Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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PER LA LETTURA SPIRITUALE
Dio ti ama di amore eterno, da sempre. Per la sua esclusiva bontà ti ha fatto fiorire dal nulla per renderti ciò che sei. Rifletti sull'essere che Dio ti ha dato: è il primo nella scala degli esseri, fatto per vivere nell'eternità e per unirsi perfettamente a lui. Per mostrare in te la sua bontà ti ha arricchito con la sua grazia e con la sua gloria. Ti ha dato l'intelligenza perché tu possa conoscerlo, la memoria perché ti ricordi di lui, la volontà perché tu lo ami, l'immaginazione perché tu abbia davanti al tuo sguardo tutti i suoi benefici, gli occhi perché tu contempli le sue opere, la lingua perché tu possa lodarlo. Fin dal primo istante del nostro concepimento Dio ci ha accolto e formato tra le braccia della sua premurosa provvidenza. Ci ha resi suoi con il battesimo e ci ha nutrito con tenerezza quanto al cuore e quanto al corpo, con amore incomprensibile per conquistarci la vita ha sopportato la morte e ci ha nutriti con la sua stessa carne e con il suo sangue. Veramente, che cosa non ha fatto quell'Amante divino nel campo dell'amore? Egli ha posto la sua gioia nello stare con gli uomini e nell'attirare l'uomo a sé facendosi uomo egli stesso. Ha posto la sua divinità nell'uomo in modo che l'uomo fosse Dio. Si è unito a noi con una unione che supera ogni nostra comprensione, indissolubile e infinita. È entrato tutto in noi, ha come fuso la sua grandezza per modellarla a misura della nostra piccolezza. A causa dell'eccesso della sua bontà è uscito da se stesso estendendo la sua provvidenza a tutte le cose. Il Figlio eterno del Padre si è svuotato di sé, ha abbandonato la sua grandezza, è sceso dal trono della sua immensa gloria, ha annientato se stesso per calarsi nella nostra umanità e colmarci della sua divinità, per inondarci con la sua bontà e comunicarci l'essere divino di figli di Dio. Colui del quale è scritto: «lo vivo per me stesso», ha potuto dire: «lo vivo, non più io, ma l'uomo vive in me. La mia vita è l'uomo e morire per l'uomo è il mio guadagno. La mia vita è nascosta con l'uomo in Dio». Colui che abitava in se stesso, ora abita in noi. Egli che viveva da sempre nel grembo dell'eterno Padre è diventato mortale, nel tempo, nel grembo di una madre. [...]

Ora, la fiducia in Dio è senza dubbio uno dei frutti della carità più utili all'anima e più graditi al Signore. I...1 Qualunque rotta prenda la nave della nostra vita, qualunque sia il vento che la spinge, se la confidenza in Dio è viva in noi, l'ago della nostra bussola sarà sempre rivolto alla sua bella stella, al suo Signore. Anche se tutto dovesse capovolgersi, non solo intorno a noi, ma anche in noi, nonostante tutto, per sempre e costantemente la punta del nostro cuore, cioè la nostra volontà — che è come la bussola della nostra vita — si volgerà irresistibilmente e stabilmente verso l'amore di Dio, suo Creatore, suo Salvatore, suo unico e supremo Bene. E questo indipendentemente dal fatto che la nostra anima sia nella tristezza o nella gioia, nella pace o nel turbamento, nella tentazione o nel fervore, nella luce o nelle tenebre, nel piacere o nel disgusto. Sia che tu viva sia che tu muoia, sei in Dio. Chi ci potrà separare dalla carità di Dio? [...] Mi dirai che è davvero grande la fiducia che Dio ci chiede di avere in lui, nella sua sollecitudine paterna e nella sua provvidenza. E perché non dovremmo averla, visto che mai nessuno che abbia confidato in lui è rimasto deluso? Nessuno confida in Dio senza ricevere i frutti della propria fiducia (M. FRANCESCHINI [ed.], Breve guida spirituale secondo S. Francesco di Sales, ElleDiCi, Leumann 2009, 4-6.70-72).





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