Atti di nascita



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Tema:
ATTI DI NASCITA


LA NASCITA




  • Formazione degli atti

  • Filiazione legittima

  • Filiazione naturale

RIFERIMENTI NORMATIVI


  • Codice civile

  • D.P.R. 396/2000

  • D.M. 27.2.2001

  • Circolari

FORMAZIONE ATTI DI NASCITA


ATTO DI NASCITA
Con la nascita si acquista la capacità giuridica (art. 1 Cod. Civ.).

Il documento fondamentale che testimonia la nascita di una persona è il suo atto di nascita.

Esistono delle regole precise che indicano:


  • il contenuto dell’atto di nascita

  • i soggetti legittimati a rendere la dichiarazione

  • i termini entro i quali deve essere resa

  • i soggetti abilitati a ricevere la dichiarazione di nascita

CONTENUTO DELL’ATTO DI NASCITA

Art. 11 DPR 396/2000 (Contenuto degli atti)

1. Gli atti dello stato civile, oltre a quanto è prescritto da altre particolari disposizioni, devono enunciare: il comune, il luogo, l’anno, il mese, il giorno e l'ora in cui sono formati; il nome, il cognome, il luogo e la data di nascita, la residenza e la cittadinanza delle persone che vi sono indicate in qualità di dichiaranti; le persone cui gli atti medesimi si riferiscono; i testimoni, ove richiesti; i documenti presentati dalle parti.

Art. 29 DPR 396/2000

Oltre ai dati indicati nell’art. 11, l’atto di nascita deve contenere le seguenti indicazioni:



  • Luogo, anno, mese, giorno e ora della nascita

  • Generalità, cittadinanza, residenza dei genitori legittimi, ovvero di coloro che rendono la dichiarazione di riconoscimento di filiazione naturale o hanno espresso con atto pubblico il proprio consenso ad essere nominati

  • Sesso del bambino e nome che gli viene imposto

In caso di parto plurimo (gemellare) deve essere fatta menzione di tale circostanza in ciascuno degli atti con indicazione dell’ordine di nascita.
DICHIARAZIONE DI NASCITA: CHI PUO’ RENDERLA ?
Ai sensi dell’art. 30 comma 1 DPR 396/2000, la dichiarazione di nascita è resa:

  • da uno dei genitori

  • da un procuratore speciale (*)

  • dal medico,dall’ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto

rispettando l’eventuale volontà della madre di NON essere nominata.

(*) Le parti interessate possono farsi rappresentare da persona munita di procura speciale risultante da scrittura privata, non autenticata (art. 12 comma 7 DPR 396/2000)


DICHIARAZIONE DI NASCITA: DOCUMENTAZIONE DA ESIBIRE
Ai fini della formazione dell’atto di nascita, la dichiarazione resa all’ufficiale di stato civile è corredata da una ATTESTAZIONE DI AVVENUTA NASCITA recante:

  • generalità della puerpera

  • indicazione del Comune, ospedale, casa di cura ecc. ove è avvenuta la nascita

  • giorno, ora della nascita e sesso del bambino

Se il parto è avvenuto senza l’assistenza di personale sanitario?

Il dichiarante dovrà esibire un’attestazione di constatazione di avvenuto parto o, in mancanza, una dichiarazione sostitutiva resa ai sensi dell’art. 46 del DPR 445/2000.

L’attestazione di nascita, formata sulla base dei documenti sanitari esistenti presso il centro di nascita, deve essere inviata al Comune in ORIGINALE.
DICHIARAZIONE DI NASCITA: ENTRO QUALE TERMINE ?


  • Entro 10 giorni dalla nascita presso il comune nel cui territorio è avvenuta la nascita.

  • Entro 3 giorni presso la direzione sanitaria dell’ospedale o casa di cura in cui è avvenuta la nascita (in tal caso la dichiarazione di nascita può contenere anche il riconoscimento contestuale di filiazione naturale e/o l’eventuale scelta (dei genitori) del comune presso cui trascrivere l’atto); la dichiarazione deve essere trasmessa, unitamente all’attestazione di nascita, IN ORIGINALE, all’u.s.c. del Comune nel cui territorio è situato il centro di nascita o, su richiesta dei genitori, nel comune di residenza di essi. Tali documenti sono conservati agli atti dell’ufficio di s.c.

  • Entro 10 giorni dalla nascita nel Comune di residenza dei genitori. Se i genitori risiedono in Comuni diversi, nel Comune di residenza della madre, salvo diverso accordo.

Dell’accordo fra i genitori l’ufficiale dello stato civile fa menzione nell’atto da lui formato (art. 11 D.M. 27.2.2001).

A prescindere dal luogo e dalle modalità con cui è stata resa la denuncia di nascita, l’atto di nascita deve SEMPRE essere inviato per la trascrizione nel comune di residenza dei genitori, o della madre, se i genitori hanno residenze diverse (circ. DCSD n. 27/2002 del 26.11.2002).


ADEMPIMENTI DELL’U.S.C.

L’u.s.c. che registra la nascita nel comune di residenza dei genitori deve comunicare al comune di nascita il nominativo del nato e gli estremi dell’atto ricevuto (art. 30 c. 8 DPR 396/2000) ai fini dell’annotazione, da parte di quest’ultimo, nell’indice annuale dei registri di nascita (art. 12 D.M. 27.2.2001).

Inoltre, deve essere inviata la comunicazione di nascita all’ufficiale d’anagrafe ai fini dell’iscrizione anagrafica del nato (art. 7 DPR 223/1989).
DICHIARAZIONE TARDIVA – art. 31

E’ la dichiarazione fatta dopo più di 10 giorni dalla nascita.

Il dichiarante deve indicare le ragioni del ritardo, da inserire nello stesso atto di nascita e deve comunque produrre l’attestazione di nascita o di constatazione di avvenuto parto o la dich. sostitutiva ex art. 46 DPR 445/2000

L’u.s.c. procede alla formazione tardiva dell’atto di nascita (form. 41-bis) (parte I serie B) e ne dà segnalazione al Procuratore della Repubblica.

TUTTAVIA


  • se il dichiarante non produce la documentazione di cui sopra

  • o non indica le ragioni del ritardo

la dich. di nascita può essere ricevuta solo in forza di decreto dato col procedimento di rettificazione. A tal fine l’u.s.c. informa senza indugio il Procuratore della Repubblica.
DICHIARAZIONE OMESSA – art. 32
Quando la dich. non è stata fatta neppure tardivamente, l’u.s.c. che ne viene a conoscenza riferisce al Procuratore ai fini del promovimento del giudizio di rettificazione.

Dopo il rapporto al Procuratore la dichiarazione tardiva non può più essere ricevuta e l’atto può essere formato solo in base al decreto di rettificazione (formula 105 ter)


DICHIARAZIONE DI NASCITA:

BAMBINO NATO MORTO O MORTO DOPO LA NASCITA



Art. 30 comma 5

Se il bambino è nato morto o è morto prima che sia stata resa la dichiarazione, questa non può essere ricevuta dal direttore sanitario, ma deve essere resa solo all’u.s.c. del comune dove è avvenuta la nascita.



Art. 37

Se al momento della dichiarazione di nascita il bambino non è vivo, il dichiarante deve far conoscere, comprovandolo con certificato medico, se il bambino è nato morto o è morto dopo la nascita.



Se il bambino è nato morto: l’u.s.c. forma solo l’atto di nascita e fa risultare la circostanza nell’atto stesso. (formula 41)

Se il bambino è nato vivo ed è morto dopo la nascita: si forma anche l’atto di morte. (formula 40)

DICHIARAZIONE DI NASCITA - CASI PARTICOLARI

NASCITA IN VIAGGIO MARITTIMO O AEREO

Art. 39


Viaggio marittimo: l’atto deve essere formato entro 24 ore. (cfr. artt. 203, 205, 207, 208 cod. navigazione)

Viaggio aereo: cfr. artt. 835 e 836 cod. navigazione.

Gli atti e i processi verbali sono trascritti dall’u.s.c. del luogo di primo approdo della nave o dell’aereo.

NASCITA IN VIAGGIO PER FERROVIA

Art. 40


La dichiarazione deve essere fatta al responsabile del convoglio che redige un processo verbale con le dichiarazioni prescritte per gli atti di nascita; tale dich. viene consegnata al capo stazione della I^ fermata che la trasmette all’u.s.c. del luogo per la trascrizione.

