Azione Cattolica "da questo tutti sapranno che siete miei discepoli "



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Chiesa di Bologna Ufficio Catechistico Diocesano Azione Cattolica

“DA QUESTO TUTTI SAPRANNO CHE SIETE MIEI DISCEPOLI...”

(Gv. 13,35)

Schede di catechesi con gli adulti sulla Chiesa







INDICE

INTRODUZIONE …………………..……………….…………………………………………………………….. PAG. 3

LA PROPOSTA DI QUEST’ANNO ……………………………………………………………………………. PAG. 4

TABELLA RIASSUNTIVA ………………………………………………………………………………………… PAG. 5

“IO STO ALLA PORTA E BUSSO” …………………………………………………………………………… PAGG. 7 – 11

(Introduzione alla scheda pag. 6)


“SEGUIMI” – LA CHIESA POPOLO DI DIO ………………………………………………………………. PAGG. 13 – 17

(Introduzione alla scheda pag. 12)


“SEGUIMI” – LA CHIESA CORPO DI CRISTO …………………………………………………………… PAGG. 19 – 23

(Introduzione alla scheda pag. 18)


“SEGUIMI” – LA CHIESA TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO……………………………………… PAGG. 25 – 28

(Introduzione alla scheda pag. 24)


“DA QUESTO VI RICONOSCERANNO” – LA CHIESA È UNA …………………………………… PAGG. 30 – 32

(Introduzione alla scheda pag. 29)


“DA QUESTO VI RICONOSCERANNO” – LA CHIESA È SANTA ………………………………… PAGG. 34 – 40

(Introduzione alla scheda pag. 33)


“DA QUESTO VI RICONOSCERANNO” – LA CHIESA È CATTOLICA ………………………… PAGG. 42 – 45

(Introduzione alla scheda pag. 41)


PAROLE E MUSICA, IMMAGINI, FILM E VIDEO

Proposta di materiali per la riflessione personale e in gruppo ……………………….…. PAGG. 49 – 90

Introduzione all’uso dei materiali proposti pag. 47 – 48

(vedi indice allegati)

AGIRE – Proposte di impegno …………………………………………………………………………… PAG. 91



INDICE ALLEGATI

Introduzione all’uso dei materiali proposti ……………………………………………………….. PAG. 47

Simone Weil, Lettera a un religioso …………………………………………………………………… PAG. 49

Don Armando Matteo, La trasmissione della fede, sfida del nostro tempo ………. PAG. 51

Carlo Carretto, Quanto sei contestabile, Chiesa…………………………………………………. PAG. 60

Ernst Ludwing Kirchner, Artistin Marcella (immagini commentate)…………………… PAG. 63

Masaccio e Masolino, Madonna col Bambino e Sant’Anna
Rainer Maria Rilke, Lettere ad un giovane poeta ……………………………………………… PAG. 66
Michelangelo Buonarroti, Studi per la sibilla libica (immagine commentata)…….. PAG. 67
Nelson Mandela, Siamo nati per risplendere …………………………………………………….. PAG. 69
Carlo Carretto, Lo vogliamo incontrare – da “Il Dio che viene”…………………………… PAG. 70
Renato Zero, Sorridere sempre (testo commentato)…………………………………………. PAG. 71
Lorenzo Cherubini (Jovanotti), La linea d’ombra (testo commentato)………………. PAG. 74
Stefano Benni, Di tutte le ricchezze ………………………………………………………………….. PAG. 76
Don Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia ……………………………………………………….. PAG. 77
Rembrandt Harmensz Van Rijn, La risurrezione (immagine commentata)…………. PAG.82
Carlo Carretto, Credere nella risurrezione………………………………………………………… PAG. 84
Carlo Maria Martini, Parole sulla Chiesa ………………………………………………………… PAG. 85
Don Tonino Bello, Dona alla tua Chiesa tenerezza e coraggio………………………….. PAG. 89
Suggerimenti per video e film………………………………………………………………………….. PAG. 90

INTRODUZIONE



La Catechesi come occasione di incontro, confronto e dialogo per costruire relazioni autentiche e significative all’interno della comunità.

