Becati l’arte dell’eta’ classica



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BECATI – L’ARTE DELL’ETA’ CLASSICA
Arte classica nel linguaggio archeologico indica il periodo che va dall’invasione persiana (V sec a.C.) alla morte di Alessandro Magno.

Il CLASSICISMO fu considerato il periodo in cui l’arte raggiunge il suo culmine.

Il primo infantile linguaggio figurativo fu considerato quello della fase geometrica i cui primi esemplari furono scoperti nella necropoli ateniese del Dipylon. Le scoperte di Schliemann a Troia, Micene e Tirinto e le scoperte di Evans a Cnossos e quelle italiane a Festos, rilevarono l’esistenza di una civiltà artistica del periodo del bronzo. La classificazione di questa civiltà preistorica culminò con la decifrazione della scrittura LINEARE B micenea, risultata di carattere pre greco, che servì a stabilire rapporti fra l’arte minoico-micenea e quella classica (rapporti già suggeriti dall’epos omerico).


  1. ARTE TESSALICA

Neolitico antico e Neolitico Tardo, sviluppo particolare nella pianura Tessalica, nelle Cicladi, a Creta.

Le case rettangolari iniziano ad organizzarsi in una cerchia di mura al cui centro c’è la casa principale del capo.

L’arte tessalica ha rapporti con quella anatolica e balcanica e mostra un gusto sicuro e un repertorio decorativo astratto nella ceramica incisa e dipinta. La cultura tessalica ci da i primi esempi di PLASTICA con piccole statuette fittili (motivo della madre con esaltazione delle forme femminili per fecondità o con fanciullo in braccio). Membra con struttura tubolare, pochi accenni dei volti e delle chiome. Una statuetta trovata a Lerna introduce una nuova rappresentazione della Dea in cui c’è un desiderio di rappresentazione naturalistica e organica del corpo.


  1. ARTE CICLADICA

Cicladi commerciano in ossidiana con Milo e da essa ricavano strumenti taglienti. Altra ricchezza era il marmo abbondante specialmente a Paro e Nasso (infatti lo adoperarono anche per i vasi). Motivo fondamentale è la decorazione a spirali continue spesso accompagnata dall’incisione di una nave schematica (richiamo all’attività marinara delle cicladi).

Gli idoli non venivano modellati nell’argilla ma scolpiti nel marmo (dea madre nuda con braccia serrate, figura di suonatori di arpa o di doppio flauto, in genere posti sulle tombe a protezione del defunto). L’immagine divina è o schematizzata (a forma di violino) o rappresentata in tutto il corpo con il solo modellato dei seni e alcune incisioni per il sesso e per le dita. Nelle figura di suonatori c’è invece un’impostazione spaziale, le membra diventano tubolari e quanto più l’idolo assume corporeità tanto più il volto piatto si inclina all’indietro impostandosi sul collo cilindrico. Nell’ARPISTA SEDUTO si arriva al tutto tondo. L’arte cicladica però non supera l’ornato spiraliforme e gli idoli astratti e quando l’ossidiana viene rimpiazzata dall’uso dei metalli, la cultura cicladica riceve l’apporto di altre culture, soprattutto da Creta.




  1. ARTE MINOICA

Creta è in posizione favorevole, all’incrocio delle rotte fra il continente greco, l’Asiatico e l’Egitto; qui il Neolitico ha una notevole fioritura soprattutto a Cnossos e Festos.

Ceramica incisa con motivi geometrici e dipinta. Con il periodo del bronzo c’è una vivace fioritura artistica che è l’inizio della civiltà Minoica.



  • minoico antico I A e B; II A e B; III A e B (2800-2500/2000-1850)

  • minoico medio (stesse divisioni) (finisce nel 1580 o 1550)

  • minoico tardo I A e B; II A e B (finisce nel 1400 con distruzione secondi palazzi); III A, B e C (miceneo da 1400 a 1200 o 110)

Ritrovamenti di ceramica minoica in tombe egizie e di oggetti egiziani in strati minoici permette di stabilire corrispondenze con dinastie egizie.

Creta aveva una configurazione varia (montagna, pianura e apertura verso il mare) e ciò si rispecchia nella diversità degli aspetti artistici.

