Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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MEDITATIO

Ai nostri giorni il vocabolario, specchio della vita, è spesso come un barometro che segna brutto tempo, perché formato da "pensiero debole", "cultura dell'effimero", "fragilità dei giovani", "inquietudine esistenziale", "riflusso nel privato", "aumento dello spread e crisi economica", "disoccupazione globale" e molto altro ancora. In contro-tendenza, il consolante messaggio del profeta Isaia vale come una salutare iniezione di calcio per uno scheletro in disfacimento. Il testo è altresì un invito a lasciare la palude del qualunquismo per volare alto, verso mete che non siano chimere.

Il popolo ebraico è paragonato ad una donna sterile che non può guardare con occhi limpidi e sereni il futuro, colorato solo di grigia solitudine. Eppure tale scenario di morte improvvisamente si popola di vita, il futuro torna a brillare, una speranza accende il domani. Le parole prof etiche hanno la funzione catartica di ribaltare la situazione.

Lo fanno incominciando a togliere ogni forma di ansia e di paura con un poderoso «non temere» che un bizzarro studioso ha avuto la briga di contare nella Bibbia ben 365 volte, una per ciascun giorno dell'anno. Come una goccia salutare, l'uomo è sollecitato a liberarsi ogni giorno sia della paura, cattiva consigliera, sia dell'ansia, pessima compagna di vita. Devono essere eliminate in modo drastico. Occorrono gli antidoti, bisogna sapere dove attingere l'energia necessaria per debellarle.

Da buon pedagogo, il profeta non si perde in sterili denunce, né si limita a vuoti proclami, perché indica una formidabile ricetta o, meglio, un magico connubio che lega la povera e fragile creatura al suo Creatore in un incontro d'amore: «Tuo sposo è il tuo creatore». Già il titolo di creatore garantisce una forza capace di trasformare anche la situazione più penosa in un clamoroso successo, ma, se sussistesse ancora qualche incertezza, l'aggiunta «Signore degli eserciti» certifica, con una frase del linguaggio militaresco, il suo dominio assoluto. La vittoria è certa. Un domani nuovo è assicurato. Al posto della sterilità subentra la fertilità, il timore cede il passo alla fortezza. L'intervento di questo Creatore-Comandante in capo è espresso con il verbo al presente, segno di una realtà attuale e non virtuale, di un'esperienza documentata e non di un sogno o di una remota quanto evanescente speranza.

Il Natale che si avvicina dà sonorità alle parole di Isaia, cosicché i nostri cuori si rallegrano, ormai pronti a celebrare le nozze eterne con il Dio che si fa uomo. Non c'è più posto per il pessimismo, alimentato da un vocabolario tenebroso e vecchio. Il nostro cuore diventa il grembo che accoglie un realistico ottimismo, procurato e garantito dall'Emmanuele, il Dio con noi.





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