Aspetti teologici di Deuteronomio 30,1-10



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Studia Theologica VIII, 3/2010, 163 - 172

Aspetti teologici del Deuteronomio 30,1-10


Written by Frantisek Trstensky
Dt 30,1-10 non occupa la posizione più importante e neppure appartiene alla parte più antica del libro Dt, anzi fa parte dei brani più recenti. La struttura del Dt dimostra che i capp. 12-26 formano la parte centrale che contiene le leggi e che viene considerata anche la parte più antica di tutto il libro. Intorno a questo nucleo è stata composta una duplice cornice, quella interna e quella esterna. La funzione di tale cornice non è di sigillare ermeticamente il centro dell’opera, ma piuttosto di offrire un’approccio alla lettura dei capp. 12-26.1

L’avvicinamento alla parte centrale attraverso la cornice introduttiva esterna (i capp. 1-4) prepara il destinatario a capire la storia della salvezza e attraverso la cornice introduttiva interna (i capp. 5-11) ad accogliere le prime indicazioni e regole. Poi segue la parte centrale, che contiene le norme concrete per la vita della comunità israelitica. La cornice conclusiva interna (i capp. 27-30) non lascia il lettore con il peso dei comandi e i precetti ma dà un’esortazione e uno stimolo per osservare la legge del Signore. 30,1-10 seguono questa linea. La cornice conclusiva esterna (i capp. 31-34) ritorna ad alcuni accenni storici.2

La posizione di 30,1-10 ci aiuta a capire il suo ruolo nella stesura finale del Dt. L’ambientazione ancora più dettagliata ci presenta la funzione che il brano svolge nell’interno dell’unità di 28,69-30,20 cioè della cosiddetta alleanza di Moab. Dalla struttura di un’alleanza extrabiblica, a cui assomiglia sia il libro intero che l’unità suddetta, si convalida il carattere positivo di 30,1-10. Esso presenta la benedizione per il popolo che si converte e obbedisce alla voce del Signore.

La struttura tipica del brano è quella del chiasmo e stupisce la frequenza e la varietà con cui esso viene usato in questi 10 versetti. L’analisi ci mostra la coerenza del brano con le altre parti del libro, ma nello stesso tempo l’autore si serve del gioco delle parole e della molteplicità dei loro significati e così ci offre il messagio con una nuova forza.

Non mancano le espressioni tipiche del linguaggio, come anche i concetti caratteristici del Dt e del Dtr. Il loro uso ci dimostra che il brano attraverso la persona di Mosè riformula la storia passata.

La datazione possibile della composizione del brano risale al periodo esilico o postesilico. Per questa datazione ci basiamo sull’uso del vocabolario e delle espressioni tipiche per il periodo suddetto. Anche il contenuto dimostra che lo scrittore sentiva la necessità di porre accanto alla parte legale, che offre un’istruzione per la condotta di vita, anche una nota di incoraggiamento. La problematica della conversione, il riferimento al possesso della terra, alla prosperità e alla generazione futura sono le idee caratteristiche del periodo esilico. Infine anche il confronto con i passi scelti gioca a favore di questa datazione.


1. Il ritorno del popolo al Signore e del Signore al popolo (Dt 30,1-4)


In 30,1-2 l’autore pone davanti agli occhi dei lettori e ascoltatori gli eventi della storia d’Israele uno dopo altro. Dobbiamo renderci conto che anche se colui che parla è Mosè, coloro che leggono o forse più precisamente coloro che ascoltano le parole di questo brano sono in esilio o poco dopo l’esilio. Prima del ritorno a Yahweh il popolo è invitato far ritornare”, cioè a “rievocare nel proprio cuore” tutto ciò che ha sperimentato. Bisogna fare una riflessione profonda.3 Il popolo dovrà riflettere sulla legge che è stata data da Mosè e sulla possibilità di scegliere fra la benedizione e la maledizione. Dovrà riflettere sulla strada che scelse, che percorse e che sperimentò tra i popoli dove il Signore lo scacciò. L’idea è rafforzata dal fatto che si parla sempre alla seconda persona singolare, cioè si mette l’accento sull’individuo. Ogni individuo ha bisogno di operare la decisione prima nel suo cuore.

L’espressione con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima” dà rilievo a una trasformazione totale. Non può essere trascurato niente. La parola tutto che ricorre nel brano 14 volte fa senitire questa preoccupazione. Come vengono compiute tutte le parole di Mosè, come la dispersione tra i popoli è totale così anche il pentimento deve coinvolgere l’uomo intero.

