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BREVE COMPENDIO DELLE PROVISIONI



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BREVE COMPENDIO DELLE PROVISIONI,

Capitoli, Statuti, ed Addizioni

da osservarsi da tutti li Medici, Speziali, e Artieri

compresi in quelle, secondo la volontà, e mente

di Sua Altezza, come in filza seconda a 388.83

Non si faccino compositioni, o dispense senza essere visitate dal Medico, e Veditori secon-

do l’ordine datone per la Provisione del dì 5 di Settembre 1561, in benefitio della vita umana a quelli di fuora, et a quelli della Città secondo li loro ordini, pena scudi dieci d’oro. B pro. a 116.

Osservansi la Provisione e Capitoli sopra li Medici, e Spetiali non solo della Città di Firenze, ma di tutto il suo Dominio, circa la Tara, Ricettari, e matricole, passati il dì 21 di Gennaio 1561, sotto le pene in essi specificate.

Quelli che ministrano Spezierie delli Spedali, non faccino dispense senza la presenza de’ Veditori, e Medici a ciò ordinati, potendo per arruoto chiamare un Medico, e Spetiale per la parte dello Spedale, e tutto per benefitio dell’Infermi.

Il simile faccisi delle Spezierie de’ Conventi, e Monasteri, che vorranno dar fuori, o vendere Medicinale, o Droghe.

Non si faccino, ne pestino lisci nelle botteghe, ove si ministra il Medicinale, pena lire cinquanta per qualunque volta.

Che qualunque tiene, vende, o ministra robe attenenti al membro dello Spetiale, e qualunque si esercita in parte alcuna di Fisico, o Cerusico, sia obbligato descriversi sotto la Matricola dell’Arte, e agire secondo la Legge del 21 d’Aprile 1562, pena lire venticinque.

Quelli che anno ottenute le patenti, o licenze per poter medicare le osservino con quelle limitazioni fatte loro, e perciò le faccino registrare alle corti del Rettore del criminale ove staranno, quelli che non l’anno non ardischino in modo alcuno operare, o fare operare sorte alcuna di medicamenti, o con materia, o con parole senza prima ottenere patente, o licenza da detta Arte di Firenze, sotto pena di scudi 25 d’oro in oro, per qualunque volta, e di più dell’arbitrio applicata, se le faranno i Rettori per un terzo all’inventore, un terzo al Rettore, e il terzo all’Arte di Firenze, sì come per il bando dell’anno 1560, e rinnovato il dì 21 d’Aprile 1562 e tutto, sotto le pene di dette Leggi. I medici devino sottoscrivere tutte le polize84, che faranno per le loro cure e ordinazioni, e compitare il nome, e casata loro, e li Spetiali non le accettino in altro modo, pena ducati dieci per qualunque poliza fatta altrimenti, così al Medico, come allo Spetiale. B. pro. a 2. E non facendo poliza sottoscrivere il quadernaccio, e in quelle polize, che faranno i Fisici a ’stanza, e richieste de’ Cerusici nelle cure di detti Cerusici: devino mettervi il dì, il nome per chi la fornirà, e scriverla, e sottoscriverla tutta di loro mano, pena di scudi 25 secondo la Legge, e bando d’Aprile 1562, e le licenze del trar sangue le faccino per poliza.

Che saltimbanco, né altri simili non vendino olij, o simil cose in banco, pena, come di cose false. Fila seconda di memoriali a 141.

Li ciurmatori vendino la terra di Malta stietta, ne dichino, o diano ricette, che sia buona al morso di vipera, e devino dare i debiti riscontri avanti la vendino, e dire ove l’abbino avuta, e che sia terra di Malta, pena come di cose false. Filza seconda di memoriali a 21885.

Li Medici e Spetiali obbedischino a’ cercatori dell’Arte, pena ducati 25. B. pro. a 12186.

Spetiali di Firenze non diano medicinale alli Spetiali di fuori, se prima non sarà approvato, pena lire dieci. 5 Settembre 1561.

Li sottoposti non vendino, o comprino in grosso senza il mezzano dell’Arte, pena lire dieci. B. pro. a 36.

Li Spetiali di Firenze paghino per qualunque garzone, che terranno in loro bottega, o servitio soldi 10, e per il fattore soldi 5, passato un mese dal dì saranno acconci. C. pro. a 8.

Li Taratori di Firenze tarino i conti della Città in tra sei giorni, e li conti di fuori intra due giorni, pena lire 15. C. pro. a 18.

Che li Spetiali avanti mandino a Firenze i loro conti a tarare possino far citare il lor debitore alla Corte ove sono, che comparisca all’Arte a veder fare la tara, e di poi farne segnare il rapporto dal Notaio, sotto il conto, che manderà, dovendo mandare per tal rapporto soldi 8 all’Arte, e denari uno per lira pagare alli Veditori de luoghi, sì come, in filza seconda di memoriale a 192.

Che li conti, che si devano tarare in Firenze, se saranno lontani fino a miglia trenta sieno da lire quindici in su.

E quelli che passano le miglia trenta siano da lire venti in su, e li altri di minor somma fare tarare secondo l’ordine de’ luoghi, e nel resto si osservi la Provisione della tara. Lettere segnato. A. 34. C. pro. a 39.

Sopra le condennazioni, che faranno li Rettori a qualunque per cagione di notificazioni di medicamenti, devano i Rettori concedere l’appello di dieci giorni al condennato a Consoli dell'’Arte de Medici di Firenze, come in filza seconda di memoriali a 284.

Nessuno di quest’Arte possa tenere, vendere, o portare veleno nella Città, Contado, e Distretto di Firenze, pena lire cento. Statuto a 63.

Nessuno Medico faccia compagnia con Spetiali, pena lire cento.

Nessuno Medico ordini a bottega di Spetiali ove stia Padre, fratello, o figliolo, e loro non accettino le ordinazioni, pena a ciascuno di lire cento per qualunque ordinazione, e sì al Medico, come allo Spetiale87.

Nessuno Spetiale dia medicamenti solutivi senza poliza di Medico, pena ducati 10. B. pro. a 10888.

Li Spetiali segnino con il loro proprio sigillo i lavori di cera, da once quattro in su, e sia loro lecito di vender le candele dorate soldi due la libbra di più che l’altre, e non più, pena perder la cera, e di più l’arbitrio del Giudice. C. pro. a 9.

Chi condurrà, terrà, venderà femminelle, o Zafferano falso, pena lire cento, e ardere in publico il Zafferano. C. pro. a 10.

Che non possa comperare per tenere, vendere, o lavorare nelle botteghe Zucchero Santomme, se prima non sarà giudicato buono da’ Veditori, e si scriva al libro de’ Veditori, pena ducati 10, per cento di libbre, e perdita del Zucchero, da darsi il Zucchero per elemosina a luoghi pij. C. pro. a 11.

Li Spetiali, e altri sottoposti all’Arte di Firenze non possino vendere, ne comprare saponi sodi di qualunque sorte forestieri, o dello Stato, se prima non si faranno saggiare dalli Veditori ordinarij con farne tenere diligente riscontro a’ libri delle dispense delli Spetiali, pena ducati dieci per cento di libbre, ogni volta, che saranno però trovati fuori delle Dogane, e che non siano notati a’ libri delle dispense, et al sì cattivi, e di perdita del sapone, sì come in filza terza de memoriali a 13, a 16. C. pro. a 4489.

Che qualunque sarà notificato, o li sarà trovato cere false, o altre robe false, o falsate, sia condennato il meno in lire 25, e il più in lire 500 ad arbitrio del Giudice intra 25 e 500, e se saranno deboli, svaporate, mal cotte, invecchiate la condennatione sia dalle lire 7 alle 70, come sopra.

E le robe se saranno cere, o spezierie si diano per elemosina a luoghi pij, e il medicinale, e altre robe si ardi in pubblico, o avanti la porta del delinquente ad arbitrio di chi giudicherà, e se sarà cera la condennatione s’intenda per qualunque torcia, o lavoro fatto contra li ordini, salvo però se fussero in bottega di pizzicagnoli, o simili, che non avessero scienza delle robe dette, la condennatione loro sia di lire dua, e chi le vende loro nella pena di sopra. C. pro. a 10 Settembre 1561.

E se le pene di sopra delle cose false, o deboli saranno dichiarate da Rettori, o Consoli del Dominio sia il quarto dell’inventore, quarto chi le farà riscuotere, quarto del Fisco, quarto dell’Arte delli Speziali di Firenze, secondo la pro. 5 Settembre 1561.

Delle condennazioni, che si faranno in virtù delli ordini dell’Arte, si deve riscuotere il sesto più di ricrescimento, e mandarlo all’Arte per la nuova fabbrica, oltre alle rate, che se li aspetta delle condennazioni.

