August Strindberg



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GUSTAV – Ci siamo già?

ADOLF – Sto scherzando, naturalmente.

GUSTAV – Naturalmente. (Un tempo) Ma non c’è da scherzare, sai, questo non è uno scherzo; è cannibalismo …

ADOLF – Cosa?

GUSTAV – Cannibalismo! come i selvaggi mangiano il cuore dei loro nemici per appropriarsi delle loro qualità; lei ti ha mangiato l’anima, il tuo coraggio, la tua cultura..

ADOLF – E la mia fede! Sono io che l’incoraggiai a scrivere il primo libro!

GUSTAV – (finta sorpresa) Ah, davvero?

ADOLF – Sono stato io a sostenerla, anche quando scriveva cose mediocri. Io l’ho introdotta nei circoli letterari; io mi sono sbattuto per tenere a bada i critici; io le ho dato fiducia in sé stessa, e, a forza di dare, ho perduto la mia! Ho dato, dato, dato, fino a non averne più! Quando i miei successi artistici minacciavano di farle ombra, cercavo di farle coraggio facendomi piccolo e subordinando la mia arte alla sua. Ho parlato così tanto del ruolo trascurabile della pittura che un bel giorno ho finito per persuadermene anch’io; la mia fede nella pittura non era più che un castello di carte, e a te bastò soffiarci su per farlo crollare!

GUSTAV – E all’inizio della nostra conversazione dicevi che lei da te non prende nulla.

ADOLF – Ora non più, perché non c’è più nulla da prendere.

GUSTAV – Il serpente è sazio e adesso vomita.

ADOLF – Forse m’ha preso più di quanto pensassi!

GUSTAV – Si è servita mentre tu guardavi altrove, e questo si chiama rubare.

ADOLF – E forse m’ha dato meno di quanto pensassi!

GUSTAV – Forse non è vero che t’abbia formato, che t’abbia educato. Forse sei stato tu a formare lei e tutta la sua arte stava nel farti credere il contrario. (Un tempo) Posso chiederti in che modo pensi che t’abbia educato?

ADOLF – Sì, certo! Dunque … hm …

GUSTAV – Fammi un esempio.

ADOLF – Come dire … ecco, io, io …

GUSTAV – Non stavamo parlando di lei?

ADOLF – No, non posso dirtelo.

GUSTAV – Vedi?

Pausa.

ADOLF – Si è divorata tutta la mia fede, e così sprofondavo, finché non sei arrivato tu a darmene una nuova.

GUSTAV – (sorridendo) La fede nella scultura?

ADOLF – (Incerto) Sì.

GUSTAV – E tu ci credi? Credi davvero in quest’arte astratta e antica, che risale all’infanzia dell’umanità, tu credi che con la forma pura – con le tre dimensioni, no? – potresti impressionare qualcuno? Credi di poter dare l’illusione del vero senza colori? Senza colori, capisci? Davvero ci credi?

ADOLF – (annientato) No!

GUSTAV – Neanch’io!

ADOLF – E perché m’hai detto che ci credevi, allora?

GUSTAV – Perché mi facevi pietà!

ADOLF – Sì, faccio pietà! Ormai sono un fallito! È la fine! E il peggio è di avere perduto Tekla.

GUSTAV – E a che ti servirebbe, lei?

ADOLF – Avrei qualcosa da venerare. Un oggetto di culto, come quel Dio che invocavo prima …

GUSTAV – Lascia stare la venerazione e rimpiazzala – piuttosto - con un po’ di salutare disprezzo!

ADOLF – Non posso vivere senza adorare …

GUSTAV – Allora tanto vale che ritorni al tuo Dio, se proprio hai bisogni di prosternarti davanti a qualcosa! Ma che razza di ateo sei? Un libero pensatore incapace di pensare liberamente alle donne! Lo sai cosa c’è dietro lo spirito profondo, il carattere da sfinge, il fascino sfuggente della tua donna? Stupidità, nient’altro che stupidità! Guarda qui: confonde il congiuntivo col condizionale! E questa sarebbe una scrittrice? Un’intellettuale? Le gonne, amico mio, solo le gonne! Falle mettere dei pantaloni, disegnale dei baffi e poi ascoltala senza pregiudizi, sentirai che suono diverso avrà la sua voce: un sintetizzatore che riproduce meccanicamente le tue parole, e quelle degli altri, solo un po’ sbiadite.

