Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»



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PER LA LETTURA SPIRITUALE
Dove brilla una sia pur piccola fiamma di speranza, è già presente e visibile la luce del cielo. Nessuna aspirazione resterà delusa. Nulla va perduto, tanto meno ciò a cui abbiamo rinunciato nella nostra vita.

Il cristiano è nato per la speranza e per la vita. Egli deve obbedire a un imperativo: la tua vita, che è unica e irripetibile, deve "riuscire", affinché, per mezzo tuo, l'umanità e il mondo siano più luminosi e più completi; con la tua vita sei responsabile della felicità del mondo. La "riuscita dell'esistenza umana" si chiama nel linguaggio dell'antica teologia virtù. Con virtù non si intende una onestà borghese, né una timida sottomissione a un ordine prestabilito, al contrario è la realtà più esplosiva che possa esistere in questo nostro mondo. È la realizzazione piena di tutte le possibilità umane; è pienezza non occasionale, ma continua; è scelta definitiva di ciò che nell'esistenza umana è essenziale e duraturo; è l'essenzialità umana realizzata con sforzo e vissuta in spirito di testimonianza.

Tale trasparenza esistenziale ha il suo fondamento nella dimenticanza di sé. Essa si esprime in un equilibrato e mite superamento del proprio cuore, nella cordialità e nella finezza dell'incontro, nella sensibilità per tutto ciò che c'è di grande negli altri.

La logica della speranza è evidente e coerente: il vero essere si realizza nella speranza; la speranza si compie nella donazione di sé; donazione di sé significa dimenticanza di sé; la dimenticanza di sé avviene nella rinuncia; la rinuncia dimentica di sé è già amore; l'amore è affine a Dio; dall'intimità con Dio, raggiunta nell'amore, sorge un mondo nuovo e un nuovo cielo. Vivere concretamente la speranza significa darsi senza alcuna riserva, rinunciare a una immediata realizzazione di sé per farsi vicino a tutti, per poter donare a tutti la luce della speranza.

Ogni cristiano ha la missione di vincere le tenebre del mondo e di far brillare sulla terra la luce e la gioia. Il mondo è pieno di tenebre, di disordine e di oscurità. Quando un cristiano riceve da Dio la grande grazia di unire queste tenebre al dolore della propria esistenza, può essere certo di essere stato eletto a testimone della gioia. Dio lo ha chiamato a raccogliere in sé un po' delle tenebre, dei dolori e delle difficoltà di questo mondo, per immergerli nella gioia di Dio.In quel giorno preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati (Is 25,6).

Sopportando nella propria esistenza le tenebre della terra e aprendo la propria oscurità alla luce di Cristo, egli rende più felice il mondo e lo avvicina un po' più al cielo (L. BOROS, Vivere nella speranza, Queriniana, Brescia 19723, 63-87, passim).


MERCOLEDÌ

In quel giorno preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati (Is 25,6).


MEDITATIO

Mangiare e bere sono due funzioni elementari ed essenziali della vita, comuni anche agli animali. Per l'uomo mangiare diventa un'occasione per stare insieme, incontrarsi e condividere; nel contesto religioso è un'opportunità per unirsi alla divinità, come nei pasti sacrificali.

Ai nostri giorni anche questi atti primordiali conoscono forme di aggiornamento e di cambiamento. Lo vediamo nel lessico e nelle abitudini: spuntino, merenda, stuzzichino... sono vocaboli sempre più ricorrenti, arricchiti dall'influenza inglese di snack, fast food. Una metamorfosi nelle abitudini alimentari, con riflessi sociali e culturali. La fretta continua a mietere vittime e a tutti è capitato di mangiare in stazione un panino con una bibita, prendere il treno e partire, soggiogati dai mille impegni. Non poche volte le situazioni ci obbligano a questo fast food, cioè "mangiare veloce". Con alcuni comprensibili vantaggi, si moltiplicano anche gli svantaggi, non ultimo quello della salute.

Non potremmo vivere sempre di fast food, perché spegneremmo una sorgente preziosa di socialità. Il sedersi a tavola nutre lo stomaco ed alimenta le relazioni, crea un incontro di persone, uno scambio di opinioni, un momento di confronto, una scintilla che può accendere un'amicizia o una fiamma che alimenta una relazione. Pensiamo alla famiglia riunita a tavola o alla cena con amici.

Già nell'antichità la tavola era luogo d'incontro e di riunione. Conosciamo presso i Greci e i Romani il simposio, una pratica conviviale con un nome greco che significa letteralmente bere insieme. La versione latina è convivio dal verbo convivere (vivere insieme), ancora oggi in uso come elegante vocabolo per indicare un convito, un banchetto o, in senso figurato, un gruppo che si riunisce per discutere.

A proposito di tavola e di cibo Gesù propone una spiritualità molto più ariosa di quella di Giovanni Battista, sedendo spesso a tavola, come ritratto dagli evangelisti. Chiama Levi Matteo alla sua sequela e poi si attarda nella sua casa a mangiare, peccatori compresi. E tutti sono peccatori, con la differenza che qualcuno lo riconosce ammettendolo umilmente, mentre altri si ritengono illusoriamente integerrimi, pensando che la colpa si riversi sempre fuori da casa propria. Gesù prolunga la spiritualità dell'Antico Testamento che vedeva nel banchetto un momento di intimità divina, come ricordato sopra dalla citazione del profeta. Si tratta di una bella visione finale, con il concorso ecumenico di tutti i popoli, attorno ad una mensa imbandita da Dio. Il banchetto è il luogo d'incontro per tutti.

Gesù si è seduto tante volte a tavola, non solo per alimentarsi e soddisfare un bisogno naturale. Ha utilizzato il momento conviviale per correggere, istruire, aprire alle prospettive del regno, insegnare a donarsi. Tutto converge verso il momento culminante, quello dell'ultima Cena, quando la tavola diventa occasione di un insegnamento visivo (la lavanda dei piedi) e momento di condivisione con il Corpo e il Sangue di Gesù, anticipo del dono totale di se stesso che farà, poco dopo, sulla croce.

Con questi riferimenti, il fast food è semplicemente impensabile. Bisogna stare insieme, parlarsi, condividere, vivere un'esperienza che dovrà ripetersi in modo analogo e con il medesimo spirito di donazione: «Fate questo in memoria di me». Con un po' di enfasi potremmo dire: mensa docet...





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