Nel Minoico Antico I troviamo la ceramica grigio di PYRGOS (con alto piede troncoconico e decorazione ad incisioni sottili) che ha ancora gusto neolitico mentre quella coeva di HAGHIOS ONUPHRIOS decorata in bruno o rosso su fondo bianco rivela un nuovo gusto decorativo.

Nel Minoico Antico II si afferma nella ceramica la vivacità decorativa con chiazzatura a fiamma delle superfici, mentre nel MA III abbiamo una nuova decorazione bianco-lattea su fondo nero con linee, fasce e spirali.

Compare il RYTON che assumerà forme raffinate nel periodo naturalistico.

L’influsso egiziano da vita a vasi di pietra policroma. La cultura cicladica influenza ancora quella cretese che ne traduce i modelli marmorei in pietra e sfrutta la decorazione a spirale.

La necessità di SIGILLI porta alla creazione di un vastissimo repertorio (motivi geometrici, vegetali, animali, quadretti di genere con vasai a lavoro e altre figure umane). I sigilli diventano piccole opere di plastica rispecchiando una fantasiosa e vivace OSSERVAZIONE DELLA NATURA.

Le case sono semplici vani nel MA; le tombe assumono la grandiosa forma a THOLOS (muro in pietra circolare con falsa cupola per creare grande sepolcro collettivo per il villaggio) che, in alcuni casi, vengono adoperate fino al MT III.

Nel MM c’è un progresso nell’organizzazione sociale, politica ed economica e si arriva alla creazione di PALAZZI per principi delle varie regioni dell’isola che vengono distrutti e poi ricostruiti nel MM III B.

Gli elementi essenziali dei secondi palazzi erano già presenti nei primi: sistemati su un pianoro con varie terrazze, cortile centrale rettangolare, porticato intorno a cui si disponevano i vani, un cortile esterno, quartieri con magazzini. L’elevato dei muri è in pietra e argilla con intonaco dipinto, i pavimenti sono talvolta in stucco rosso. Impianto organico e grandioso.



Ceramica: la tecnica dell’ornato chiaro su fondo scuro dell’ultima fase precedente si sviluppa arricchendosi di gialli, rossi, arancioni, bruni e si moltiplicano le forme. Ricco repertorio geometrico (curvilineo, floreale) e figurato (rospi, pesci, figure umane stilizzate). A volte alla decorazione pittorica si aggiunge quella plastica con spruzzi di argilla fresca (a la barbotine). La ceramica tende ad una semplificazione e si sviluppa una decorazione bianca su fondo bruno con una visione più aderente alla nature (succede anche nella pittura parietale).

La plastica (=scultura) in terracotta supera lo schematismo delle precedenti figurine. L’uomo ha perizoma ai fianchi, la donna ha aderente corsetto aperto e ampia gonna; ambedue hanno vita sottile e torso triangolare e le braccia sono atteggiate in gesti vivaci di danza o rituali. Il modellato si fa più articolato, il volto è sfuggente.

Raffinata è l’oreficeria, gli animali sono colti negli atteggiamenti più caratteristici e compaiono forme mostruose (combinazione di motivi astratti e animaleschi).

Il MM III B dopo un terribile terremoto vede la ricostruzione dei palazzi fino a quando nel MT I si ebbe la distruzione finale (intorno al 1400).

La complessa articolazione dei vani intorno al cortile centrale da l’impressione di un labirinto, ciò però non esclude una distribuzione funzionale dei vari quartieri (quartieri domestici , magazzini, officine). Ci sono anche vani da bagno, c’è largo uso della colonna che conferisce ariosità e leggerezza alle strutture. Progetto organico, proporzioni costanti nei vari impianti basate su una unità di misura (un piede minoico). Le città stese intorno ai palazzi erano poco fortificate.

Nel MT I c’è la più elevata manifestazione dello stile naturalistico che diventa più aulico e decorativo nella fase finale dei palazzi.

Nella ceramica la policromia va scomparendo; appaiono però i motivi marini accanto alla decorazione naturalistica.

L’UOMO è uno degli elementi del grande quadro della natura (al contrario dell’arte classica), è soggetto di varie scene di vita e si arriva anche a rappresentare la folla di persone che assistono a cerimonie nella corte del palazzo. Non esiste lo scorcio, la vita è sottile, il torso è rappresentato di prospetto e le gambe di profilo. Il corpo è più curato dei volti.

Nel MT II a Cnossos troviamo una particolare fioriture di un nuovo stile detto di PALAZZO che compone i precedenti elementi decorativi in modo rigido, simmetrico ed elegante; si inseriscono motivi nuovi come elmi e scudi. Anche nella pittura parietale lo stile diventa più aulico, dignitoso, cerimoniale.

In questo periodo si inizia una plastica a figure di maggiori dimensioni per ragioni di culto. L’arte di questo periodo prova evidenti rapporti con il continente greco e ciò probabilmente prova una ricezione attiva dell’arte greca a Creta.




  1. L’ARTE ELLADICA E MICENEA

L’assimilazione della cultura micenea sul continente greco (già dal XVI sec) aveva trasformato la locale cultura elladica; questa civiltà elladica fu classificata in:

  • elladico antico I A e B; II A e B; III A e B

  • elladico medio I A e B; II A e B; III A e B

  • elladico tardo I A e B; II A e B; III A, B e C

Nell’EA e EM c’è una cultura modesta con villaggi di case ovali, e poi rettangolari, cinti da mura; l’architettura e semplice e la ceramica ha dapprima una superficie bruno-rossa lucida, poi nell’EM appare una decorazione lineare bruno-rossa su fondo chiaro.

Alla fine dell’EM III nell’Argolide abbiamo centri ben organizzati, le cui necropoli attestano una notevole ricchezza e una maggiore cultura artistica.

A Micene c’erano due recinti funerari circolari di tombe a fossa di cui uno fu attribuito da Pausania ad Agamennone. Queste sono tombe regali di una prima dinastia micenea in cui l’oro attesta una nuova potenza.

Nel quadro della profonda minoicizzazione della cultura elladica troviamo il perdurare di alcune forme elladiche ma tutta la produzione si rinnova. Si diffonde il repertorio naturalistico e compare anche la figura maschile e femminile di tipo minoico. Gli artisti di cultura minoica vengono influenzati dalla cultura micenea sebbene a Creta non vi sia riscontro delle maschere in elettro e oro. Anche la armi sono decorate con composizioni che risolvono armoniosamente il problema della decorazione dello spazio triangolare della lama.

La Tholos è una delle espressioni più significative dell’ architettura micenea. E’ probabile che l’ispirazione sia partita da quelle cretesi ma le forme si rinnovano. Il culmine è nelle tholoi di XIV sec a Micene (dette di Atreo e Clitemnestra) dove troviamo perfezione nei rapporti proporzionali, preziosa decorazione della porta e ricchezza di vasi aurei e argentei, armi, gioielli che caratterizzano queste come tombe di principi micenei.

I PALAZZI delle prime dinastie sono scomparsi con le ricostruzioni ma quelli rimasti (XIV sec) presentano caratteri omogenei ed impianto comune che presuppone un’elaborazione locale.

La CITTA’ micenea si impianta su acropoli difese da mura i cui perimetri si estendono e si perfezionano man mano fino alla grandiosa PORTA DEI LEONI di Micene (XIV sec).

Il MEGARON è la sala di rappresentanza del palazzo con il trono e si compone di un portico, un’anticamera, e sala del trono con focolare al centro circondato da 4 colonne che sostengono il soffitto con un lucernario centrale.

La pittura è di ispirazione cretese. I pavimenti erano dipinti a scacchiera con riquadri decorati (motivi astratti, animali). Le pareti non erano divise in fregi e pannelli come quelle minoiche ma offrivano una campo unico con sviluppi di scene complesse di caccia e di guerra (attività eroiche).

Nell’ET III nei vasi dipinti inizialmente prevalgono motivi marini e floreali con crescente semplificazione e schematizzazione, poi subentrano scene di caccia e guerra (traduzione su ceramica di modelli pittorici). Nella fase C c’è estrema astrazione e schematizzazione del repertorio figurato.

