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ORDINI DELL’ARTE DE’ MEDICI, E SPEZIALI



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ORDINI DELL’ARTE DE’ MEDICI, E SPEZIALI
CAPITOLI CONTENUTI NELLA PROVISIONE DELLA TARA

APPROVATI COME DI SOPRA.

Li Spettabili Consiglieri, e Prestantissimi del Consiglio dell’Arte, et Università delli Spe-

ziali, Medici, e Merciai della Città di Firenze, Veduto, e considerato, che nella presente Arte, et Università, come debitamente si richiede, e conviene sempre ab antiquo fu, et è costume ordinario, e modo tener conto delle Tare, e così come di sopra è ordinato, è di necessità operare, e far sì, et in tal modo, che si osservi, acciocché nessuno sia ingannato, come certo si è trovato essere, e conosciuto, che sarebbe se non si procedesse, come di sotto, atteso massime infra l’altre cose, che per tal Tare sfuggire li Speziali, Merciai, et altri sottoposti predetti senza, che i lor conti, e robe faccino tarare, agitano, e così agiterebbino contro a lor debitori altra corte in assai pregiudizio, e danno delli Cittadini, Mercanti, Artefici debitori, e si vagliono di tutto quello, che anno scritto ne’ loro libri, e conti indebitamente, et ingiustamente, etiam che abbino la sentenza salva la tara. Et in oltre trovato, e conosciuto, che si procaccino altro modo, e via non giusta, me conveniente a valersi di tal robe, e cose vendute ad effetto non si tarino, che fanno la Tara d’accordo, o le scrivano d’accordo, o in tutto, come sono alla giornata scritte, ne ricevano il prezzo tratto fuori con colui, o da colui, o coloro, i qual non anno, né aver possono cognizione de’ pregi messi, e scritti ingordi, e fuor del dovere, e tutto per esperienza trovato, e veduto così essere il vero, e che dove per tal conti si mostra, mediante tal pregi illeciti lor essere creditori di poi riveduti, e tarati diventano in verità debitori, e così che il loro procedere è stato, et è, e sarebbe quando non vi si rimediassi, sotto fraude, et inganno, e non secondo il vero, e buono stile mercantile. Desiderando per il beneficio, utile, e comodo universale a tali inconvenienti, e disordini rimediare, e non tanto nella Città, quanto per tutto lo Stato, e Dominio di Sua Altezza Sereniss. Ad effetto, che intorno a ciò, come debitamente si richiede, et è onesto, che si proceda, e facci per ciascuno, Veduto, e considerato tutto quello, che sia stato da vedere, e considerare, et osservate le cose da osservarsi secondo li ordini di detta Arte ottenuto il partito, etc. in ogni miglior modo, etc.

Providdono, statuirono, et ordinorno (salve l’infrascritte cose) che nessuno de' detti Speziali, Merciai, et altri prenominati, possa, debba, ardisca, o presuma in modo alcuno, o sotto alcun quesito colore, petizione alcuna muovere, o dare, o esecuzione alcuna fare, o domandare, o che si faccia, o domandi consentire per via d’alcuna Corte, o Iudice contro ad alcuna persona, loco, comune, società, o Università, et etiam contra alli non sottoposti alla prefata Arte, se non prima, et innanzi ad ogni cosa secondo l’ordine della presente Provisione, tutta la somma di qualunque loro conti, e ragione delle robe, cose, e mercanzie come di sopra vendute, e date non saranno state in tal tempo tarate per li Taratori predetti sopra di ciò rispettivamente fatti, e deputati. Et dichiarorno, e comandorno, che quando di tal robe, e cose (salve nondimeno l’infrascritte) fussi fatta d’accordo, o quando se ne fussino vàluti senza farne tara, o accordo, o dal debitore, o debitori, o da altri per loro legittimamente si domandassi farne la tara come di sopra dalli detti Taratori in tali casi, et alcuno di quelli ancora sieno tenuti, e debbino levare li detti conti lealmente, e veramente come stanno di tutte dette robe, e cose, e sotto l’infrascritta pena farle tarare, com’è detto dell’altre di sopra, e così di queste, come dell’altre si debba, et abbia a fare la tara secondo l’ordine predetto, et infrascritto, sotto li obblighi, e pregiudizij nella presente apposti, e dichiarati, ordinando, che subito sarà come di sopra fatta la tara di dette robe, cose, e mercanzie in tal caso a qualunque di detti mercatanti, o artefici sia lecito, e concesso, e non prima, né altrimenti valersi, e le sue ragioni, salve le predette infrascritte cose, domandate, et espedire contro il debitore, o debitori in quella Corte, e dinanzi al Iudice suo competente, e che a tali creditori secondo li ordini, e Statuti rispettivamente sia concesso, e permesso, e non in altro modo, o per altra via, ragione, o causa, ancor che avessino l’esecuzione parata, e di fatto di tal conti non tarati. E se detti Taratori come di sopra non tareranno tutti li detti conti di spese, robe, cose, e mercanzie, rispettivamente levati, et al loro come è detto portati, e presentati, e se li detti artefici, o mercatanti come di sopra, et in detti casi, o alcuno d’essi non li levassino, e non facessino tarare, che ciascuno di loro contrafaciente sia, et esser s’intenda condennato, e così per la presente il condennarono per ogni volta, e per ogni conto in lire 50 piccioli, e più all’arbitrio de Consoli di essa Arte, et il quarto d’ogni condennazione sia del notificatore.

E che nondimeno tutto quello, che in contrario si facessi, o far a fatto, et osservato, sia al tutto, et esser s’intenda nullo, e di nessun valor, efficacia, et effetto, e come se fatto non fusse in tutto, e per tutto, e sempre come di sopra a li prefati mercatanti, et artefici, et essi Taratori referendo l’uno all’altro, et è converso que(l) che debitamente se li debbe, e conviene sieno tenuti, e debbino fare osservare, et esequire quanto nella presente si dispone, e narra in tutto, e per tutto, sotto le dette pene, e pregiudizij da torsi, et applicarsi, come di sopra.

E che li Consoli di detta Arte, e dua parte di loro possino, e debbino tutte le predette cose, et alcuna di esse, come di sopra fare osservare, e tal pene fare, e riscuotere, e contro ad essi contrafacienti, et a qualunque di loro procedere, et esequire per ogni via, e modo come a lor Signorie, e dua terzi di loro meglio parrà, e piacerà senza alcun pregiudizio, o impedimento, che contro alli detti Consoli dire, fare, o opporre si possa, o debba per via d’alcun Iudice, o Corte, o di Statuti, o Legge, e massime della Mercanzia della Città di Firenze rispetto a tali Tare da farsi come di sopra.

Et acciò, che quando tali Tare si anno a fare, il debitore, o a chi si appartiene, non alleghi, o allegare, o pretendere debba, o possa ignoranza, e che sopra di ciò è possa dire, et allegare ogni sue ragioni contro a chi li ha tali robe, e cose date, e vendute, e veduto quel che l’anno 1531 intorno a ciò fu in detta Arte ordinato: deliberorno, e volsono, che innanzi si facci fare alcuna Tara, o che alcuno conto sia tarato, si citi, e citare si debba l’interessati in tal conto, e conti, e qualunque di loro a vedere fare tal Tara per un de’ Donzelli di detta Arte, secondo gli ordini di quella con ogni diligenza in persona, e se non alla casa della propria abitazione, o in Firenze, o fuori in ogni luogo del Dominio, o vero alla bottega in Firenze, e non avente abitazione, o domicilio proprio nella Città, o Dominio a’ luoghi pubblici, e consueti, con cedola per mano del Cancelliere, o suo coaiutore fatta brevemente contenente l’effetto, e relassazione d’essa, e che dipoi il detto Donzello ne faccia il rapporto a piè della commissione notati negli atti di detta Arte dal detto Cancelliere, o suo coaiutore, il quale, e detti Donzelli ne sieno pagati per la loro fatica, come de’ richiami, non potendo passare per ogni tale comandamento soldi cinque, e tutto acconci consegnare le richieste in modo, che in detti atti tutto chiaramente apparisca, e fatta la citazione, e rapporti, come di sopra segnati, si possa, e debba fare, o far fare tal Tara, e non prima, né altrimenti, né in altro modo.

E se in contrario sarà fatto, et osservato, che si debba, e possasi a requisizione di tali, da citarsi, non citato rifare tarare a tutte spese, e danno di chi avesse, come di sopra mancato.

E che tutti li detti Taratori rispettivamente, e separatamente devano essere, e sieno pubblicamente per mano del Cancelliere, o suo coaiutore scritti, e messi in modo in detta Arte, che da ognuno si possino leggere, e vedere, e di quelli tempo per tempo, avere notizia.

Dichiarando, et espressamente statuendo, che nella presente non sieno comprese le robe, cose, e mercanzie dove fussi scritto, o fatto accordo, o Tara con quelle persone, che ne anno vera cognizione, e de’ loro pregi, o vero intra di loro nato, o fatto ne fusse Contratto per mano di pubblico Notaio, o scritta, o sottoscrizione alcuna, o fattone mercato secondo gli ordini per mezzanità di Sensale. Ne’ quali casi, et alcuno di essi li prefati Artefici, e Mercatanti non sieno sottoposti, né obbligati di tali robe, cose e mercanzie così date, e vendute a dette persone a fare alcuna Tara, e se ne possino valere contro alli loro Debitori, com’è detto dinanzi al loro Iudice competente, come più, e meglio a loro, et a ciascuno di loro rispettivamente è concesso alcuno loro pregiudizio, o pericolo, e così altra tara non se ne ricerchi, né ricercar roba per virtù della presente Provisione in modo alcuno, e tutto per ogni miglior modo, etc.

Item veduto una Provisione fatta in detta Arte, sotto lì 10 di Novembre 1514 per la quale si dispone, che tutti i Merciai, che comprassino alcune mercerie, o Colli, Casse, Balle, Bariglioni, o Barili, o Volture di qualunque merce, fussino tenuti, et obbligati per qualunque Collo, Bariglione, Cassa, Barile, o Voltura, pagare soldi quattro, e se fussino mezzi soldi due piccioli per metà, sotto pena di lire 15 per qualunque volta contrafecesi, e qualunque volta da torseli subito, et applicarsi per la metà a detta Arte, et una quarta parte alo notificatore, e l’altra quarta parte a’ Consoli di detta Arte, che tal pena riscotessino.

E che nessuno possa, o debba comprare alcuna mercanzia appartenente a detta Arte, sotto pena di lire 15 a qualunque contraffacessi, da torsi, e applicarsi, come di sopra, e per ogni volta, e che nondimeno ciascuno sia obbligato dare, e pagar come di sopra, e al detto Sensale ogni senseria, che se gli dovessi, o abbia a pagare, e dare, come di sopra, e secondo gli ordini predetti. E che le cose ordinate, come di sopra, s’intendino similmente per le merci, così di Firenze, come per quelle di fuora, contado, e distretto, che sottoposti a detta Arte, in qualunque modo facessino venire. E considerando, che delle cose come in detta Provisione ordinate, non si tien conto, né si procede, come in essa si contiene. Provviddono, et ordinorno, che in quelle parti, che contro alla presente Provisione delle tare, non faccino tutto quello, che ha in detta dell’an. 1514 ordinato, e stabilito si osservi, e osservar si deva in tutto, e per tutto, sotto le medesime pene, e pregiudicij.

E così come di sopra rispettivamente nella presente Provisione è ordinato, e fatto, dichiarorno, e deliberorno, che inviolabilmente si osservi, et osservar si deva in ogni miglior modo; referendo l’uno all’altro, et è converso, come debitamente, e congruamente si deve, et ha a riferire sotto le dette pene, e pregiudicij in tutto, e per tutto. Non ostante alcuni Statuti, Provisioni, et Ordini contro disponenti, alli quali, e ciascuno di essi, s’intenda, e sia per la presente derogato, e posto perpetuo silenzio, e così cassarono, et annullarono, come se fatti non fussino31.

Il Fine delli Capitoli.


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