August Strindberg



Scaricare 197.99 Kb.
Pagina1/4
14.11.2018
Dimensione del file197.99 Kb.
  1   2   3   4

CREDITORI

August Strindberg



I tre attori sono a vista, in penombra, a fondo palco, con Tekla al centro. Musica inizio, cambio luci che illumina i corridoi laterali e la scena, Adolf e Gustav vengono avanti nei rispettivi corridoi e si sistemano ai lati opposti del palco, si siedono l’uno di fronte al’altro. La musica termina, Adolf si alza faticosamente, senza usare il bastone. Gustav si accende un sigaro. Adolf si mostra soddisfatto, allargando le braccia.

ADOLF – E tutto questo, grazie a te!

GUSTAV – Sciocchezze!

ADOLF – E invece è così, quando mia moglie è partita, sono rimasto per giorni interi, sdraiato lì (indica il divanetto), a sospirare; talmente mi mancava! Era come se si fosse portata via le mie stampelle, non potevo muovermi. Dopo aver dormito per due giorni di fila, cominciai a riavermi; la febbre cominciò a passare e la testa a calmarsi, recuperai le vecchie idee, la voglia di lavorare e di creare; anche l’occhio riprese a vedere chiaro. Eppure non mi decidevo...

GUSTAV – Avevi solo bisogno di una piccola spinta.

ADOLF – Esattamente! Avevo bisogno di una spinta. E fu allora che arrivasti tu.

GUSTAV – Di sicuro eri un po’ giù quando t’incontrai, fisicamente e mentalmente, ma questo non vuol dire che sia stato io la causa della tua guarigione. Avevi solo bisogno di riposo e di qualcuno con cui parlare – da uomo a uomo.

ADOLF – Già, forse hai ragione, come sempre... Prima ne avevo molti di amici maschi ma una volta sposato li ho persi tutti. Mi sembrava superfluo – che bisogno avevo di amici? Avevo scelto Tekla! Così cominciammo a frequentare nuovi ambienti, mostre, circoli artistici, ma quando – a qualche festa – mi capitava di conoscere qualcuno, che mi sembrava potesse diventare un amico... lei diventava possessiva – se parlavo un po’ più a lungo con qualcuno, si ingelosiva – come se volesse avermi tutto per sé. Ora è anche peggio, ora vuole tutti per sé anche i miei amici – e se li è presi infatti. Ed io sono rimasto solo con la mia gelosia.

GUSTAV – Non è una compagnia piacevole...

ADOLF – Bè, non è proprio gelosia, è che temevo di perderla e cercavo di evitarlo, è così strano?

GUSTAV – No,no.

ADOLF – Ma non ho mai pensato che potesse tradirmi.

GUSTAV – Nessun marito lo pensa mai.

ADOLF – Eh?

GUSTAV – No, niente.

ADOLF - Avevo solo paura che lei potesse subire le idee degli altri, che un altro uomo potesse influenzarla e di conseguenza avere un potere su di me – questo non avrei potuto sopportarlo.



Pausa

GUSTAV – Perdonami, ma dunque Tekla non condivide con te le sue idee? Non ti mette a parte dei suoi pensieri?

ADOLF – Ecco... Forse non dovrei dirtelo ma... sai già così tanto del mio matrimonio... tanto vale ti dica tutto. – Mia moglie... è una donna molto indipendente! – perché ridi?

GUSTAV – No, nulla, continua, dicevi? E’ una donna indipendente...

ADOLF – E’ come se non potesse accettare nulla che venga da me.

GUSTAV – Ma da tutti gli altri, sì.

ADOLF – Sì. E’ come se odiasse le mie opinioni, non perché non le condivida, ma solo perché vengono da me. Anzi a volte se ne esce con idee mie, già da me sostenute in passato, presentandole come sue; ma se glielo faccio notare, lei quasi si offende! E’ perfino capitato che una volta un nostro amico le abbia suggerito un’idea e lei si è subito entusiasmata: “Ma è geniale!”; ma quando le avevo detto la stessa cosa un paio di settimane prima l’aveva accolta freddamente: “Che banalità!” – E’ tutto banale, quello che viene da me.

GUSTAV – Non è una situazione piacevole, immagino tu non sia felice per questo...

ADOLF – No, no, non è che non sono felice. E’ solo che mi sembra assurdo... Ma non sono infelice, perché dovrei esserlo? Ho avuto la donna che desideravo, non ne ho mai desiderate altre.

GUSTAV – E non ti manca mai la tua libertà?

ADOLF – No, non potrei dirlo – si, a volte mi capita di pensare che, se fossi libero, ritroverei la pace – ma poi, quando mi lascia solo, mi manca così tanto... come se mi avessero tagliato gambe e braccia! È strano, ma a volte mi sembra quasi che Tekla non abbia un’esistenza propria, che sia diventata parte di me; come una sorta di tubo digerente che ha inghiottito la mia volontà e la mia voglia di vivere; come se avessi posto in lei la mia energia vitale... (riflette su ciò che ha detto) ...ma che banalità...(ride ma il riso gli si spegne in gola)

GUSTAV – Non mi sembra affatto una banalità!

ADOLF – (Ci pensa su) Ma no, no, lei è un essere indipendente, è piena di idee che deve solo a se stessa; quando la incontrai, non ero nessuno, come artista ero un bambino; fu lei a formarmi.

GUSTAV – Magari può averti influenzato all’inizio, ma poi – una volta sposati intendo – non hai contribuito anche tu alla sua crescita?

ADOLF – No, lei è rimasta com’era, la sua crescita si è arrestata.

GUSTAV – Sì, in effetti, il suo talento letterario si è un po’ spento dopo il primo libro, o per lo meno non è cresciuto. Ma il primo romanzo era autobiografico, questo può facilitare... è solo dal secondo che si capisce davvero se uno è uno scrittore; e poi in quel caso aveva un ottimo soggetto: il suo primo marito, vero?

ADOLF – A quanto pare...

GUSTAV – Uno strano personaggio,no? l’hai mai conosciuto?

ADOLF – No, mai, era via da sei mesi quando ho cominciato a frequentare Tekla, ma a giudicare dalla descrizione che ne fa lei, deve essere un idiota assoluto. (un tempo) Ma credo che il ritratto sia fedele.

GUSTAV – Certo, certo. (Pausa) Ma perché una ragazza così dotata, come Tekla, finisce per sposare un idiota assoluto?

ADOLF – Perché non lo conosceva; si impara a conoscersi solo dopo...

GUSTAV – Per questo non bisognerebbe mai sposarsi prima, ma solo dopo. Anzi non bisognerebbe mai sposare qualcuno che non si sia già sposato almeno una volta (ride da solo) E questo idiota era anche un tiranno, naturalmente...

ADOLF – In che senso, naturalmente?

GUSTAV – Tutti i mariti sono dei tiranni! Immagino che anche tu – ogni tanto – faccia schioccare la frusta...

ADOLF – Io?

GUSTAV – Un uomo geloso come te...

ADOLF – Ma se permetto a mia moglie di andare e venire come le piace...

GUSTAV – Beh, ci sei costretto... anche volendo, non potresti certo impedirglielo. Ma, vuoi farmi credere, che ti fa piacere che passi la notte fuori?

ADOLF – No, non mi fa piacere.

GUSTAV – Vedi? (Suono ipnosi) Comportandoti così, non fai che renderti ridicolo.

ADOLF – Ridicolo? Ci si rende ridicoli ad avere fiducia della propria moglie?

GUSTAV – Ho paura di sì, l’ultima persona di cui un uomo dovrebbe avere fiducia è la propria moglie!

ADOLF – (convulso) Io, ridicolo? Tu vuoi dire... Io non posso sopportare che si pensi che io sia ridicolo, tu credi che la gente pensi che io sia ridicolo?Mi stai dicendo che la gente pensa che io sono ridicolo? Qualcuno ti ha detto qualcosa?

GUSTAV – Non ti agitare però, calmati o ti prenderà un attacco...

ADOLF – E quando sono io a passare la notte fuori? Perché la gente non pensa che sia lei a sembrare ridicola?

GUSTAV – Che importa? Il perché la gente pensa quello che pensa non ti riguarda, è così e basta, ma mentre passi il tempo a chiederti perché, il danno è già fatto.

ADOLF – Che danno?

GUSTAV – Pensaci un attimo, lei potrà anche aver sposato un tiranno, ma solo per guadagnarsi la sua libertà.

ADOLF – Non capisco.

GUSTAV – Una ragazza, per essere libera di crescere e andare in giro per il mondo, deve trovarsi un accompagnatore, un protettore, che nella nostra bizzarra terminologia chiamiamo marito.

ADOLF – Qualcuno che si occupi di lei, intendi?

GUSTAV – E ora quell’accompagnatore, quel protettore, sei tu!

ADOLF – Io?

GUSTAV – Dal momento che sei suo marito.



Adolf sembra assorto.

GUSTAV – Non ho ragione?

ADOLF – (riflettendo) Non so... (inquieto) Si vive con una donna per anni, senza farsi mai domande, né su di lei, né sul rapporto che si ha con lei, ma poi un bel giorno... si comincia a riflettere... e non ci si ferma più. (tempo) Gustav, tu sei mio amico? Sei l’unico amico maschio che ho avuto! In otto giorni mi hai ridato la voglia di vivere, hai agito su di me come una forza magnetica, come un orologiaio, hai riparato il meccanismo e ricaricato la molla (si indica la testa). Non lo senti anche da come parlo? Ho l’impressione che la mia voce abbia ritrovato il suo timbro e che anche i miei pensieri siano più chiari.

GUSTAV – Sembra anche a me. E come te lo spieghi?

ADOLF – Non so.. forse perché con le donne ci si abitua a parlare sottovoce . Certo è che Tekla mi ha sempre rimproverato di gridare.

GUSTAV – E così hai abbassato il tono, e ti sei messo in riga.

ADOLF – Forse è anche peggio. (tempo) Ma ora non voglio più parlare di Tekla. (Pausa) Che stavamo dicendo? Ah, sì, che sei arrivato tu e mi hai aperto gli occhi sulla mia presunta arte. A dire il vero, già da un po’, la pittura mi interessava sempre meno; non mi sembrava più il mezzo adatto ad esprimere quello che sentivo, ma quando tu mi hai chiarito perché la pittura non può essere l’arte della nostra epoca, c’ho visto chiaro e ho capito che non avrei più potuto lavorare coi colori.

GUSTAV – E ne sei proprio convinto? non ricomincerai a dipingere?

ADOLF – Assolutamente! Ci ho già provato. L’altra sera dopo la nostra conversazione, a letto, ho ripreso il tuo ragionamento punto per punto e sentivo che era giusto. Ma quando mi sono svegliato, dopo aver dormito bene come non mi succedeva da tempo, mi venne il dubbio che potessi esserti sbagliato; mi alzai di scatto, presi i pennelli e i colori e cominciai a dipingere, ma non c’era più niente da fare: tutto finito, niente più illusioni. Solo macchie di colore. (Pausa) Come ho potuto credere? come ho potuto far credere agli altri, che delle tele dipinte potessero essere qualcos’altro, se non delle tele dipinte? M’era caduto il velo dagli occhi e continuare a dipingere m’era diventato impossibile, come è impossibile ritornare bambino.

GUSTAV – E così hai capito che la tendenza al realismo della nostra epoca, (questo bisogno di verità e concretezza) può trovare espressione solo nella scultura, che si sviluppa nelle tre dimensioni …

ADOLF – Certo, le tre dimensioni … in una parola, il corpo!

GUSTAV – E sei diventato scultore; o meglio, lo eri già; ma avevi preso una strada sbagliata e ti serviva una guida per ricondurti sul giusto cammino. E adesso provi gioia nel lavorare?

ADOLF – Adesso vivo!

Un tempo

GUSTAV – Posso vedere quello che stai facendo?

ADOLF – Una figura femminile. (scopre la scultura)

GUSTAV – Una figura astratta. Eppure sembra così viva!

ADOLF – Sì, mi ricorda qualcuno. Puoi immaginare chi...

GUSTAV – Immagino.

ADOLF – Quella donna occupa la mia mente in ogni attimo, come io la sua. Quando lei scrive, scrive di me. Come faccio io con lei, con la scultura. Non possiamo farci nulla. Ci forgiamo l’un l’altra nell’incrocio delle nostre immaginazioni artistiche. È incredibile.

GUSTAV – Non c’è niente di incredibile.

ADOLF – No?

GUSTAV – Tu hai riversato la tua linfa vitale dentro di lei. Fin troppo. Come una trasfusione … quando guardo questa figura mi sembra tutto così chiaro che mi chiedo come ho fatto a non accorgermene prima. Tu ami quella donna immensamente!

ADOLF – Sì, al punto che non posso più dire se lei è me, o io lei. Ma quando lei sorride, sorrido anch’io; quando lei piange, anch’io piango; e quando lei partorì il nostro bambino, credimi, mi sembrava di sentire le contrazioni!

GUSTAV – Adolf, mi spiace molto ma devo dirtelo, credo che tu mostri i primi sintomi dell’epilessia.

ADOLF – (scosso) Epilessia? E come fai a dirlo?

GUSTAV – Perché ho osservato gli stessi sintomi in un mio fratello minore.

ADOLF – E come si manifestavano questi sintomi?

GUSTAV – Era orribile a vedersi, ho paura che tu non sia ancora abbastanza forte per ascoltare …

ADOLF – (angosciato) No, no. Voglio sapere. Dimmi.

GUSTAV – Come vuoi. Qualche anno fa, a questo mio fratello capitò di incontrare una ragazza bellissima, aveva dei lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri, l’aria innocente, un viso da bambina e l’aspetto di un angelo. Si innamorò perdutamente di lei … e la ragazza riuscì ad usurpare le prerogative dell’uomo …

ADOLF – Prerogative dell’uomo?

GUSTAV – Gli sottrasse il privilegio del maschio: quello di prendere l’iniziativa. Oh, si rivelò davvero un angelo, ma un angelo della morte. Se lo stava quasi portando in cielo, ma non prima di averlo crocifisso e di avergli fatto sentire i chiodi nella carne.

ADOLF – (senza fiato) E cioè? Che accadde?

GUSTAV – (lentamente) Ce ne stavamo seduti, parlando tranquillamente – proprio come io e te adesso – e all’improvviso diventò bianco in viso, come la calce; le braccia e le gambe gli si irrigidivano e i pollici si contraevano verso i palmi delle mani, così!



Gustav contrae i pollici verso i palmi. Adolf lo imita.

Gli occhi gli si iniettarono di sangue e cominciò a sbattere le mascelle su e giù, così.



Gustav mastica. Adolf lo imita.

Il respiro diventava sempre più corto, come se l’aria fosse spremuta fuori dalla cassa toracica.



Gustav respira rapidamente. Adolf lo imita.

Potevi sentire la saliva gorgogliare in gola; le pupille guizzavano come fiammelle a gas,la lingua roteando gli faceva montare la bava, schiumava dalla bocca e cominciò a scivolare lentamente all’indietro sulla sedia, come se stesse annegando. E poi …

ADOLF – (in un soffio) Possiamo fermarci un attimo?