La conversione, così come la propone il brano, significa ritornare a fare di nuovo la scelta, ma questa volta bisogna fare la scelta che porta la benedizione e quindi la vita. L’unico modo per realizzare tale scelta è ascoltare la voce del Signore, cioè osservare la sua legge.

Che le parole del pentimento vengano messe sulla bocca di Mosè è una delle caratteristiche del Dtr che troviamo anche negli altri libri dell’opera del Dtr, dove le parole del ritorno al Signore vengono messe sulla bocca di personaggi importanti che pregano per il popolo.4 Così le parole assumono un’autorità e un’importanza notevole. In 1Sam 7,3 Samuele chiama alla conversione la casa d’Israele: E parlò Samuele a tutta la casa d’Israele dicendo: «Se con tutto il vostro cuore voi tornate al Signore…».” In 1Re 8,33 il re Salomone prega il Signore durante la dedicazione del tempio: “Quando sarà colpito il tuo popolo Israele davanti al nemico perché avranno peccato contro di te e si rivolgeranno a te e loderanno il tuo nome e pregheranno e ti supplicheranno in questa casa…”

In 2Re 23,25 così viene descritto il re Giosia che realizzò la riforma secondo il libro della legge scoperto nel tempio: “E come lui non vi fu prima di lui un re che si fosse rivolto al Signore con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima e con tutta la sua forza, secondo tutta la legge di Mosè, e dopo di lui non sorse uno come lui.”

Il soggetto dell’azione nei primi due versetti del nostro brano è Israele, ma ciò non significa che è lui che ha fatto il primo passo. Il Signore aveva già fatto il primo passo. Egli aveva dato non solo la legge, ma aveva causato anche la situazione della dispersione tra i popoli. Dispersione che dovrebbe aiutare Israele a riconoscere il proprio peccato e a ritornare al Signore. Ora spetta a Israele fare il suo passo.5

Quando Israele ritorna al Signore allora anche il Signore ritorna a Israele, movimento che viene espresso in 30,3 in cui è descritta l’attività di Yahweh per Israele. Egli è l’unico agente. Cambia il destino degli uomini, mostra la sua misericordia, ritorna e raduna i dispersi.

Si nota un certo parallelismo tra le azioni d’Israele in 30,1-2 e le azioni di Yahweh in 30,3. Le opere del Signore sono una risposta simultanea alla conversione del popolo.




Dt 30, 1-2: Israele

Dt 30,3: il Signore

si realizzeranno su di te tutte queste parole, la benedizione e la maledizione

cambierà il Signore il tuo destino

rievocherai nel tuo cuore

avrà pietà

dove ti avrà scacciato

dove ti avrà disperso

ritornerai al Signore

Ritornerà

ascolterai la sua voce

ti radunerà

La realtà della dispersione è così forte che viene ripetuta 4 volte. L’autore gioca con le opposizioni. Da una parte con i verbi respingere in 30,1.4 e “disperdere” in 30,3 esprime in senso negativo la realtà triste dell’esilio, dall’altra parte con il verbo “raccogliere” usato in 30,3-4 presenta in modo positivo l’intervento di Dio.

30,4 rappresenta un appoggio per quello che è stato detto nei primi tre versetti . A una situazione disperata descritta come la dispersione fino all’estremità dei cieli nella prima parte di 30,4 risponde la seconda parte, mostrando che il Signore salva ogni individuo.

Possiamo proporre almeno due elementi importanti: 6



  1. Dell’estremità del cielo si parla in modo iperbolico per dire che neppure l’angolo più remoto sfuggirà allo sguardo e all’azione di Dio.

  2. Viene descritta, anche se in modo implicito, la grande estensione della diaspora7.

Possiamo concludere con l’affermazione che la prima parte mostra due ritorni. Il primo ritorno riguarda il popolo (l’autore del Dt per ritorno e per conversione intende l’obbedienza alla legge). Il secondo ritorno è il ritorno di Yahweh. Con 30,3 inizia una lista di azioni con le quali il Signore benedirà ogni individuo. Non si tratta di una descrizione generale ma piuttosto dettagliata delle promesse concrete sulla vita futura d’Israele. 30,4 infine sottolinea che il Signore in ogni caso si prende cura di ogni singolo individuo del popolo e lo riconduce nella terra promessa.

2. Messaggio centrale: amare il Signore per vivere (Dt 30,5-7)


30,5-7 è il cuore del nostro brano. In 30,5 tutti e tre i verbi di cui il soggetto è Yahweh sono all’hiphil, quindi viene sottolineato il fatto che la causa di ogni benedizione è nel Signore.

La triplice attività divina inizia con l’espressione e ti ricondurrà il Signore tuo Dio nella terra.” La promessa di ricondurre nella terra viene collegata a due concetti:



  1. Si parla della terra che i tuoi padri avevano ereditato. Significa che non si tratta di qualsiasi terra, ma della terra promessa, quindi la terra a cui si lega la benedizione di Dio e l’adempimento di tutte le promesse divine date nella storia precedente. Così si dimostra anche la fedeltà di Dio alle sue promesse.

  2. Le benedizioni collegate con la terra verranno compiute su coloro che il Signore ricondurrà nella terra perché la erediterai.”

La terra e il suo possesso sono uno dei fondamentali concetti del Dt. La descrizione della terra come la terra in cui scorrono latte e miele”8, come la terra buona9 la si deve vedere in una prospettiva ideologica piuttosto che empirica.

Tutta questa descrizione con gli elementi iperbolici ha una finalità teologica:

1. La legge può essere adempiuta solo nella terra e tutto il periodo del deserto viene descritto come un periodo senza legge.10

2. La terra è promessa e dono di Yahweh.11

3. La terra e l’osservanza dei comandamenti sono strettamente legate tra di esse.12

La perdita della terra non significa che la promessa di Dio è fallita, ma è la conseguenza della violazione dell’alleanza da parte del popolo e come peccato più grave viene presentata l’idolatria. Secondo il Dt la perdita della terra non è irrevocabile, ma si richiede ad Israele di ritornare al Signore13. Ritornare a possedere la terra è uno dei segni che Yahweh ha veramente perdonato l’infedeltà d’Israele.14

Vediamo che per il libro del Dt il raduno dei dispersi, il ritorno nella terra, la moltiplicazione del popolo, che è il segno della rigenerazione, e ogni sorta di benedizione vengono sempre collegati alla legge, al ritorno ad obbedire e a mettere in pratica i comandi. Il nostro brano segue fedelmente questo concetto.

Se abbiamo detto che 30,5-7 è il cuore del brano possiamo dire che 30,6 è il nucleo di questi tre versetti. Il concetto di amore rimane collegato all’alleanza, come si vede sia dai versetti precedenti e seguenti che dal vocabolario del brano intero.15 Si cambia però il punto di partenza del rapporto tra Dio e l’uomo. Soprattutto è Dio che prende l’iniziativa. hwhy opera la rinnovazione e crea nell’uomo capacità di amare il Signore16, la capacità che non si trova nelle forze umane, perché l’uomo è incapace di amare da se stesso. Per questo Dio non lo lascia nell’abbandono. Dio rende capace l’uomo di amare con tutto il cuore e con tutta l’anima e per il Dt amare significa osservare la legge.

L’attività del Signore che circoncide il cuore umano non si realizza solo perché l’uomo lo possa amare, cioè osservare i comandi, ma trova la sua finalità e il suo compimento nella vita dell’uomo. La vita è l’effetto di questa “obbedienza amata” e “amore obbediente” . Essa dipende esistenzialmente da questi due concetti, perché dove essi non ci sono, non c’è neanche la vita. L’amore non trova la sua pienezza né nella legge né in se stesso, bensí nella vita ed è il Signore che interviene a favore dell’uomo per renderlo capace di amare e dunque di vivere.

30,7 chiude l’elenco delle azioni che il Signore compie per il popolo. hwhy consegna al suo popolo il dono della liberazione dai nemici. In questo caso 30,7 è una risposta alla prima parte in cui si parla della maledizione. È evidente che in 30,1-4 si tratta d’Israele che viene colpito dalla maledizione soprattutto nella forma della dispersione tra le nazioni. Ora la maledizione viene spostata sui nemici d’Israele, di cui non troviamo una specificazione precisa. Nonostante la triplice descrizione: i tuoi nemici, quanti ti odiano e ti avranno perseguitato” l’oggetto di tale castigo rimane indeterminato, ossia generico. In questo senso possiamo dire che da parte di Dio c’è una promessa di preservare Israele da ogni tipo del pericolo sia presente che futuro.

Per quanto riguarda questa parte si tratta di un detto profetico che però non si riferisce a una escatologia astratta o lontana dalla comprensione, ma viene descritta con immagini vivaci come triplice dono di Yahweh per Israele:

1. Il dono della terra collegato con il ritorno, con il possesso, con la felicità e con la moltiplicazione.

2. Il dono del cuore collegato con la capacità di amare e di vivire.

3. Il dono della liberazione da ogni tipo di nemico.

In ogni tipo di dono non viene dimenticata la prospettiva futura, ossia la generazione successiva. In 30,5 si dice ti moltiplicherà”, in 30,6 si parla di “discendenza” e infine in 30,7 si parla delle imprecazioni “su quanti ti avranno perseguitato. Così la benedizione divina riguarda non solo la comunità attuale ma anche quella futura.

