitòne, attribuite allo scultore Polìméde di Argo.



Nei secoli successivi la figura umana assunse una maggiore autonomia da queste forme attraverso opere di artisti come Mirone di Eleutère, Policleto (il Doriforo), Fidia (Metope del Partenone), Prassitele (Hermes e Dionisio), Skopas (Menade danzante) ed altri. In quasi tutte queste opere prevale l’utilizzo di linee curve più o meno articolate.



Lettura opera d’arte


Titolo dell’opera

Discobolo (copia in marmo dell’originale in bronzo)


Anno di realizzazione

460 a.C circa


Tecnica utilizzata e dimensioni

E’ una statua a tuttotondo realizzata in marmo, altezza 124 cm


Collocazione

Roma, Museo Nazionale Romano


Notizie sull’autore

Mirone di Eleutère, attivo fra il 470 e il 420 a.C., egli fa convergere la sua ricerca sul movimento. Plinio il Vecchio, il grande naturalista romanao del I secolo d.c., scrive che la sua caratteristica fu il ritmo (in latino, nùmerus); infatti, Mirone evita la composizione simmetrica che invece aiutava gli artisit greci arcaici a produrre il bello.


Descrizione dell’opera:

Nel suo Discobolo (lanciatore del disco), coglie l’atleta nel momento della massima concentrazione, prima del lancio del disco.

Tutta la figura, piegata in un grande elastico arco, poggia sulla gamba destra; la gamba sinistra, già sollevata per il balzo finale del lancio, è compensata dal braccio sinistro che quasi si congiunge al ginocchio destro (ponderazione).

Si individuano due grandi linee curve:

La prima, parte dalla testa, passa per il torso e raggiunge la coscia destra;

La seconda, parte dalla mano che stringe il disco, passa per il busto e raggiunge la mano sinistra


L’arte nel Rinascimento
Con il termine Rinascimento intendiamo le manifestazioni artistiche del XV e XVI secolo.

In questi periodo con la scoperta e lo studio dei testi greci e latini, si scopre la cultura dell’antichità, tutta centrata sull’uomo. Così si modifica l’influenza della religione sulla vita, si comincia a credere sulle capacità razionali dell’uomo di organizzare, programmare e costruire il proprio destino. In maniera analoga si valorizza la natura, da semplice scenario dei voleri di Dio, essa diviene ambiente necessario alla realizzazione del destino umano, fonte di serenità e di armoniosa bellezza.

In questo periodo l’interesse per la natura e l’esaltazione della razionalità umana troveranno fertili motivi di ispirazione e di studio nelle opere dell’età classica, per la realizzazione di un ideale di bellezza basato su precisi canoni di proporzionata geometrica.

Da ricordare l’invenzione della prospettiva da parte dell’architetto Filippo Brunelleschi, attraverso l’uso della prospettiva l’artista rinascimentale riuscì a realizzare pittoricamente il rapporto uomo-natura tramite la rappresentazione delle corrette proporzioni reciproche.

Tra i grandi si ricordano, Donatello, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Leonardo da Vinci e molti altri.

Lettura opera d’arte


Titolo dell’opera

La Nascita di Venere


Anno di realizzazione

1485
Tecnica utilizzata e dimensioni

Tempera su tela, 172x278
Collocazione

Firenze, Galleria degli Uffizi


Notizie sull’autore

Sandro Filipepi detto Botticelli, Firenze, 1445 - 1510

Al centro del suo lavoro son l’uomo e la natura, ma in lui la ricerca di una bellezza ideale e armonica, razionale e astratta lascia il posto ad una sotterranea inquietudine che vela di mistero e tristezza suoi capolavori (La Primavera). In lui s’incrina la fiducia nella razionalità come guida infallibile dell’operare; con lui s’intravede l’inizio di una profonda crisi che scoppierà in seguito.

Per l’artista ciò che conta è la figura e in essa il disegno, per lui il disegno è soprattutto linea di contorno, una linea flessuosa, agile, leggiadra, elegante, che circonda morbidamente il soggetto e lo stacca dallo sfondo.


Descrizione dell’opera

Nell’opera il paesaggio è ridotto all’essenziale; le onde del mare sono solo lievi increspature a “V”, la costa è solo una linea. In questo modo l’attenzione dell’osservatore si concentra sui personaggi.

La dea Venere, nuda su una conchiglia, sorge dalla spuma del mare e viene sospinta e riscaldata dal soffio di Zefiro, il vento fecondatore, abbracciato a Clori, la ninfa che simboleggia la fisicità dell'atto d'amore. Sulla riva della spiaggia di Cipro, l'isola cara a Venere, l'Ora della Primavera, una delle ninfe che presiedono al mutare delle stagioni, porge alla dea un manto ricamato di fiori per proteggerla.

Il disegno è armonico, delicato; le linee sono elegantissime e creano, nelle onde appena increspate, nel gonfiarsi delle vesti, nel fluire armonico dei capelli della dea e nello stesso profilo della spiaggia, dei giochi decorativi sinuosi e aggraziati. I colori sono chiari e puri, le forme nette, raffinatissime e trovano la loro sublimazione nel nudo statuario e pudico della dea.

Anche in questo quadro, il racconto mitologico mutuato da Ovidio, nasconde un'allegoria neoplatonica basata sul concetto di amore come energia vivificatrice, come forza motrice della natura.
L’arte Barocca
Il termine Barocco ha una genesi incerta: secondo alcuni autori esso deriva dal termine francese baroque (in spagnolo barrueco e in portoghese barrôco) che nel Seicento indicava una perla di forma irregolare. In arte con la parola barocco si indica uno stile artistico che storicamente coincide con l’arte prodotta dagli inizi del Seicento alla metà del Settecento. Il termine in realtà verrà utilizzato solo dopo la fine di questo periodo, dagli scrittori di età neoclassica, con chiaro intento dispregiativo, per evidenziare i caratteri di irregolarità di questo stile.

Definire lo stile barocco non è molto difficile. Uno dei primi parametri è sicuramente l’uso privilegiato che si fece della linea curva. Nulla procede per linee rette ma tutto deve prendere andamenti sinuosi: persino le gambe di una sedia o di un tavolo devono essere curvi, anche se ciò non sempre può essere razionale. Le curve che un artista barocco usa non sono mai semplici, quali un cerchio, ma sono sempre più complesse. Si va dalle ellissi alle spirali, con una preferenza per tutte le curve a costruzione policentrica. Tanto meglio se poi i motivi si ottengono da intrecci di più andamenti curvi.

Altro elemento tipico del barocco è ovviamente l’effetto illusionistico. Ciò è intimamente legato all’atteggiamento di considerare l’arte soprattutto come decorazione. Per cui i finti marmi o le dorature erano utilizzate in sovrabbondanza, per creare l’illusione di preziosità non reali ma solo apparenti. Un ultimo parametro dello stile barocco è infine l’effetto scenografico. Le opere barocche, in particolare quelle architettoniche e monumentali in genere, costituiscono sempre dei complessi molto estesi che segnano con la loro presenza tutto lo spazio disponibile. In pittura uno dei massimi esponenti fu sicuramente Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, in architettura da ricordare G.L. Bernini e F. Borromini.
Lettura opera d’arte



Titolo dell’opera

Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane


Anno di realizzazione

Essa venne realizzata tra il 1638 e il 1641 da Francesco Borromini, ed è considerata come uno dei più alti esempi dell'architettura barocca in Italia. La facciata venne realizzate fra il 1664 e il 1667, anno della morte dell'architetto. La costruzione venne completata dal nipote sulla scorta dei disegni di Borromini. Il campanile venne realizzato nel 1670.


Tecnica utilizzata e dimensioni

La chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane è chiesa di Roma, nel rione Monti.

Essa è dedicata a San Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, ma è soprannominata San Carlino per le sue ridotte dimensioni tanto da coprire con la sua area quella di uno solo dei quattro pilastri che sorreggono la cupola di San Pietro.
Collocazione

Roma


Notizie sull’autore

Francesco Borromini, nato col nome di Francesco Castelli, (Bissone, 25 settembre 1599 – Roma, 3 agosto 1667) è stato uno dei più importanti e originali architetti italiani del XVII secolo. Gli edifici progettati da Borromini, insieme con le opere di altri grandi artisti contemporanei come Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona, trasformarono il volto della Roma postrinascimentale, conferendole la fisionomia di città barocca. Contrariamente all'amico e avversario Bernini, scultore oltreché architetto, Borromini, alla continua ricerca di insolite soluzioni volumetriche, si dedicò esclusivamente all'attività costruttiva. La combinazione di pieni e vuoti conferisce ai suoi edifici dinamismo e teatralità, qualità esemplari dello stile barocco. Grazie all'alternanza di superfici concave e convesse e all'adozione di piante innovative e insolite, Borromini creò architetture che evocano forme fantastiche piuttosto che razionali. Ciò non significava tuttavia un netto rifiuto della tradizione classica: le sue innovazioni si possono in realtà leggere come un tentativo di portare all'estremo, di esasperare i canoni dell'architettura rinascimentale. Del resto, fu rilevante nella sua opera anche l'influsso di Michelangelo, come egli stesso ammise nel trattato Opus architectonicum, scritto nel 1648.


Descrizione dell’opera:

È una chiesa a pianta ellittica in cui le parti corrispondenti ai vertici sull'asse maggiore sono concluse da absidi semicircolari; come una sovrapposizione di una pianta a croce greca allungata e di una ellisse. La cupola poggia su un'imposta ellittica, ed è un ovale incisa da un profondo cassettonato nel quale si alternano forme diverse(ottagoni, esagoni, croci) componendo un disegno molto particolare illuminato da due finestre poste alla base e dalla lanterna superiore. Il raccordo tra la cupola e il corpo dell'edificio è realizzato grazie alla presenza di quattro pennacchi che poggiano sulla trabeazione. Quest'ultima, in corrispondenza di essi, abbandona il percorso del perimetro diventando lineare. Il movimento ondulatorio dei muri e il ritmico alternarsi a forme sporgenti e rientranti danno luogo a un palpitante organismo plastico, la cui forma viene sottolineata dall'assenza di sontuose decorazioni.



L’arte del Die Brücke
Nome adottato da un gruppo di artisti esponenti dell'espressionismo tedesco, formatosi a Dresda nel 1905. Le opere del gruppo segnarono l'inizio dell'arte moderna in Germania; tra i suoi esponenti, Die Brücke annoverava Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Fritz Bleyl, Karl Schmidt-Rottluff e, dopo il 1906, Emil Nolde e Max Pechstein. Nel corso della sua storia il movimento vide inoltre la temporanea partecipazione del pittore svizzero Cuno Amiet e del francese (di origine olandese) Kees van Dongen.

In polemica con la tradizione accademica, i membri del gruppo si ispiravano all'arte medievale e rinascimentale tedesca, all'Art Nouveau, al primitivismo e alle opere di Van Gogh, di Gauguin e dei fauves; risentirono inoltre dell’influenza dei precursori dell’espressionismo Edvard Munch e James Ensor. Il nome Die Brücke, che in tedesco significa “ponte”', indicava la determinazione di questi pittori a elaborare un’arte protesa verso il futuro. I colori aspri, utilizzati spesso in accostamenti violenti, e la deformazione della figura umana si giustificavano come espressione dello spontaneo e soggettivo moto emotivo e sentimentale dell’autore, testimoniando un’interessante ripresa e rielaborazione della poetica romantica. Diversi esponenti del gruppo si dedicarono inoltre all’incisione, realizzando xilografie e acqueforti caratterizzate da netti contrasti di chiaroscuro. Trasferitosi a Berlino nel 1910, il gruppo conobbe varie difficoltà e contrasti interni e si sciolse nel 1913.



Lettura opera d’arte


Titolo dell’opera

Cinque donne nella strada


Anno di realizzazione

1913
Tecnica utilizzata e dimensioni

Olio su tela, 120,5x91 cm
Collocazione

Colonia, Walraf-Richard-Museum


Notizie sull’autore

E.Kirchner (1880-1938) è il rappresentante più importante della prima fase dell’espressionismo in Germania. Egli, dopo aver studiato architettura, comincia a dipingere e nel 1905 è tra i fondatori del gruppo «Die Brucke» insieme a Karl Schmidt-Rottluff, Fritz Bleyl ed Erich Heckel. Qualche anno dopo aderirono al gruppo anche Emil Nolde, Max Pechstein e Otto Mueller. Nel 1910 Kirchner aderì alla Nuova Secessione di Berlino e l’anno successivo si trasferì in questa città e insieme a Pechstein fondò una scuola artistica che però non ebbe alcuna fortuna. Dopo diverse defezioni di amici pittori, nel 1913 Kirchner sciolse il gruppo «Die Brucke».

Da questo momento comincia il declino fisico e psicologico di questa singolare figura di artista. L’anno successivo, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, parte volontario per il fronte, ma l’esperienza della guerra lo distrugge nel profondo. Nel 1917 fu congedato per insanità mentale. Gli amici lo portano in Svizzera, a Davos. Qui recuperò parte della sua lucidità, ma l’equilibrio interiore era ormai minato. Nel 1937 i suoi quadri furono esposti nella mostra voluta dai nazisti sull’«arte degenerata». L’anno successivo Kirchner si tolse la vita.
Descrizione dell’opera:

La pittura espressionista tedesca deforma l’aspetto della realtà per renderlo più simile a ciò che l’animo avverte. Così, ad esempio, nei quadri di Kirchner i corpi hanno aspetti sempre spigolosi e taglienti: non ispirano calore umano ma solo freddezza tagliente.

Le cinque donne protagoniste di questo quadro non sono molto dissimili da altre donne presenti in altri quadri di Kirchner. Se esse siano delle signore borghesi, o cinque prostitute ferme sotto un lampione in attesa di clienti, non è dato saperlo, ma poco importa. Le spigolosità che le caratterizza, i profili diritti e taglienti, i volti cadaverici, rendono queste cinque donne capaci solo di attrazioni maligne e ferali.

Il quadro non ha una spazialità ben definita, benché le cinque donne, nel loro disporsi in angolazioni diversificate, riescono a disegnare un cerchio approssimativo. La gamma cromatica è molto ridotta, dominando nettamente le tonalità del verde, da cui si stacca solo il nero che costruisce e separa dall’ambiente le cinque figure. Una pittura quindi volutamente semplificata, non molto lontana dalle immagini xilografiche molto praticate sia da Kirchner sia dagli altri espressionisti del gruppo «Die Brucke». In questo quadro si ritrovano quindi un po’ tutti gli elementi stilistici tipici dell’espressionismo tedesco: la semplificazione delle forme, l’uso espressivo del colore, le atmosfere cupe e poco allegre, la volontà di una generalizzata denuncia contro una società borghese non amata né stimata, ma soprattutto la volontaria rinuncia alla bellezza come valore tranquillante e consolatorio dell’arte. Valore, quello della bellezza, apprezzato soprattutto dai borghesi, che nell’arte vedevano un idilliaco momento di evasione fantastica, ma che non poteva essere condiviso dagli espressionisti che proprio contro i borghesi rivolgevano la loro arte.










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