ADOLF – Può darsi che tu abbia ragione, ma allora perché io la sento così uguale a me?

GUSTAV – Un’allucinazione, è il potere di fascinazione delle gonne! (Un tempo) O magari, sarete davvero diventati uguali... Il livellamento è avvenuto, come per i vasi comunicanti. E non c’è bisogno che ti dica chi ci ha perso, no? Ma lasciamo stare (guarda l’orologio), sono sei ore che parliamo e tua moglie sta per tornare. Non vuoi che ci fermiamo, così puoi riposarti un po’?

ADOLF – No, non te ne andare! Ho paura di restare solo!

GUSTAV – Solo per un momento, tua moglie sta arrivando...

ADOLF – Mi mancava così tanto eppure adesso mi fa paura! M’accarezza, si mostra tenera, ma i suoi baci a volte mi sfiniscono, c’è qualcosa di opprimente, di anestetizzante … mi fa sentire come il bambino del circo, a cui il pagliaccio – dietro le quinte – pizzica le guance, perché le mostri rosse al pubblico.

GUSTAV – Amico mio, che pena mi fai. Non sono un medico ma posso dirti lo stesso che hai poco da vivere. Basta guardare i tuoi ultimi quadri per capirlo.

ADOLF – Perché, cos’hanno i miei quadri?

GUSTAV – Quel colore blu, sbiadito, che sotto lascia affiorare il giallo cadaverico della tela; come se le tue guance pallide e scavate apparissero in trasparenza.

ADOLF – Basta, basta!

GUSTAV – Non sono il solo a pensarlo. Lo hai letto il giornale di oggi?

ADOLF – (trasalendo) No!

GUSTAV – È lì.

ADOLF – E che dice il giornale?

GUSTAV – Leggi, leggi, o vuoi che te lo legga io?

ADOLF – Ma …

GUSTAV – Senti qui: “il dilagare di un’esteriorità magniloquente … gli artifici e gli esibizionismi, peraltro nemmeno inediti e dirompenti non riescono a mascherare una evidente mancanza…”

ADOLF – Basta, smettila!

GUSTAV – Va bene, smetto, ma non te la prendere, è Henrik Blomma, si sfoga così … non ha mai preso un pennello in mano, ma con la penna … (infilza il giornale; dopo una pausa) Che c’è? Vuoi che me ne vada?

ADOLF – No, no. – Non capisco – (lucidamente ) comincio a odiarti eppure non posso lasciarti andare! Mi tiri su dal buco in cui mi sono infognato, ma appena caccio fuori la testa mi bastoni di nuovo e mi ributti giù. Finché i miei segreti li tenevo per me, avevo ancora delle viscere, ma adesso mi sento vuoto. C’è un quadro di un maestro italiano, che rappresenta una scena di tortura; un santo al quale vengono sfilate le budella e arrotolate su un argano; il martire è disteso e vede il suo corpo diventare sempre più magro mentre l’ammasso delle sue budella diventa sempre più grande. A forza di scavarmi dentro mi sembra che tu sia diventato enorme e io minuscolo, e quando te ne andrai, ti porterai dietro le mie viscere, lasciandomi solo il guscio.

GUSTAV – Che immaginazione! Ma tanto tra un po’ arriva tua moglie in soccorso, a riportarti il tuo cuore...

ADOLF – No, tu hai distrutto anche lei! Hai incendiato tutto quello che hai toccato da quando sei qui: la mia arte, il mio amore, le mie speranze, la mia fede. E lasci tutto in cenere.