ALTRI CASI PARTICOLARI

FIGLIO DI IGNOTI Art. 29 comma 5

L’u.s.c. impone al bambino il nome ed il cognome. NO a nomi o cognomi rivelanti origine naturale o cognomi famosi o di famiglie conosciute nel luogo (art. 34 c. 3 DPR 396/2000)


RITROVAMENTO MINORI ABBANDONATI - Art. 38

Chi trova un bambino abbandonato deve affidarlo ad un istituto o casa di cura. Il direttore della struttura dà immediata comunicazione all’u.s.c. del comune di ritrovamento.

L’u.s.c. iscrive apposito processo verbale (form. 105 bis) in cui indica l’età apparente e il sesso del bambino, così come risultanti nella comunicazione pervenutagli e impone al bambino un cognome e un nome, informandone il giudice tutelare e il Tribunale dei minori.
DICHIARAZIONE DI NASCITA: L’ATTRIBUZIONE DEL NOME

Il nome è il segno distintivo per eccellenza della persona; nel nome si comprendono:



  1. Il PRENOME: Il prenome viene scelto dal dichiarante e deve rispettare i criteri di cui agli artt. 34 e 35 del DPR 396/2000.

  2. Il COGNOME: L’attribuzione del cognome è disciplinata in parte dal codice civile, in parte dal DPR 396/2000

IL COGNOME

FIGLIO LEGITTIMO assume il cognome PATERNO: principio non scritto !

Il cognome paterno spettante al figlio legittimo probabilmente è un principio perpetuato dal vecchio sistema nel quale la moglie assumeva il cognome del marito.

Tale cognome diventava il cognome di famiglia


FIGLIO NATURALE (art. 262 cod. civ.):

  • assume il cognome del genitore che per primo lo riconosce

  • assume il cognome del padre in caso di riconoscimento contestuale di entrambi i genitori

  • se la filiazione nei confronti del padre è accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento materno, il figlio maggiorenne può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre. Se il figlio è minorenne la decisione spetta al Tribunale per i minorenni.

IL NOME


Al neonato non può essere imposto:

I NOMI STRANIERI imposti ai bambini italiani devono essere espressi in lettere dell’alfabeto italiano, comprese le lettere J, K, X, Y, W e se possibile, coi segni diacritici propri dell’alfabeto della lingua d’origine.

Il nome deve corrispondere al sesso e può essere composto da massimo 3 elementi onomastici, anche separati. TUTTI SARANNO CERTIFICATI !!!


IMPOSIZIONE DI NOMI VIETATI

Se il dichiarante vuole imporre al bambino un nome vietato (in contrasto con il divieto posto dall’art. 34 c. 1 o in violazione delle indicazioni del comma 2) o non corrispondente al sesso, l’u.s.c. lo avverte del divieto. Se il dichiarante persiste nella determinazione, l’u.s.c. riceve la dichiarazione, forma l’atto ed informa il Procuratore della Repubblica ai fini del promovimento del giudizio di rettificazione. L'atto è comunque valido e produce effetti e il nome viene riportato in tutti i documenti, fino all’eventuale rettifica, quando il nome verrà variato in tutti gli atti e documenti.


FILIAZIONE

E’ legittimo il figlio nato da genitori uniti in matrimonio.

La filiazione legittima si prova con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile. In mancanza, basta il possesso continuo dello stato di figlio legittimo.

In sostanza, perché una persona possa dirsi figlio legittimo di Tizio e Caia occorre:

a) che egli sia stato partorito da Caia

b) che Caia sia sposata con Tizio

c) che il figlio sia stato concepito per opera del marito

d) che il figlio sia stato concepito durante il matrimonio



Art. 231 c.c. “Il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio.

Art. 232 c.c. “Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando sono trascorsi 180 giorni dalla celebrazione del matrimonio e non sono ancora trascorsi 300 giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio”.

Per i presupposti c) e d) operano 2 presunzioni: la presunzione di paternità del marito (art. 231 cod. civ.) e la presunzione di concepimento durante il matrimonio (art. 232 cod. civ.)

La presunzione di paternità del marito non opera automaticamente per effetto della nascita dalla donna con cui è coniugato; occorre infatti che la nascita sia stata denunciata all’u.s.c. come nascita da unione legittima.
DISCONOSCIMENTO DI PATERNITA’

L’azione di disconoscimento della paternità del figlio concepito durante il matrimonio ha lo scopo di far cadere, mediante prova contraria, la presunzione di paternità del marito. E’ ammessa in 3 casi:

a) Non coabitazione dei coniugi per il periodo in cui si presume il concepimento (dal 300° al 180° giorno prima della nascita)

b) Impotenza del marito

c) Adulterio della moglie o occultamento della gravidanza.

La sola dichiarazione della madre non esclude la paternità (art. 235 c. 2 cod. civ)

L’azione di disconoscimento può essere esercitata:


  1. Dal marito, entro 1 anno dalla nascita del figlio. Se al tempo della nascita era lontano, entro 1 anno dal giorno del suo ritorno; se prova di non aver avuto notizia della nascita in questi giorni, entro 1 anno dal giorno in cui ne ha avuto notizia.

  2. Dalla madre, entro 6 mesi dalla nascita del figlio.

  3. Dal figlio, entro 1 anno dal compimento della maggiore età o dal momento in cui viene a conoscenza dei fatti che rendono ammissibile il disconoscimento. L’azione può essere promossa da un curatore speciale del figlio, su istanza del figlio che abbia compiuto i 16 anni o del P.M. se si tratta di infra16enne.

COMPITI DELL’U.S.C.

L’u.s.c. deve:


  • annotare la sentenza sull’atto di nascita del figlio (art. 49 c. 1 lett. o) DPR 396/2000

  • Provvedere per il cognome del figlio.

  • Inviare comunicazione al comune di eventuale trascrizione dell’atto

  • Inviare comunicazione all’ufficio anagrafe

STATUS DEL FIGLIO DISCONOSCIUTO

Secondo il Ministero Interno (circ. n. 9/2001): il figlio disconosciuto diviene figlio di ignoti, (secondo il principio “mater certa non est”) per cui il cognome gli sarà attribuito dall’u.s.c., salvo il caso in cui la dichiarazione di nascita sia stata resa a suo tempo dalla madre. In tal caso il cognome del disconosciuto sarà quello della madre.
FILIAZIONE

E’ naturale il figlio nato da genitori non coniugati fra loro.

Nel nostro ordinamento il rapporto di filiazione non si instaura con il semplice fatto della nascita, ma è necessaria una precisa volontà dei genitori di riconoscere un bambino come proprio figlio (“mater certa non est”).

La disciplina del riconoscimento di filiazione naturale è contenuta nel codice civile (art. 250 e segg.) e nel DPR 396/2000 (art. 42 e segg.).


DICHIARAZIONE

DI VERITA’



ATTO

DI VOLONTA’



Consiste nella dichiarazione solenne che una determinata persona è proprio figlio naturale.

Gli effetti si producono solo nei confronti del genitore che fa il riconoscimento.

Fino alla riforma del 1975 il riconosciuto doveva subire passivamente il riconoscimento: oggi è necessario il suo assenso se ultra16enne o il consenso dell’altro genitore che ha già effettuato il riconoscimento, se infra16enne.

Il riconoscimento deve essere liberamente voluto da un soggetto capace di valutarne il significato; dalla natura negoziale del riconoscimento deriva che esso deve manifestare la volontà di riconoscere e non semplicemente la convinzione di essere il genitore di una persona.


CHI PUO’ FARE IL RICONOSCIMENTO ?

Art. 250 cod. civ.

Il figlio naturale può essere riconosciuto, congiuntamente o separatamente dal PADRE e dalla MADRE (anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento).

QUANDO ?


  • Prima della nascita

  • In occasione della dichiarazione di nascita

  • Dopo la nascita

Il riconoscimento non può essere fatto da genitori che NON abbiano compiuto 16 anni (art. 250 c. 5 cod. civ.).

Il riconoscimento è:



  • un atto personale

  • che non tollera condizioni o termini (art. 257 cod. civ.)

  • è irrevocabile (art. 256 cod. civ.)

  • se contenuto in un testamento ha effetto dalla morte del testatore.

  • i suoi effetti sono retroattivi

Non è ammesso un riconoscimento in contrasto con lo stato di figlio legittimo o legittimato in cui si trova la persona (art. 253 cod. civ.)

CONDIZIONI

Art. 250 cod. civ. – art 45 DPR 396/2000


  • Riconoscimento del figlio ultra16enne: non produce effetto senza il suo ASSENSO, anche se può ugualmente essere ricevuto dall’u.s.c.; del mancato assenso si fa menzione nell’atto di riconoscimento. Se l’assenso è manifestato successivamente, di esso è fatta annotazione nell’atto di riconoscimento iscritto.

  • Riconoscimento del figlio infra16enne: NON PUO’ avvenire e non può essere ricevuto senza il CONSENSO dell’altro genitore che ha già effettuato il riconoscimento.

Se il riconoscimento è contenuto in un testamento, la disciplina degli assensi e dei consensi si applica con riguardo al momento in cui si chiede l’annotazione del riconoscimento nell’atto di nascita

Il CONSENSO può essere manifestato:

a) Anteriormente al riconoscimento: 1) davanti ad un u.s.c.

2) in un atto pubblico

3) in un testamento

b) Contestualmente al riconoscimento
Art. 45 DPR 396/2000 circ. n. 2/2001

Perché la prestazione del consenso anteriormente al riconoscimento dell’altro genitore non violi l’art. 258 c. 2 civ. (che vieta al genitore che effettua per primo il riconoscimento di dare notizie relative all’altro genitore) il genitore che intende riconoscere il figlio per 2° deve manifestare preventivamente l’intento di riconoscere anche egli il detto figlio, dandone comunicazione al genitore che ha riconosciuto per primo, il quale potrà prestare il suo consenso.

SE IL CONSENSO E’ RIFIUTATO ?


  • In mancanza del consenso, se il riconoscimento risponde all’interesse del figlio, interviene il Tribunale con sentenza che tiene luogo del consenso mancante

FORMA DEL RICONOSCIMENTO

Il riconoscimento può essere fatto:


  • nell’atto di nascita (dichiarazione con riconoscimento)

  • Con apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento:

davanti ad un ufficiale di stato civile

in un atto pubblico

in un testamento

Il riconoscimento può farsi davanti a QUALSIASI ufficiale di stato civile
RICONOSCIMENTO DAVANTI ALL’ UFFICIALE DI STATO CIVILE

Art. 42 DPR 396/2000

Chi intende riconoscere un figlio naturale davanti all’ u.s.c DEVE DIMOSTRARE CHE NULLA OSTA AL RICONOSCIMENTO ai sensi di legge.

Se il riconoscimento è fatto con atto distinto, posteriore alla nascita e la nascita è avvenuta in altro comune, l’u.s.c. deve acquisire direttamente la relativa documentazione ai sensi dell’art. 21 c. 2.

Se un riconoscimento da inserire nell’atto di nascita non è ammissibile, l’u.s.c. deve rifiutare di riceverlo (art. 7 DPR 396/2000), MA deve formare comunque l’atto di nascita (circ. Miacel n. 2/2001).
COGNOME DEL FIGLIO RICONOSCIUTO

Art. 262 cod. civ.

REGOLA GENERALE

Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto

RICONOSCIMENTO CONTESTUALE

Il figlio assume il cognome del padre.

RICONOSCIMENTO PATERNO SUCCESSIVO A QUELLO MATERNO

Il figlio PUÒ assumere il cognome paterno, aggiungendolo o sostituendolo a quello materno. Tuttavia Se il figlio è minorenne la decisione circa l’assunzione del cognome paterno spetta al Tribunale dei minorenni.

RICONOSCIMENTO DI FIGLI NASCITURI


Art. 44 DPR 396/2000

Può essere fatto, oltre che dalla MADRE, dal PADRE:



  • o contestualmente a quello della gestante

  • o dopo il riconoscimento di quest’ultima e la prestazione del suo consenso (ex art. 250 c. 3 cod. civ.)

Si utilizzeranno le formule 112, 113 o 114.

L’u.s.c. che riceve tale dichiarazione ne rilascia d’ufficio una copia a chi la effettua; tale copia sarà prodotta in sede di denuncia di nascita.


DICHIARAZIONE GIUDIZIALE DI PATERNITA’ O MATERNITA’

Se il padre o la madre non hanno riconosciuto il figlio naturale, la paternità e la maternità possono essere dichiarate giudizialmente nei casi in cui è ammesso il riconoscimento (art. 269 cod. civ.).

L’azione è preclusa nei casi in cui il riconoscimento è vietato (quando si trova in contrasto con lo stato di figlio legittimo o quando si tratti di filiazione incestuosa).

L’azione può essere esercitata dal figlio, ovvero dai suoi discendenti, o ancora nell’interesse del minore dal genitore che esercita la potestà o dal tutore.


La dichiarazione di paternità o maternità, dopo il passaggio in giudicato, è comunicata a cura del Procuratore della Repubblica, o è notificata dagli interessati, all’u.s.c. che ne fa annotazione nell’atto di nascita (art. 48 c. 3 DPR 396/2000)
LEGITTIMAZIONE - art. 280 cod. civ.

Attribuisce al figlio naturale la qualità di figlio legittimo. Può avvenire:



  • per susseguente matrimonio dei genitori: di regola il riconoscimento da parte del padre e della madre è anteriore o contemporaneo al matrimonio, ma può essere anche successivo.

  • per provvedimento del giudice: è consentita quando vi sia l’impossibilità o un gravissimo ostacolo a legittimare il figlio per susseguente matrimonio (es. quando uno dei due genitori è morto, ovvero è già sposato).

COGNOME DEL LEGITTIMATO - art. 33 DPR 396/2000

Il figlio legittimato ha il cognome del padre. Tuttavia se maggiorenne alla data della legittimazione, può scegliere, entro 1 anno dal giorno in cui ne viene a conoscenza, di mantenere il cognome portato in precedenza, se diverso, ovvero di aggiungere o anteporre ad esso, a sua scelta, quello del genitore che lo ha legittimato.

La dichiarazione relativa alla scelta deve essere resa all’u.s.c. del comune di nascita, dal figlio personalmente o con comunicazione scritta. Tale dichiarazione va iscritta in Parte II Serie B ed annotata nell’atto di nascita.


ADOZIONI

Riferimenti legislativi:


Legge n. 184 del 04.05.1983- Disciplina dell'adozione e dell' affidamento dei minori

Legge n. 476 del 31.12.1998- Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a l'Aja il 29.05.1993- Modifiche alla legge 184/1983 in tema di adozione di minori stranieri.

Legge n. 149 del 28.03.2001 – Modiche alla legge 184/1983 nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile.

La legge 184/1983 così come modificata, disciplina gli istituti dell'affidamento del minore, l'adozione legittimante interna del minore, l'adozione di minori stranieri, l'adozione di minori italiani da parte di cittadini stranieri o italiani residenti all'estero, l'adozione di minori in casi particolari .

Altra normativa a cui fare riferimento è quella del codice civile in ordine all'istituto dell'adozione di persone maggiorenni.

L'art. 27 della legge 184/1983 non è stato modificato dalla legge successiva per cui si riconferma che:

“ Per effetto dell’adozione , l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti, dei quali assume e trasmette il cognome.”

Riguardo invece al problema della decorrenza dell'adozione, la legge 184/1983 nella sua stesura originaria non specificava nulla, per cui si crearono opinioni diverse che riportavano la decorrenza alla data di emissione del provvedimento o alla data di esecutività del decreto o infine alla trascrizione dello stesso nei registri dello stato civile. Solo successivamente in seguito ad indirizzo ministeriale si accertò che la decorrenza dell'adozione coincideva con la data del passaggio in giudicato del decreto.

La nuova legge 149/2001 all'art. 22, 5° comma finalmente prevede che

Gli effetti dell'adozione si producono dal momento della definitività della sentenza”.

Invece riguardo all'adozione in casi particolari l'art. 27 della legge 149 che va a sostituire l'art. 47 della legge 184/1983 ribadisce al 1° comma che

“ L'adozione produce i suoi effetti dalla data della sentenza che la pronuncia”.

Gli adempimenti dell’Ufficiale dello stato civile rimangono pressoché invariati:



  • Trascrizione della sentenza di adozione ai sensi dell'art. 28, 2° comma lett. g) del Dpr. 396/2000;

  • Annotazione sull'atto di nascita ai sensi dell'art. 49 , 1° comma lett. a) del medesimo regolamento.

ADOZIONE INTERNAZIONALE


La novità principale introdotta dalla Legge 476/1998 che come abbiamo visto oltre che a modificare la 184/1983 ha ratificato la Convenzione per la tutela dei minori fatta all'Aja il 29.05.1993 è il riconoscimento a pieno diritto dell'adozione pronunciata all'estero , infatti l'art. 35 al 1° comma prevede che

“ L'adozione pronunciata all'estero produce nell'ordinamento italiano gli effetti di cui all'art. 27 “ (acquisto stato di figlio legittimo).

