Benedetto e Gregorio Magno



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Benedetto e Gregorio Magno

Il rapporto fra pastorale e contemplazione
Firenze, 29 01 2010


1. Pastorale e contemplazione: cura d’anime
Il nostro tema ci richiama al rapporto fra dimensione contemplativa e quella pastorale attiva, che si configurano entrambe costitutive della vita e del ministero sacerdotale. S. Benedetto è un monaco, dunque un contemplativo, in senso stretto. Ed è anche un Maestro, un Pastore, un Padre. In lui la contemplazione si rivela come esperienza profonda del cuore umano, del proprio cuore abitato, trasformato e rinnovato dalla presenza di Dio e, dunque, come umanità purificata, ricostituita nella verità, e che per questo può farsi solidale con l’umanità di tutti gli uomini e dare risposta al desiderio intimo del cuore di ogni uomo.

San Gregorio Magno, Papa e prima monaco, tratta il nostro tema, il rapporto fra pastorale e contemplazione, in diversi testi e soprattutto nel trattato rivolto ai sacerdoti che si intitola: Regola Pastorale1. Non ci baseremo su quest’opera fondamentale perché è troppo ricca, più adatta forse per una lettura e meditazione personale che per questa conversazione; ma ne trarremo un punto solo, che ci sembra centrale nel rapporto fra pastorale e contemplazione: quello della cura delle anime.

San Gregorio scrive anche la Vita di Benedetto, un testo straordinario, che ha avuto un influsso incalcolabile sulla interpretazione della Regola e sul diffondersi del monachesimo - ed è in grado tra l’altro di farci cogliere alcune chiavi essenziali di questo tema. Quanto alla Regola di San Benedetto, più che citarla l’avrò continuamente presente come punto di riferimento2.
Il monaco è anzitutto colui che ha il compito di curare, o con un’altra immagine, coltivare la propria anima: l’immagine più frequente è quella della coltivazione della terra, che viene dissodata e liberata da erbacce e spine – ma non mancano neppure le simbologie mediche, sviluppate soprattutto nel Medio Evo, dove il Nome di Gesù è la più salutare delle medicine. Ed è curando la propria anima che l’uomo diviene maestro, pastore e padre, capace di curare le anime altrui.




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