GUSTAV – Perché, prima, invece tutto andava per il meglio!

ADOLF – Prima almeno c’era qualcosa da salvare! Ma tu hai bruciato tutto.

GUSTAV – Solo un po’ di sterpaglia, rami secchi. Ma adesso semineremo nella cenere!

ADOLF – Ti odio! Ti maledico!

GUSTAV – Buon segno! Ti resta ancora forza! E ti solleverò ancora da quel buco in cui ti sei infognato! Ascoltami! (Suono ipnosi) Ascoltami bene! Mi ascolti? Tu mi obbedirai!

(Suono ipnosi diventa musica)

ADOLF – Sì, ti obbedirò. Fa’ di me quello che vuoi.

GUSTAV – (si alza) Guardami!

ADOLF – (guarda Gustav) Ecco che mi guardi di nuovo in quel modo strano...

GUSTAV – Ascoltami ora!

ADOLF – Sì, ma parlami di te, sono stanco di parlare di me; sono come una ferita aperta...

GUSTAV – Di me non c’è niente da dire. Io non ci sono qui, ci sei solo tu. Prendimi la mano!

ADOLF – Devi avere una forza terribile! Ho sentito come una scarica elettrica.

GUSTAV – Pensa che sono stato debole quanto te … adesso alzati!

ADOLF – (prova ad alzarsi, si appende al collo di Gustav, come se stesse cadendo) Sono come un bambino senza gambe e col cervello scoperchiato!

GUSTAV – Adesso cammina!

ADOLF – Eh?

GUSTAV – Fai qualche passo!

ADOLF – Ma non posso!

GUSTAV – Fallo, altrimenti ti picchio!

ADOLF – (raddrizzandosi) Cosa fai?

GUSTAV – Ho detto che ti picchio!

ADOLF – (fa un passo indietro, impaurito) Tu?!

GUSTAV – Ecco! Il sangue t’è montato alla testa e l’amor proprio si risveglia – E ora ti darò un po’ d’elettricità. Dov’è tua moglie?

ADOLF – Vuoi sapere dov’è mia moglie?

GUSTAV – Sì, voglio sapere dov’è tua moglie.

ADOLF – ... a una cena di beneficenza.

GUSTAV – Sicuro?

ADOLF – Certo che sono sicuro!

GUSTAV – Beneficenza per chi?

ADOLF – Per i bambini. Gli orfani.

GUSTAV – Quando lei è partita ti ha baciato per salutarti?

ADOLF – (esitante) No... non ci siamo baciati.

GUSTAV – Cos’hai fatto per provocarla?

ADOLF – Cosa ti fa pensare che abbia detto qualcosa per provocarla?

GUSTAV – Non l’hai fatto?

ADOLF – Mi fai paura.

GUSTAV – Cosa le hai detto?

ADOLF – Vorrei non averlo mai detto! Ora me ne pento.

GUSTAV – Non serve a nulla. Parla!

ADOLF – (con fatica) Le ho dato della “prostituta”.

GUSTAV – (un tempo) Tutto qui?

ADOLF – Sì.

GUSTAV – No, c’è dell’altro.

ADOLF – Non ricordo.

GUSTAV – Forse perché non vuoi ricordare.

ADOLF – No.

GUSTAV – Te lo dico io che hai detto. Le hai detto: “Ma non ti vergogni? Non ti sei stancata di flirtare con tutti? Sei troppo vecchia per andare dietro ai ragazzini!”

ADOLF – Ho detto questo?

GUSTAV – Sì che l’hai detto.

ADOLF – Non me lo ricordo.

GUSTAV – Io penso di sì.

ADOLF – Potrei averlo detto... ma... in ogni caso, tu come fai a saperlo?

GUSTAV – L’ho sentito dalle sue labbra.

ADOLF – Come?

GUSTAV – L’ho incrociata sulla banchina del porto. Raccontava questa storia mentre aspettava il battello.

ADOLF – A chi la raccontava?

