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Capitolo Primo

Il Ricettario Fiorentino a cura di G. Donzelli, edito nella Stamperia di Sua Altezza Serenissima Cosimo III de’ Medici, per mano di Vincenzio Vangelisti e Pietro Martini, nel 1670, riporta in appendice un copioso numero di provvisioni attinenti l’arte sanitaria di medici e speziali.

L’ordine non è cronologico, e così noi le riporteremo.

La prima disposizione (del 1556) riguarda la produzione della cera, ed in particolare di vari tipi di torce, ceri, candele, di grande importanza nel Medioevo nell’economia della società, per gli usi molteplici nelle funzioni religiose, e per l’illuminazione.

La preoccupazione era quella che la cera potesse essere sofisticata con grassi di vario tipo, meno costosi, o con stoppini di bambagia riciclata, i quali bruciano producendo odore e fumo sgradevoli, a scapito anche della resa della luce prodotta.

Riportiamo dal Donzelli la descrizione della cera:

La cera gialla è notissima. La migliore di tutte, è quella, che mediocremente rosseggia, non troppo grassa, pura, odorifera, con alquanto di odore di miele. Tiene il secondo luogo quella che biancheggia, e di sua natura è grassa. Lodavano gli antichi quella di Ponto, e di Candia, ed oggi si loda la nostrale di Toscana, la quale si usi, come quella, che manca di sospetto di essere mescolata con altra cosa. Della cera bianca fatta così per arte, la migliore è quella, che è più bianca, più lucida, più dura, e più soda”.

Già gli statuti di Pistoia del 1417 (Lib. IV. Rub. CVIII) e del 1435 (Lib. IV. Rub. CV) conservati presso la locale Biblioteca Forteguerriana (Provv. Reg. L) riportano una nutrita normativa che A. Chiappelli annota nel suo: “Curiosità della vita pistoiese dell’età passate” (1924).

Si stabiliva ed ordinava difatti, che gli speziali, e coloro i quali facevano ceri, doppieri, torticci, candele e altri lavori in cera dovevano farli di una sola e medesima cera, senza alcuna mistura di altra cera, sotto pena di cento soldi per ogni infrazione. Dovevano costoro adoperare nei torchi, e ceri da processioni, stoppini cotti di bambagia nuova, nella proporzione di una oncia per libra, ed una proporzione minore di questi per i ceri forati e per le candele attorcigliate. Era loro lecito di fiorire i ceri, e di mettere in essi qualche poco di trementina nel tempo pasquale. I lavoratori di cera dovevano avere presso di loro un sigillo proprio, e con quello erano obbligati a suggellare la cera da loro lavorata, onde poterla riconoscere, in ogni possibile contestazione. Il Podestà, i loro giudici e notai, volendo, come era loro obbligo, visitare la cera lavorata, potevano anche struggerla nelle botteghe, quando avessero avuto sospetto di frode. Gli operai di S. Iacopo inoltre, a Gennaio e a Luglio di ogni anno, eleggevano due delegati dell’arte per verificare la fattura delle cere, e costoro dovevano riferire agli ufficiali del Podestà il resultato delle loro indagini.

La cera ebbe, nei secoli a seguire, anche un importante impiego nella prepara­zione farmaceutica di cerotti, unguenti, ecc..

Ecco una serie di saggi di purezza, prescritti al fine d’evidenziare sofisticazioni, adulterazioni o frodi, tratti da “Medicamenta, VI ed. Vol. III)”.

1) Non deve emanare odore di sego o di rancido, né masticata, aderire ai denti (sego).



2) La superficie di frattura non deve presentare goccioline acquose. Essiccata, entro stufa, non deve diminuire notevolmente di peso (acqua).

3) Una p. di cera scaldata all’ebollizione con 10 p. d’acqua e tre parti di carbonato di sodio, dopo raffreddamento e riposo, deve ritornare completamente alla superficie del liquido (cere vegetali, grassi resine).

4) Gettata sui carboni ardenti non deve esalare odore nauseante (grassi).

5) Due p. di cera si trattino con 70-80 di acido solforico fumante di Nordhausen; si scaldi…cautamente fino a… decomposizione completa della cera, si lasci raffreddare e si aggiunga… ugual volume d’acqua… e mezzo volume di etere di petrolio… La soluzione eterea, decantata ed evaporata, non deve lasciare che un tenuissimo residuo (paraffina).

6) Una p. di cera, sciolta a caldo in 12 p. di cloroformio, non deve lasciare alcun residuo (sostanze minerali).

7) Una p. di cera, sciolta in 12 p. di essenza di trementina, non deve formare deposito bianco (amido, fecola, farina).

8) Un g. si faccia bollire… con 20 g. di alcool. Dopo un’ora si filtri. Il filtrato deve, con l’aggiunta d’acqua, dare leggera opalescenza (forte intorbidamento = resine); non deve avere reazione acida (acido stearico) e deve essere quasi incolore (sostanze coloranti).

9) Un g. di cera raspata ed agitata con ammoniaca… non deve colorarsi in rosso-bruno (curcuma).

10) …Si mescolino tre p. di alcool con cinque di acqua, e nel liquido s’immergano le perle (di cera); diluendo ancora con acqua le perle devono rimanere sospese… Le perle cadranno al fondo del liquido se la cera è sofisticata con cera carnauba o con cera giapponese, galleggeranno se sofisticata con sego o paraffina.
La provvisione del settembre 1561 riguarda l’istituzione della figura d’ispettore per le spezierie (il veditore), le sue competenze e compiti, le dispensazioni di medicinali che dovevano essere fatte in sua presenza, il controllo sui farmaci. Ed infine stabilisce i termini per una sua eventuale sostituzione, il salario dovuto e le pene per i trasgressori.
Segue la provvisione del gennaio 1561, con i relativi regolamenti d’applicazione (capitoli) concernente l’istituzione della “tara”.

Per tara s’intendeva, di fatto, l’inventario, con relativo bilancio, della spezieria, sui quali erano applicate le tasse.


L’ordine dell’Arte degli Speziali del 5.10.1560 elenca i medicamenti semplici o composti dispensabili o meno dai farmacisti senza l’obbligo (o con l’imposizione) di essere sottoposti al controllo o alla dispensazione alla presenza dei veditori.

In pratica, a grandi linee, s’introduce il concetto di farmaco da banco o sottoposto a ricetta medica e/o a particolari disposizioni e vincoli.


Di grande importanza la provvisione successiva del 21.4.1562 “sopra li spedali, conventi, monasteri, lisci, matricole”, che regolamenta le farmacie ospedaliere e monastiche, l’iscrizione all’arte sanitaria e relative tasse, le competenze specifiche d’ospedali, medici, chirurghi, e apprendisti, con norme di preparazione, note specifiche sui laboratori d’allestimento del medicinale, rapporti fra medico e farmacista, modalità di prescrizione.
Chiude un compendio delle legislazioni sopra citate.
Al fine di far comprendere il livello della medicina del ´600 si riportano, dopo le leggi, le descrizioni di un semplice (la mummia) e di una preparazione complessa come la triaca di Andromaco vecchio, secondo Galeno.

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