Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



Scaricare 89.32 Kb.
Pagina43/54
29.03.2019
Dimensione del file89.32 Kb.
1   ...   39   40   41   42   43   44   45   46   ...   54
PER LA LETTURA SPIRITUALE
Questa coppia di persone [Elisabetta e Zaccaria] è figura del vero Israele: sono giusti davanti a Dio, giusti della giustizia che deriva dalla legge Tale giustizia tuttavia non dà salvezza: non dà la gioia di una vita, non dà diritto alla promessa. Infatti sono senza figli. Luca non dice: «erano giusti ma non avevano figli», bensì «e non avevano figli». Infatti non c'è contrapposizione tra essere giusti e non avere futuro (= figlio).

Nonostante ogni convenienza o ragionamento contrario, l'esperienza mostra che il giusto non ha miglior sorte degli altri. Anzi, è più sfortunato e pare che, normalmente, le buone azioni non restino impunite. Può non sembrare consolante, ma non è vero che il giusto porta l'ingiustizia, il mite la violenza, l'innocente il sopruso? Come le notti seguono i giorni, così le tribolazioni seguono le buone azioni! (Marco l'Asceta). Per sé al giusto, nonostante ogni parvenza contraria, non spetta il bene, bensì il male su questa terra. L'unico bene che gli spetta di sicuro è la promessa di Dio, che gli fa dono della sua amicizia e gli dà futuro. Ma quando? Dio si è forse dimenticato della sua promessa? Così si lamenta spesso il giusto.

Sotto le figure di Zaccaria e di Elisabetta c'è il dramma di Giobbe, il dramma di ogni speranza umana: "essere giusti" è doveroso, ma non dà felicità e vita. È la "sterilità" dell'uomo, incapace di produrre la propria salvezza. Dio gliel'ha promessa non solo perché è incapace di procurarsela, ma perché, se se la procurasse, non sarebbe dono. Solo il dono è salvezza. Dio interverrà nei vani tentativi del giusto solo dopo che questi avrà riconosciuto la propria impossibilità. Per questo i due sono presentati ormai avanzati negli anni e sterili.

Costante nell'azione di Dio è agire in base alla sua fedeltà e al ricordo del suo amore verso di noi, non in base alla nostra fedeltà e al nostro ricordo. Lui porta a compimento la sua promessa, non i nostri tentativi. La sterilità di questi serve a rivelare il carattere assoluto di dono. Per questo Dio agisce solo quando l'uomo dichiara la propria impossibilità. Dio infatti è il "salvatore" e la sua azione da sempre è quella di dare futuro a chi non ne ha. [...]

L'uomo è sterile di fronte alla salvezza. Gli è impossibile procurarsi l'unico essenziale. Dio ama spingere fino in fondo questa situazione, non per sadismo, ma per condurre l'uomo a riconoscere l'impossibile di cui ha bisogno. Proprio dell'impossibile l'uomo ha bisogno, perché è né più né meno che bisogno di Dio! Solo così può riconoscerlo come dono ed è capace di accogliere quel Dio che gli dona proprio l'impossibile: cioè se stesso.

La fede, che accetta la salvezza, è anzitutto fiducia in Dio, non nelle cose che promette: insieme alle sue promesse, egli compromette se stesso con noi (S. FAUSTI, Una comunità legge il Vangelo di Luca, Dehoniane, Bologna 2001, 22).





Condividi con i tuoi amici:
1   ...   39   40   41   42   43   44   45   46   ...   54


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale