Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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MEDITATIO
Il profeta Isaia assicura al popolo il perdono di Dio. Abbiamo bisogno di sentire una parola di consolazione, di rilanciare la nostra vita sulla base di un armonioso rapporto ritrovato, abbiamo bisogno di perdono come di pane. Il perdono ricevuto è altresì impegno: dobbiamo esportare il dono ricevuto, dobbiamo essere capaci di donare il perdono per porre le basi di una convivenza meno ostile, anzi, più fraterna. Il comportamento di Dio è esemplare e stimolante: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».

Istruita dal comportamento di Dio, la comunità cristiana è sollecitata a praticare l'amore fraterno fatto in primis di Perdono. Poiché tutti siamo degli esseri perdonati, dobbiamo prolungare questa logica divina al mondo. Il perdono è possibile, è doveroso, è libertà. Libertà per chi lo riceve, ma pure per colui che lo dona.

Sappiamo bene che il perdono è difficile, già nel capirlo e più ancora nell'attuarlo. Tante volte si sente ripetere: «Non ci riesco, è più forte di me». Il perdono è un gesto troppo arduo, difficile, forse praticabile dai santi, ma non dai comuni mortali. Effettivamente il perdono non è istintivo e quando lo pratichiamo dobbiamo esercitare una non piccola violenza su di noi. Perdonando ci sembra di essere dei perdenti, di apparire deboli e incapaci agli occhi degli altri. Difficoltà vere, ma non insuperabili.

Ribadiamo l'urgenza e la necessità del perdono che è rinascita, liberazione, salvezza. E non lo si pensi come un optional o elemento delle grandi occasioni. Deve essere piuttosto un atteggiamento abituale, una realtà che, proprio perché difficile, deve fare appello continuamente al comportamento di Dio.

Perdonare non significa né dimenticare, né negare la responsabilità. Non solo questo è quasi impossibile, ma potrebbe essere perfino immorale. Perdonare non significa ignorare quello che è avvenuto o mettere un'etichetta falsa su un atto malvagio; significa piuttosto che l'atto malvagio cessa di essere una barriera che impedisce i rapporti. Il perdono è un catalizzatore che crea le condizioni necessarie per poter ripartire e cominciare di nuovo. Il perdono è il futuro regalato all'altro, perché possa valorizzare il suo presente. Il non perdono blocca, ghiaccia, iberna nel passato.

Ecco allora la migliore icona per la chiesa: una comunità di fratelli che si accolgono, si stimano a vicenda e sono capaci di perdonarsi in caso di offesa o di sbaglio. Sarà la migliore risposta alle attese di Dio, definito "misericordioso", capace cioè di perdonare. E lo abbiamo constatato bene

nella persona e nell'opera di Gesù, il nostro grande fratello.




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