Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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PER LA LETTURA SPIRITUALE
«Sei tu?»: è la domanda fondamentale dell'uomo per riconoscere il suo Signore. Gesù risponde rimandando alle sue opere, come se dicesse: «lo sono colui che vedi attraverso ciò che faccio». La salvezza è accogliere lui che viene così come si rivela, non come lo vorremmo noi. [...]. [Qui si parla] del rapporto dell'uomo con il Figlio dell'uomo: inizia col dubbio, si apre alla domanda e si conclude nell'accettazione o nel rifiuto. [...l

La domanda di Giovanni in carcere costituisce il punto di arrivo della profezia, come messa in questione delle proprie attese per aprirsi all'ascolto di ciò che l'altro dice. Giovanni è l'uomo che si fa domanda per ricevere dal Signore la risposta. [...I Giovanni aveva annunciato «colui che viene», il più forte, che compie il giudizio di Dio tagliando ogni albero cattivo e bruciando ogni male. Ma Gesù agisce diversamente: l'atteso non corrisponde alla sua attesa! O è sbagliata l'attesa, o ha sbagliato a pensare che Gesù sia l'atteso. Giovanni poteva mettere in crisi l'atteso invece della propria attesa. Invece è disposto a mettere in crisi innanzitutto se stesso. Davanti alla realizzazione della promessa non capisce, si stupisce e si smarrisce.

Dio è santo, sempre altro rispetto a ogni nostra immaginazione. La sua promessa è più grande di ogni fama (Sal 138,2). Di Dio abbiamo necessariamente una comprensione umana. Anche (e soprattutto) quando siamo sicuri di conoscerlo, dobbiamo restare aperti con una domanda che metta in questione le nostre sicurezze. «I miei pensieri non sono i vostri pensieri. Le mie vie non sono le vostre vie» dice il Signore (cfr. /s. 55,8). Questa domanda è la radice della fede, che affida a lui la risposta. È l'atto più alto della ragione — quello che non fecero i nostri progenitori quando, invece di chiedere a lui, si fidarono di fantasie proprie e suggestioni altrui (cfr. Gen 3). Giovanni è sulla soglia della tentazione radicale: credere alle proprie certezze, o chiedere all'altro che gli dica la sua verità? L'uomo, religioso o meno che sia, è attaccato fermamente alle proprie convinzioni su Dio. Il vero credente sa di non conoscerlo se non per sentito dire; come Giobbe, dice: «lo ti interrogherò e tu istruiscimi» (Gb 42,4-5). L'attesa, il dubbio, la domanda del Battista sono paradigmatici per chiunque non vuol ridurre Dio alle proprie idee su di lui, ingenuamente accettate o respinte. Giovanni è il profeta della verità, oltre che di Dio, anche dell'uomo che si apre al proprio mistero. La sua profezia, dimentica di ogni affermazione, si fa domanda che attende risposta. È il più grande tra i nati da donna perché fa tacere le sue parole e chiede: «Sei tu?», facendosi ascolto della Parola che solo l'Altro può dire.

Come Dio è infinito, così sono infinite le nostre idee su di lui. Dio è tutto, ma nulla è Dio. Davanti a lui ogni idolo cade come Dagon davanti all'arca (1 Sam 5,1 ss.). Regge solo la domanda vuota di risposta: «Sei tu?». A essa può rispondere solo «lo-sono». Ogni mia risposta — religiosa o laica — è sempre un idolo morto che dà morte. Giovanni porta a termine la profezia: maestro del sospetto globale, si interroga su tutto, sino a farsi pura domanda. Il profeta non dà risposte, tanto meno sul futuro; è invece domanda che apre il presente alla novità di Dio (S. FAUSTI, Una comunità legge il Vangelo di Matteo, Dehoniane, Bologna 2001, 197199).


GIOVEDÌ
«Esulta, o sterile che non hai partorito... Non temere perché non dovrai più arrossire... poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome» (/s 54,1.4.5).



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