Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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MEDITATIO
Viviamo in un tempo in cui tutto deve essere eccezionale, straordinario, grandioso, entrare nel Guinness dei primati. Si sprecano i prefissi, moltiplicati perché attinti a diverse lingue: super, dal latino, iper e mega dal greco. Quello che una volta era il mercato, diventa oggi il supermercato, l'ipermercato, o, se vogliamo un incrocio tra greco e inglese, il megastore. Sembra che ci sia una fobia verso ciò che è normale, semplice.

Dobbiamo riscoprire che «Il semplice è bello» e farne la dovuta propaganda. San Francesco, un grande santo anco ra oggi guardato con ammirazione da tutti, fu chiamato «uomo semplice» dal suo primo biografo. Un autore contemporaneo, Ignazio Silone, scrive: «L'intera vita di un cristiano ha questo scopo: diventare semplice». L'uomo semplice non è un sempliciotto, bensì colui che è capace di riportare il molteplice all'essenziale, e su questo fonda la sua vita.

L'aggettivo italiano "semplice" deriva dal latino sine plica, senza piega, e si oppone a "complicato", complica, con pieghe, che potrebbero essere le incrostazioni, le sovrastrutture, i funambolismi del pensiero e dell'azione. Tanti momenti dell'esistenza sono resi più difficili dalla complicazione creata ad arte, per chissà quali reconditi fini.

Ai farisei non piace il comportamento austero di Giovanni e lo criticano; neppure accolgono quello più aperto e liberale di Gesù, classificandolo in modo spregiativo. Sono incapaci di serena e composta semplicità, quella che scaturisce dai fatti e dalla lettura serena della storia. Superbamente ingolfati in se stessi, nella propria bravura e nell'illusione di sentirsi a posto, non hanno accesso al mistero di Gesù. Non riescono a conoscerlo e ad amarlo, perché intrappolati nel cerchio mortale del proprio egoismo.

Solo chi è semplice, umile e piccolo, ha accesso alla rivelazione, percepita come grazia, dono gratuito di Gesù. Ma ha accesso anche alla verità quotidiana, imbastita con cose ordinarie che, combinandosi l'una con l'altra, mostrano la trama dell'amoroso disegno di Dio. Al fanatismo di coloro che rincorrono segni spettacolari, si oppone la semplicità dei gesti di Gesù che siede a tavola con gli altri, senza esclusioni o preclusioni. Un gesto comune, quotidiano, eppure carico di partecipazione, di condivisione. Una vicinanza discreta ma attenta, quotidiana per il suo abituale manifestarsi, eppure sempre nuova dall'amore che non conosce ripetizioni o cliché.

Un'atmosfera di una sconcertante semplicità aureola la persona di Gesù che, nella sua piena umanità, rimane pur sempre il Figlio di Dio. Senza "dare nell'occhio", senza pompose pretese, senza il saccente distacco dei farisei. Uno di noi, uno con noi, uno per noi.

Il semplice è bello! Dovremmo convincercene e mostrarlo di più nelle nostre scelte e nel comportamento di ogni giorno. Sapremmo leggere in modo più integrale la realtà, ci troveremmo quasi spontaneamente più vicino al Dio fatto uomo.




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