Bozza scaletta corso tesi



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21.12.2017
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Corso di introduzione alla ricerca per la tesi.”

Linee guida generali di introduzione al lavoro di tesi.
a cura di Marco Bicchierai

Obiettivo e struttura del corso


  • Il corso è concepito come introduzione generale, e necessariamente generica date le specificità proprie di ogni contesto disciplinare. Inoltre è pensato come primo scalino informativo di un percorso in cui altri passi successivi illustreranno nello specifico le risorse disponibili per aree tematiche e le relative modalità di ricerca.

  • Oltre ai corsi, un servizio specificamente previsto dalla Biblioteca per aiutare nella ricerca è quello dell’assistenza individuale alla ricerca (su appuntamento): è in questo tipo di incontri che si potrà scendere nello specifico di un indirizzamento concreto delle varie ricerche.

  • L’obiettivo di questa sessione formativa iniziale è quindi quello di dare alcune linee guida per:

      1. impostare una ricerca pertinente, di taglio scientifico e di approccio critico;

      2. valutare la fattibilità di un percorso proposto;

      3. costruire una prima bibliografia di partenza;

      4. selezionare il materiale;

      5. impostare la struttura del lavoro;

      6. acquisire dei criteri generali di schedatura e citazione bibliografica.


Definizione del lavoro di tesi


  • Il lavoro di tesi si differenzia da un lavoro “scolastico” di relazione. Un lavoro di relazione può comportare la lettura/riassunto di 3-4 testi, si tratta di svolgere un compito assegnato. Il lavoro di tesi presuppone, invece, un intervento critico personale nella ricerca, nella selezione, nella partecipazione al dibattito disciplinare.

  • Nel lavoro di tesi occorre assumere un ruolo da “ricercatore”, da “esperto della materia” e non più da studente che esegue un compito. In tale ruolo si è tenuti (nei limiti e nella consapevolezza dell’esigua esperienza accumulata) a contribuire ad analizzare un problema.

  • Viene richiesto, quindi, di contribuire al dibattito scientifico analizzando con uno sguardo “critico” un tema proposto, che a sua volta si inserisce in un più ampio problema disciplinare o filone di ricerca attuale.



Dall’argomento/titolo al quesito (quesiti) di ricerca


  • L’incontro con il docente relatore può portare all’assegnazione sia di un argomento più generale sia di un vero e proprio titolo. In una prima fase questi devono essere vagliati per valutare se possono o meno essere adatti ad un lavoro di tesi.

  • Partendo dal presupposto che un lavoro di tesi è un lavoro innovativo di ricerca in un ambito disciplinare, per essere adatto ad una tesi il titolo deve essere il percorso di risposta a dei quesiti/problemi propri dell’ambito disciplinare e dello specifico settore di ricerca.

  • In prima battuta occorre quindi verificare se e in che modo l’argomento proposto è stato affrontato nell’ambito disciplinare.

  • In tal senso occorre chiedersi non “cosa” si deve sapere su un determinato argomento proposto, ma “perché” questo ci viene proposto e “come” debba essere affrontato. La prima domanda è quindi il perché di un argomento (o ipotesi di titolo); la seconda è se vi siano più punti di vista diversi, ad esempio approcci diversi per diversi settori o sottosettori disciplinari; oppure il variare di opinioni nel tempo; o la diversità di approccio o interpretazione fra “scuole” diverse o fra diversi docenti; o ancora il mutare di interesse per diversi aspetti piuttosto che per altri.

  • In questo esercizio critico occorre assumere il punto di osservazione di un “addetto ai lavori”, di una “persona competente” rispetto alla materia da affrontare e al contesto disciplinare.

  • Come “addetto ai lavori” quindi, in relazione al dibattito in corso nel settore disciplinare occorre individuare uno o più specifici “quesiti di ricerca” da affrontare.

  • La definizione dei “quesiti di ricerca” può anche portare a una parziale o totale revisione dell’argomento o del titolo della tesi (aspetto da affrontare con il relatore)

  • La disamina della questione nel contesto disciplinare e l’individuazione del problema/problemi cui dare una risposta critica originale verranno poi a costituire il succo del capitolo introduttivo della tesi stessa.



Analisi preliminare, analisi di fattibilità, prima definizione di una bozza di bibliografia


  • Questa prima analisi preliminare per l’individuazione del dibattito in corso e del quesito di ricerca può essere condotta solo utilizzando gli strumenti aggiornati della ricerca: riviste scientifiche del settore (cartacee ed elettroniche); banche dati che spogliano riviste scientifiche e/o altro materiale; atti di convegni; repertori aggiornati; più raramente volumi monografici o testi di sintesi; quasi mai manuali. Quanto più la fonte cui ci si indirizza è aggiornata, tanto più è probabile che consenta di individuare i percorsi di ricerca in corso e i quesiti di ricerca più appropriati, originali e innovativi sull’argomento proposto.

  • Il percorso di individuazione dei quesiti di ricerca deve accompagnarsi a una riflessione sulla fattibilità dell’indagine per come si viene prospettando ai fini di un lavoro di tesi.

  • Questa riflessione può essere fatta ad esempio interrogandosi:

      1. In che modo si voglia, si possa o si debba muoversi prevalentemente per rispondere ai quesiti di ricerca: per ragionamento (da evitare come modalità esclusiva); per analisi e comparazione di fonti dirette; per discussione di letteratura scientifica; per raccolta diretta di dati da analizzare e commentare; per analisi e confronto di casi esemplari …..

      2. Nel caso si debbano esaminare e comparare fonti dirette per quanto si può presumere o si riesce già a sapere queste sono: sufficienti? disponibili? accessibili? autorevoli?

      3. Nel caso si pensi di confrontare la letteratura scientifica, questa da una prima indagine risulta sufficiente e autorevole?

      4. Nel caso si debba ricorrere alla raccolta di dati, questi sono disponibili? quali tempi può comportare una loro raccolta?

      5. Se occorre utilizzare dei casi esemplari, quanti di questi possono essere necessari per ricavarne conclusioni valide?

      6. Può essere presumibilmente utile, o addirittura necessario, confrontarsi con qualche docente, tecnico, professionista? Questo può portare a dei problemi? Che tempi può richiedere?

      7. Si è in possesso delle competenze (culturali o tecniche) necessarie alla raccolta e all’analisi delle fonti dirette richieste o alla raccolta dei dati? Quali competenze ulteriori occorre sviluppare o incrementare? Che tempi può richiedere?

  • Porsi domande di questo tipo consente di individuare eventuali debolezze nell’idea iniziale che può essere in tal senso ricalibrata con il relatore; di valutare meglio i tempi di lavoro; di pianificare una strategia di lavoro.

  • Il lavoro di analisi preliminare serve anche per definire una prima bibliografia provvisoria (a volte richiesta anche dal relatore) in cui è opportuno distinguere fra: strumenti per rispondere direttamente ai quesiti di ricerca; strumenti per inquadrare il tema nel dibattito scientifico; fonti e materiali.



Stesura di un piano di lavoro (scaletta) provvisorio


  • Il lavoro di analisi preliminare dovrebbe poter portare a definire non solo una strategia di ricerca (cosa è opportuno fare prima e poi i vari passi successivi), ma anche un primo piano di lavoro, una prima scaletta orientativa della tesi stessa.

  • Il piano di lavoro non può essere definitivo: al di là del necessario raffronto con il relatore, al momento della stesura la struttura molto probabilmente verrà mutata. Tuttavia il piano sarà servito a “costringersi” ad affrontare e chiarire i vari passaggi.

  • Il piano dovrebbe essere il più possibile articolato ed analitico.

  • I quesiti di ricerca e i vari passaggi dovrebbero seguire il più possibile un ordine logico. La necessità stessa di articolare dettagliatamente in un ordine logico imporrà una verifica del grado di comprensione e chiarezza cui si è giunti.

  • Non è possibile individuare a priori e in generale degli schemi logici. Solo come esempio alcune tipologie classiche di schemi interpretativi ed espositivi logici possono essere:

  1. Tappe successive di un percorso di sviluppo (o di un percorso storico).

  2. Analisi dal generale al particolare (dall’astratto al concreto).

  3. Quesiti (espliciti o impliciti) – risposte.

  4. Principio generale (teorema) – spiegazione – casi e varianti.

  5. Descrizione di un oggetto – spiegazione – commento.

  6. Tesi – antitesi – sintesi.

  7. Fenomeno nel contesto a, nel contesto b, nel contesto c.

  • Nella costruzione, ovviamente, diversi percorsi logici possono essere utilizzati per parti diverse.

  • In linea generale la struttura dovrà essere concepita in modo che per ogni risposta o affermazione vi siano delle sufficienti pezze d’appoggio.

  • Sarà riservata all’introduzione l’illustrazione del contesto di ricerca e del dibattito scientifico, dei quesiti di ricerca, del metodo utilizzato, delle scelte effettuate.

  • Le conclusioni finali dovranno essere concepite come le risposte ottenute ai quesiti di ricerca attraverso il percorso di analisi e come il possibile punto di partenza per ulteriori domande.

  • Il circuito cioè grosso modo dovrebbe essere qualcosa del genere: Quesiti – Ipotesi – Analisi – Validazione ipotesi – Risposta ai quesiti – Nuove prospettive.

Ricerca bibliografica


  • La ricerca bibliografica è indispensabile sia in una prima fase di individuazione dei quesiti di ricerca, sia nella conduzione della ricerca vera e propria, sia in fase di stesura per opportuni controlli o integrazioni.

  • Strumenti di partenza iniziali come abbiamo già indicato possono essere: riviste scientifiche del settore (cartacee o elettroniche); banche dati; repertori specialistici aggiornati; atti di convegni; con le dovute cautele inoltre motori di ricerca e portali.

  • Bibliografie specifiche individuate in testi monografici di analisi o sintesi possono consentire di reperire informazioni su testi potenzialmente utili così come di farsi un quadro della rilevanza scientifica delle fonti e della letteratura.

  • Un passo importante è infatti individuare per lo specifico settore disciplinare quali siano i periodici, le banche dati, i repertori più scientificamente autorevoli. Come siano costituiti e organizzati, in che modo vi si possa accedere e ricercare (on line? attraverso indici cartacei? con quali modalità di ricerca?).

  • Nell’ambito delle biblioteche poi le risorse bibliografiche potranno essere reperite utilizzando:

      1. banche dati elettroniche messe a disposizione (specifiche o più generali) dalle quali accedere ad articoli di rivista a testo pieno, abstract, dati bibliografici, dati di contenuto specifico, fonti (giuridiche, economiche, ecc.).

      2. periodici elettronici reperibili direttamente con possibilità di accesso al testo pieno degli articoli.

      3. periodici cartacei, periodici elettronici, monografie, repertori da reperire attraverso ricerche su cataloghi OPAC locali o nazionali (il catalogo locale consente di arrivare direttamente al materiale posseduto dalla biblioteca, la ricerca su OPAC esterni consente di procurarsi per prestito interbibliotecario materiali posseduti da altre biblioteche).

  • Per ricercare con più efficacia all’interno di banche dati, portale e motori di ricerca (così come per la ricerca su indici cartacei di riviste e repertori) è opportuno, partendo dai quesiti di ricerca, individuare delle parole chiave o formule chiave (“descrittori di ricerca”) eventualmente modificabili o integrabili in base ai risultati ottenuti.

  • Per vagliare risultati in quantità eccessiva può essere opportuno selezionare solo gli articoli e i testi che siano:

      1. rispondenti ai quesiti di ricerca

      2. di rilevanza scientifica

      3. aggiornati.

  • Allo stesso modo occorre nel corso della ricerca (anche attraverso le letture condotte) acquisire la capacità di valutare e selezionare le risorse trovate e/o disponibili.

  • Elementi da tenere presente per tale valutazione possono essere: l’Autore di un articolo, contributo o monografia (quanto ha scritto, di cosa ha scritto, ruolo scientifico, ecc.); la data di pubblicazione (in assoluto e in raffronto fra più testi); l’autorevolezza scientifica del periodico oppure dell’editore se si tratta di un libro; la struttura e il contenuto del testo (se è presente una bibliografia e/o delle note bibliografiche e come sono state realizzate; se vi è un’introduzione; i lettori cui sembra indirizzata la pubblicazione; l’ampiezza; lo stile utilizzato); la segnalazione in bibliografie, note e recensioni.

  • Anche portali e siti web nel caso vengano utilizzati devono essere valutati (anche se è più difficile) Occorre tenere presente grosso modo: l’autorevolezza (da chi pubblico o privato è promosso e portato avanti il sito/portale); l’aggiornamento (se il sito è costantemente aggiornato nelle sue parti di contenuto); la scientificità dei contenuti; l’accuratezza editoriale (impostazione grafica e di struttura); la correttezza (disclaimer, note sui copyright ecc.); l’ampiezza dei contenuti; il pubblico di riferimento; gli eventuali partners e link esterni.


Schedatura del materiale


  • Fra i rischi più comuni da evitare vi è quello dell’accumulo di fotocopie e di stampe (anche di materiali non pertinenti ai quesiti di ricerca) che poi in realtà non si leggono o che sono comunque difficilmente gestibili in quanto non indicizzate.

  • In linea generale è senza dubbio più utile leggere e schedare il materiale trovato in modo da fissarne solo le parti strettamente utili, oppure una sintesi del contenuto, insieme ai dati necessari per un reperimento e a quelli bibliografici per eventuali citazioni in fase di stesura.

  • Una scheda può essere realizzata su supporto cartaceo, su file word, su database generali o specifici.

  • Dovrebbe contenere:

  1. Dati bibliografici completi della fonte da cui è tratta (comprese le pagine) anche nel caso di reperimento su Web.

  2. Indicazioni di contenuto a seconda dei casi: riassunto più o meno sintetico del contenuto; passi riportati per intero ad uso di successive citazioni; brevi indicazioni di commento; ecc.

  3. Una o più parole chiave o descrittori che consentano: di utilizzare le schede al momento opportuno; di dividerle e di ordinarle; di recuperarle per successive ricerche.

  • In una prima fase di ricerca è normale lasciare più larghe le maglie della ricerca e della schedatura, procedendo nel lavoro sarà più facile selezionare e schedare solo il materiale utile con schede che saranno più limitate all’essenziale.

  • Naturalmente secondo le necessità potranno anche essere tratte più schede da una stessa fonte.


Citazioni, note, bibliografia


  • Il materiale raccolto nella ricerca e schedato viene ad essere la base d’appoggio alla linea interpretativa del testo.

  • E’ possibile citare una fonte utilizzata direttamente o indirettamente, nel testo o in nota a piè di pagina.

  • La citazione diretta riporta nel testo o in nota un passo nei termini esatti, racchiuso da virgolette (“X” o «Y»). Nel caso di una citazione lunga può essere utile evidenziarla anche con una centratura rientrata nella pagina rispetto al testo normale e/o con un corpo diverso del carattere.

  • La citazione indiretta è una sintesi di quanto espresso in una fonte; occorre comunque far capire chiaramente che si tratta di pensiero altrui.

  • Per ogni citazione occorre produrre gli elementi bibliografici di riferimento. In genere il sistema migliore è la nota a piè di pagina. Altri sistemi possono essere le note per capitolo, oppure dei riferimenti bibliografici (per capitolo o generali), in questi ultimi casi nel testo invece del richiamo numerico a una nota, vi possono essere sintetizzati i richiami bibliografici (fra parentesi autore ed anno di pubblicazione).

  • Le note a piè di pagina possono avere anche una funzione di approfondimento informativo rispetto a un più scarno percorso illustrativo o dimostrativo del testo.

  • In tal senso si viene a costruire una sorta di dialogo fra testo e note il cui equilibrio non è peraltro facile. In linea generale la nota ha la funzione di rendere agibile e leggibile il testo, venendo a fornirgli il necessario supporto di informazione e approfondimento.

  • I criteri di descrizione bibliografica nelle note, così come nella bibliografia finale, variano spesso da disciplina a disciplina con consuetudini diverse cui è opportuno uniformarsi, per questo è necessario avere chiare indicazioni dal relatore (o da un assistente) e può essere utile vedere alcuni esempi.

  • In linea generale occorre riportare in modo il più completo e chiaro possibile tutti i dati bibliografici (si può abbreviare il nome di un autore). Alcuni esempi di diverse realtà bibliografiche (tipo Storia Medievale):

  1. G. Brucker, Dal Comune alla signoria. La vita pubblica a Firenze nel primo Rinascimento, Bologna, Il Mulino, 1981, pp. 123-135.