Li sottoposti non possono vendere cera tedesca lavorata, che sia grassa, alterata con burro, sevo, e simil mesture, se non il terzo meno della valuta della zaura, e non più, né maggior prezzo, né per contanti, né a credenza, pena cosa falsa per qualunque volta. C. pro. a 40.

Qualunque venderà, o comprerà in Firenze robe sottoposte all’Arte per il membro delli Spetiali, quali siano fuori della Dogana, e che fussero di valore di lire otto, o più la libbra, e di peso di libbre una, come manna, zafferano, rabarbaro, scamonea, turbitti, e altre cose sottili, le debba far pesare all’Arte con li pesi, che perciò vi sono, pena a qualunque contraffarà, venderà, o terrà di dette robe non pesate come di sopra di lire dieci per ciascuno, e ciascuna volta, e il venditore paghi del peso soldi dua fino in libbre 50, e da indi in su soldi tre per ogni peso, nelle mani del Ministro dell’Arte, che non vi sarà presente, et il pesatore dell’Arte sia tenuto andarvi a pesare dette robe a richiesta del venditore, o compratore ogni volta bisognerà. C. pro. a 3.

Delle consegne, che faranno li Speziali delle robe, e cose di lor botteghe, devino avanti mettino ad effetto farle vedere da’ Veditori, i quali mandino all’Arte le cose troveranno da apportare danno, e pregiudizio, e delle buone dare notizia all’Arte, con mettervi il nome di esse, e peso, e il sito, e luogo della bottega, e se nelle cerche, che li faranno, si troverà cose cattive, che sieno passate per buone da quelli Veditori in dette consegne sieno condennati li Veditori in scudi dieci secondo la provisione del Medicinale. Abbia l’Arte per ciascuna consegna ducati uno di moneta, e al Cancelliere lire dua. C. pro. a 7, e chi mancherà di quanto di sopra, pena a ciascuno di lire dieci.

Li Spetiali non possino preparare la scamonea nelle pere cotogne, o in altro modo, se prima ella non sia stata approvata per buona dalli Veditori ordinarij delle dispense, i quali quando l’averanno veduta, e trovata buona, e approvata in loro presenza la faccino pestare, e pesare, e da dua di loro almeno sia veduta mettere nelle cotogne, e come sia preparata pesarla, e notare il peso al libro delle dispense, e quelle scamonee preparate che saranno poste avanti li Veditori per metterle in alcuna ricetta da esaminarsi da loro, non siano approvate se prima non saranno state passate per buone innanzi alla preparatione, etiam che per altro fussino buone, e perché spesso occorre che un medicamento, che è ordinato dal Medico si trova nel presente Ricettario, sotto varij nomi di Magistrale, Mesue, di primo, e secondo, se questi additamenti non sieno specificati dal Medico, sia tenuto lo Spetiale nel leggere la ricetta farselo ridire, et il Medico in tali ordinazioni specificarlo pena a ciascuno di lire 50, come nel Capitolo delle dispense, et il simile a chi non osserverà nel di sopra delle scamonee90.

Che l’Aloè, che si deve lavare in acqua rosa, o altre acque sia rivisto da’ Veditori sotto detta pena e li Veditori vadino a vedere finire le dispense in tempo non si guastino.

Che li Spetiali diano il peso giusto delle dispense (che) faranno, e farlo scrivere, e sottoscriverlo di lor mano tra due giorni dopo sarà stata ferma da’ Veditori al libro perciò ordinato, sotto detta pena.

Che li Medici Fisici non faccino patto alcuno sotto qualsivoglia nome, o colore con Chirurgi, o Spetiali, pena come del far compagnia, cioè lire cento all’uno, et all’altro, e per qualunque di loro, e per qualunque volta.

Che li Medici, e Spetiali devino tener appresso di loro il Ricettario, che riceveranno dall’Arte, et averne uno da detta Arte, pena lire 10 per qualunque a chi non sarà trovato sotto suo nome.

Riferendosi nel sopradetto sommario alle Leggi, e Provisioni nominate, e se altri ne fussi e alle dichiarazioni, e addizioni, come necessarie fatte di sopra, con il placito di S.A.S. in filza di memoriali seconda a 388, e per la presente si riduce a memoria, e se ne comanda l’osservanza sotto le pene specificate, e dell’arbitrio.

Mandantes, etc. Non obstantibus, etc.




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