GUSTAV – A un gruppo di ragazzini che le tenevano compagnia. Lei rideva molto con loro. È vero che ha un debole per i ragazzini, proprio come dicevi tu.

ADOLF – (cercando conferma) Ma non c’è niente di male in questo, no?

GUSTAV – Niente. Come giocare a fratello e sorella quando si è mamma e papà.

ADOLF – Un gioco innocente...

GUSTAV – Io ho visto quello che tu non potrai mai vedere! Ho visto com’è la tua donna quando tu non ci sei. (un tempo) Hai una sua fotografia?

ADOLF – Sì.

GUSTAV – Dammela!

(ADOLF estrae una fotografia dal portafoglio)

GUSTAV – Non stavi con lei quando gliel’hanno fatta?

ADOLF – No.

GUSTAV – Guarda bene! Somiglia ai ritratti che le facevi? No! Non è la stessa donna: i lineamenti sono gli stessi, ma l’espressione è diversa. Ma questo tu non lo vedi, perché le sovrapponi l’immagine che hai nella testa. Guardala obiettivamente, come pittore, senza pensare all’originale. Cosa ti sembra? Non so tu, ma io ci vedo soltanto una consumata tiracazzi – oh, pardon – una seduttrice nell’atto di adescare! Vedi questa piega cinica intorno alla bocca, e quest’abito scollato, come s’è acconciata i capelli, il vestito tirato su per mostrare più carne possibile; vedi come con gli occhi cerca un uomo che non sei tu? Tutto questo lo vedi?

ADOLF – Sì, ora lo vedo.

GUSTAV – Fai attenzione, amico mio!

ADOLF – A cosa?

GUSTAV – Alla sua vendetta! Le hai detto che è troppo vecchia per andare dietro ai ragazzini e quindi, implicitamente, che presto non sarà più in grado di attrarre un uomo. L’hai toccata in ciò che ha di più prezioso. Se le avessi detto che scrive male avrebbe riso del tuo cattivo gusto, ma tu l’hai sfidata nella sua vera essenza e ora – credimi – se non s’è già vendicata, è perché non ne ha ancora avuto l’occasione!



Pausa

ADOLF – Se m’ha tradito ne morirò!

GUSTAV – Forse non è troppo tardi, forse non ti è ancora stata infedele.

ADOLF – Come posso saperlo?

GUSTAV – Mettila alla prova, falla venire fuori, alla luce! Ascolta, il battello è nella baia, (suono mentale) sarà qui a minuti. Vuoi che t’aiuti?

ADOLF – Non lo so.

GUSTAV – Non vuoi sapere la verità?

ADOLF – Sì! Morirò in ogni caso, tanto vale sapere! Che devo fare?

GUSTAV – Bene! Ora il battello sta attraccando, (suono mentale) a momenti sarà qui. Di solito vai a prenderla al molo?

ADOLF – Certo.

GUSTAV – Stavolta non lo farai, resterai qui e quando arriva sarai freddo e distaccato, freddo e distaccato! Se ha la coscienza pulita, ti farà una scenata perché non sei andato a darle il benvenuto; ma se si sente in colpa ti farà le coccole.

ADOLF – Ne sei così sicuro?

GUSTAV – Sicurissimo. Ora io andrò nell’altra stanza e vi osserverò mentre tu fai la tua parte qui. Poi, quando tu avrai finito, ci scambieremo i ruoli; andrò io nella gabbia a domare il serpente mentre tu guarderai dal buco della serratura. Poi ci ritroveremo al molo per confrontare le nostre esperienze.

ADOLF – D’accordo, ma non te ne andare. Ho bisogno di sapere che tu sei lì.

GUSTAV – Ci sarò , per tutto il tempo. E se ti mette sotto darò due colpi con la sedia sul pavimento. Abbi fiducia. Ma non aver paura quando mi vedrai dissezionare un’anima ed esporne le viscere sul tavolo; la prima volta non è piacevole, ma poi non potrai più farne a meno ... Un’altra cosa: non una parola sul nostro incontro, non una parola! Non hai visto nessuno durante la sua assenza. Ascolta! È già lì, nella sua camera. (altro suono cui si sovrappone il canto di Tekla) Canta, quindi è folle di rabbia. Schiena dritta! Ti senti debole?

