Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»


MERCOLEDÌ «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi farò ristoro» (Mt 11,28). MEDITATIO



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MERCOLEDÌ
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi farò ristoro» (Mt 11,28).
MEDITATIO
Sarebbe difficile, pressoché impossibile, recensire tutti i gesti di carità che la sensibilità cristiana ha prodotto in duemila anni di storia. Tanto più che molti appartengono a quella segretezza che caratterizza i santi. Essi sono alieni dallo schiamazzo dei mass media, preferendo lasciare a Dio di vedere e di giudicare intenzioni e opere. Ciò nonostante, sembra opportuno ricordare talora qualche gesto, a esempio e stimolo.

Il 15 giugno 2000, quasi al centro dell'anno giubilare, Giovanni Paolo II desiderò pranzare con duecento uomini e donne che vivevano un'esistenza precaria, ai limiti della sussistenza. Era un campionario di poveri, barboni, immigrati, senzatetto, spesso miserabili, che affollavano la città, vivendo di elemosina. Furono scelti dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla Caritas di Roma e dalla Casa Dono di Maria delle suore di Madre Teresa, da coloro cioè che regolarmente si interessano degli emarginati. Gli invitati, di tutte le età e non solo cristiani (anche alcuni musulmani), furono convocati con un cartoncino personalizzato: il papa li voleva suoi commensali. Qui la carità mostra la sua grinta: non un'offerta in denaro con il suggerimento a provvedere personalmente, bensì una condivisione che, proprio come nel vangelo, si manifesta nello stare insieme alla stessa mensa.

Il simbolismo era ricco, ma anche gravido di conseguenze. I commensali erano distribuiti su tavoli di tredici persone, a ricordo di quella cena che vide Gesù a mensa con i suoi per l'istituzione dell'eucaristia. Dieci erano i "poveri" a ogni tavolo. Con loro sedevano due che regolarmente si prendevano cura dei più sfortunati, quasi a ricordare che, se quel pasto era certo eccezionale, tante altre volte c'era chi accoglieva, sfamava e aiutava i bisognosi. In modo regolare e anonimo, perché la carità si distribuisce nell'arco dell'anno, senza il richiamo della grancassa dei mezzi di comunicazione. Quindi, a completare il numero, stava un "principe" della chiesa (cardinale o vescovo), a rilevare che siamo tutti fratelli, seduti uno accanto all'altro, nella comune dignità di figli di Dio, davanti al quale siamo tutti uguali. Impegnati come camerieri furono chiamati i chierici del Seminario Romano. I futuri sacerdoti avrebbero ricordato che la loro missione è servizio, alieno da privilegi e da tornaconto personale. Il Signore Gesù aveva dato un chiaro esempio durante la solenne cena, alzandosi da tavola e lavando i piedi agli apostoli.

Il menù era quello tipico di una famiglia media italiana e dunque richiamava l'idea di casa, di focolare domestico, di affettuosa convivialità. Tra una portata e l'altra un gruppo di Legionari di Cristo suonava e cantava alcuni brani. Si voleva ricordare che il nutrimento fisico soddisfa solo una parte della vita; anche il bello e il gusto artistico hanno le loro esigenze. Va aggiunto che prima di mettersi a tavola, queste persone avevano attraversato la porta santa per celebrare il loro giubileo. Anche questo è un modo per favorire una visione completa e armonica dell'amore.


PER LA LETTURA SPIRITUALE
[Damasco], da Yves (1986)

Per quanto riguarda la nostra fraternità, per qualificare le nostre relazioni esterne, preferirei usare il termine di "tessuto" piuttosto che quello di legami.

[Sono trascorsi cinque anni] da quando ho cominciato al villaggio-ragazzi Sos, a una quindicina di chilometri da Damasco. Alcuni fra voi avranno certamente sentito parlare di questa associazione fondata da una donna austriaca alla fine della seconda guerra mondiale e destinata principalmente ad accogliere orfani di madre degli ambienti poveri senza escludere i casi di rilevanza sociale. L'originalità del Sos consiste nel far vivere questi ragazzi in famiglie di una decina di persone al massimo, fratelli e sorelle, riuniti in una casa con una mamma stabile, in modo che possano sviluppare con lei legami affettivi duraturi. Uno psicologo dà il suo apporto al cammino dell'insieme. Le case così formate sono sette e un'altra si aprirà fra poco.

Al villaggio Sos il mio lavoro è molto vario: spesso sulle strade con un minibus (scuole, approvvigionamento, pratiche diverse), oppure pronto alla manutenzione delle case (pulizia e riparazioni). Sto evidentemente spesso coi bambini del Sos e con i loro amici del villaggio vicino dove debbo recarmi abbastanza spesso e dove non conto più i bicchieri di tè che ho dovuto accettare.

Amo questo paese, sono felice di viverci e di condividere la quotidianità dei piccoli e dei grandi. In questi ultimi anni sono stato più sensibilizzato soprattutto sull'aspetto che riguarda l'incontro con l'altro e l'aiuto reciproco. Dico questo pensando non solo agli adulti, ma prima di tutto ai bambini, con i quali sono in contatto nel corso delle mie giornate. All'inizio ho forse potuto avere l'impressione di venire ad aiutare, ma ora mi chiedo chi dei due aiuta l'altro! Siamo tutti (musulmani o cristiani, grandi e piccoli) nelle stesse condizioni fondamentali, come coloro che portano i beni di Dio e come coloro che ricevono i suoi beni attraverso gli altri. Quante volte ho visto bambini traumatizzati, feriti da quello che avevano vissuto, al punto da non sapersi più esprimere, incapaci di pronunciare una sola parola! Qualche mese dopo (talvolta alcuni anni dopo), che gioia vederli sbocciare come rosai in fiore. È un mistero di natività quello di far spuntare un sorriso, destare al bene una libertà, ridare autostima, aiutare l'altro a diventare se stesso in verità. Sì, commossa meraviglia davanti a questo zampillare della vita. La comunione verso la quale tendere deve includere un margine di silenzio, di libertà, di segreto, di futuro.

Così il mio sguardo che si posa sull'uno o sull'altro bambino deve fargli sentire quanto egli sia unico e insostituibile (PICCOLI FRATELLI DI GESÙ, Come Gesù a Nazaret, San Paolo, Cinisello B. 2004, 224-226).


GIOVEDÌ
Io, il Signore, risponderò loro, io, Dio di Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d'acqua, la terra arida in zona di sorgenti (Is 41,17s.).



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