Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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PER LA LETTURA SPIRITUALE
Ci farà bene tornare a ripeterci l'un l'altro: «Peccatore sì, corrotto no», e a dirlo con timore, perché non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più.

Quanto è difficile che il vigore profetico sciolga un cuore corrotto! È talmente arroccato nella soddisfazione della sua autosufficienza da non permettere di farsi mettere in discussione. Il corrotto ha costruito un'autostima che si fonda esattamente su questo tipo di atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell'opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Ha la faccia da non sono stato io, «faccia da santarellino», diceva mia nonna. Si meriterebbe un dottorato honoris causa in cosmetica sociale. E il peggio è che finisce per crederci. E quanto è difficile che lì dentro possa entrare la profezia!

Una delle caratteristiche del corrotto di fronte alla profezia è un certo complesso di "inquestionabilità". Si offende dinanzi a qualunque critica, discredita la persona o l'istituzione che la emette, fa in modo che qualsiasi autorità morale in grado di criticarlo sia eliminata, ricorre a sofismi ed equilibrismi nominalistico-ideologici per giustificarsi, sminuisce e attacca con l'insulto quelli che la pensano diversamente.

[Tali uomini] temono la luce perché la loro anima ha acquisito le caratteristiche del lombrico: nelle tenebre e sotto terra. Il corrotto compare nel vangelo giocando con la verità: ingannando Gesù, cospirando per toglierlo di mezzo, corrompendo chi potrebbe tradire o i funzionari di turno. San Giovanni li include in una sola frase: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta» (Gv 1,5). Uomini che non accolgono la luce.

Potremmo dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata. Semplicemente per il fatto che alla radice di qualunque atteggiamento corrotto c'è una stanchezza della trascendenza: di fronte a Dio che non si stanca di perdonare, il corrotto si erge come autosufficiente nell'espressione della sua salvezza: si stanca di chiedere perdono. Questo sarebbe un primo tratto caratteristico di qualunque corruzione: l'immanenza. Nel corrotto esiste un'autosufficienza di base, che inizia come incosciente e in seguito viene assunta come la cosa più naturale.

Il corrotto fa sempre in modo di salvare le apparenze. Gesù chiamerà sepolcri imbiancati coloro che appartengono a uno dei settori più corrotti del suo tempo. Il corrotto coltiverà, fino alla squisitezza, le buone maniere per poter nascondere le sue abitudini cattive.

Il peccatore nel riconoscersi come tale, in qualche modo ammette la falsità del tesoro al quale ha aderito o aderisce. Il corrotto, invece, ha sottomesso il suo vizio a un corso accelerato di buona educazione. Comincerà con la velleità e la frivolezza, fino a concludere nel convincimento, totalmente sicuro, di essere migliore degli altri (1.M. BERGOGLIO, Guarire dalla corruzione, EMI, Bologna 2013, 8-23, passim).




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