L’idea che sta all’origine di questa proposta è quella di sollecitare gli adulti ad essere non solo destinatari, ma anche protagonisti della catechesi. L’esperienza più diffusa in merito alla catechesi è quella di una serie di incontri “frontali” dove un esperto ci aiuta ad accrescere la nostra conoscenza dei temi legati alla fede. Questo metodo rimane validissimo, ma non sempre aiuta a creare un gruppo di adulti che senta il desiderio di ritrovarsi periodicamente e costantemente per approfondire la propria fede partendo dall’esperienza di vita che ognuno di noi ha. È fondamentale accrescere la conoscenza della Parola di Dio (l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo, ci ricorda San Girolamo) ma la Parola di Dio, proprio perché è una parola viva ed efficace, non può non illuminare ed avere un riferimento costante al vissuto quotidiano degli adulti. Nella proposta di queste schede è quindi molto forte il richiamo a partire dalla vita concreta delle persone, “riconoscendo le fatiche, anche quella del credere, le contraddizioni, la complessità e le ricchezze della vita degli adulti di oggi, in questo contesto sociale di forti cambiamenti, in una realtà sempre più globalizzata e in una Chiesa chiamata a portare la speranza di fronte a sfide inedite, che toccano sempre di più il valore e la dignità stessa di ogni persona.” (Sussidio adulti AC,2013)

Riteniamo che anche per gli adulti, così come per i più giovani, il gruppo rimanga uno strumento importante per creare il desiderio di una formazione permanete, un luogo dove le persone possano parlare di sé e del proprio rapporto con la fede incarnata, testimoniata, vissuta. Uno degli obiettivi di questa proposta di catechesi è quello di creare un gruppo adulti che sia lo spazio in cui si sperimenta la dimensione comunitaria della fede. Ci si forma attraverso:


  • l’esperienza narrata e testimoniata di ciascuno

  • la circolarità di relazioni in cui si è faccia a faccia l’uno con l’altro

  • il confronto condiviso con la Parola di Dio e con il magistero della Chiesa

  • l’impegno al discernimento condiviso

  • il desiderio di rinnovare continuamente il nostro modo di annunciare il Signore negli ambiti della vita quotidiana trovando insieme i gesti, gli atteggiamenti, le scelte più efficaci perché la nostra adesione a Cristo non rimanga un fatto privato.


La proposta di quest’anno:

Quest’anno chiude il ciclo di catechesi per gli adulti che è stato pensato aderendo alla sollecitazione del Cardinale Caffarra per avviare una riflessione organica e sistematica sulla nostra fede e sul suo rapporto con la vita quotidiana. Negli anni scorsi abbiamo sviluppato, secondo il metodo dell’Azione Cattolica (vedere-confrontare-agire) i numeri del catechismo della Chiesa Cattolica inerenti al Simbolo della fede, il Credo, (credo in Dio padre, nel suo Figlio unigenito, nello Spirito Santo)(*). L’ultima parte del Credo, la chiesa, sarà sviluppata attraverso alcune schede che, partendo dalla riflessione sul nostro modo di essere e di vivere la chiesa (scheda n.1 “IO STO ALLA PORTA E BUSSO”) ci accompagneranno alla sequela di Gesù (schede n. 2,3 e 4 – “SEGUIMI”:la chiesa corpo di Cristo, popolo di Dio e tempio dello Spirito Santo) e alla testimonianza nel mondo (schede 5,6 e 7 – “DA QUESTO VI RICONOSCERANNO”: la chiesa una, santa, cattolica e apostolica). Dal punto di vista metodologico abbiamo pensato di concepire un unico tema articolato in diversi momenti collegati tra loro. La prima scheda corrisponderà quindi al momento del “VEDERE”: presentazione del tema, provocazioni, domande, confronto. Le schede 2, 3 e 4 ci aiuteranno invece ad approfondire alcune delle immagini con cui la Chiesa viene presentata all’interno della Lumen Gentium (CONFRONTARE) e le ultime schede vogliono essere una riflessione sul nostro annuncio e sulla testimonianza che diamo al mondo (AGIRE). Le schede saranno poi accompagnate da alcuni strumenti (brani letterari, film, video, immagini) che possono aiutarci a introdurre i diversi temi.