In base a questo nuovo sistema nel caso in cui il minore entri in Italia proveniente da uno Stato che ha ratificato la Convenzione e il provvedimento di adozione sia già stato pronunciato all'estero, il Tribunale per i Minorenni ordinerà con decreto la trascrizione del provvedimento di adozione straniero nei registri dello stato civile, un volta accertata che l'adozione non violi l'ordine pubblico italiano e che sussiste la certificazione di conformità all'adozione e l'autorizzazione all'ingresso rilasciato dall'apposita Commissione.

Nel caso in cui il minore sia entrato in Italia senza provvedimento di adozione, e la stessa debba perfezionarsi in Italia, il Tribunale per i Minorenni riconoscerà il provvedimento dell'autorità straniera come affidamento preadottivo. Trascorso l'anno, eseguite le previste valutazioni, il Tribunale emetterà una sentenza di adozione ed ordinerà la trascrizione della stessa nei registri dello stato civile.

Nel caso in cui il minore provenga da uno stato che non ha ratificato la Convenzione il Tribunale per i Minorenni dovrà effettuare un esame molto più approfondito sul provvedimento straniero verificando la sussistenza di tutte le condizioni previste dall'art. 36, 2° comma. Una volta verificata l'esistenza delle condizioni previste il Tribunale per i Minorenni dichiarerà efficace in Italia il provvedimento straniero di adozione se di adozione si tratta o farà decorrere l'affidamento preadottivo.

Riguardo al conseguente acquisto della cittadinanza italiana da parte del minore adottato l'art. 34 , 3° comma della legge 476/1998 recita “ Il minore adottato acquista la cittadinanza italiana per effetto della trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile “.

Dopo un'iniziale difficoltà interpretativa con Circolare K 28.4 del 13.11.2000, il Ministero dell'Interno ha chiarito che la trascrizione non ha natura costitutiva ma è la condizione per attribuire efficacia nel nostro ordinamento al provvedimento straniero il quale una volta trascritto “ esplica i suoi effetti con decorrenza retroattiva dalla data della sua pronuncia “.

Pertanto gli effetti della filiazione derivanti dall'adozione e l'acquisto della cittadinanza decorrono dalla data della pronuncia all'estero.

Una volta trascritta o la sentenza di adozione o il provvedimento straniero si provvederà poi alla trascrizione dell'atto di nascita A riguardo il Ministero dell’Interno con Circolare n. 6 del 28.02.2003 dispone che nel caso in cui nello stato in cui è stata pronunciata l’adozione la legge preveda come conseguenza la formazione di un nuovo atto di nascita in sostituzione di quello originario, contenente le nuove generalità , nonché le generalità dei genitori adottivi in luogo di quelli naturali , tale nuovo atto di nascita formato dalle autorità straniere diventa l’unico atto di nascita trascrivibile .

Una volta trascritto l'atto di nascita si provvede ad apporre l'annotazione dell'avvenuta adozione così come prevista dalla formula 122 bis del nostro formulario.

ADOZIONI IN CASI PARTICOLARI

L'adozione di minori in casi particolari è consentita nei confronti di minori che non si trovano nelle condizioni per essere dichiarati in stato di abbandono e quindi di adottabilità.

Riguardo agli adempimenti che più ci riguardano, l'Ufficiale dello stato civile, una volta trascritta la sentenza del Tribunale per i Minorenni, dovrà sempre attribuire all'adottato il cognome spettantegli in base a quanto previsto dall'art 299 del codice Civile.

Ricordiamo quanto prevede tale normativa:

-Il figlio legittimo antepone al proprio il cognome dell'adottante;

-Il figlio non riconosciuto dai genitori assume solo il cognome dell'adottante:

-Nel caso di figlio riconosciuto da uno o da entrambi i genitori, egli assume il cognome dell'adottante anteponendolo al proprio;

-Se l'adozione è compiuta da donna maritata, l'adottato, che non sia figlio del marito, assume il cognome della famiglia di lei.

Nel caso in cui l'adozione in casi particolari pronunciata dal Tribunale italiano riguardi un minore cittadino straniero, conseguentemente all'adozione, il minore assume la cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 3 della legge 91/1992 con tutti gli adempimenti successivi.

In base a quanto previsto dall'art. 47 della legge 184 come sostituito dall'art. 27 della legge 149/2001 in questo tipo di adozione gli effetti si producono dalla data della sentenza che ha pronunciato l'adozione.







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