Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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PER LA LETTURA SPIRITUALE
[Giuseppe] può portare Maria davanti a un tribunale o rilasciarle una lettera privata di ripudio. Giuseppe sceglie la seconda via, per non "accusarla pubblicamente". In questa decisione Matteo vede un segno che Giuseppe era "uomo giusto". La qualificazione di Giuseppe come uomo giusto (saddik) va ben al di là della decisione di quel momento: offre un quadro completo di san Giuseppe e al contempo lo inserisce tra le grandi figure dell'Antica Alleanza, a cominciare da Abramo, il giusto.

Il Sal 1 offre l'immagine classica del "giusto". Quindi possiamo considerarlo quasi come un ritratto della figura spirituale di san Giuseppe. Giusto, secondo questo salmo, è un uomo che vive in intenso contatto con la parola di Dio, che «nella legge del Signore trova la sua gioia». È come un albero che, piantato lungo corsi d'acqua, porta costantemente il suo frutto. Con l'immagine dei corsi d'acqua, dei quali esso si nutre, si intende naturalmente la parola viva di Dio, in cui il giusto fa calare le radici della sua esistenza. La volontà di Dio per lui non è una legge imposta dall'esterno, ma "gioia". La legge gli diventa spontaneamente "vangelo", buona novella, perché egli la interpreta in atteggiamento di apertura personale e piena di amore verso Dio, e così impara a comprenderla e a viverla dal di dentro. Se il Sal 1 considera come caratteristica dell'uomo "beato" il suo dimorare nella Torah, nella parola di Dio, il testo parallelo in Geremia (17,7) chiama "benedetto" colui che «confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia». Qui emerge il carattere personale della giustizia: il fidarsi di Dio, un atteggiamento che dà speranza all'uomo.

Questa immagine dell'uomo, che ha le sue radici nelle acque vive della parola di Dio, sta sempre nel dialogo con Dio e perciò porta costantemente frutto, diventa concreta [...] in tutto ciò che si racconta di Giuseppe di Nazaret. Dopo la scoperta che egli ha fatto, si tratta di interpretare ed applicare la legge in modo giusto. Egli lo fa con amore. Non vuole esporre Maria pubblicamente all'ignominia. Le vuol bene, anche nel momento della grande delusione. Egli vive la legge come vangelo, cerca la via dell'unità tra diritto e amore. E così è interiormente preparato al messaggio nuovo, inatteso e umanamente incredibile che gli verrà da Dio.

Mentre l'angelo "entra" da Maria, a Giuseppe appare solo in sogno, un sogno, però, che è realtà e rivela realtà. Ancora una volta si mostra a noi un tratto essenziale della figura di san Giuseppe: la sua percettività per il divino e la sua capacità di discernimento (J. RATZINGER / BENEDETTO XVI, L'infanzia di Gesù, Rizzoli - Libreria Editrice Vaticana, Milano - Città del Vaticano 2012, 49-52, passim).





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