Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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Seconda settimana
DOMENICA
In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto: «Colui che viene dopo di me è più forte di me... egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,1-11).
MEDITATIO
In un'opera teatrale o cinematografica, il protagonista è l'attore principale, unico. Nella vita le cose cambiano sensibilmente. Abbagliante e sottile si insinua in ogni persona la tentazione di protagonismo, facendo esplodere situazioni conflittuali, rivalità, invidie, gelosie e tutto quel magma che avvelena i rapporti.

La simpatica figura di Giovanni che lo scrittore Giovanni Papini definisce «magnetico selvaggio» propone un ottimo antidoto a tale tentazione, insegnandoci a riservare il ruolo di protagonista al Signore Gesù. Orientando tutta la nostra vita a lui, come Giovanni Battista, riscopriamo la bellezza e l'importanza del nostro ruolo, diventando genuini attori sul palcoscenico della vita cristiana.

Essenziale e quasi rude nella presentazione, Giovanni lascia trasparire la dolcezza nei confronti di Gesù di cui percepisce la grandezza, quasi per un sottile intuito che lo rende «il primo esegeta di Gesù» (C. Westermann). Egli riconosce e onora tale grandezza, mettendosi progressivamente da parte, man mano che Gesù avanza. Nulla riesce più difficile a un uomo che il sapersi ritirare nell'ombra quando la sua missione è terminata. Nella maggior parte dei casi i precursori vogliono sopravvivere alla loro missione. Giovanni invece no. Egli compie un cammino a rovescio rispetto a quello di Gesù: dalla gloria al nascondimento. Dobbiamo allora raccogliere il prezioso insegnamento di ritirarci per lasciare il posto a colui che solamente conta. Liberi dal virus di protagonismo, ci sentiremo sereni, accoglienti e disponibili a una fruttuosa collaborazione, precursori di una salutare novità.

L'accettazione di questo spogliamento gli permette di entrare in un'esperienza di amore, in una scoperta del mistero di Cristo e in una gioia mistica il cui accento non può ingannare: «Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo» (Gv 3,29). Quello che sul piano esteriore può apparire un annientamento corrisponde, sul piano interiore, a una straordinaria crescita di amore, che Giovanni prova perché è capace di relazionarsi a Cristo e di conservare questa dimensione senza cedere alla tentazione di protagonismo.

Giovanni predilige il deserto e lì rimane a svolgere la sua attività, attendendo coloro che, recandosi da lui, dimostrano la loro volontà di conversione. Anche oggi bisogna staccarsi dal proprio ambiente, dal caos della vita quotidiana, fare ritorno nel profondo di se stessi, interpellarsi e lasciarsi interpellare. Il deserto è l'ambiente più idoneo per accogliere una parola diversa, per decidere una vita nuova. Qui Giovanni, ultimo dei profeti e precursore, esprime con lucidità il suo pensiero su Gesù, riconoscendogli i tratti inequivocabili del Messia. La grandezza di Giovanni consiste nell'indirizzare le folle a Gesù.

Dobbiamo allora raccogliere il prezioso insegnamento di ritirarci per lasciare il posto a colui che solamente conta. Liberi dal virus di protagonismo, ci sentiremo sereni, accoglienti e disponibili a una fruttuosa collaborazione, precursori di una salutare novità.


PER LA LETTURA SPIRITUALE
Unirsi vuol dire, in ogni caso, emigrare e morire parzialmente nell'essere amato. Ma se, come è nostra convinzione, un tale annichilamento nell'Altro deve essere tanto più completo quanto più grande di noi è colui al quale ci uniamo, quale strazio non sarà forse necessario al nostro passaggio in Dio? [...1. Bisogna compiere un ulteriore passo: quello che farà perdere ogni punto di appoggio a noi stessi: «Illum oportet crescere, me autem minui — È necessario che egli cresca e io diminuisca». Non ci siamo ancora perduti. [...1. Proprio per penetrare definitivamente in noi, Dio deve, in qualche modo, scavare in noi, crearvi un vuoto, farsi un posto. [...].

Mio Dio, mi era dolce, in seno allo sforzo, sentire che, sviluppandomi, aumentavo la tua presa di possesso su di me; mi era pure dolce, sotto la spinta interiore della vita, o nel gioco favorevole degli eventi, abbandonarmi alla tua Provvidenza. Fa' che, dopo aver scoperto la gioia di utilizzare ogni forma di crescita per farti, o per lasciarti crescere in me, io acceda senza sgomento all'ultima fase della comunione in cui ti possederò declinando in te. Dopo averti scoperto come colui che è un «più me stesso», fa' che io sappia riconoscerti, venuta la mia ora, sotto le apparenze di ogni forza estranea o nemica che sembrerà volermi distruggere o soppiantare. Quando, sul mio corpo (e ben maggiormente sul mio spirito) comincerà ad incidere il logorio dell'età; quando su di me piomberà dall'esterno, o nascerà in me, dall'interno, il male che fa declinare o che rapisce; nell'istante doloroso in cui, tutto a un tratto, mi accorgerò di essere malato o di invecchiare; e soprattutto in quel momento estremo in cui mi sentirò sfuggire a me stesso, assolutamente passivo nelle mani delle grandi forze ignote che mi hanno plasmato; in tutte quelle ore cupe, concedimi, mio Dio, di comprendere che sei tu (purché la mia fede sia abbastanza grande) colui che dischiude dolorosamente le fibre del mio essere per penetrare sin nel cuore della mia sostanza e per rapirmi in te. [...1. Tanto più l'avvenire mi si apre dinanzi come una vertiginosa voragine o un passaggio oscuro, quanto più, se mi ci avventuro sulla tua parola, posso aver fiducia di perdermi o di inabissarmi in te, di essere assimilato al tuo corpo, Gesù. O energia del mio Signore, forza irresistibile e vivente, poiché di noi due sei tu infinitamente il più forte, tocca a te il compito di ardermi in quella unione che deve fonderci insieme. Concedimi allora qualche cosa di ancor più prezioso della grazia che ti chiedono i tuoi fedeli. Non mi basta morire comunicandomi. Insegnami a comunicarmi morendo (R TEILHARD DE CHARDIN, L'ambiente divino, Queriniana, Brescia 20054, 61s.).





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