Beatrice Scasso & Vittoria Roberi Introduzione



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POP ART


Beatrice Scasso & Vittoria Roberi

Introduzione Pop Art vuol dire arte popolare, cioè arte che riprende immagini di uso comune che sono vicine a chiunque, la regina d’Inghilterra come l’americano più povero. Cosa conosce l’uomo qualunque? Conosce la lattina della Coca Cola, la zuppa in scatola Campbell, i grandi miti mediatici come Marylin Monroe, Michael Jackson o Elvis Presley , ma soprattutto la pubblicità, i fumetti, Tex Will o Superman.
Andy Warhol parte proprio dalle immagini più note, come vengono presentate dalla pubblicità all’immaginario collettivo, e usa le regole della stessa pubblicità: disegni grandi e ben delineati come i cartoni animati, particolari ingranditi e molto in primo piano, colori contrastanti, campiture piatte, serigrafie dove lo stesso soggetto si ripropone a colori variati o con lievi variazioni.
Ci voleva dell’audacia e dell’arroganza per tradurre in arte quella che viene ormai considerata la forma più popolare e diretta di accesso all’arte: il manifesto pubblicitario. Ma la pubblicità, se pure è la voce più popolare e diffusa della grafica moderna, normalmente ha uno scopo: vendere un prodotto o far passare un messaggio. La Pop Art non elimina totalmente il significato o la funzione dell’oggetto, lo banalizza, lo depura da ogni senso, lo appiattisce in un’astrazione insignificante, ne fa un elemento decorativo spersonalizzato e massificato, dove valgono solo le linee o il contrasto stridente dei colori, in modo spersonalizzato e massificato, è la cosa desemantizzata, nella sua oggettualità pura ed anonima, privata di ogni impulso attivo verso il pensiero o l’emozione che una pura funzione destrutturante. Warhol riesce a far sembrare anonimi e insignificanti persino un incidente automobilistico, addirittura la sedia elettrica.
Con la Pop Art abbiamo una collezione di oggetti tipici del nostro tempo, assunti con la freddezza con cui l’entomologo colleziona le sue larve, siano esse le bandiere americane di Jasper Johns o le scatole di Brillo di Warhol o i fumetti di Lichtenstein.

Andy Warhol

Nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928. Figlio di Ondrej Varchola, un minatore cecoslovacco emigrato negli Stati, egli è uno dei rappresentanti più tipici della cultura nord-americana, soprattutto per la sua voluta ignoranza di qualsiasi esperienza artistica maturata in Europa. Rifiutata per intero la storia dell’arte, con tutta la sua stratificazione di significati e concettualizzazioni, l’arte di Warhol si muove unicamente nelle coordinate delle immagini prodotte dalla cultura di massa americana.


La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l’opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.
In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l’universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la «società dell’immagine» odierna. Ogni altra considerazione è solo consequenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni.
Il percorso artistico di Warhol si è mosso tutto nella cultura newyorkese, nel momento in cui New York divenne la capitale mondiale della cultura. Warhol fu in questo ambiente uno dei personaggi più noti, costruendo in maniera attenta il suo personaggio. Si mosse in stretta attinenza agli ambienti underground, legandosi al mondo della musica, del teatro del cinema. Gli inizi della sua pittura risalgono al 1960, dopo un periodo precedente in cui aveva svolto attività di disegnatore industriale. Nel 1963 raccoglie intorno sé numerosi giovani artisti, costituendo una comune a cui diede il nome di «factory». Abbandona la pittura nel 1965 per dedicarsi esclusivamente alla produzione cinematografica. Il ritorno alla pittura avviene intorno al 1972, con una produzione incentrata soprattutto sui ritratti. Nel 1980 fonda una televisione dal nome «Andy Warhol’s TV». Il 3 giugno 1968, una femminista radicale nonché artista frequentatrice della “Factory”, Valerie Solanas, sparò a Warhol, al suo critico d’arte, e al suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, nell’atrio dello studio dell’artista, denominato la Factory. Quando l’artista arrivò in compagnia degli altri due, Solanas sparò tre colpi di pistola a Warhol, e puntò contro gli altri due; colpì Mario Amaya, tentando anche di sparare al manager di Warhol, Fred Hughes, ma la sua pistola si inceppò. Fuggì subito dopo il crimine.
Amaya riportò solo ferite lievi e fu dimesso dall’Ospedale il giorno stesso. Andy Warhol invece, fu ferito gravemente, e sopravvisse a malapena; i chirurghi dovettero aprirgli il petto e praticargli diversi massaggi cardiaci per riattivargli il cuore. Soffrì di postumi permanenti, e la vicenda ebbe un effetto profondo sulla vita e sull’arte dell’artista. Quella sera, Solanas si costituì alla polizia e fu arrestata per il tentato omicidio ed altri crimini. La Solanas giustificò il fatto e si difese dalle accuse con l’ufficiale di polizia affermando che Warhol aveva “troppo controllo” su di lei e che stava progettando di rubarle il lavoro. Giudicata colpevole, ricevette una sentenza che la condannava a tre anni. Warhol rifiutò di testimoniare contro di lei.http://www.francescomorante.it/images/316a1.jpg