Nell’ET III B le cittadelle micenee subiscono parziali distruzioni che diventano totali nell’ ET III C ( intorno al 1200 a.C.). Varie interpretazioni per distruzione anche in relazione alle diverse datazioni dell’invasione dei Dori. Prima micene era potente e ciò lo dimostra la sua impresa contro Troia che fino al 1300 mostra tracce di rapporti con la cultura micenea, poi queste tracce si interrompono bruscamente, probabilmente in corrispondenza dell’assedio miceneo culminato nell’incendio del 1260. Si pensa che la prolungata assenza dei capi micenei impegnati nell’assedio, abbia indebolito l’organizzazione politica, tanto che, dopo le crisi, i palazzi non furono più ricostruiti e le rioccupazioni delle cittadelle sono sporadiche. Nel XII sec c’è segno di grande decadenza ed è proprio da questa che nascerà la cultura classica e Atene che nel tardo miceneo era diventata una cittadella fortificata e fu risparmiata dall’invasione dorica diventando in seguito uno dei centri più importanti.
LA NASCITA DELL’ARTE GRECA


  1. STILE PROTOGEOMETRICO

L’arte greca si afferma fortemente nell’Egeo e nel mediterraneo nonostante le precedenti civiltà artistiche millenarie (Mesopotamia, Egitto, Creta). Mentre però le altre civiltà, compiuto il loro ciclo, si esauriscono, quella classica dura, vivificando i principi dell’arte etrusco.italica e dando forma a quella romana. Questo è dovuto all’umanità, al naturalismo e all’organicità dell’arte classica. L’arte di alcune precedenti civiltà era legata a concezioni religiose ed il cittadino era al servizio della divinità; esauritesi le religioni, tramontava anche l’arte. L’arte greca è un fenomeno del tutto nuovo ed indipendente pur essendo collegata all’arte minoico-micenea. Soprattutto nel periodo miceneo si può parlare di un popolo che parlava una lingua di tipo greco (la lineare B è pre-greca), quindi all’arte greca si può arrivare passando attraverso le fasi sub-micenea e protogeometrica.

XII sec – grande crisi scuote i popoli dell’Egeo: movimenti di popoli, caduta dell’impero hittita, invasione dorica – porta al crollo della civiltà micenea.

In documenti micenei ci sono i nomi di divinità olimpiche e gran parte dell’arte greca prende spunto dal tramonto del mondo miceneo (epos omerico).

L’arte classica si incentra sulla religione, sul mito. Nel VII sec c’è diffusa conoscenza dei poemi omerici nel continente greco e la versione scritta arriva nel VI sec.

Il trapasso dalla cultura micenea a quella classica si vede precocemente in Atene con il periodo protogeometrico.

La degenerazione dell’arte micenea del XII sec non vede elementi nuovi ma solo una semplificazione ed un rifacimento di quelli tradizionali poiché ci si è oramai allontanati dagli ideali che avevano dato naturalismo e dinamismo all’arte. La ceramica è l’unica forma d’arte in questo periodo di trapasso, la decorazione si riduce lasciando ampi spazi vuoti.

La ceramica protogeometrica (XI, X sec) si ricollega per qualche forma ai tipi micenei ma li trasforma. I motivi geometrici diventano perfettamente regolari e l’ornato si dispone liberamente sul vaso ma in modo aderente alla sua forma. Scompaiono le zone prive di decorazione fino ad arrivare ai vasi verniciati di nero che rivelano la conclusa formulazione di uno stile. I motivi circolari tendono a scomparire e si afferma un ornato rettilineo che sta a fondamento della sintassi geometrica.

La prima figura ad introdursi è il cavallo, ridotto quasi a un simbolo inserito tra le linee.




  1. STILE GEOMETRICO

IX e VIII sec lo stile geometrico si arricchisce e la struttura dei vasi diventa più slanciata ed armonica e si avvia una produzione di grandi anfore e crateri usati per segnare le tombe a cremazione. Viene spezzata la severa unità cromatica inserendo numerose fasce ornamentali in cui predomina il MEANDRO TRATTEGGIATO (forma più tipica della fase geometrica). Le fasce decorative, ininterrotte, scandiscono la struttura del vaso. Compaiono figure (VIII uomo e cavallo). C’è una sostanziale unità stilistica. Il più famoso è il pittore del Dipylon.

Lo scopo prevalente è quello funerario con scene di trasporto del defunto sul carro, sfilate di cavalieri che seguono il corteo funebre, lotte e duelli. C’è una sorta di eroizzazione del defunto. Ruolo importante ha l’epos omerico. I quadri figurati si inseriscono ordinatamente nel contesto. La figura umana è una silhouette nera piena e schematica con il torso di prospetto e le gambe di profilo e gli arti filiformi. Le teste sono macchie nere con piccole sporgenze per mento e naso. Oltre al cavallo poi compaiono anche uccelli, cervi e capri che rappresentano la prima ricezione di motivi orientali in un ambiente attico che non sono copiati passivamente ma vengono armonizzati con l’ornato geometrico. Compare anche il leone. Ricompare anche l’oro ad attestare la ripresa economica. Man mano le figura diventano meno schematizzate e più articolate e dettagliate.

Nella metà dell’VIII sec c’è una crisi che denota insofferenza alle severe leggi geometriche e si da nuova corporeità alle figure introducendo anche temi nuovi. Il questa fase dell’VIII sec manca un’architettura monumentale e una statuaria. C’è una piccola plastica votiva e funeraria che si limita a immagini del cavallo e dell’uomo. L’influsso orientale detta il tipo della dea nuda con le braccia incollate ai fianchi ma con un modellato più rotondo. L’arte greca è l’arte della nuova POLIS che sorge sulle rovine del mondo miceneo. Atene, non disperdendo energie in espansioni coloniali, si sviluppa in modo unitario e la sua arte raggiunge grandi livelli. Commercialmente più attiva è Corinto che ha una decorazione più semplice e più sobria con sottilissime linee parallele.


  1. IL GEOMETRICO ITALICO

Nell’età del ferro in italia c’è un repertorio ornamentale geometrico con denti di lupo, spine di pesce, zig-zag, meandri e svastiche senza però il rigore greco ma con una felice estrosità propria dello spirito indigeno. La ceramica dipinta comincia nella fase matura del geometrico greco quando cioè il movimento colonizzatore ellenico si afferma in Sicilia e in Magna Grecia. E’ difficile stabilire gli influssi su questa ceramica perkè si mantiene ad un livello modesto e provinciale. In Sicilia il repertorio è povero, in Etruria c’è un geometrico povero e rozzo. Interessante è il tentativo di animare con gesticolanti movimenti le figure di tradizione geometrica. In italia, in alcune aree si sviluppa uno stile geometrico senza elementi figurativi che perdurerà fino all’ellenismo.

Nell’VIII nasce Roma, all’inizio semplice abitato di pastori.


CORRENTE ORIENTALIZZANTE

  1. MINIATURISMO PROTOCORINZIO

Più che Atene, chiusa in se stessa, è Corinto che raggiunge il più alto livello tecnico e stilistico con le sue ceramiche. Nell’VIII troviamo decorazioni con uccelli, galline, pesci, cavalli, e si introducono nel VII le figure a silhouette piena e a vernice nera e lo stile si arricchisce con ornati di trecce, fiori di loto, animali, corse di cani, cacce al leone. I motivi floreali bene si addicevano ai fini ESCLUSIVAMENTE DECORATIVI dei piccoli vasi destinati all’esportazione. I primi tentativi di NARRATIVA sono disorganici e ingenui. Verso la metà del VII sec vediamo un vivace spirito narrativo aggiungersi all’eleganza dello stile miniaturistico e si introduce la policromia.


  1. STILE PROTOATTICO

Atene, a differenza di Corinto, mirava al grandioso, al monumentale con il severo effetto della vernice nera. I vasi avevano una funzione prevalentemente funeraria e proprio la costante rielaborazione dei propri temi darà poi all’arte attica un primato. L’ornato geometrico bene si addice ai vasi di piccole dimensioni mentre i vasi più grandi offrono un campo ideale per lo sviluppo narrativo. Tra VIII e VII sec alcuni innovatori fanno più largo uso della linea di contorno ed introducono l’incisione di dettagli sulla silhouette nera, con vernice bianca e rossa. Il tema del leone che insegue il cerbiatto diviene il motivo dominante di questa produzione ma, accanto al mondo degli animali, ci si rivolge anche al mito. Sul finire del VII sec trionfa la tecnica policroma e, poco più tardi, trionfa la tecnica a figure nere.


  1. STILE NARRATIVO E ANIMALISTICO CORINZIO

Anche a Corinto si avverte l’influsso orientale. Il disegno di animali diventa più massiccio, la struttura si allunga, aumentano i dettagli, si creano raggruppamenti fissi di animali intorno ad un motivo centrale, si inventano nuovi mostri fondendo 2 corpi di animali. La figura umana è esagerata nelle rotondità di glutei e addome.


  1. INFLUSSO ORIENTALIZZANTE NEI VARI AMBIENTI GRECI

Va ad arricchire, nel VII sec, il repertorio ornamentale di molti centri artistici greci. La BEOZIA mantiene una tradizione geometrica ravvivata da motivi orientalizzanti. SPARTA, con una rigida organizzazione statale, sviluppa decorazione astratta e adotta la tecnica a figure nere preferendo però le ripetizioni dei singoli animali in file ordinate, il gusto è decorativo, non narrativo.


  1. LO STILE A STAMBECCHI

Metà VII sec in area microasiatica e insulare (Mileto, Rodi, Samo…), la figura più tipica è lo stambecco ma il repertorio comprende anche altri animali allineati in file con le zampe incrociate. Si pensa a ispirazione da stoffe ricamate orientali.


  1. CENTRI INSULARI E MICROASIATICI

Uno dei principali centri di produzione è Rodi. Non ci sono composizioni narrative ma l’ornato geometrico ben si armonizza con quello orientalizzante. Anche quando si introducono scene mitologiche non cambia la prevalente funzione ornamentale. CRETa ha una precoce ricezione della corrente orientalizzante anche se il gusto geometrico perdura a lungo unendosi ai nuovi elementi; questo stile non raggiunge mai organicità e indica una ambiente dominato da varie correnti. Dopo però il dominio assiro c’è un periodo di indipendenza (VII-VI sec) che segna una grande floridezza. Nelle aree provinciali il gusto si concretizza maggiormente nell’oreficeria e, quando nasce la statuaria, anche le statue saranno cariche di gioielli.


  1. CORRENTE ORIENTALIZZANTE NELL’ARTE ETRUSCA

Etrurio nel VII sec si sviluppa in ricche città. La società contadina che andava acquistando ricchezza ama i prodotti vistosi e gli ori che attesta una ricchezza che contrasta con il più sobrio orizzonte ellenico. Le tombe sono monumentali. Poca conformità ai modelli ma elaborazione libera e fantasiosa. Lo spirito originale etrusco si manifesta verso metà VII sec con creazione di vasi di colore nero di grande eleganza e varietà di forme e ispirazione a modelli metallici. La decorazione è impressa con un cilindretto inciso e ritorna il repertorio mostruoso orientalizzante che perdura nel VI sec. Tipica manifestazione dell’estrosità espressiva etrusca si ha nella schematica modellazione dei tratti del volto prima sulle maschere di bronzo, applicate ai coperchi dei vasi cinerari, poi in seguito resi in plastica direttamente sul coperchio che va a d assumere l’aspetto umano.
Il tratto saliente di tutta l’arte orientalizzante è il SENSO ORNAMENTALE.
STATUARIA E ARCHITETTURA TEMPLARE

  1. KOUROS E KORAI

La tradizione fa di Dedalo l’inventore delle prime immagini dell’uomo, quindi ci si va a collegare al mondo miceneo. Prime statue di legno dette XOANA e in marmo in cui l’uomo era rappresentato con le gambe aperte e gli occhi aperti come se camminasse e guardasse. Anche se strane le prime statue sembravano dotate di qualcosa di divino e portavano l’immagine umana su un piano ideale.

SCULTURA DEDALICA: tutta la plastica del periodo orientalizzante con teste a schema triangolare, fronte bassa, volto appiattito, orecchie a sventola, acconciatura spiovente.



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