In questi versetti non si parla di nessuna pretesa. Da parte d’Israele non si chiede altro che accogliere i benefici. Non viene richiesto neanche l’amore per il Signore come attività umana, poiché esso viene donato gratuitamente da Yahweh.

Il messaggio di questi versetti è molto forte e giustamente viene considerato come il nucleo del brano. La parte centrale viene presentata in modo positivo e ottimistico e troviamo espressioni piene di speranza e di gioia.17

3. Il ritorno del popolo al Signore e del Signore al popolo (Dt 30,8-10)


Il titolo dell’ultima parte corrisponde a quello della prima parte. La scelta non è casuale. Gli ultimi tre versetti ritornano come una nuova onda al concetto della parte iniziale. Come se l’autore volesse, dopo una elevazione dell’anima, ritornare alla concretezza della situazione d’Israele.

Il pronome personale “tu” con cui inizia 30,8 riprende come soggetto Israele. Nell’uso della seconda persona singolare abbiamo sotto gli occhi sempre Israele come entità. Si tratta del cosiddetto “singolare collettivo”. Davanti a Israele sta la triplice richiesta di ritornare al Signore, di ascolare la sua voce e di mettere in pratica i suoi comandi.

In questo versetto, come già in 30,2, viene sottolineato che non si tratta di qualsiasi comando, ma ci si riferisce alla legge data da Mosè nelle steppe di Moab. Mosè viene presentato sia come colui che tiene il discorso che come legislatore che stabilisce l’alleanza tra Dio e gli Israeliti.18 Ogni qualvolta si parla nel nostro brano di comandi e di precetti si pensa alla persona di Mosè, che è il personaggio centrale del libro del Dt e dunque anche del nostro brano.

L’attività d’Israele non è isolata ma si unisce al versetto seguente. Dal punto di vista del contenuto, delle idee e del lessico 30,9 presenta alcuni richiami a 30,5:




Dt 30,5

Dt 30,9

il soggetto è il Signore tuo Dio

il soggetto è il Signore tuo Dio

l’oggetto è Israele

l’oggetto è Israele

e ti ricondurrà… nella terra…

e la erediterai

e ti farà prosperare… in ogni tuo lavoro

ti moltiplicherà

(E ti farà prosperare) nel frutto del tuo seno e nel frutto del tuo bestiame e nel frutto della terra

ti renderà felice

gioire per il bene

e ti moltiplicherà più dei tuoi padri

come gioiva sui tuoi padri

Per il brano è importante e caratteristico sottolineare l’aspetto percettibile della benedizione. Il Dt non è un libro astratto che si contenterebbe di una ricompensa spirituale. Questo si vede dalla tabella in cui i concetti di 30,5 vengono ripresi e arricchiti in 30,9:

1. Il ritorno a ereditare la terra viene trasformato in prosperità in ogni lavoro.


  1. La moltiplicazione viene estesa al triplice frutto.

  2. Il Signore che rende felice gioirà egli stesso.

  3. Al concetto dei padri si aggancia la gioia su di loro.

La gioia di Yahweh è un aspetto nuovo anche se già l’uso dei verbi “tornare” e “avere pietà” nel v. 30,3 indicano l’affetto da parte di Dio.

La menzione dei padri ci ricorda i tempi dopo l’uscita dall’Egitto quando Yahweh accompagnava e proteggeva il popolo eletto nel deserto con i prodigi e le meraviglie. Si tratta di un periodo della storia d’Israele che rimane come periodo esemplare della vicinanza divina.

Nell’ultimo versetto del brano l’autore, dopo aver descritto il ritorno del popolo e dopo aver presentato la benedizione futura, sente la necessità di concludere mettendo un’altra volta in rilievo la necessità di obbedire alla legge.

Di nuovo viene menzionata indirettamente la persona di Mosè.19 30,10 parla di quello che è scritto in questo libro della legge. È un richiamo a Dt 31,24 dove leggiamo che Mosè ha scritto “su un libro tutte le parole di questa legge... “

L’espressione con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima che chiude il brano richiama la necessità della conversione e dell’amore totale di 30,2.6.