Ogni momento sarà inoltre introdotto da un breve testo che ci aiuterà ad avere uno sguardo d’insieme sul tema e a sottolineare i punti chiave di ogni scheda.

Sottolineiamo che ogni singolo tema proposto non si esaurisce con un solo incontro. Ogni gruppo dovrà quindi cercare le diverse modalità adatte alla propria realtà (incontri ricorrenti, giornate, fine-settimana insieme) perché l’itinerario sia un vero e proprio cammino e non si esaurisca in una serie di convegni a tema.

SCHEDE CATECHESI ADULTI “LA CHIESA





LA CHIESA

ASCOLTO DELLA PAROLA

CCC

LA VERITA’ VI FARA

LIBERI

LUMEN GENTIUM

EVANGELII GAUDIUM

PER APPROFONDIRE

IL VEDERE

IO STO ALLA PORTA E BUSSO

MT 20,

1-16











N°76 - 109




IL CONFRONTARE

UNA

La Comunione nella Chiesa



MC 7,

24-30


N°813-820

N°460-463-469

N°8

N°244

UNITATIS REDINTEGRATIO N°3-4

SANTA

La testimonianza laicale



MT 5,

13.16


N° 823-829 E 897-913

N° 432-436-437

N°39-42

N°102-127-128-132-178-205

Ad Gentes Divininitus

N°6-7-10-11

Apostolicam Actuositatem N° 2-3


CATTOLICA

Il prendersi cura



San Paolo in Atti degli Apostoli

N°849-852

N° 450-459 e 559 -564

N° 8-13-14

N° 1-15-19-21-23-24-46-47-49-187-189




CORPO DI CRISTO


1 COR. 12,12-27

N° 787-795

N° 742-745

N° 7

N° 115-117




POPOLO DI DIO


1PT 2, 4-10

N° 781-786

N° 423-437 E 497-509

N° 9-13

N°111 - 115




TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO

1 COR. 1

1-9


N°797-801

N°497-507

N°7-12

N°116-117




RIFLESSI DELLA CULTURA

Carlo Carretto

Il Dio che viene



Carlo Carretto

Credere nella Resurrezione



Carlo Carretto Quanto sei contestabile Chiesa

Carlo Maria Martini

Parole sulla Chiesa





Don Andrea Santoro Lettere dalla Turchia

Don Armando Matteo Intervista

Simone Weil

Lettera ad un religioso



Benni Stefano Di tutte le ricchezze

Jovanotti

La linea d’ombra, Jovanotti, Album L’Albero, 1997




Don Tonino Bello

Dona alla tua Chiesa tenerezza e coraggio




Rainer Maria Rilke

Da Lettere a un giovane poeta,



Artistin Marcella, 1910, di Ernst Ludwing Kirchner e Madonna col Bambino e sant’Anna, di Masaccio e Masolino


Rembrandt Harmensz Van Rijn, La risurrezione, 1639-39, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera


Michelangelo Buonarroti, studi per la Sibilla libica

Sorridere sempre, dall’album Puro Spirito, Indipendentemente, 2011 di Renato Zero,


Habemus Papam, di Nanni Moretti, 2011


Corpo Celeste, di Alice Rohrwacher, 2011


“Di chi è la Chiesa? IL Concilio che stupì il mondo” Puntata dell’8/10/2012 su LA 7


AGIRE

con lo sguardo rivolto alla Chiesa


L’ imperatore Adriano delle “Memorie” di Marguerite Yourcenar, ormai anziano e malato, scrive al pupillo Marco Aurelio che vuole tentare di “entrare nella morte ad occhi aperti”. Si tratta di un atteggiamento importante, che dice la volontà e la capacità di guardare alla propria decadenza fisica senza nascondersi, senza mentire a sé stessi, accettando la realtà per ciò che è. Quello dell’imperatore Adriano è lo sguardo di una grande dignità e anche di una grande onestà e questa immagine può essere un buon viatico per chi si accinge a intraprendere un cammino di discernimento. Troppe volte ci poniamo davanti alla realtà non per conoscere, ma per interpretare. In effetti questi due aspetti dovrebbero restare ben distinti fra loro ed è quello che ci proponiamo di fare in questo cammino formativo con una realtà complessa, dinamica, a tratti sfuggente e in parte misteriosa quale è la Chiesa.