GUSTAV – E poi, all’improvviso …



Gustav si alza di scatto e urla.

GUSTAV – … si alzò di scatto e urlò. – Tutto bene?

ADOLF – No.

GUSTAV – Vuoi un bicchier d’acqua?

ADOLF – Sì, grazie.

GUSTAV va a prendere l’acqua.

GUSTAV – Ecco. (gli porge il bicchiere)

ADOLF – Grazie. (beve)

GUSTAV – Forse è meglio se parliamo d’altro...

ADOLF – No, no. Continua, ti prego.

GUSTAV – D’accordo, se insisti. Quando tornava in sé non ricordava nulla delle sue crisi; perdeva conoscenza. T’è mai capitato?

ADOLF – A volte ho degli attacchi di vertigini, ma il medico dice che è anemia.

GUSTAV – Appunto, comincia sempre così. Ma se non intervieni subito diventerà epilessia.

ADOLF – E come dovrei intervenire?

GUSTAV – Dovresti riprendere l’iniziativa all’interno della tua relazione…

ADOLF – Capisco.

GUSTAV – … e fare un più saggio uso della tua mascolinità.

ADOLF – E come?

GUSTAV – Osservando una completa astinenza sessuale.

ADOLF – Cosa?

GUSTAV – Niente sesso.

ADOLF – E per quanto tempo?

GUSTAV – Sei mesi, almeno.

ADOLF – (Pausa, poi risoluto) Non posso. Distruggerebbe il nostro matrimonio.

GUSTAV – E allora puoi prenotarti un posto al cimitero, amico mio!

ADOLF – (posando un panno sulla figura) Non posso, non posso!

GUSTAV – Non puoi salvarti la vita? Non capisco. Davvero c’è qualcosa che mi sfugge. (pausa) Perdonami se te lo chiedo, ma, ormai siamo in confidenza … c’è per caso qualcos’altro che non mi hai detto? Un segreto che ti tormenta, una ferita nascosta? La vita è così varia ed è raro che si trovi un solo motivo di discordia tra marito e moglie. (pausa) Per esempio, poco fa, mi accennavi alla nascita di un figlio. Che ne è stato di lui? Perché non è qui con voi?

ADOLF – L’abbiamo dato via.

GUSTAV – Come?

ADOLF – È mia moglie che ha voluto così.

GUSTAV – Per quale ragione? – puoi dirmelo!

ADOLF – Perché dall’età di tre anni cominciava a somigliare a lui, al suo primo marito.

GUSTAV – Mh.. E tu l’hai mai visto il suo primo marito?

ADOLF – No, mai. Una volta ho visto un suo ritratto, mal riuscito, ma non ci ho trovato nessuna somiglianza.

GUSTAV – I ritratti non sono mai fedeli, e poi magari con gli anni è cambiato. Comunque, questo non ti ha insospettito?

ADOLF – Per niente! Il bambino è nato un anno dopo il nostro incontro e suo marito era in viaggio quando ci siamo conosciuti, proprio qui, in questo stesso albergo. È per questo che ci torniamo ogni anno.

GUSTAV – Insomma, non potevi avere sospetti. E non c’è motivo di averne: succede spesso che i figli delle vedove che si risposano somiglino ai mariti defunti. In India addirittura le bruciano … le vedove. Sì, non è piacevole. (un tempo) E non sei mai stato geloso di lui? Del suo ricordo, dico. Non ti darebbe fastidio rincontrarlo per strada, e che lui con gli occhi addosso alla tua Tekla potesse dire: noi, invece che io? Noi...

ADOLF – Devo ammetterlo, sono ossessionato da questo pensiero!

GUSTAV – E non te ne libererai mai, amico mio! Potrai conviverci, ma solo come con un rumore di fondo che non smette mai; per cui mettiti della cera nelle orecchie e lavora! Lavora! Vivi! Accumula nuove esperienze, così che il cadavere se ne stia a fondo, ben zavorrato.

ADOLF – Scusa se t’interrompo, ma, è buffo … quanto somigli a Tekla quando parli! Hai un modo di contrarre la palpebra dell’occhio destro, come se prendessi la mira, e i tuoi sguardi mi fanno lo stesso effetto dei suoi.

GUSTAV – Ah, davvero?

ADOLF – Ecco, adesso, hai detto “ah, davvero” esattamente con lo stesso tono indifferente che usa lei. E lo dice spesso: ah, davvero?

GUSTAV – Magari saremo lontani parenti. Dopo tutto gli uomini sono tutti parenti, no? Mi piacerebbe conoscere tua moglie, per rendermene conto.

ADOLF – Le mie espressioni non le imita mai, evita accuratamente le parole che uso più spesso, per non parlare dei gesti. Eppure si dice che gli sposi finiscano per rassomigliarsi.

GUSTAV – Sì. Così si dice. (Pausa) Quella donna non t’ha mai amato!

ADOLF – Come?

GUSTAV – Non t’ha mai amato. Scusami, ma è quello che penso. Per una donna l’amore consiste nel saper prendere, nel ricevere, nell’accogliere; e colui dal quale non prende nulla, non lo ama. Non t’ha mai amato!

ADOLF – Ma lei non aveva bisogno di prendere nulla da me, era già una donna fatta quando l’ho incontrata... Questo non significa che lei non mi ami. No?

GUSTAV – Non si può offrire due volte lo stesso dono. La prima volta che si è innamorata, si è donata completamente, senza paure. Poi avrà aperto gli occhi, e ormai le sarà impossibile amare ancora, così com’è impossibile tornare bambini. E’ stato il tuo primo amore?

ADOLF – Sì.

GUSTAV – Quindi stai attento, non hai ancora aperto gli occhi!



Pausa

ADOLF – Le tue parole mi fanno male, mi arrivano come dei coltelli , ma non posso farci nulla; sento dentro qualcosa che se ne va in pezzi Lei non mi ha mai amato!? Ma allora perché mi avrebbe sposato?

GUSTAV – È lei che ha sposato te o tu che hai sposato lei?

ADOLF – Non so nemmeno se c’è stata una scelta, è stato tutto così naturale.

GUSTAV – Provo a indovinare come andò..

ADOLF – Come potresti indovinare?

GUSTAV – Logica... ho abbastanza informazioni su te e tua moglie da poter ricostruire gli avvenimenti. Dunque (senza passione, quasi scherzando), suo marito era in viaggio di studi, lei era sola. All’inizio era felice di sentirsi libera; poi subentrò come un senso di vuoto, perché immagino che si sentisse piuttosto vuota, dopo quattordici giorni di solitudine. Allora arriva l’altro e il vuoto pian piano si riempie. Nel ricordo, l’immagine dell’assente comincia a impallidire, semplicemente perché è assente – la forza di attrazione di due corpi è inversamente proporzionale al quadrato della distanza. – Ma quando la passione nasce, i due cominciano ad aver paura; di se stessi, della loro coscienza e di lui. Cercano di proteggersi, si nascondono dietro la foglia di fico, giocano a fratello e sorella, e quanto più nella realtà i loro rapporti diventano carnali, tanto più si mettono a poetare di legami spirituali.

ADOLF – Fratello e sorella? E come lo sai?

GUSTAV – Ho indovinato? (hìgn) I bambini giocano a mamma e papà, e quando crescono a fratello e sorella, per nascondere ciò che va nascosto! E così si votano alla castità – e così giocano a nascondino – finché non si ritrovano in qualche angoletto buio dove sono sicuri di non essere visti! (ostentando severità) Ma dentro di loro sentono che qualcuno li vede – e hanno paura – e nella paura appare l’ombra dell’assente, lo spettro s’ingigantisce, si trasforma, diventa un incubo che turba il loro sonno d’amore, un creditore che bussa alla porta, ne vedono la mano nera che si insinua fra le loro – quando le infilano nella marmellata - nel silenzio della notte, che doveva essere rotto solo dal battito dei loro polsi, continuano a udirne la voce: “Quella donna è mia!” Non gli impedisce di possedersi, ma ne disturba gli amplessi. E quando sentono il suo invisibile potere distruggere la loro felicità, – quando cercano invano di sottrarsi ai ricordi che li perseguitano, ai debiti che hanno contratto, quando non hanno più la forza di sopportare la loro colpa, è allora che hanno bisogno di un capro espiatorio da mettere a morte! (pausa) Erano liberi pensatori ma non avevano il coraggio di dire liberamente, davanti a lui: noi ci amiamo! No! Erano dei codardi. Così, non restava che uccidere il tiranno! Giusto?

ADOLF – Sì, può darsi, ma dimentichi che lei davvero mi ha migliorato, mi ha aperto la mente a idee nuove …

GUSTAV – Non lo dimentico! Ma dimmi, com’è che non ha aperto la mente - alle idee nuove - anche a quell’altro,?

ADOLF – Ma l’altro era un idiota!

GUSTAV – Ah, certo, era un idiota … Ma che vuol dire idiota? Nel suo romanzo lei gli rimprovera soprattutto di non averla “capita” fino in fondo. (un tempo) E tu, Adolf, tu l’hai capita?

ADOLF – Non so se l’ho capita … fino in fondo.

GUSTAV – Ma è davvero così profonda tua moglie? Scusa se te lo chiedo, ma nei suoi scritti non ho trovato nulla di così profondo.

ADOLF – Non lo so, è come se i meccanismi dei nostri cervelli non ingranassero l’uno con l’altro, è come se qualcosa nella mia testa s’inceppasse quando cerco di vedere chiaro dentro la sua.

GUSTAV – Forse anche tu sei un idiota.

ADOLF – No, almeno non credo. Anzi, mi sembra che lei abbia quasi sempre torto. Per esempio, dai un’occhiata a questa lettera, è di oggi (estrae una lettera dal portafoglio).

GUSTAV – (legge rapidamente) Hm! Mi sembra di conoscerla questa scrittura.

ADOLF – Sì?

GUSTAV – Ho conosciuto un uomo che scriveva così. E ti chiama “fratellino”. Continuate la commedia? La foglia di fico vi è rimasta incollata. E non vi date del tu?

ADOLF – Un nostro gioco, un modo per mantenere una forma di rispetto.

GUSTAV – Ed è per farsi rispettare che si firma “la tua sorellona”?

ADOLF – Voglio rispettarla più di me stesso, voglio che lei incarni quanto c’è di migliore in me.

GUSTAV – Ma incarnalo tu, quanto c’è di migliore in te! Perché lasciare che qualcun altro se ne prenda il merito? Ti piace così tanto sentirti inferiore alla tua donna?

ADOLF – Sì, è vero! Mi dà piacere sentirmi sempre un po’ al di sotto di lei! All’inizio, per darle coraggio, facevo finta d’essere mediocre e pauroso, e a forza di fingere ho finito per esserlo davvero. Per esempio, le ho insegnato a nuotare, e ora mi diverte che sia lei a vantarsi d’essere più brava e coraggiosa di me.

GUSTAV – E non le hai insegnato nient’altro?

ADOLF – Sì – ma resti tra noi – le ho insegnato l’ortografia, lei la ignorava. Ma poi, quando cominciò a sbrigare la corrispondenza di casa, io smisi di scrivere; e col tempo, ho un po’ dimenticato la grammatica. Credi che lei si ricordi che sono stato io ad insegnargliela? Ah, no! Ora l’idiota sono io!



  1   2   3   4


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale