Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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PER LA LETTURA SPIRITUALE
Ritengo che la Parola sia ancora relativamente poco usata dalla chiesa. La stessa catechesi, già lo dicevo, è ricca di citazioni bibliche, però non osa ancora prendere la Bibbia come catechesi narrativa.

La Parola trasmette un "ri-cordo", qualcosa che si ferma nel cuore e di cui si vive (l'uomo vive dei suoi ricordi!). Ora il ricordo di che cosa Dio ha operato e di come ha agito diventa la nostra identità profonda, se solo abbiamo la costanza di coltivarlo. La Parola pone in contatto diretto e vivo con questa tradizione ininterrotta, che è la vera tradizione della chiesa, il motivo della sua esistenza nella storia: una lunghissima storia di lettori e di imitatori della Parola. Questo contatto avviene di fronte a ogni singolo brano della Scrittura e di fronte alla Scrittura nel suo insieme, perché ogni brano è un pezzo musicale e tutti insieme formano una sinfonia. Ma il pezzo musicale esiste solo quando è eseguito ed esiste nel modo in cui viene eseguito.

Ogni brano è, direi, la musica divina, che risuona ogni volta che viene eseguita. La Parola è ricordo che "informa" la vita dandole la sua forma divina. Ma questo avviene solo se ci affidiamo a una musica non composta da noi.

Noi proponiamo a tutti la parola di Dio — che trascende la stessa chiesa che la testimonia — per portare ogni uomo alla sua realizzazione piena: a diventare figlio di Dio. Se togliamo alla nostra catechesi il suo specifico, ossia il racconto di Gesù, la riduciamo a un insieme di pie considerazioni, molto belle e molto utili, che tutte le religioni possono fare.

E questo è gravissimo perché il cristianesimo segna il passaggio alla libertà dei figli, che trascende qualsiasi religione e cultura, e proprio per questo può convivere con ciascuna di esse. Vorrei inoltre ribadire l'efficacia della parola, di qualunque parola, anche quelle che vediamo e ascoltiamo in televisione. L'uomo diventa la parola che ascolta! Si tratta solo di decidere quale ascoltare.

In un'epoca in cui c'è il vuoto di memoria storica — il che rende possibile ogni futuro insensato — la conoscenza della Parola è il contributo specifico che possiamo dare all'umanità, in questo nuovo secolo che può essere quello che realizza o dà l'addio all'umanità stessa. Davanti a noi ci sono tutte le possibilità, ma non sappiamo che uso farne, perché sono tutte ugualmente possibili, e non abbiamo un criterio per dire quale è quella che ci fa crescere e quella che ci distrugge. In fondo la parola di Dio non vuole fare altro che far crescere l'uomo fino alla sua pienezza di libertà e di amore (S. FAUSTI, Il futuro è la Parola, Àncora, Milano 2012, 47-49, passim).





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