Si tratta di un tema che è stato ampiamente esplorato, oggetto di discussioni, dialettica, approfondimenti, nel quale il filo conduttore comune e permanente sembra essere quello del malinteso. Perché quando si parla della Chiesa è molto difficile assumere questo sguardo sincero e libero da ogni condizionamento in parte forse perché siamo tutti, in misura e con modalità diverse, coinvolti in prima persona.

Ci viene in soccorso la stessa vicenda ecclesiale degli ultimi tempi. I primi segnali si sono avuti alcuni mesi prima delle dimissioni di Benedetto XVI con l’avvio nella Chiesa di una riflessione su di sé e di un processo di cambiamento di proporzioni imponenti e di grande rilevanza storica.

Dentro questo processo, tuttora in corso, il magistero di papa Francesco, che ci ha consegnato nella Evangelii Gaudium il progetto di una conversione missionaria e di un rilancio dell’azione evangelizzatrice figlio di un attento, minuzioso e tenace lavoro di ricerca della più autentica fedeltà al Vangelo come fonte primaria di ogni visione ecclesiologica.


La Chiesa è dentro il mondo, dentro la nostra storia, intrinsecamente legata all’Uomo nelle sue vicende, e tuttavia radicata nell’azione divina e proiettata fuori dal tempo. Non è possibile una conoscenza assoluta di una realtà del genere, in parte Mistero e in parte processo, divenire dinamico che si svolge assieme alla vicenda umana.

È tuttavia importante cercare di discernere lo svolgersi della vicenda ecclesiale dentro quella umana, riconoscere i segni del suo cammino nel mondo, perché proprio noi, di quel cammino, qui ed ora, siamo attori. Scopo di questo itinerario formativo è quello di aiutarci ad essere attori sempre più consapevoli, capaci di guardare alla Chiesa con gli “occhi aperti” di Adriano e al tempo stesso capaci di mantenere la rotta indicata dal Vangelo in una navigazione difficile e turbolenta quale può essere quella dentro il mare della nostra storia.


La prima scheda ha come obbiettivo proprio quello di aprire la nostra mente, aiutandoci a liberarci di alcuni condizionamenti che tendono ad annebbiare il nostro discernimento. La stessa logica e la stessa ragione umana, se elevate al livello di interpreti assoluti del reale, possono infatti allontanarci dalla via di una conoscenza più profonda e corretta della Chiesa. Le nostre inclinazioni, i nostri paradigmi culturali, le nostre sovrastrutture: tutto può essere strumento di comprensione, ma anche di fraintendimento.

Dentro di noi ci sono le risorse per capire, ma anche gli ostacoli ad una vera comprensione. È per questo che proponiamo una scheda che ci aiuti a riconoscere quelle risorse e a farne l’uso migliore per aprire i nostri occhi sulla Chiesa, per aprirli su di noi.

Ci sarà d’aiuto la Evangelii Gaudium, proprio perché in essa è delineata una immagine della Chiesa che non fa riferimento alla realtà storica e geografica in cui ciascuno di noi è inserito, ma alla sua Vocazione e alla sua Verità. Questo ci permetterà di confrontare la nostra esperienza con quel modello indicandoci di fatto la direzione in cui occorre mettersi in marcia per dire, come credenti e come Chiesa, il nostro “Eccomi”.

IO STO ALLA PORTA E BUSSO”


Evangelii Gaudium – capitolo II, parte II – dal n. 76 al n. 109
Mt 20,1-16

Questa scheda può essere considerata come il “vedere” di tutto il cammino di catechesi sulla Chiesa.

Partendo dal brano biblico degli operai mandati nella vigna, invitare i partecipanti a fare un operazione di discernimento e di verifica sul nostro “essere” dentro alla Chiesa.

Fra i personaggi della parabola, quale ci sembra più vicino al nostro modo di pensare e di agire?



Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e del caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi. (Mt 20,1-16)


Genere letterario del brano

Si tratta di una parabola, ed è riportata solo da Matteo.

Spesso nella sua predicazione Gesù parla alla gente ricorrendo all’uso delle parabole. Perché? Perché la parabola è il mezzo per poter rivolgere la parola anche a coloro che non vogliono ascoltare, perché suscita la curiosità di chi ascolta. In definitiva la parabola traduce un metodo pedagogico che costringe a pensare.
Il contesto

È una scena che i contadini palestinesi vedono ripetersi ogni mattino: il proprietario di una vigna, forse al tempo del raccolto, ingaggia operai secondo un contratto: un denaro a giornata.


Il testo

La parabola racconta un fatto che si svolge in varie ore della giornata, per cui vale la pena dire qualcosa sulle “ore” ai tempi di Gesù:

La prima ora del giorno (alba) cominciava con le 6 del mattino; perciò la terza corrispondeva alle 9; la sesta e la nona, rispettivamente alle 12 e alle 15; l’undicesima alle 17. Con le ore 18 finiva la giornata e aveva inizio la numerazione delle veglie notturne. (12 ore di lavoro).

L’invito al lavoro

Colpisce questo cercare operai dall’alba fino a un’ora prima del tramonto, con le ore ben scandite. Deve trattarsi di un lavoro urgente.


Il momento della paga

Sorprende il sistema di pagamento: a partire dagli ultimi, come se il padrone volesse che tutti gli altri lo vedessero.

Altra sorpresa: un denaro a ciascuno, agli ultimi come ai primi, i quali si aspettavano di più, secondo la proporzione del lavoro svolto.
Discussione e chiarificazione

Il brontolamento nasce spontaneo. Anche a noi scapperebbe un “non è giusto!”. Sale l’esigenza di una spiegazione.

Il padrone risponde ricordando che egli ha mantenuto la parola dando la paga pattuita, è stato giusto. E d’altra parte ha voluto venire incontro a quelli dell’ultima ora, disoccupati e probabilmente anche loro con famiglia. Quindi nel padrone non c’è la volontà di livellare i meriti, ma di aiutare i poveri.

Chiaramente qui Gesù non fa un discorso sindacale, che per altro rispetta, mantenendo la paga dell’ingaggio, ma ricorda che Dio è libero di fare quello che vuole delle sue cose, perché le impiega sempre per amore degli altri. Non una libertà per capriccio, ma per fare dono ai più svantaggiati. Non capirlo, significa non cercare la giustizia, ma lasciarsi prendere dall’invidia.


Ultimo versetto

gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi (Mt 20,16)

Matteo attualizza il pensiero di Gesù e ne vede un’applicazione nel fatto che i giudei, gli operai dell’alba – i primi – non hanno capito l’agire di Dio nella persona di Gesù che accoglie i peccatori, mentre questi – gli ultimi – lo hanno accolto, entrando per primi nel Regno.



ALCUNE RIFLESSIONI
Prima considerazione

Il padrone fa qualcosa di incomprensibile per noi, di inaudito: desidera che i primi assistano al pagamento degli ultimi (avrebbe potuto cominciare dai primi e questi non avrebbero saputo del pari prezzo agli ultimi).

Il narratore vuole mettere i lavoratori dell’intera giornata a faccia a faccia con il gesto di generosità del padrone e provocarli così a una presa di posizione.
Seconda considerazione

Il racconto parabolico ha come punto focale la netta contrapposizione tra il comportamento del padrone della vigna, che ai lavoratori dell’ultima ora dà la paga intera, e la reazione degli operai della prima ora che lo accusano di averli equiparati agli ultimi venuti.

Analizziamo allora il comportamento e le reazioni di questi tre soggetti: operai prima ora / operai ultima ora / padrone.
Gli operai della prima ora

Essi a torto muovono delle obiezioni adducendo al fatto che è stata lesa la “giustizia”, infatti hanno ricevuto quanto era stato concordato, ma si pongono nell’atteggiamento della “mormorazione” contro il padrone e di invidia nei confronti degli ultimi arrivati.

Fanno rimostranza perché il padrone ha trattato tutti nello stesso modo nonostante la fatica della giornata, il caldo, ecc.

Ciò che viene contestata dai lavoratori della prima ora è la parità. Essi si rifiutano di perdere la loro posizione di privilegiati. Vogliono mantenere la distanza dagli ultimi.




La risposta del padrone

Amico”

Chiama un operaio malcontento “amico”.