ADOLF – No! – Cioè, sì. Ho paura, ho paura di quello che può accadere, ma non posso impedirlo. Il masso ha cominciato a rotolare giù per la collina e non c’è niente che può fermarlo!

GUSTAV – E tu lascialo rotolare, altrimenti non troverai mai pace! Buona fortuna!

Gustav esce. Adolf rimane assorto con la fotografia in mano; straccia la fotografia e la getta sotto il tavolo; un tempo; Tekla entra, si ferma sulla porta.

TEKLA – (Con tono amichevole, seduttivo) Buongiorno Fratellino! Come va?



Adolf non risponde, Tekla va verso di lui per abbracciarlo.

ADOLF – Cos’hai fatto di male per abbracciarmi così?

TEKLA – (lo guarda) Non so se ho fatto qualcosa di male ma di sicuro ho speso un mucchio di soldi!

ADOLF – E ti sei divertita?

TEKLA – Moltissimo, ma non alla cena per gli orfani. Una merde, come dicono a Parigi! No, semplicemente andando in giro. E il Fratellino? (si guarda intorno come per cercare qualcuno o fiutare qualcosa)Cos’ha fatto durante l’assenza della sua Sorellona?

ADOLF – Mi sono annoiato.

TEKLA – E nessuna compagnia?

ADOLF – Nessuna.

TEKLA – (osservandolo si siede sul lettino) Chi s’è seduto qui?

ADOLF – Lì? Nessuno!

TEKLA – Strano, è ancora caldo. Non avrai avuto visite femminili, spero.

ADOLF – Non l’hai detta bene questa.

TEKLA – Eh?

ADOLF – La battuta, non ci credi neanche tu!

TEKLA – (sorridendo) Ah, vuoi che la ridica?

ADOLF – No.

TEKLA – Il Fratellino vuole prendersi gioco di me! Su, venga tra le mie braccia a sgravarsi la coscienza! (lo tira a sé; lui le cade col capo in grembo)

ADOLF – (sorride anche lui) Sei un demonio, lo sai?

TEKLA – (ironica) No, non ne sono conscia.

ADOLF – Perché non rifletti mai sulle tue azioni!

TEKLA – Al contrario! Parlo sempre di me. Sono molto ego-centrata! (pausa) Ma perché fai così?

ADOLF – Faccio cosa?

TEKLA – Tutto questo improvviso teorizzare... – hai di nuovo quei brutti pensieri?

ADOLF – Penso di si.

TEKLA – Non vuoi che la tua Sorellona scacci via i brutti pensieri?

ADOLF – Sì, ti prego!



Tekla gli prende la testa fra le mani e gli bacia la fronte.

TEKLA – Ora va meglio?

ADOLF – Sì, meglio.

TEKLA – Ora vuoi dirmelo che hai fatto? Hai dipinto?

ADOLF – No, ho chiuso con la pittura.

TEKLA – Come? Hai chiuso con la pittura?

ADOLF – Non posso farci nulla, non so più dipingere.

TEKLA – E che farai allora?

ADOLF – Lo scultore.

TEKLA – Quanti cambiamenti!

ADOLF – Guarda qui! (scoprendo la statuetta)

TEKLA – E che sarebbe?

ADOLF – Indovina...

TEKLA – Sei senza vergogna!

ADOLF – Non trovi che ti somiglia?

TEKLA – Non saprei ... Non ha la faccia.

ADOLF – Non c’è bisogno della faccia , sto cercando di catturare la tua bellezza profonda.

TEKLA – Molto profonda...

ADOLF – Non ti piace?

TEKLA – (andando verso Adolf) Perché il Fratellino non la smette di parlare della copia quando potrebbe baciare l’originale?

