Atto penale avv



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06.12.2017
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L’applicazione cumulativa di misure cautelari coercitive non custodiali

Traccia


Nel corso del giudizio di appello nel processo per reati di bancarotta, l’imputato Tizio è sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

Ai sensi dell’art. 299 c.p.p., Tizio presenta istanza di autorizzazione all’allontanamento dal domicilio per accedere alla piscina comunale in orario domenicale per un’attività riabilitativa.



La Corte di appello procedente, su conforme richiesta del P.G. – formulata ai sensi dell’art. 299, comma 4bis c.p.p. – sostituisce la misura della detenzione domiciliare, imponendogli gli obblighi congiunti di presentazione alla polizia giudiziaria e di dimora, con il divieto di allontanarsi dall’abitazione nelle ore notturne, assumendo la minore afflittività del regime cautelare così delineato rispetto a quello precedente.

Il provvedimento della Corte di appello è successivamente confermato dal Tribunale della Libertà, adito in sede di appello ai sensi dell’art. 310 c.p.p., con ordinanza del 20.10.2006.



Si rediga l’atto di impugnazione dell’ordinanza del Tribunale della Libertà del 20.10.2006, da ultimo citata.

Giurisprudenza


  • Cass. pen., S.U., sentenza 30 maggio – 12 settembre 2006, n. 29907: in merito all’applicazione cumulativa di misure cautelari personali che può essere disposta dal giudice soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge (artt. 276, comma 1, e 307, comma 1-bis, c.p.p.)

  • Cass. pen., sez IV, 23 febbraio 2005, n. 32944: esclude la congiunta applicazione di misure coercitive pur in astratto tra loro compatibili (divieto di espatrio e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ed il divieto o anche obbligo di soggiorno)



Svolgimento

Alla cancelleria del

Tribunale di _____

In funzione di Tribunale della Libertà

(art. 311, comma 3, c.p.p.)
ECC.MA

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
Proc. pen. n. R.G.N.R.

n. ___Trib. Lib.

c/ Sig. TIZIO

RICORSO PER CASSAZIONE


(art. 311, comma 1 c.p.p.)
Il sottoscritto Avv. _____, del Foro di _____, difensore di fiducia del Sig. TIZIO, imputato nel suindicato procedimento penale, col presente atto propone ricorso per cassazione
avverso
l’ordinanza del 20.10.2006, con la quale il Tribunale della Libertà di _____ confermava il provvedimento della Corte di appello di _____, con il quale, a seguito di istanza formulata dal Sig. Tizio, in data _____, depositata il _____, su conforme richiesta del P.G. del _____, sostituiva la misura della detenzione domiciliare, con le misure dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, dell’obbligo di dimora, con divieto di allontanarsi dall’abitazione nelle ore notturne;
sottoponendo allo scrutinio della Ecc.ma Suprema Corte di Cassazione i seguenti
PUNTI IMPUGNATI

RICHIESTE

MOTIVI
Violazione di legge ex art. 606, comma 1, lett. c) c.p.p., in relazione all’art. 299, comma 3 c.p.p.

Mancata richiesta di sostituzione delle misure cautelari disposte dalla Corte di Appello e confermate dal Tribunale della Libertà.
L’ordinanza impugnata ha confermato in toto il provvedimento della Corte di appello con il quale la stessa, in modo del tutto illegittimo, ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con le misure sopra indicate.

È palese la violazione di legge in cui la Corte di appello prima, il Tribunale della Libertà poi, sono incorsi.

Infatti, con l’istanza del _____, il Sig. Tizio ha chiesto solo ed esclusivamente la “autorizzazione all’allontanamento dal domicilio per accedere alla piscina comunale in orario domenicale per un’attività riabilitativa”.

In altri termini, il petitum era rappresentato da un provvedimento del giudice competente ai sensi dell’art. 279 c.p.p., che disponesse l’applicazione della (stessa) misura cautelare degli arresti domiciliari con modalità meno gravose.

Al contrario, nessuna richiesta di sostituzione della misura è stata mai inoltrata dal Sig. Tizio.

Per questo, la Corte di appello e il Tribunale della Libertà con l’ordinanza qui impugnata, in modo arbitrario e illegittimo hanno provveduto a sostituire la misura della detenzione domiciliare con quella dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e di dimora, aggiungendo il divieto di allontanarsi dall’abitazione nelle ore notturne, contravvenendo così al principio, immanente all’ordinamento processuale latamente inteso, della necessaria correlazione tra chiesto e pronunciato.

Per questo si chiede l’annullamento dell’impugnata ordinanza.

Violazione di legge ex art. 606, comma 1, lett. c), in relazione agli artt. 132 Cost.; 272, 2751 e 2, 2761, 3071bis c.p.p.

