Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»


MARTEDÌ In quel giorno un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici (Ls 11,1). MEDITATIO



Scaricare 89.32 Kb.
Pagina4/54
29.03.2019
Dimensione del file89.32 Kb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   54
MARTEDÌ
In quel giorno un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici (Ls 11,1).
MEDITATIO

A un popolo oppresso e disorientato il profeta Isaia fa balenare un radicale cambiamento, dando ali alla speranza.

Un antico mito greco racconta che Zeus donò agli esseri umani un vaso ricolmo di ogni bene. Qualcuno, spinto da curiosità, sollevò il coperchio, lasciando sfuggire tutti i beni che passarono agli dèi. Quando il coperchio fu rinchiuso, rimase dentro solo la speranza, unico conforto degli uomini.

Davvero la speranza è l'unico bene rimasto alle persone? Ed è quel bene che ci accompagna in vita, ma poi, ci abbandona nel momento della morte, perché «anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri» (Foscolo)? Oppure è lecito gridare: «È risorto Cristo, mia speranza», come è stato messo sulle labbra della Maddalena da un antico inno?

La questione non sembri oziosa o puramente accademica. Ne va di mezzo il senso dell'esistenza.

La speranza appare poliedrica e cangiante, sia nel contenuto sia nella modalità di applicazione. Se esiste una piattaforma comune per cui tutti sperano di star bene e di essere felici, le concretizzazioni cambiano secondo il caso: il malato nella guarigione, l'innamorato nella risposta della persona amata, il lavoratore nell'aumento di stipendio, lo sportivo nella vittoria... L'oggetto della speranza, una volta raggiunto, rimane pur sempre sfuggente e proprio per questo il filosofo E. Bloch nella sua opera Il principio speranza rinuncia a definirne l'oggetto e considera la speranza come il frutto della progettualità umana; sperare per lui significa immaginare e quasi sognare un futuro non ancora compiuto. E così la speranza finisce spesso per diventare sinonimo di illusione, se non addirittura di disperazione o, come si esprime G. Marcel, di «autofagia spirituale».

Non possiamo accontentarci di una speranza qualsiasi, collocata nella zona rarefatta di una ipotetica possibilità. Dobbiamo sperare perché ci appoggiamo sulla fedeltà di Dio manifestata in Gesù, morto e risorto, speranza dell'uomo e del cosmo, perché ne è il salvatore. Senza negare la dura realtà della vita, né il male con il suo funereo corteo di sofferenze, morte compresa, la speranza cristiana guarda in avanti, attenta a cogliere e a promuovere i segni di vita, i gesti di amore e di liberazione nella storia presente. Anticipa il mondo della risurrezione.

Per l'uomo che spera, la vita è a colori. Il suo sguardo, pur rivolto alla meta finale, è attento a cogliere e promuovere i segni di liberazione nella storia presente. I gesti di amore attivo e liberatore, che hanno la loro sorgente interiore nel dono dello Spirito, anticipano nell'oggi il mondo della risurrezione.

Occorre quindi ripristinare, semmai ce ne fosse bisogno, la capacità di sperare, chiedendolo come dono al Signore nella preghiera. Dobbiamo sperare perché Dio spera in noi, rendendoci addirittura speranza, come suggerisce Charles Péguy: «Bisogna aver fiducia in Dio, lui ha ben avuto fiducia in noi. Dio ci ha fatto speranza. [.. .] Lui ha sperato in noi: sarà detto che noi non spereremo in lui?».




Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   54


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale