Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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29.03.2019
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PER LA LETTURA SPIRITUALE
Lo sguardo della fede è quello di un soggetto vivo, il popolo di Dio in cammino, che guarda ecclesialmente delle realtà vive, in mezzo alle quali Dio si trova ugualmente a vivere.

Si può dire che lo sguardo della fede ci porta a uscire ogni giorno e sempre più incontro al prossimo. Ci porta a uscire incontro all'altro perché si alimenta con la prossimità. Non tollera la distanza perché percepisce che essa rende confuso ciò che vuol vedere, e la fede vuoi vedere per servire e amare, non per constatare o dominare.

Sto forse dicendo che la fede, di per sé, migliora la città? Sì, nel senso che solo la fede ci libera dalle generalizzazioni e astrazioni di uno sguardo illuministico che dà come unico frutto altri illuminismi. La prossimità, il coinvolgimento e il sentire come il fermento faccia crescere la massa portano la fede al desiderio di migliorare ciò che le è proprio, lo specifico cristiano: per poter vedere indivise et inconfuse [senza divisione e senza confusione] l'altro, il prossimo, la fede desidera "vedere Gesù". È uno sguardo che, per includere, limita e chiarifica se stesso. Se ci situiamo nell'ambito della carità, possiamo dire che questo sguardo ci salva dal dover relativizzare la verità per riuscire ad includere. La città attuale è relativista: tutto va bene, e magari cadiamo anche nella tentazione di ritenere che, per non discriminare e includere tutti, sia necessaria la relativizzazione della verità. Il nostro Dio, che vive nella città, non discrimina né relativizza. La sua verità è quella dell'incontro che scopre dei volti, e ogni volto è unico. Includere persone con un volto e un nome propri non comporta la relativizzazione dei valori, né la giustificazione di anti-valori; piuttosto, il fatto di non discriminare e di non relativizzare implica la forza di accompagnare dei processi e la pazienza del fermento che aiuta a crescere. La verità di colui che accompagna è quella di mostrare sentieri in avanti, più che giudicare le chiusure del passato. Lo sguardo dell'amore non discrimina né relativizza, perché è misericordioso. La misericordia crea la vicinanza più grande, che è quella dei volti, e visto che intende aiutare davvero, cerca la verità che fa più male — quella del peccato —, ma per trovare il vero rimedio. Questo sguardo è personale e comunitario. Si traduce in ordine del giorno, segna tempi più lenti di quelli delle cose (accostarsi a un malato richiede tempo) e genera strutture accoglienti e non escludenti, cosa che richiede anch'essa del tempo. Lo sguardo dell'amore non discrimina né relativizza, perché è creativo. L'amore gratuito è fermento che dà slancio a tutto ciò che è buono e lo migliora, trasformando il male in bene, i problemi in opportunità Q.M. BERGOGLIO, Dio nella città, San Paolo, Cinisello B. 2013, 34-43, passim).




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