Annullamento dell’impugnata ordinanza per avere il Tribunale della Libertà disposto (confermando il provvedimento della Corte di appello) l’applicazione cumulativa di misure cautelari coercitive al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge.
Con l’ordinanza impugnata, il Tribunale della Libertà ha disposto (confermando il provvedimento della Corte di appello), in sostituzione della misura della detenzione domiciliare, l’applicazione cumulativa della misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e di quello di dimora, con l’imposizione aggiuntiva del divieto di allontanarsi dall’abitazione nelle ore notturne (prescrizione non prevista dalla legge).

Pacifica giurisprudenza, sul punto confortata da un recente arresto delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione (sent. 30/05/2006, n. 29907), sostiene, in ossequio al principio di legalità e tassatività delle misure cautelari personali, che, al di fuori dei casi in cui sia espressamente prevista dalle singole norme processuali di cui agli artt. 276, comma 1 (provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte) e 307, comma 1bis (provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini) c.p.p., non è ammessa l’applicazione simultanea, in un mixtum compositum, di due diverse misure cautelari tipiche, omogenee o eterogenee, che pure siano tra loro astrattamente compatibili, quali ad esempio il divieto di espatrio, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto o l’obbligo di dimora ex artt. 281, 282, 283.

Orbene, nel caso di specie non viene in rilievo alcuna delle due ipotesi suindicate, solo in presenza delle quali il “mixtum compositum” tra due o più misure cautelari potrebbe ritenersi ammissibile: non vi sono mai state trasgressioni alle prescrizioni imposte (arresti domiciliari), né trattasi di scarcerazione per decorrenza dei termini.

Pertanto l’applicazione congiunta delle misure cautelari de quibus si appalesa del tutto ingiustificata ed illegittima.

L’orientamento qui richiamato riposa su diverse e valide argomentazioni, tutte recentemente riprese dalla già citata pronuncia a Sezioni Unite della Corte della nomofilachia.

In primis non è dato rinvenire alcuna disposizione che, almeno nella fase genetica di applicazione delle misure cautelari personali, ne preveda espressamente la cumulabilità, configurandosi da parte del legislatore solo una specifica ipotesi di contaminazione dei tipi nella figura della misura domiciliare di cui all’art. 2834 c.p.p., quale prescrizione “minore ed accessoria” dell’obbligo di dimora.

Del resto, le disposizioni di cui agli artt. 2992-4, in caso di attenuazione o di aggravamento delle esigenze cautelari, attribuiscono al giudice il potere-dovere di sostituire la misura applicata “con un’altra meno grave”, ovvero, rispettivamente, “fermo quanto previsto dall’art. 276…con un’altra più grave”, non consentendo affatto, neppure in queste ipotesi, la cumulabilità fra misure diverse.

Insuperabile, poi, è l’argomento testuale di cui all’art. 272 c.p.p. il quale, stabilendo che “le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni del presente titolo”, riduce a un numerus clausus le figure di misure limitative della libertà utilizzabili in funzione cautelare nel corso del procedimento penale, sicché non possono essere applicate misure diverse da quelle espressamente considerate.

Per questo “deve concludersi che, al di fuori dei casi in cui non siano espressamente consentite da singole norme processuali, non sono ammissibili tanto l’imposizione aggiuntiva di ulteriori prescrizioni non previste dalle singole disposizioni regolanti le singole misure, quanto l’applicazione congiunta di due distinte misure, omogenee o eterogenee che pure siano tra loro astrattamente compatibili (come, ad esempio, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto o l’obbligo di dimora). Siffatta applicazione potrebbe infatti determinare la creazione, in un mixtum compositum, di una nuova misura non corrispondente al paradigma normativo tipico”.

Anche in relazione a quanto da ultimo rilevato si chiede l’annullamento dell’impugnata ordinanza.
Mancanza di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. e) circa la minore afflittività del regime cautelare atipico disegnato dall’impugnata ordinanza rispetto a quello della detenzione domiciliare.
L’ordinanza del Tribunale della Libertà, nel confermare il provvedimento della Corte di appello, ha rimarcato, a più riprese, la minore afflittività del regime cautelare atipico disegnato dall’impugnata ordinanza (conformemente al provvedimento della Corte di appello) rispetto a quello della detenzione domiciliare.

Pur tuttavia, non una parola è stata spesa a sostegno dell’assunto.

Per questo l’affermazione del Tribunale della Libertà in parte qua, si rivela apodittica, priva della benché minima motivazione, e il vizio così denunciato risulta chiaramente dal testo del provvedimento impugnato, nonché dal testo del provvedimento della Corte di appello di _____.

Si chiede l’annullamento dell’impugnata ordinanza.

Tanto premesso e considerato, il sottoscritto difensore
chiede
l’annullamento con rinvio dell’ordinanza del Tribunale della Libertà di _____, del 20.10.2006.
Luogo, data Avv.

(sottoscrizione)


(di Matteo Grimaldi)

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