Dopo il suo rilascio dalla prigione nel 1971, si ostinò in atti persecutori e stalking, sia di persona, che per telefono a danno di Warhol, e venne arrestata di nuovo.



Nel 1988, all’età di 52 anni, Solanas morì di enfisema e polmonite mentre Andy Warhol morì a New York il 22 febbraio 1987, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea.

Le opere della

Pop art

Per quanto la Pop Art rappresenti una rudimentale e quotidiana cultura di massa, essa nasce e diventa celebre nelle comunità newyorkesi più sofisticate, verso il 1950, e dunque rappresenta il divertimento ozioso di gruppi di nullafacenti ricchi e in cerca di sfizi, che trovano mecenati alla moda disposti a spendere cifre altissime per possedere i loro lavori.


La Pop Art nasce in Inghilterra, si diffonde a New York, esplode con la biennale di Venezia del 1964, ma continua ad essere identificata con Andy Warhol e la sua Factory, il vasto loft dove si riunirono a New York persone stravaganti, alla ricerca di opere provocatorie che dovevano simboleggiare la società newyorkese dominata dalla televisione, dal cinema, dai rotocalchi, dai miti di Hollywood, dalla pubblicità.

Per quanti i colori di queste opere possano essere vivaci o stridenti, hanno la stessa assenza di vitalità e di umanità dei manifesti pubblicitari e, come quelli, colpiscono gli occhi senza impegnare il cuore o la mente. L’oggetto in fondo non è nulla, può essere un rotolo di carta igienica come una grande star, è trattato alla stessa maniera, perché nella società dei consumi tutto è presentato e venduto allo stesso modo, un politico in campagna elettorale come una scatola di piselli, tutto è vendibile con le stesse regole.


L’immagine si decanta di ogni significato, il medium non è più, come voleva Mc Luhan, il messaggio, bensì il medium distrugge il messaggio. Restano i colori di superficie, il confezionamento brillante, la piattezza delle sfumature, l’artificio che vince l’umanità, resta il suo concetto che la vita è consumo e che l’arte deve essere consumata come qualsiasi altro prodotto commerciale.
Il mondo del consumismo divora se stesso, la civiltà dell’immagine è ridotta alla mera immagine, nella completa disumanizzazione della vita, oggetto tra oggetti. Sparisce anche la narrazione storica, abbiamo solo la ripetizione coatta e seriale delle immagini. Eppure, sottilmente, anche se Warhol non se lo propone, proprio questa ripetizione monotona, proprio la serialità, accesa solo da un innaturale cromatismo, finisce col produrre un effetto alienante, come se aver portato all’estremo limite il vuoto ripetitivo della società moderna producesse un troppo nella coscienza dello spettatore, un effetto estraniante, che non è ancora autocoscienza ma è il senso di vertigine che si innesta per il superamento di un limite.

Le opere della opere

diAndy Warhol Un’opera di Warhol che ripete l’ossessiva immagine di una bottiglia di Coca Cola ci testimonia come quell’oggetto, pur nella sua insignificanza, sia ormai divenuto un referente più importante, rispetto ad altri valori interiori o spirituali, per giungere a quella condizione esistenziale di dipendenza dall’oggetto di consumo che i mass media propagandano come vincente nella società contemporanea e che ha in parte distrutto la capacità di pensare e la possibilità di essere.
Quando un politico come Berlusconi, chiama, con un clamoroso lapsus, i suoi elettori ‘consumatori’, dice una frase che può appartenere alla Pop Art.
Quando un politico come Blair viene costruito a tavolino come un robot, con un programma basato su sondaggi e un’immagine psicologica creata dai pubblicitari, la contaminazione dell’essere umano col detersivo lanciato sul mercato, nel mondo dell’apparire, è completa col totale asservimento dell’essere umano all’immagine artificiale del prodotto di mercato.
E certamente Warhol ha sfruttato del mercatismo e della pubblicità ogni aspetto favorevole al far denaro.

Fare denaro è un’arte. Lavorare è un’arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti”.

Le citazioni di Warhol vorrebbero essere originali e provocatorie, sono invece una collezione di banalità di scarso gusto.

Ci sono tre cose che trovo sempre belle: il mio solito vecchio paio di scarpe che non mi fa male, la mia stanza da letto, e la dogana degli Stati Uniti quando torno a casa“.

Qui in qualche modo Warhol esprime il suo ringraziamento a New York per avere fatto di lui, figlio di un misero minatore immigrato cecoslovacco, un talento ripagatissimo dalla nuova borghesia americana, in grado di accumulare successo, fama, denaro, e di lanciare la propria immagine su una ribalta planetaria.
Come Warhol, molti artisti della Pop Art sono pubblicitari, fumettisti, fotografi… ma Warhol ne è il protagonista indiscusso grazie a talenti molto commerciali: provocazione, abilità commerciale, capacità di vendersi.

Jean-Michel

Basquiathttp://blog.girlpower.it/iwishbymary/wp-content/uploads/2010/07/basquiat.gif

Nato a Brooklyn, cittadina di New York il 22 dicembre 1960 da padre haitiano, il contabile Gérard Basquiat , e da madre statunitense di origini afro-portoricane, Matilde Andradas; aveva due sorelle minori: Lisane e Jeanine. Basquiat inizia a manifestare interesse per il disegno già a quattro anni, ispirato dai cartoni animati televisivi. Un amore per l'arte trasmessogli dalla madre, la quale lo accompagna spesso al Brooklyn Museum, al Metropolitan Museum ed al Museum of Modern Art di New York.

Nel 1968 viene investito da una macchina e gravi lesioni interne obbligano i medici all'asportazione della milza. Durante il mese di degenza al King's County, la madre gli regala il testo di anatomia Gray's Anatomy di Henry Gray, che lo influenzerà molto: nelle sue opere riporterà poi molti elementi anatomici. Gray si chiamerà anche il gruppo musicale che Basquiat fonderà insieme agli amici Vincent Gallo, Michael Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor e Shannon Dowson. Già all'età di 11 anni era capace di parlare, leggere e scrivere in francese e spagnolo.

Basquait ha avuto una carriera rapidissima, ma non per questo poco incisiva. Ha infatti lasciato più di mille disegni e altrettanti dipinti.

Quando Jean-Michel ha sette anni i genitori Matilde e Gérard divorziano. Nel 1975 scappò di casa e andò a dormire in una panchina pubblica: arrestato per vagabondaggio, l'anno seguente iniziò a frequentare la City-as-School a Manhattan, per ragazzi dotati a cui non si addice il tradizionale metodo didattico. Nel 1981 partecipò alla retrospettiva "New York/New Wave", insieme ad altri artisti come Robert Mapplethorpe, Keith Haring, Andy Warhol e Kenny Scharf. La prima mostra personale di Basquiat fu organizzata nel marzo del 1982 a Modena e, contemporaneamente a New York nella galleria di Annina Nosei.

Nel 1983 strinse una forte amicizia con Andy Warhol conosciuto già anni prima, il quale lo aiutò a sfondare nel mondo dell'arte. Purtroppo nei suoi anni di attività si avvicinò anche alla droga, e la morte di Warhol nel 1987, avvenuta in seguito ad alcune complicazioni sorte dopo un intervento chirurgico, contribuì ad aggravare la situazione.

Morì per overdose di eroina a soli 27 anni il 12 agosto 1988.