Questa parola risuona sulla bocca di Gesù altre volte: nella parabola delle nozze del figlio del Re

Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?” (Mt 22,12);

Rivolto a Giuda, nella scena dell’arresto: “Amico, per questo sei qui!” (Mt 26,50)

E non ha un senso positivo, anzi sembra una presa di distanza.

io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?

Non ti tratto iniquamente, non ti faccio un torto. Ciò che è giusto ed era contrattato viene dato. Il padrone non va contro la giustizia.
non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Cosa vuole Dio? Qual è la volontà di Dio? “misericordia io voglio, non sacrifici” (Mt 12,7). Dio vuole la salvezza di tutti.


Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

La risposta che il padrone oppone agli operai e agli ascoltatori non fa leva solo sul suo modo di essere “io sono buono”, ma egli pone agli operai della prima ora questa considerazione: la vostra indignazione non è motivata solo per amore della giustizia, ma viene dall’occhio malvagio e invidioso.

ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” (Mt 6,23)

Non mangiare il pane di chi ha l’occhio cattivo e non desiderare le sue ghiottonerie..” (Prov. 23,6-7)


perché io sono buono

Richiama l’episodio del giovane ricco (Mt 19,17)

La ricompensa non dipende da quello che essi hanno fatto, ma dalla misericordia di Dio.
Gli operai dell’ultima ora

Essi hanno beneficiato della bontà del padrone: ingaggiati in extremis, hanno faticato una sola ora, ma ricevono la paga di un’intera giornata. Svantaggiati nell’assunzione e nella quantità di lavoro, senza loro merito, sono stati messi sullo stesso piano dei primi nella retribuzione.

Si può immaginare la loro gioia e il desiderio di un futuro impegno: qualcuno ha avuto fiducia in loro.

Questo punto della parabola applicata alla salvezza dell’uomo, ci apre a grande speranza: Dio chiama a tutte le ore, e tutte le ore sono buone perché possiamo cambiare vita e ricevere la retribuzione abbondante da parte del Signore.



Il comportamento del padrone
Il punto focale della parabola è come intende quel padrone la giustizia.

  • Il padrone rispetta il contratto e quindi è giusto e fedele a quello che ha promesso. Egli non fa torto a quelli della prima ora.

  • Vi è però un nuovo concetto di giustizia: l’idea di giustizia retributiva intesa come il dare a ciascuno il suo è superata. Nel padrone c’è un’eccedenza di generosità e di magnanimità, un più di grandezza d’animo e di bontà. Egli prende come metro d’azione non la norma economica, bensì l’amore gratuito.

  • Ma soprattutto, al di là della giustizia puramente retributiva, vi è una Giustizia salvifica, Nell’AT Dio è giusto non solo perché dà a ciascuno il suo, ma perché resta fedele a ciò per cui si è impegnato. Dio si é impegnato a salvare e la sua giustizia va intesa così.

  • Più in profondità, la parabola svela il mistero dell’agire di Dio e la logica del suo Regno. Nei confronti degli uomini non agisce unicamente secondo lo schema lavoro/ricompensa, che pure rispetta, ma secondo una bontà smisurata e totalmente gratuita che vale per tutti. Dio è sempre gratuito, dona sempre più di quello che meritiamo, e ci vuole bene anche quando non lo meritiamo, perché è Padre.

Dalla parte del padrone c’è bontà, dagli operai della prima ora invidia, incapacità di valutare nella giusta luce il gesto del padrone, accusato di inqualificabile ingiustizia. Egli invece si è mostrato generoso verso gli ultimi, senza essere ingiusto verso i primi (che ha pagato secondo il dovuto).

Il mondo è pieno di persone che gridano all’ingiustizia non perché defraudati, ma perché vedono accorciarsi le distanze fra loro e gli altri.

Terza considerazione

Aspetto teologico e cristologico
In Gesù si manifesta l’agire di Dio.

In questa parabola Gesù parla di Dio, ma lo fa partendo dal suo comportamento e per spiegare il suo comportamento, infatti a causare il racconto di questa parabola è stato il comportamento di Gesù verso i peccatori: il suo essere vicino ad ogni uomo, il suo offrire la salvezza ai “perduti” ha scatenato l’incomprensione dei capi del popolo.