ADOLF – No, dai. Può venire qualcuno..

TEKLA – E allora? Non posso più baciare mio marito? È un mio diritto legale!

ADOLF – Sì ma, sai, la gente qui in albergo non ci crede sposati perché ci baciamo troppo. E, anche se ogni tanto litighiamo, non basta a fargli cambiare idea. Tutti gli innamorati lo fanno.

TEKLA – Quindi, dovremmo litigare di più? Non vuoi che io sia gentile con te? Eh? Non lo vuoi?

ADOLF – Certo che lo voglio! Ma ...

TEKLA – Ma, cosa? Cos’altro c’è ancora? Chi ti ha messo in testa queste strane idee?

ADOLF – Quali idee?

TEKLA – Basta con la pittura, basta con i baci... chi?

ADOLF – Chi? Nessuno. Non posso avere una mia idea propria? Ci deve essere sempre qualcuno dietro? Sembri quasi gelosa.

TEKLA – Certo che sono gelosa! Ho sempre paura che arrivi qualcuno, alle mie spalle, e si porti via il mio Fratellino!

ADOLF – Davvero hai paura di questo? Eppure lo sai che non potrei rimpiazzarti con nessun’altra donna. Senza di te non posso vivere!

TEKLA – Non è delle donne che ho paura, ma dei tuoi amici. Ti riempiono la testa di strane teorie!

ADOLF – (scrutandola) E quindi hai paura? – Di cosa hai paura?

TEKLA – (alzandosi) C’è stato qualcuno qui! Chi c’è stato qui?

ADOLF – Perché non sopporti il mio sguardo?

TEKLA – Non sopporto che mi guardi così.

ADOLF – Come ti guardo?

TEKLA – Così. Come se volessi scavare dentro i miei occhi.

ADOLF – Scavare dentro i tuoi occhi? Sì. Vorrei capire cosa si nasconde dietro.

TEKLA – Non nascondo nulla. Ma tu parli in un altro modo, usi delle frasi... (lo scruta) fai della filosofia, eh? – Chi c’è stato qui?

ADOLF – Nessuno. – Il dottore è stato qui.

TEKLA – Il dottore? Che dottore?

ADOLF – Il dottore dell’albergo.

TEKLA – Come si chiama?

ADOLF – Sjöberg.

TEKLA – Sjöberg?

ADOLF – Dottor Sjöberg, siamo in un dramma di Strindberg, come vuoi che si chiami il dottore?

TEKLA – E cos’ha detto?

ADOLF – Ha detto – bene, tra le altre cose – ha detto che io potrei essere affetto da epilessia.

TEKLA – Tra le altre cose?

ADOLF – Sì.

TEKLA – Cos’altro c’è?

ADOLF – Qualcosa di molto seccante.

TEKLA – Parla!

ADOLF – Ci proibisce di stare insieme come marito e moglie per un po’ di tempo.

TEKLA – Il dottore dice che non puoi più dormire con me?

ADOLF – Sì. Per un po’. Dice che le tue richieste sessuali mi stanno causando l’epilessia. Dice che ho bisogno di... preservarmi.

TEKLA – Lo sapevo! Lo sapevo che c’era... Vogliono separarci! Lo sapevo da un pezzo!

ADOLF – Nessuno vuole separarci!

TEKLA – Come fai a esserne così sicuro?

ADOLF – Di che hai paura? Che prenda in prestito gli occhi di un altro per vederti come sei, e non come vorresti che ti vedessi!

TEKLA – Tieni a bada l’immaginazione, Adolf! È la bestia dell’anima!

ADOLF – E questo chi te l’ha insegnato? I ragazzini del battello?

TEKLA – (Pausa, poi senza perdere il controllo) Perché no; si può imparare anche dai giovani.

ADOLF – Si direbbe che hai una passione per la gioventù!

TEKLA – L’ho sempre avuta, è per questo che amo te! Hai niente in contrario?

ADOLF – No; ma preferirei essere il solo!

TEKLA – (scherzando) Il mio cuore è così grande, fratellino, che c’è posto per tanti altri!

ADOLF – Ma il fratellino non ne vuole di altri fratellini!

TEKLA – Su, vieni qui e fatti tirare le orecchie: sei troppo geloso, dovresti imparare a condividere, sai? (lo attira a sé, giocando)



Si odono due colpi della sedia di Gustav

ADOLF – No, non mi va di scherzare! Voglio parlare seriamente!

TEKLA – Mio Dio! Vuole parlare seriamente! Quanto mi sei diventato serio in questi giorni! (gli afferra il capo e lo bacia) Questo è abbastanza serio? E ridi! Ecco, così.

ADOLF – (sorridendo controvoglia) Sei una strega! Mi hai incantato con uno dei tuoi sortilegi...

TEKLA – Ah, se n’è accorto finalmente! Quindi basta lamentarsi, se no – Abracadabra – e la faccio sparire!

ADOLF – (si alza) Tekla! Vuoi fare una cosa per me? Vuoi posare per me? (Adolf va verso di lei e le prende il viso fra le mani)

TEKLA – Va bene.

ADOLF – Ma non pensare a me, pensa a qualcun altro.

TEKLA – Penserò alla mia ultima conquista.

ADOLF – Uno dei ragazzini del battello?

TEKLA – Sì! Aveva dei baffetti piccoli e carini, le sue guance erano come delle pesche, così lisce, tenere! Veniva voglia di dargli un morso!

ADOLF – Ecco, resta così!

TEKLA – Così come?

ADOLF – Così, con questo sguardo. Non ti avevo mai visto prima così... così spudorata.

TEKLA – Così vuoi dire? Così?

ADOLF – E non arrossisci nemmeno!

TEKLA – Perché dovrei?

ADOLF – Sai, dicono che la caratteristica di un’adultera sia di non arrossire mai.

TEKLA – Ah davvero? Magari non arrossisce davanti al marito, ma con l’amante...

ADOLF – Parli come se te ne intendessi.

TEKLA – Se il povero marito non riesce a farle salire il sangue alla testa, allora non vedrà mai quant’è graziosa sua moglie con le guance rosse!

ADOLF – (furioso) Tekla basta!

TEKLA – E tu non fare l’idiota!

ADOLF – Tekla!

TEKLA – Comincia a chiamarmi sorellina e vedrai come arrossirò per te, a comando! Vuoi vedere? Vuoi?

ADOLF – Sono così arrabbiato con te che ti morderei!

TEKLA – Vieni a mordermi allora, vieni! (gli tende le braccia)

ADOLF – (le mette le mani attorno al collo e la bacia) Ti morderei fino a farti morire!

TEKLA – (scherzando) Ma potrebbe entrare qualcuno!

ADOLF – Non m’importa! Non mi importa di niente e di nessuno se tu sei con me!

TEKLA – E se ti lasciassi?

ADOLF – Morirei!

TEKLA – Ma non temere, nessuno mi vorrebbe, sono troppo vecchia per andar dietro ai ragazzini.

ADOLF – Tekla, dimentica quello che ho detto, ti prego! Ritiro tutto, adesso!

TEKLA – Puoi spiegarmi come fai ad essere nello stesso tempo tanto geloso e tanto sicuro?

ADOLF – Forse comincio a capire davvero soltanto ora, cosa significhi che tu un giorno sia appartenuta ad un altro. E se il nostro amore fosse solo una recita? una passione diventata un fatto d’orgoglio? – Non l’ho mai visto quell’uomo, ma so che esiste, so che mi maledice ogni giorno aspettando che io cada, e so che morirebbe dal ridere se ciò accadesse. Non potrebbe esserci niente di più insopportabile per me che dargli la soddisfazione di vedermi infelice. Quest’idea mi ossessiona, mi paralizza...

TEKLA – E tu credi che io lo permetterei? Credi che io desideri dargli questa soddisfazione?




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