Avvento prima settimana domenica gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»


DICEMBRE Si chiamerà Giovanni (Lc 1,60). MEDITATIO



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23 DICEMBRE
Si chiamerà Giovanni (Lc 1,60).
MEDITATIO
Finito il dittico delle due annunciazioni di nascita, quella rivolta a Zaccaria per Giovanni e quella a Maria per Gesù, giunge il tempo della nascita. La profezia o promessa cede il passo al compimento. Si ripete lo schema del parallelismo: prima la vicenda del Precursore, poi quella di Gesù.

Con la nascita del figlio, cessa la segretezza conservata gelosamente da Elisabetta. Il parto rende pubblico il grande evento di una nascita fuori dall'ordinario. Aleggia la gioia che investe la cerchia familiare e i vicini. Fa piacere vedere che anche il bene produce contagio. Nella frase «i vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia» riecheggia, per un orecchio ebraico, il nome di Giovanni, che richiama la grazia e la misericordia di Dio (Giovanni = Dio fa grazia, Dio fa misericordia).

Uno dei doveri dei genitori nei confronti del neonato era quello di circonciderlo. La circoncisione aveva assunto in Israele il significato religioso di appartenenza al popolo eletto; era altresì la garanzia di partecipare alle benedizioni promesse. Ogni ebreo osservante si preoccupava di far circoncidere il proprio figlio, all'ottavo giorno. Zaccaria ed Elisabetta sono genitori attenti in tutto al loro figlio, compresa la dimensione spirituale.

In tale atmosfera di irreprensibilità religiosa fiorisce un aneddoto con un risvolto di vis comica. L'atto della circoncisione dava al neonato un'identità collettiva, perché lo aggregava al popolo ebraico. Era pure il momento della sua identità personale, perché in quella circostanza era imposto il nome. Capitava spesso che il nome fosse quello del padre o di qualcuno della famiglia. Elisabetta contraddice la tradizione e si rifiuta di chiamarlo Zaccaria. Dobbiamo supporre che il marito l'avesse informata della comunicazione angelica, con l'indicazione precisa del nome. Ed Elisabetta si allinea con decisione al progetto divino. La stranezza della scelta non è compresa dai parenti che pensano bene di interpellare il padre. Costui, impossibilitato a parlare, per mezzo dello scritto conferma: «Giovanni è il suo nome». Il piccolo entra a far parte del popolo, riceve un'identità e il padre riprende l'uso della parola. È una concomitanza che fa "assaggiare" qualche spicchio del messaggio angelico: «Molti si rallegreranno della sua nascita...». Un effetto prodigioso accompagna i primi giorni di Giovanni. Il suo nome dovrà richiamare sempre la bontà del Signore.

Diventato adulto, Giovanni potrà sembrare un uomo spinoso, in ritardo per fare la carriera del profeta, in anticipo per quella dell'apostolo, ma avrà l'eccezionale ed esclusivo ruolo di Precursore, colui che viene immediatamente prima di Cristo per preparargli la strada, individuarlo tra la folla e indicarlo come l'Agnello che toglie il peccato del mondo. E a lui resterà amorosamente fedele, dalla nascita alla morte.

Potrebbe fare sua, con largo anticipo, una frase di Gandhi: «Io non ho messaggi. La mia vita è il mio messaggio».





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