  2. P. Cammarosano – V. Passeri, Repertorio, in I Castelli del Senese. Strutture fortificate dell’area senese-grossetana, Siena, Monte dei Paschi di Siena, 1985², pp. 349-350.

  3. Castelli. Storia e archeologia. Atti del I Convegno internazionale di studi (Cuneo, 6-8 dicembre 1981), Torino, Regione Piemonte, 1984.

  4. P. Pirillo, Montevarchi:nascita, sviluppo e rifondazione di un centro del Valdarno, in Lontano dalle città. Il Valdarno di Sopra nei secoli XII-XIII. Atti del Convegno Montevarchi-Figline Valdarno 9-11 novembre 2001, pp. 343-377, alle pp. 356-357.

  5. V. Mazzoni, I guelfi e i ghibellini del territorio fiorentino nel Trecento, «Archivio Storico Italiano», CXL (2002), pp. 455-513, alle pp. 501-503.

  6. F. Leverotti, L’archivio dei Visconti signori di Milano, «Reti Medievali - Rivista», IX (2008), url: http://www.retimedievali.it (consultato il 26.01.2010).

  7. S. Tognetti, Gli affari di messer Palla Strozzi (e di suo padre Nofri). Imprenditoria e mecenatismo nella Firenze del primo Rinascimento, «Annali di Storia di Firenze», IV (2009), pp. 7-88, versione elettronica: http://www.dssg.unifi.it/SDF/annali/annali2009.htm (consultato il 26.01.2010).

  • Nelle note a piè di pagina, dopo che un testo è già stato citato in forma completa, per ulteriori citazioni si usano forme abbreviate. Ad esempio:

V. Mazzoni, I guelfi e i ghibellini, cit., pp. 461-463.

  • Nella bibliografia finale dovranno essere riportate tutte le indicazioni bibliografiche presenti nelle note.

  • In certi casi la bibliografia può essere allargata a citare documenti utilizzati per la ricerca e il quadro di riferimento teorico che non hanno trovato motivo di citazione in nota. Anche per questo aspetto è opportuno chiarire con il relatore o con chi segua la tesi.


Software di gestione bibliografica (e non solo…)


  • Esiste un’offerta di strumenti per la gestione di bibliografie e materiali bibliografici, con funzionalità che si estendono alla condivisione in rete (social networking) delle citazioni bibliografiche.

  • Si tratta di diversi tipi di prodotti: prodotti sviluppati con finalità commerciali (come ad es. Endnote, di Thomson Reuters, acquisito dall’Ateneo fiorentino assieme ad altre risorse elettroniche; o ProCite, RefWorks); prodotti gratuiti (es. Zotero, open source della George Mason University della Virginia); prodotti proprietari a metà strada (come ad es. Mendeley: pacchetto base gratuito integrabile a pagamento).

  • Elementi fondamentali di questi software sono: la possibilità di utilizzare ed arricchire un database di citazioni bibliografiche; la presenza di funzioni di import per alimentare una propria raccolta di citazioni bibliografiche individuate su web o altrove; la possibilità di integrazione con il word processor per utilizzare le citazioni mentre si scrive.

  • Tali software offrono inoltre la possibilità di un’integrazione fra la rete web, ove si raccolgono e condividono le citazioni, salvandole in uno spazio on line, ed il desktop locale (client), dove si gestisce la propria libreria, con funzioni di sincronizzazione.

  • Preliminarmente occorre effettuare una registrazione on line, abbinata alla definizione di un profilo utile per l’individuazione di una comunità o di gruppi di lavoro con ambiti di ricerca affini. Di conseguenza possono essere inoltrate e ricevute segnalazioni bibliografiche ed inviti ad unirsi al network, con opzioni di social bookmarking sulle stesse citazioni.

  • Alcuni software, come Mendeley, prevedono la possibilità di caricare file e di estrarre automaticamente i metadati da articoli full-text in formato pdf. Tali file pdf, gestiti in locale anche con funzioni di sottolineatura ed evidenziazione, sono inoltre annotabili con note fruibili in web dalla comunità.








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