Le opere di

Basquiat alt

La pittura di Jean Michel Basquiat non è classificabile in una corrente ufficiale; egli si definiva un "analphabet artist", forse per la somiglianza delle sue opere con i disegni dei bambini, ma ad ogni modo sono riscontrabili fattori che accomunano i vari quadri.

Il pittore non usa cornici e spesso le tele sono stese su assi rozzamente incrociate. Il tratto è decisamente marcato e le pennellate molto corpose; questi elementi fanno in modo che l’arte di Basquiat sia un’arte povera, dei bassifondi, e proprio questo senso di decadenza era un’ottima espressione della caduta dei grandi ideali che ha caratterizzato gli anni Ottanta del nostro secolo. Basquiat era dunque un artista simbolo del suo tempo e proprio per questo il suo successo fu strepitoso e fulminante.

Molti accomunano questo pittore agli espressionisti, ma la sua denuncia sociale avviene tramite la rozza semplicità dei tratti infantili e non grazie all’elaborata contorsione dei colori e delle figure caratteristica di quella corrente.alt

Elemento originalissimo è poi la scrittura; Basquiat, infatti, riempie ogni sua tela di innumerevoli parole che diventano un vero e proprio elemento compositivo del quadro.

A volte l’artista scrive solo il titolo dell’opera, ma più di frequente troviamo elenchi lunghissimi spesso coperti con poderose pennellate. Non è ben chiaro perché il pittore abbia effettuato una tale scelta espressiva, ma senz’altro ogni parola aggiunge particolari indispensabili per il significato complessivo dell’opera e questo nuovo modo di fare arte ci fa riflettere sull’estetica della scrittura, che così non è più solo significato ma anche armonia di suono e di forma.

Quest’ultimo è stato rappresentato da Basquiat nella maniera più efficace. Il graffitista infatti è riuscito a rendere con pochi tratti l’imponenza fisica del duce ed anche la grande veemenza che egli metteva nei suoi discorsi. Curioso è il fatto che Basquiat cerchi anche di scrivere nella lingua della nazione cui si riferisce, cosicché noi possiamo leggere lo stentato italiano del pittore.

I temi principali dell’arte di Basquiat sono tutti presenti: il razzismo, l’anatomia, la famiglia.



Il futurismo

Il futurismo è stato un movimento artistico e culturale italiano del XX secolo. Ebbe influenza su movimenti

artistici che si svilupparono in altri Paesi, in particolare in Russia e Francia. I futuristi esplorarono ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura (poesia e teatro), la musica, l'architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia. La denominazione ufficiale del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti.

ripiegavano su se stessi e con linguaggio prosastico e dimesso invocavano un ritorno ai buoni sentimenti del passato, i secondi reagivano alla caduta di ideali della loro epoca proponendo una fiducia fermissima nel futuro Nei primi anni del Novecento, opposta a quella dei crepuscolari fu la voce dei futuristi. Mentre i primi si.

Fondatore del movimento futurista è Filippo Tommaso Marinetti che a Parigi, nel febbraio del 1909, pubblica il primo Manifesto futurista.

In esso si proclama la fede nel futuro e nella civiltà delle macchine, si affermano gli ideali della forza, del movimento, della vitalità, del dinamismo e dello slancio e si spronano i letterati a comporre opere nuove, ispirate all'ottimismo e ad una gioia di vivere aggressiva e prepotente.

Si auspica inoltre la nascita di una letteratura rivoluzionaria, liberata da tutte le regole, anche quelle della grammatica, dell'ortografia e della punteggiatura.

I futuristi sperimentano nuove forme di scrittura per dar vita ad una poesia tutta movimento e libertà, negano la sintassi tradizionale, modificano le parole, le dispongono sulla pagina in modo da suggerire l'immagine che descrivono.

La loro necessità di liberarsi del passato e il loro desiderio di incendiare musei e biblioteche che lo proteggono, vengono proclamate con enfasi e violenza: dall'esaltazione del movimento si passa all'esaltazione euforica della guerra, vista come espressione ammirabile di uomini forti e virili.

I futuristi sostengono la necessità dell'intervento nella prima guerra mondiale e in seguito aderiscono all'impresa di Fiume e ai primi sviluppi del fascismo.

Fra i poeti che partecipano all'esperienza futurista, oltre che a Marinetti, si ricordano Aldo Palazzeschi, Luci

Il neorealismo La narrazione realistica prosegue anche nel Novecento, ma spesso cambia di prospettiva. Se nel secolo precedente i personaggi concorrevano alla rappresentazione di un dato ambiente, ora l'attenzione è più concentrata sulle contraddizioni interne del personaggio, inquieto per i grandi dubbi esistenziali, sconvolto per il devastante impatto di grandi tragedie storiche: è il caso di tanti protagonisti di Pavese. Nel novecento si afferma inoltre il filone della memorialistica, le cui opere, a essere precisi, non possono essere considerate dei veri e propri romanzi; infatti in esse non ci sono invenzioni narrative, ma solo testimonianze di fatti ed eventi realmente accaduti e vissuti in prima persona dai protagonisti: è il caso delle opere di Primo Levi Se questo è un uomo e La tregua. Il romanzo realista, ormai con il nome di romanzo neorealista, presenta dunque un panorama quanto mai vario e quindi anche tecniche diverse rispetto alla tipologia di narratore e alla focalizzazione: in linea generale, si tende a far scomparire il narratore onnisciente a focalizzazione zero fissa, più caratteristico del romanzo storico; si va dal narratore esterno a focalizzazione esterna o interna, fino al narratore interno; spesso la focalizzazione è variabile e, nel caso dei romanzieri veristi italiani Ardengo Soffici e Corrado Govoni.

La letteratura

Il premio Nobel è un'onorificenza di valore mondiale, attribuita annualmente a persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile, “apportando considerevoli benefici all'umanità”, per le loro ricerche, scoperte e invenzioni, per l'opera letteraria, per l'impegno in favore della pace mondiale.

Il premio fu istituito in seguito alle ultime volontà di Alfred Nobel, chimico e industriale svedese ed inventore della dinamite.

La prima assegnazione dei premi risale al 1901, quando furono consegnati il premio per la pace, per la letteratura, per la chimica, per la medicina e per la fisica. Non esiste invece il premio per la matematica, e neanche quello per l'economia, ma dal 1969 si assegna il premio per l'economia in memoria di Alfred Nobel da parte della Banca di Svezia, cosa che crea ancora numerosi fraintendimenti.

I premi sono generalmente assegnati in ottobre e la cerimonia di consegna dei premi si tiene a Stoccolma presso il Stockholm Concert Hall il 10 dicembre, anniversario della morte del fondatore, con esclusione del premio per la pace che si assegna anch'esso il 10 dicembre, ma a Oslo.

I premi Nobel nelle specifiche discipline (fisica, chimica, fisiologia o medicina, letteratura, economia) sono comunemente ritenuti i più prestigiosi assegnabili in tali campi. Anche il premio Nobel per la pace conferisce grande prestigio, tuttavia per l'opinabilità delle valutazioni politiche la sua assegnazione è stata qualche volta accompagnata da accese polemiche.



Arte nell’arte

Moon river

Moon river, wider than a mile


I'm crossin' you in style some day
Old dream maker, you heartbreaker
Wherever you're goin', I'm goin' your way
Two drifters, off to see the world
There's such a lot of world to see
We're after the same rainbow's end, waitin' 'round the bend
My huckleberry friend, Moon River, and me
Two drifters, off to see the world
There's such a lot of world to see
We're after the same rainbow's end, waitin' 'round the bend
My huckleberry friend, Moon River, and me
Luna fiume

Fiume Luna, più largo che un miglio,


un giorno ti attraverserò con classe
oh, sognatore, rubacuori,
dovunque tu stia andando,
io verrò per la tua strada
due sponde, per uscire e vedere il mondo
c'é cosi tanto da vedere
abbiamo passato la stessa fine dell'arcobaleno
aspettando dietro la curva
Il mio amico Mirtillo
Fiume Luna... ed io!
Fiume Luna, più largo che un miglio,
un giorno ti attraverserò con classe
oh, sognatore, rubacuori,
dovunque tu stia andando,
io verrò per la tua strada
due sponde, per uscire e vedere il mondo
c'é cosi tanto da vedere
abbiamo passato la stessa fine dell'arcobaleno
aspettando dietro la curva
Il mio amico Mirtillo
Fiume Luna... ed io!
IL MODELLO

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