In realtà il mondo farisaico non si opponeva alla possibilità di conversione dei peccatori e del loro reinserimento nel popolo di Dio, ma esigeva rigorosissime pratiche penitenziali. Gesù invece accoglieva i peccatori con generosità e donava loro la salvezza alla sola condizione che credessero in lui e avessero fiducia nel suo lieto annuncio.

Questa grazia incomprensibile viene respinta!


Attaccati gelosamente ai propri privilegi religiosi di osservanti scrupolosi della legge divina, misconoscono il significato dell’atteggiamento di Gesù verso i peccatori, ma in questo modo misconoscono Dio stesso, perché Cristo nel suo modo di agire rende visibile la bontà e la grazia di Dio (il padrone). In Gesù viene a noi il Regno del Padre, significativo di salvezza gratuita per gli esclusi dalla società umana e di bontà misericordiosa per chi si converte a lui (cfr. Lc 15)

In questa parabola Gesù ha la consapevolezza più alta del suo venire da Dio, di esprimere il “proprium” di Dio, di portare una rivelazione e una manifestazione dell’agire di Dio.

Il padrone che esce cinque volte per andare a chiamare gli operai, anche quelli dell’ultima ora, lo abbiamo visto solo in Gesù e vuole dire: Dio agisce così.

Gesù con questa parabola annuncia che l’entrata nel Regno (la vigna) è un invito per tutti, non conosce orario, non discrimina chi ha dignità maggiore o minore, essendo sempre un dono per tutti.

Per Dio non vi sono primi e ultimi, ma tutti sono figli da salvare perché tutti sono peccatori, hanno bisogno di lui, e lui ama tutti. Vuole che tutti siano primi.
Cosa ci insegna a proposito della salvezza e del Regno di Dio

Gesù intende insegnare che il regno promesso è un dono della grazia e non un salario. In contrasto con l’idea corrente della ricompensa per le buone opere, Gesù afferma che la salvezza non è frutto di un contratto di lavoro commerciale, ma consiste in una comunione d’amore, in una risposta filiale dell’uomo all’iniziativa di Dio, che gli dona la sua amicizia. Il cristiano compiendo il bene non può vantare diritti dinanzi a Dio.

Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati” (Ef 2,4-5).

L’ora del privilegio religioso farisaico è ormai tramontata e nasce il tempo della misericordia del Padre, di fronte al quale ogni uomo si trova nell’identica posizione di chiamato alla conversione e alla fede.

Si può pensare all’urgenza del Regno, richiamata spesso da Gesù, che chiede un impegno immediato e da parte di tutti.

Nel lavorare per il Regno di Dio i primi sono già premiati perché hanno lavorato nella vigna del padrone (vedi fratello del figliol prodigo), hanno sperimentato la gioia di essere con Lui e di lavorare con lui.



Quarta considerazione
Aspetto della disoccupazione “nessuno ci ha presi a giornata”
Questa frase ci porta nel cuore della preoccupazione del nostro Paese: non c’è lavoro. Una volta quando si vedeva qualcuno che non faceva niente si diceva: “è un fannullone, non ha voglia di lavorare”, oggi questo non si può più dire. Preoccupano i giovani, che non possono costruirsi un avvenire ed anche i cinquantenni perché nessuno assume adulti, magari con esperienze lavorative che esigerebbero contratti impegnativi.

Gesù nella nostra parabola si mostra attento anche a questa situazione di vita e si dà da fare per impegnare tutti in maniera dignitosa.



Aspetto dell’OZIO

Ma nella parabola c’è anche l’aspetto dell’ozio, che è molto più pericoloso e al quale si può arrivare proprio per la mancanza di lavoro.

Su questo aspetto possiamo lavorarci su, facendo proposte di impegno nel volontariato, nel servizio parrocchiale, ecc., ma soprattutto vigilando sui nostri ragazzi.



La chiesa popolo di dio
La chiesa tempio dello spirito santo
La chiesa è santa
La chiesa è cattolica
Incontro con don armando matteo: il testo della relazione
La questione dell'adulto! questo è il nostro grande compito, la nostra grande sfida del futuro.
Nelson mandela, siamo nati per risplendere
Trabzon/urfa-harran, 30 aprile 2003
La chiesa come comunione


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