Conclusione


Il brano contiene questi concetti fondamentali:

1. La conversione e il ritorno

2. La dispersione e il raduno

3. L’obbedienza alla legge e la benedizione di ogni sorte

Si nota un parallelismo tra due soggetti, cioè tra Israele e Dio. Un’azione provoca una reazione. Il pentimento e la conversione da parte d’Israele trova subito una risposta da parte di Dio. Possiamo dire che Dio viene descritto come colui che agisce a favore d’individuo umano superando ogni aspettativa.20

I versetti scritti nella prospettiva del futuro ricordano un carattere profetico e sono pieni di speranza e di conforto.

Il ritorno al Signore non viene ridotto a un senso spirituale o interno, ma rappresenta un cambiamento visibile della condotta di vita che porta anche la benedizione concreta.21
Bibliografia

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doc. ThDr. SSLic. František Trstenský, PhD.

Universita Cattolica in Ruzomberok, Slovacchia

Spišská Kapitula 6, 053 04 Spišské Podhradie, Slovacchia

Email: f.trstensky@centrum.sk



1 Cf. Christensen D. L., Deuteronomy 1:1-21:9, Nashville 2001, p. 34.

2 Cf. Nicholson E. W., Deuteronomy and Tradition, Philadelphia 1967, p. 163.

3 Per il Dtr la catasrofe, che si potrebbe evitare con la conversione del popolo, è già sopravvenuta, e compito della predicazione è ora soltanto quello di condurre il popolo alla necessaria riflessione”. Dizionario teologico dell’Antico Testamento, edd. Jenni E., Westermann C., Torino 1978, 1982 , vol. 2, p. 803-804.

4 Cf. Dizionario teologico dell’Antico Testamento, edd. Jenni E., Westermann C., Torino 1978, 1982. , vol. 2, p. 803.

5 Cf. Nielsen E., Deuteronomium, Tübingen 1995, p. 210.

6 Cf. Tigay J. H., Deuteronomy, Philadelphia, Jerusalem 1996, p. 451.

7 Cf. Deuteronomio, a cura di A. Penna, Torino,Roma 1976, p. 240.

8 Dt 6,3; 11,9; 26,9.15; 27,3; 31,20.

9 Dt 1,35; 3:25; 4,22; 6,18; 8,7.10; 9,6; 11,17.

10 Dt 12,1.8. Cf. anche Weinfeld M., Deuteronomy 1-11, New York 1991, p. 57.

11 Dt 1,8.35; 4,38; 6,10.23; 10,11.

12 Dt 6,18; 8,1; 11,8; 12,1; 18,9; 26,1.

13 Cf. Weinfeld, Deuteronomy 1-11, New York 1991, p. 58-59.

14 Cf. Slivka D., Židovská a kresťanská hermeneutika. In: Legislatívne texty Biblie II. Bratislava-Nitra: Univerzita Komenského v Bratislave, Rímskokatolícka cyrilometodská bohoslovecká fakulta, Kňazský seminár sv. Gorazda n Nitre, 2008.

15 Secondo Weinfeld l’espressione “amare il Signore appartiene alla fraseologia deuteronomistica dell’osservanza della legge e della lealtà dell’alleanza. Cf. Weinfeld M., Deuteronomy and the Deuteronomic School, Oxford 1983, p. 333.

16 Cf. Le Déaut R., “Le thème de la circoncision du coer (Dt. xxx 6; Jér. Iv 4) dans les versions anciennes (LXX et Targum) et à Qumrân”, VTS 32 (1980), p. 181.

17 Cf. Mayes A.D.H., Deuteronomy, London 1981, p. 124; Cf. Slivka D., Od filozofickej hermeneutiky k biblickej hermeneutiky. In: Humanum. Warszawa: Kolegium Edukacji Praktycznej, 2008, p. 40-43.

18 Cf. Braulik G., Deuteronomium. Vol. I: 1-16,17; Deuteronomium. Vol. II: 16,18 – 34,12, Würzburg, 1986, 1992, p. 83.

19 Cf. Paľa G., Mediána problematika v Katolíckej náboženskej výchove. Prešov: Prešovská univerzita v Prešove, Gréckokatolícka teologická fakulta, 2008, s. 87 – 89.

20 Cf. Noth M., The Deuteronomistic History, Sheffield 1981, p. 88.

21 Cf. Slivka, D.: Historický a krestanský výklad Starého zákona. In: KARDIS, M – SLIVKA, D.: Izraelský monoteizmus v kontexte dejín starovekého blizkeho východu. Prešov: Prešovská univerzita v Prešove, Greckokatolicka teologicka fakulta, 2008, p.144.






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